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INDICE GENERALE
NUMERO 22

SPECIALE CAVI CAVI DI POTENZA
  1. ARGENTO AUDIO
  2. ATLAS
  3. AUDIENCE
  4. BOOMERANG
  5. CABLE PRO
  6. CRYSTAL CABLE
  7. DH LAB
  8. DUAL CONNECT
  9. DYNAMIC DESIGN
  10. ELEMENT CABLE
  11. HGA
  12. LEGENBURG
  13. LUMINOUS TECNOLOGY
  14. MAURARTE
  15. MOON AUDIO
  16. PURIST AUDIO DESIGN
  17. STEREOVOX
  18. T PROJECT P/Al
  19. T PROJECT P/Shield
  20. XINDAK
CAVI DI SEGNALE
  1. Argento Audio
  2. Atlas
  3. Audience
  4. Boomerang
  5. Cable Pro
  6. Crystal Cable
  7. DH Lab
  8. Dual Connect
  9. Dynamic Design
  10. Eichmann
  11. Element Cables
  12. HGA
  13. Kimber Cable
  14. Legenburg
  15. Luminous Technology
  16. Maurarte
  17. Moon Audio
  18. Pear Cable
  19. Pure Silver Sound
  20. Purist Audio Design
  21. Stereovox
  22. Tprojectcable S/Silver Plated
  23. Tprojectcable S/Ag
  24. Vacuum State Electronics
CONCLUSIONI


PROVA IN BATTERIA CAVI DI POTENZA
Venti cavi per tutti i gusti e tutte le tasche (o quasi)

Ecco, quando abbiamo incominciato a togliere dagli imballi tutti quei cavi ci siamo sentiti un po' come Ercole contro l'Idra. Ci aspettavamo che da un momento all'altro si avvinghiassero intorno alle nostre caviglie saettando le lingue biforcute e sputando sangue, tanto più che alcuni avevano le dimensioni di veri e propri pitoni. Abbiamo capito subito che fare una prova in batteria di queste dimensioni sarebbe stata una vera e propria fatica (in senso mitologico, s'intende). Qualche pavido invitato a far parte della giuria, capendo che aria tirava, aveva declinato l'invito con scuse patetiche. Restavano un manipolo di eroi, disposti a tutto (o quasi, insomma) pur di cogliere il frutto della conoscenza.

A parte gli scherzi, è stata davvero una faticaccia, ma anche un'opportunità unica. La possibilità di provare venti cavi tutti insieme non capita certo tutti i giorni.
Alla fine, cosa abbiamo imparato?
Che i cavi fanno la differenza, a volte una gran differenza; che la qualità si paga (può anche darsi che si paghi troppo, ma fatto sta che non abbiamo trovato nessun "ammazzagiganti"); che per capire bisogna provare e provare; che è possibile dare qualche indicazione di massima sul comportamento dei cavi, ma è impossibile dare giudizi definitivi e validi in qualunque contesto.
Insomma un gran bel mucchio di cose scontate che tutti sanno, ma che non sono mai ribadite abbastanza, visto che sull'argomento cavi tutti continuano ad accapigliarsi.
Se vi accontentate di queste banalità l'articolo può anche finire qui. Se invece avete voglia di affrontare l'Idra insieme a noi, andate pure avanti (e non diteci che non vi avevamo avvertito). 

Il metodo di lavoro

Fare una prova cavi in batteria di questa portata è abbastanza complicato. A parte i risvolti pratici (venti coppie di cavi di potenza sono tante, ingombranti e il tempo per ascoltarle tutte è tremendamente lungo) è importante sottolineare che il nostro obiettivo non era decidere "quale suona meglio" (giudizio che lascia il tempo che trova) ma piuttosto capire, per quanto possibile, le peculiarità di ciascun cavo in esame. I limiti della prova, come quelli di qualunque prova, sono tantissimi e i risultati andranno sempre e comunque presi con le molle. In ogni caso, abbiamo tentato di prendere alcune precauzioni ed imporci un metodo di lavoro che, nei limiti delle nostre possibilità, potesse rendere la prova il più possibile oggettiva. Questi, in breve, i criteri adottati:

  • Prova concentrata: abbiamo scelto di provare tutti i cavi in una sola volta, imponendoci un'intera giornata di lavoro, con un tour de force che ci ha lasciati letteralmente esausti. Ora molti obbietteranno che per giudicare un cavo, come qualunque altro componente, ci vogliono tempi lunghi. Rispondiamo subito che (1) se ogni cavo viene provato a lungo i confronti tra cavi diversi saranno basati sulla memoria di lungo periodo, che può ingannare almeno in misura analoga ad un ascolto sul breve periodo e (2) in una prova in batteria i tempi totali sono lunghi, se volessimo tempi lunghi per ciascun cavo alla fine la prova non si farebbe proprio. Alcuni cavi hanno meritato approfondimenti di ascolto e altri ancora lo meriterebbero. Ove possibile, cercheremo di rendere conto delle impressioni avute anche prima e dopo la prova stessa.
  • Riferimento "verso il basso": abbiamo scelto di confrontare ciascun cavo con un "riferimento" (le virgolette sono d'obbligo!) che tutti possono permettersi: il classico doppino audio a guaina trasparente che si trova in qualunque negozio per pochi euro al metro. In questo caso si trattava (forse, ma non ne siamo certissimi) di un doppino Monster Cable, multifilare a fili di rame molto sottili ma di sezione globale abbastanza generosa (a occhio, intorno ai 2mm di diametro), come visible nella foto qui accanto. Poichè non possiamo sottrarci del tutto ai giudizi comparativi, i punteggi sono dati per ciascun cavo in rapporto alle performace del doppino in questione, quindi il punteggio sarà positivo se il comportamento ci è sembrato superiore a quello del "riferimento" e negativo viceversa. Non sorprenderà pertanto che la maggior parte dei voti siano positivi, con l'eccezione delle voci praticità e rapporto qualità/prezzo, dove il segno meno molte volte prevale. L'idea iniziale era: si ascolta col doppino e poi con un cavo in prova, poi di nuovo col doppino, poi un altro cavo e cos via. Lo dobbiamo ammettere, dopo un pò ci siamo stufati e abbiamo messo da parte il doppino. Ci ricordavamo tutti benissimo il suono che ne usciva e non era così difficile fare il confronto a memoria. A volte, dopo aver sentito un cavo che suonava particolarmente bene, rimettevamo il doppino per riallineare il nostro metro di giudizio.
  • Giuria "numerosa" (nel nostro piccolo): oltre agli autori, abbiamo arruolato un altro audiofilo e (udite udite!) un'audiofila che, in aggiunta a una spiccata propensione al masochismo come i sottoscritti, potevano esibire una passione quasi maniacale per l'ascolto dei cavi e una precisa conoscenza, se non di tutto l'impianto utilizzato, almeno dei diffusori (che di tale impianto possono costituire il componente più critico, ma di questo parleremo dopo). Ciascun membro della giuria esprimeva i giudizi e scriveva i commenti senza consultare gli altri, i diversi giudizi sono stati posti a confronto solo a posteriori. Il giudizio sul rapporto qualità/prezzo è stato deciso collegialmente solo alla fine della prova, svelando i prezzi fino ad allora sconosciuti ai più e mettendoli a confronto con il giudizio collegiale dato a ciascun cavo.
  • Ordine casuale: l'idea era di vagliare i cavi in un ordine che non avesse nulla a che vedere con la loro fascia di prezzo e con le nostre aspettative verso di essi. Idealmente avremmo voluto ignorare completamente se il cavo che stavamo analizzando era una Ferrari o una Cinquecento. Questo spesso non è possibile (i cavi "importanti" spesso oltre a sentirsi si vedono) ma abbiamo approssimato questa situazione ideale vagliando i cavi in ordine alfabetico.
  • Due finali: sono cavi di potenza, le criticità di accoppiamento si hanno principalmente con finali e diffusori. Non potendo disporre di più di una coppia di diffusori di qualità adeguata, abbiamo almeno potuto contare su un finale a stato solido e uno a valvole. Le prove sono state fatte prevalentemente sullo stato solido, concendendo a ciascun cavo anche l'ascolto di un brano sul valvolare (tenuto sempre acceso e ben caldo). In alcuni casi ci sono state sorprese.

Per praticità, tutti i cavi sono stati montati utilizzando le stesse bananine dorate (di qualità piutosto economica, per altro) tranne nel caso dei cavi già terminati con banane. I puristi obbietteranno che le banane degradano il suono. Per toglierci la pulce dall'orecchio (vi ricorda qualcosa?), con qualche cavo di alta qualità abbiamo provato il confronto con un montaggio più saldo attraverso le sue forcelle di serie, ma non abbiamo riscontrato cambiamenti drammatici.

Il setup

E' noto che le prove dovrebbero essere fatte in condizioni cosiddette controllate e che questo coincide di solito con l'idea "lo faccio sul mio impianto e nel mio ambiente, che li conosco come le mie tasche".
Il criterio è difficilmente applicabile se la recensione è fatta da più persone e in particolare non era applicabile questa volta per ragioni logistiche. Intanto per incominciare, la sala d'ascolto non poteva essere quella abituale per nessuno di noi. L'unica soluzione possibile per permetterci l'allestimento dell'impianto, lo stoccaggio della marea di cavi e la prova concentrata è stata di ricorrere ad un salone piuttosto ampio (circa 30mq, aperto su un'altra stanza di circa 10mq) con qualche problema acustico, al quale abbiamo cercato di porre rimedio con trappole di fortuna, come potete vedere nella foto. Le pile di scatoloni e i tappeti, stesi o arrotolati e posti in piedi, hanno fatto il loro dovere e l'acustica è rapidamente diventata accettabile, anche se (a orecchio) si poteva notare qualche riverbero ed instabilità nella zona tra 1 e 3 khz. Il salone è stato allestito con un certo anticipo e diversi ascolti preliminari hanno fatto sì che le nostre orecchie si fossero abituate alla sua acustica prima di effettuare la prova.
Il criterio per la composizione dell'impianto, a parte l'ovvio "facciamo con quel che abbiamo", è stato di cercare un setup di grande neutralità per tutto ciò che stava a monte dei cavi in prova. Setup che è stato possibile costruire, unendo le nostre forze, con i componenti seguenti:

  • Filtro di rete Black Noise 2500 usato per alimentare tutto l'impianto
  • Cavi di alimentazione Crystal (vincitori Videohifi Awards 2006) 
  • Lettore CD Bow ZZ-Eight versione i2s 20 bit (con fusibile Xindak in argento, e che vi aspettavate...)
  • Pre passivo Sonic Euphoria a trasformatori (versione sbilanciata)
  • Cavi di segnale in connessione sbilanciata (sia tra lettore CD e pre che tra pre e finali) Dual Connect (vincitori VHF Awards 2006)
  • Finale a stato solido GamuT D200
  • Finale a valvole Beard P35. Poichè si tratta di un oggetto non più in produzione diremo che è un finale dual mono da 35+35 W in classe A. Utilizza per ogni canale una ECC81 come driver e tre coppie di EL84 in push-pull ultralineare per gli stadi finali. L'esemplare in questione è d'annata, ma rigenerato di recente con sostituzione dei condensatori elettrolitici (tra cui un paio di preziosi Jensen quadripolari nell'alimentazione), dei condensatori di accoppiamento (cambiati con degli Auricap molto più moderni e performanti degli originali) e delle valvole (Electro Harmonix). Rispetto al più costoso GamuT esibisce in genere maggior calore ma un medio un pelino meno bello, poi in realtà molto dipende dall'accoppiamento con i cavi  (come vedremo). Ovviamente se non lo si spreme troppo: 35W contro i 200 (in verità 400 sui 4 ohm dei diffusori usati) del GamuT rendono il confronto impari quando si viaggi a volumi molto sostenuti, ma nessuno di noi aveva intenzione di far esplodere le casse.

Un discorso a parte meritano i diffusori, un paio di Totem Model One Signature. Questi non possono dirsi del tutto neutri. Sono bookshelf con un'impostazione monitor: estremamente analitici e in basso arrivano dove arrivano, dicasi 40Hz reali, ossia mostruosamente in basso per casse così piccole, ma mai così in basso come un paio di buone torri full range.
L'impostazione del suono, abbastanza tipica di tutta la famiglia Totem, esibisce medio-alti che l'ottimo Igor Zamberlan definisce "proiettati" (non sapremmo trovare un aggettivo migliore).
Vuol dire che sparano sugli acuti?
Assolutamente no, ma attenzione a come si interfacciano perchè se si sbagliano elettroniche e cavi possono uscire lame affilatissime. Tutta questa digressione per dire che questi diffusori più di altri potrebbero imporre preferenze sui cavi. Un cavo che consenta un basso più generoso e un alto più dolce potrà essere preferibile anche se dotato di minor neutralità. A queste caratteristiche abbiamo cercato di "fare la tara" a orecchio, essendo in tre su quattro ampiamente allenati all'ascolto di questo diffusore (il quarto ha fatto un corso intensivo, tant'è che ha cominciato con l'aria perplessa e ha finito dicendo "però, come suonano queste casse").

La musica

Visti i limiti di tempo, abbiamo scelto due brani a testa, cercando di mettere l'impianto alla prova con generi vari:

  • Dal disco "Oggi o dimane" di Massimo Ranieri la canzone 'O marenariello. Voci soliste maschile e femminile su un arrangiamento di Mauro Pagani e Enzo di Domenico per strumenti acustici e un'incisione di alto livello (quelli che stanno storcendo il naso ascoltino questo disco prima di giudicare, è un vero gioiello, anche le canzoni napoletane più trite sono arrangiate ed eseguite con un gusto veramente raro, per non dire unico).


  • Dal disco Stay Awake (arrangiamenti di AA.VV. di musiche tratte da vecchi film di Walt Disney) il brano omonimo cantato da Suzanne Vega, voce sola.
  • Dal disco Modern Cool di Patricia Barber il brano Postmodern blues. Voce solista, gruppo jazz, un solo di basso da paura, anche per le elettroniche, incisione stupenda (OMR).
  • Allegro dal Concerto in Mi maggiore BWV1053 per clavicembalo di J.S. Bach nell'interpretazione di Christophe Rousset con Chrisopher Hogwood alla direzione dell'Academy of Ancient Music. Clavicembalo e orchesta barocca su strumenti originali, incisione eccellente.
  • Dallo Schiaccianoci di P.I. Tchaikowsky, nell'interpretazione di Valery Gergiev con Orchestra e Coro di Kirov, la Danza Cinese (altrimenti nota come "danza dei funghetti" dal film Fantasia di Walt Disney, ma l'edizione è ovviamente un'altra). Qui il messaggio musicale è parecchio complesso, si possono ascoltare tutti i timbri delle varie famiglie di strumenti acustici e sia passaggi di solo che pieni orchestrali.
  • Dal Musical Chess (Cast Recording) il brano iniziale Merano (predominanza dei passaggi di coro) e il quartetto vocale A Model Of Decorum And Tranquility. In verità questo disco non eccelle per qualità di incisione, far suonare bene il coro è un'impresa ardua, ma la trama vocale e l'intelleggibilità delle parole offrono un ottimo banco di prova per la trasparenza (per inciso, un membro della giuria è British purosangue, quindi capisce sicuramente tutto, non come noi poveri tapini).

 

L'ascolto

Dato il grande numero dei cavi in esame, per ciascuno non presentiamo una recensione estesa, ma piuttosto una scheda in cui raccogliamo, in pillole, le notizie in nostro possesso e le impressioni che abbiamo ricavato dalla prova. In particolare, ogni scheda comprende:

  • Dati tecnici dichiarati dal costruttore
  • Una descrizione dell'ascolto
  • Una tabella dei voti riportati sui vari parametri
  • Le nostre conclusioni
  • Prezzo e distributore se esistente in Italia

Le schede sono consultabili singolarmente o raggiungibili via link dal testo che segue. Le recensioni non vengono qui presentate secondo l'ordine seguito nella prova, ma in gruppi omogenei per fascia di prezzo. Il prezzo è spesso un fattore determinante nella scelta di chi compra e quindi, nonostante nella prova si sia cercato di prescindere da tale fattore fino all'ultimo, pensiamo il lettore si possa orientare meglio in questa jungla di parole e numeri se l'organizzazione è più omogenea. Listini alla mano, non è stato difficile dividere i cavi in cinque fasce.
I prezzi considerati si intendono a listino, per cavi le cui lunghezze oscillano tra i due e i tre metri. Siamo stati tentati di equalizzare i prezzi sulla lunghezza ma alla fine non ci è sembrato opportuno, posto che alcuni cavi non sono proprio reperibili in determinate lunghezze. Ove sussistano variazioni significative di prezzo al variare della lunghezza, queste sono segnalate nella scheda tecnica. Per i cavi non importati i prezzi nella scheda tecnica sono segnalati in valuta del paese d'origine, ma il loro inserimento nelle fasce e la valutazione del rapporto qualità/prezzo sono stati fatti, non sulla base del cambio ma sulla base di una conversione più realistica 1:1 tra Euro e dollaro, considerate le spese aggiuntive per l'importazione sdoganamento etc. etc., nonché il fatto che in questo caso lo street price corrisponde quasi sempre al listino.

Incominciamo il nostro ascolto con la pietra di paragone: il famigerato doppino. Riferendoci alle tabelle riportate nelle recensioni dei vari cavi, il punteggio di questo oggetto è zero per definizione su tutte le voci. Come già detto, i punteggi dei cavi analizzati sono dati in confronto alla performance del doppino. Fa eccezione in parte la voce praticità d'uso, dato che battere il doppino è abbastanza difficile. Qui i punteggi vanno interpretati piuttosto come un confronto tra i vari cavi del lotto, doppino escluso o, se volete, rispetto a un concetto comune di comodità, secondo cui i cavi grossi, pesanti e rigidi risultano più scomodi, mentre quelli sottili, leggeri e flessibili risultano più comodi.

Dunque montiamo il doppino tra il finale a stato solido e le casse e procediamo all'ascolto. Suona che è uno schifo? No, non si può proprio dire. Si sente che è un impianto di classe, si potrebbe stare lì seduti ad ascoltare per ore ma, avendolo sentito suonare in ben altri condizioni, ci si rende subito conto che i componenti non stanno dando quel che potrebbero. La gamma delle frequenze è smussata in alto e in basso, il fuoco è abbastanza approssimativo, il suono un po' velato, la scena piattina, i medi vanno abbastanza bene, i bassi così così, gli alti troppo arrotondati eppure a volte riescono ad essere aspretti. Detto così sembra un disastro ma, a costo di diventare monotoni, ripetiamo che è tutto relativo a quel che c'è dietro. Non è che un cavo da pochi soldi ammazzi del tutto il vostro impianto, si sente lo stesso che sta suonando un player di classe e che le casse per essere monitor così piccoli stanno facendo miracoli. Certo tutto questo ben di dio suona piuttosto sacrificato e sarebbe molto difficile, in questa situazione, capire che contributo stiano dando i vari filtri, cavi di alimentazione e di segnale, fusibili in argento, tanto più che queste cose agiscono specialmente sulla trasparenza, che è il parametro più penalizzato dal doppino.

Vediamo se si può far di meglio passando ad analizzare i cavi della prima fascia, la fascia Budget (160-200 Euro):

Il salto di qualità che si fa già con i cavi di questa prima fascia ne giustifica abbondantemente l'acquisto, anche per un impianto di caratteristiche molto più modeste rispetto a quello usato nella prova. Difficilmente una cifra analoga investita in qualunque altro componente può portare a migliorie di pari portata. Questo non esclude in assoluto che pari o migliori risultati si possano ottenere con soluzioni più economiche, ma noi questi cavi abbiamo valutato e di questi parliamo.

Raddoppiando il budget, passiamo ad una fascia che raccoglie una gran fetta dei cavi sul mercato e sulla quale spesso si orientano le scelte di molti audiofili, la fascia Media (250-480 Euro):

Con questi cavi le differenze di carattere si fanno più marcate. Cercando il giusto accoppiamento con il proprio impianto il salto di qualità può diventare già notevole. Con un impianto del livello usato nella prova, probabilmente anche con uno più modesto, la spesa è senz'altro giustificata, per gli stessi motivi esposti sopra. 

Sulla prossima fascia la spesa si fa più impegnativa, raddoppiando ancora il budget rispetto alla precedente. Parliamo della fascia Medio-alta (700-800 Euro):

Con i migliori tra questi cavi si fa un ulteriore salto di qualità. Poichè la spesa è aumentata sensibilmente, la scelta va fatta valutando adeguatamente l'interfacciamento ed il livello dell'impianto in cui i cavi vengono inseriti. Può essere senz'altro giustificata per un impianto del livello usato per la prova, mentre con un impianto di livello più modesto non è escluso che la differenza di budget che separa questi cavi dalla fascia precedente possa essere investita con maggior successo in altri componenti. 

Raddoppiamo un'altra volta il budget e voliamo verso le vette dei prodotti Hi-end. Ci siamo spostati sulla fascia Alta (1300-1700 Euro):

Difficile dare un giudizio globale su questa fascia, tanto diverse sono state le performance dei tre cavi analizzati. Abbiamo ascoltato un cavo che ci ha lasciati perplessi ed uno che ci ha fatto gridare al miracolo, passando per uno con una timbrica eccezionale, che si staglia nettamente al di sopra della fascia precedente, ma conserva un'ombra di velatura. La spesa è molto importante, pari al costo di un intero impianto entry level.  L'inserimento di questi cavi va considerato probabilmente solo in impianti Hi-end. Ciò detto, restiamo convinti che il salto di qualità percepito sull'impianto da noi usato con il migliore tra questi cavi resti difficilmente raggiungibile investendo una pari cifra altrimenti.

Eccoci infine ai cavi da ricconi, prezzi che di nuovo raddoppiano il budget e arrivano a quintuplicarlo rispetto alla fascia precedente. Non siamo al top di spesa di quanto può offrire il mercato (non c'è limite, a quanto pare) ma siamo comunque al top di quanto i sottoscritti hanno avuto la fortuna di provare, non solo in questa occasione. Parliamo appunto della fascia Top (oltre 2500 euro):

Che dire di questi cavi? Costano un botto (alcuni anche due...).  Forse meriterebbero un impianto di livello superiore a quello utilizzato, ma anche su questo almeno due su tre hanno esibito performance al top di tutto il lotto, decisamente superiori a quelle della stragrande maggioranza degli altri cavi in prova. Se non avete problemi di budget vale sicuaremente la pena farsi un ascolto con cavi di questa fascia, poi giudicate voi se valga la spesa comprarli.

Bene, se avete resistito fin qui nella lettura, forse sarete interessati anche a leggere la prova dei cavi di segnale, o forse preferite saltare direttamente alle nostre conclusioni.

Ringraziamenti

Desideriamo ringraziare Anna Bigatti e John Abbott, coppia di audiofili genovesi, per il prezioso aiuto prestato nel corso di questa prova in qualità di componenti della giuria.



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