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INDICE GENERALE
NUMERO 22

SPECIALE CAVI CAVI DI POTENZA
  1. ARGENTO AUDIO
  2. ATLAS
  3. AUDIENCE
  4. BOOMERANG
  5. CABLE PRO
  6. CRYSTAL CABLE
  7. DH LAB
  8. DUAL CONNECT
  9. DYNAMIC DESIGN
  10. ELEMENT CABLE
  11. HGA
  12. LEGENBURG
  13. LUMINOUS TECNOLOGY
  14. MAURARTE
  15. MOON AUDIO
  16. PURIST AUDIO DESIGN
  17. STEREOVOX
  18. T PROJECT P/Al
  19. T PROJECT P/Shield
  20. XINDAK
CAVI DI SEGNALE
  1. Argento Audio
  2. Atlas
  3. Audience
  4. Boomerang
  5. Cable Pro
  6. Crystal Cable
  7. DH Lab
  8. Dual Connect
  9. Dynamic Design
  10. Eichmann
  11. Element Cables
  12. HGA
  13. Kimber Cable
  14. Legenburg
  15. Luminous Technology
  16. Maurarte
  17. Moon Audio
  18. Pear Cable
  19. Pure Silver Sound
  20. Purist Audio Design
  21. Stereovox
  22. Tprojectcable S/Silver Plated
  23. Tprojectcable S/Ag
  24. Vacuum State Electronics
CONCLUSIONI


Conclusioni: i verdetti e le considerazioni finali
di
Francesco Bollorino e Enrico Puppo

Arrivati alla fine del nostro lungo percorso non ci esimiamo dal trarre le conclusioni del caso ed esprimere in maniera chiara i nostri giudizi sui cavi oggetto di questa prova in batteria.

Tuttavia, prima di entrare nello specifico delle valutazioni, crediamo sia opportuno fare qualche considerazione generale, che in parte riprende ciò che abbiamo scritto nell'introduzione di questa prova, a chiusura di un cerchio logico e di lavoro:

  1. Non è la prima volta che la Rivista (anche in questo numero compaiono al di fuori di questo "SPECIALE" recensioni di cavi a firma di altri Redattori) si occupa di cavi né è la prima volta che i cavi compaiono nelle pagine di una pubblicazione hifi, sia cartacea oppure on-line. Anzi, crediamo di poter affermare che l'argomento sia "molto gettonato" sulla stampa di settore e non solo nelle discussioni tra audiofili. Tuttavia, crediamo sia, se non la prima volta, almeno una delle rarissime prove comparative di queste dimensioni. Speriamo in questo di aver svolto un utile servizio a chi ci legge e a chi, seguendo il filo logico che lega tutte le pagine di questo speciale, sia giunto fino a questo punto, finale del nostro percorso.
  2. Non è la prima volta che chi scrive si è occupato di cavi. Crediamo sia molto utile rimandare chi legge al numero 16 della rivista dove abbiamo pubblicato una serie di interviste a produttori di cavi, molti tra l'altro di quelli provati qui, ed una premessa che a distanza di tempo e alla luce della nostra prova continuiamo a ritenere valida.
  3. La complessità non è stata solo connessa agli ascolti e alla stesura di queste pagine ma anche alla raccolta del materiale da provare che ci ha impegnati per quasi due anni.
  4. I cavi oggetto di questa prova non sono stati "selezionati" a priori ma derivano semplicemente dalla disponibilità dei produttori a fornirci cavi per una prova in batteria, che non sempre è "gradita". Infatti i cavi che abbiamo provato sono quelli di fabbricanti che hanno accettato la nostra proposta, che da altri è stata rifiutata o non è stata presa in considerazione.
  5. I cavi che abbiamo provato non rappresentano la "totalità" di ciò che offre il mercato, veramente pletorico in questo campo (vedi elenco dei produttori di cavi) ma crediamo possa rappresentare un campione rappresentativo di diverse tipologie di cavi per audio e di diverse categorie omogenee per fascia di prezzo.
  6. Alla luce delle nostre prove non abbiamo trovato nessun ammazzagiganti, ovvero le differenze tra le categorie di cavi suddivise per prezzo di vendita ci sono sempre (tranne rare eccezioni) nel senso che in linea di massima i cavi più costosi suonano meglio di quelli più a buon mercato. Si può discutere all'infinito se la differenza di prezzo sia direttamente rapportabile all'incremento qualitativo, ma tale incremento c'è ed è inequivocabile.
  7. Il rapporto qualità-prezzo ha in ogni caso rappresentato un parametro importante nelle nostre schede di valutazione. Quindi accanto ad una scala assoluta di valore dal punto di vista sonoro, indicheremo i cavi che secondo noi sono risultati migliori per ogni fascia di prezzo (dove l'aggettivo "migliore" è relativo sempre e comunque all'insieme provato, nel nostro ambiente e col nostro impianto).
  8. La variabile "prezzo" non è un elemento trascurabile ma va in qualche modo contestualizzata in termini diciamo così "laici". Da una lparte occorre chiarire che dietro ad un prezzo di un cavo (anche prodotto da fabbricanti che vendono direttamente al pubblico e che quindi non possono addurre la "scusa" dei passaggi presenti tra la produzione e la vendita) non vi può MAI essere la semplice valutazione del prezzo dei materiali che lo formano, ma anche il "valore" e il "costo" della ricerca e della costruzione. Troppo spesso queste variabili, che per noi hanno un valore e una valenza obiettiva vengono trascurate da chi giudica da consumatore ritenendo il prezzo richiesto o troppo elevato o con "troppo valore aggiunto". D'altra parte non si può disconoscere la tendenza specie per i cavi cosiddetti "esoterici" ad un collocamento di mercato molto elevato che, se per certi versi può, come abbiamo visto, corrispondere a prestazioni realmente ragguardevoli, d'altro canto riduce drasticamente il numero di chi tali prestazioni si può permettere.
  9. E' altrettanto vero, però, che la maggior parte dei cavi provati e in generale "dell'industria dei cavi" è rappresentanza a volte molto raffinata di un artigianato (si tratta spesso di piccole ditte per non dire di realtà individuali o poco più, fenomeno per altro molto diffuso in hifi in tutto il mondo e non solo nell'ambito dei cavi) che poco ha a che fare con realtà veramente "industriali" e questo a volte si ripercuote, senza necessarie, va detto con chiarezza, ricadute sulle doti sonore del prodotto, nella fattura che mostra variabili abbastanza nette tra cavi rifiniti in maniera impeccabile e cavi più vicini ad un "fai da te" di standard elevato ma percepibile. Fermo restando il fatto che anche grossi produttori in senso quantitativo non si esimano dall'avere nel loro catalogo serie dai prezzi a volte stratosferici, indice o di una "necessità di mercato" (vi è una quota di clienti che vogliono solo tali prodotti) o di una "necessità di manifattura" (costruire cavi costosi.. COSTA).
  10. Crediamo che il tema della "tipologia" dei produttori i cui prodotti abbiamo testato meriti qualche ulteriore approfondimento: si tratta come detto essenzialmente di piccole ditte che hanno alle volte dietro grosse ricerche o a volte grosse "genialità". Si tratta di ditte abbastanza "giovani", a parte Siltech e Kimber non sono sul mercato da più di 10 anni nei casi migliori. Si tratta di boutique che non producono grosse quantità di cavi a basso costo.
  11. E' probabile anzi lo possiamo dare per certo che i "margini lordi" di questa attività possano essere cospicui, ma come detto più sopra un'analisi del valore "intrinseco" di un prodotto crediamo metterebbe in crisi molte categorie merceologiche che non provocano levate di scudi tra i compratori come accade in questo caso.. Vi siete mai domandati quanto costa a DOLCE & GABBANA una T-shirt bianca fatta produrre in Cina da un fassonista sfruttatore del lavoro minorile magari all'insaputa del committente occidentale politically correct? Vi siete mai domandati quanto vale "veramente" la microporzione di pesce che assaporate nel ristorante più esclusivo e rinomato e premiato della vostra città?
  12. Per altro in tutte le categorie merceologiche non solo in HIFI e non solo nel "mondo dei cavi" i salti di qualità hanno costi in progressione esponenziale a fronte del salto di qualità rispetto a categorie di costo inferiore: per passare per esempio da una Ford Focus ad una AUDI A6 il salto di costo è più "elevato" rispetto alla obiettiva migliore qualità percepita e contenuta nel prodotto.
    Ciò significa che forse la AUDI sia una brutta macchina?
    Non diremmo.....
    Questo forse significa che "se la fanno pagare salata"?
    Crediamo non ci siano dubbi, come crediamo che il felice possessore di una Focus "sappia" di possedere un'auto dall'ottimo rapporto qualità prezzo, ma inferiore ad una Audi A6 senza se e senza ma.
    Lo stesso accade in hifi come detto e non solo per i cavi: si potrà discutere all'infinito sulla "moralità" di aggravi di costo poco proporzionali alla percentuale di miglioramento introdotta, ma è un dato di fatto del tutto obiettivo e da sempre in atto, con cui occorre fare i conti (nel senso letterale del termine) imparando più che a "protestare" ad accontententarsi, cercando il meglio all'interno del nostro budget e magari imparando a scegliere con oculatezza, non solo con il criterio della voglia di cambiare in mano, ma con quello ben più importante della sinergia.
  13. È bene ribadire ancora una volta che i risultati di questa prova debbono essere letti per quello che sono: un test in batteria di dimensioni tali che ben difficilmente può essere ripetuto in privato (ed in questo crediamo, in tutta onestà, stia una buona parte di interesse per la prova). Un test, però, con evidenti limiti metodologici, che fanno sì che i suoi risultati debbano sempre essere letti come relativi e non assoluti. Più un suggerimento, una suggestione, che un consiglio per gli acquisti che non possono mai prescindere, per oggetti di tal fatta, da una prova all'interno della propria catena d'ascolto, nel proprio ambiente domestico, con il proprio software musicale preferito.
  14. Quel che è certo è che usciamo da questo tour de force con la piena convinzione che "i cavi suonano" e "possono influenzare anche pesantemente il risultato finale del suono emesso dalla nostra catena di apparecchi". Confondere, come spesso accade, tale affermazione con una valutazione del prezzo da pagare per oggetti il cui valore intrinseco "sembra" così inferiore a quello di altri componenti della catena audio ci pare molto fuorviante e poco utile a risolvere una diatriba forse irrisolvibile.
  15. Ciò che ci sentiamo di consigliare senza se e senza ma a chi ci legge è di cercare, individuato il budget disponibile per un acquisto in questa tipologia di componenti, di fare più prove comparative possibili nel proprio impianto, senza innamorarsi di una marca o del consiglio dell'amico di turno, sia esso un negoziante, un audiofilo o un recensore. Imparate a scegliere il meglio per voi e imparerete molte cose sulle sinergie che fanno, se ben realizzate, la magia del buon set up di un impianto. Set up nel quale i cavi svolgono una funzione essenziale, di questo, alla luce della nostra prova, possiamo dichiararci certi. Nessun cavo fa miracoli o trasforma un anatroccolo in un cigno ma, dopo questa prova, per noi non ci sono più dubbi sul fatto che esista sempre un cavo giusto per trarre il meglio da un determinato impianto hifi.
  16. Infine vorremmo aggiungere un'ultima osservazione: se è vero che i risultati del nostro test hanno il limite degli interfacciamenti  che siamo stati in grado di provare è altrettanto vero che i risultati non sono del tutto soggettivi. Crediamo di poter affermare che i cavi, tutti i cavi, abbiano alcune caratteristiche sonore loro proprie e che tali caratteristiche ritornino sempre, in qualunque impianto s'inseriscano. Per capirci: se un cavo è "chiaro" resterà chiaro sempre, eventualmente potrà trovare un migliore interfacciamento  all'interno di una determinata catena piuttosto che in un'altra, ma la sua caratteristica sonica resta un invariante. In questo senso la nostra prova tenta di dare alcune indicazioni obiettive, utili quindi a chi ci legge per orientarsi nelle eventuali scelte. Le quali saranno sempre connesse, non ci stancheremo mai di ripeterlo, al tentativo di raggiungere la migliore sinergia possibile tra i vari componenti della catena audio, cavi compresi, per l'ottenimento del "buon suono" inteso non come un "assoluto" ma come "il buon suono" che ci piace e che si può ottenere all'interno di quel determinato setup, di quel determinato budget, di quei determinati gusti musicali e di ascolto. In questa ottica i cavi possono svolgere un compito molto importante da non sottovalutare ma nemmeno da enfatizzare troppo, non essendo il loro "compito principale" quello di "coprire" le magagne di una catena ma quello, molto più utile e essenziale, di esaltarne le caratteristiche. Se mai, potranno contribuire al raggiungimento di quell'equilibrio che può regalarci momenti di vera magia nella riproduzione domestica della musica, nel piacere dell'ascolto che è l'obiettivo a cui, faticosamente a volte, puntiamo coltivando il nostro hobby, che non ha come scopo il "suono ottimizzato dell'impianto" ma il piacere anche "culturale" dell'ascolto della musica, della nostra musica preferita in quanto tale.
  17. Compito principale di una recensione è informare in maniera corretta e completa chi la legge, non siamo qui a dare giudizi morali ma a provare a dare dei suggerimenti sfruttando un'occasione crediamo unica o quasi nel suo genere sarà poi l'orecchio la sensibilità musicale dei lettori e non ultimo il loro portafogli a valutare la giustezza o meno delle nostre rilevazioni singole e delle conclusioni a cui siamo arrivati e che proponiamo di seguito.

Cominciamo con l'indicare quelli che a nostro personalissimo parere e alla luce della nostra prova soggettiva e limitata metodologicamente come abbiamo fino alla nausea ripetuto, sono risultati essere i "VINCITORI" di ogni singola categoria di prezzo.


Cavi di potenza

Nella fascia "Budget" i migliori sono risultati i DH Lab seguiti a ruota dagli italiani Boomerang. Questi due cavi hanno caratteristiche molto diverse, per cui l'eventuale scelta dipende anche molto dal contesto: il Boomerang è molto aperto verso l'alto, mentre il DH Lab tende allo scuro. Nessuno dei cavi di questa categoria in ogni caso ci pare però un best buy in assoluto: salendo di fascia si migliora parecchio, a nostro parere molto di più di quanto non sia la differenza economica in gioco.

Nella fascia media: gli Xindak sono tra i meno costosi e più performanti, ottenendo quindi un rapporto qualità/prezzo eccellente a dimostrazione che i Cinesi ci sanno fare, specie quando si tratta di prodotti non di gamma non altissima, dove i loro "costi" possono rendere molto competitivi i prezzi, con risultati di grande interesse dal punto di vista sonoro. Gli Xindak sono comuque cavi piuttosto caratterizzati, riservati a chi ama un suono particolarmente analitico, nè va dimenticato inoltre il "problema " dell'altissima capacità che ne consiglia un interfacciamento molto ponderato e attento. Inoltre, al momento non è generalmente possibile provarli sul proprio impianto prima dell'acquisto, poiché non sono importati in Italia (tuttavia si possono comprare facilmente in rete, anche in Europa).
I migliori di questa fascia come qualità assoluta sono invece risultati gli italianissimi (e più costosi) T-project nei due modelli P/Al e P/Shield, che hanno mostrato prestazioni interessanti, seppur con impostazioni abbastanza differenti. Gli italiani possono avere l'ulteriore vantaggio di una personalizzazione sul proprio impianto, secondo la politica praticata dal costruttore.

Nella fascia medio-alta i migliori sono risultati i Cable pro (più morbidi) e i Purist Audio (più analitici), con una valutazione che non può prescindere dai gusti personali e dalla tipologia di impianto e conseguente suono in cui andranno inseriti. Va notato, per dovere di cronaca e onestà di giudizio, che se il prezzo al pubblico dei Purist Audio praticato in Italia non fosse sensibilmente superiore a quello praticato in USA e in altri paesi UE, questo cavo apparterrebbe alla fascia di prezzo precedente e, anziché entrare nella nostra classifica come migliore della sua fascia, questo cavo americano avrebbe, senza alcun dubbio di chi scrive, la palma incontrastata del MIGLIOR RAPPORTO QUALITA'-PREZZO proponendosi come un autentico Best Buy. La consideriamo un'occasione perduta e un invito ad un ripensamento da parte dell'importatore.

Nella fascia alta il Danese Dual Connect, che è anche uno dei campioni assoluti, ha offerto performance di straordinaria qualità che lo candidano ad un ascolto per tutti coloro i quali siano orientati all'acquisto di un riferimento sicuro in termini di qualità sonora. Anche i Dynamic Design meritano una menzione d'onore per la loro timbrica eccezionale, pur perdendo un po' di analiticità rispetto ai Dual. Questi cavi americani potrebbero essere un ottimo acquisto per chi ama un suono particolarmente riposante o vuole ammorbidire la resa di un impianto particolarmente analitico.

Nella fascia top sia i Legenburg che i Crystal hanno mostrato comportamenti brillanti. Pur con caratteristiche sonore marcatamente diverse, entrambi questi cavi possono tranquillamente essere segnalati per un inserimento in impianti di alto livello. Ha deluso invece l'Argento Audio che si è rivelato nettamente inferiore, nella nostra prova e nel nostro contesto, non solo ai cavi della sua categoria ma anche a cavi meno costosi.

Passando ad un giudizio ASSOLUTO crediamo si possano individuare quattro cavi che meritano una citazione di particolare merito:

  • i Dual Connect per chi ama la neutralità e l'ascolto della voce,
  • i Crystal per chi vuole un suono che colpisce,
  • i Legenburg per chi desidera bassi senza compromessi,
  • i Dynamic Design per chi ama un suono riposante e rilassato ma trimbricamente correttissimo.

Venendo ai BEST BUY ecco i nostri giudizi: DUAL CONNECT (se vi bastano due metri) e XINDAK. Due tipologie di cavi diverse, due suoni non paragonabili tra di loro, ma sono entrambi cavi che valgono quel che costano.


Cavi di interconnessione

Nella fascia budget i migliori sono risultati gli americani Stereovox ma una menzione meritano pure gli italiani Maurarte, pur con i loro limiti nella riproduzione del soundstage e i loro problemi di praticità d'uso (per altro essendo come avete visto in ottima compagnia da questo punto di vista, che pare spesso un elemento poco considerato dai produttori ma che pesa nella scelta di ogni appassionato, in termini pratici, certo, ma non trascurabili secondo noi).

Nella fascia media troviamo quasi solo cavi in argento dal suono tendenzialmente caratterizzato sulle alte frequenze. Non a caso i migliori sono risultati essere gli unici cavi in rame: l'italiano Tproject S/Silver Shield e l'americano Luminous.

Passando alla fascia medio-alta va prima di tutto notato come il salto di qualità sia significativo in termini assoluti per tutti i cavi provati.
Qui abbiamo trovato un autentico outsider, in grado di competere addirittura con cavi di fascia top.
Si tratta del Vacuum state che si conferma la vera rivelazione di tutta questa prova in batteria.
Tuttavia, la sua presenza ingombrante (nonostante le dimensioni ridottissime) in questa fascia non ci può far tralasciare le ottime performance di altri tre cavi, i Purist Audio, i Cable Pro e i DH Lab, che ci hanno impressionato positivamente con caratteristiche diverse: Cable Pro più morbido, Purist Audio e DH Lab più analitici con il DH Lab che primeggia sui bassi.
La scelta tra questi tre sarebbe quindi di una questione di gusti e di equilibrio e sinergia con la catena audio in cui si vanno ad inserire. Il nostro favore va comunque tutto ai Vacuum State, senza se e senza ma.
Per i Purist Audio vale il discorso fatto per i cavi di potenza: il prezzo italiano li pone in una fascia merceologica più elevata di quella a cui apparterrebbero se costassero quanto costano in patria o in altri paesi d'Europa. In quel caso rappresenterebbero un Best Buy di grande interesse per l'audiofilo.

Salendo alla fascia alta ci troviamo in generale di fronte a cavi di alta qualità assoluta (a parte gli Argento Audio che costituiscono come marca una piccola delusione come interfacciamento con il nostro set-up). Tuttavia nessuno di questi ci è parso superare la performance dei Vacuum State .

Salendo ancora alla fascia top entriamo nell'Olimpo del suono e del prezzo da pagare per raggiungerlo, sono cavi che suonano dannatamente bene. I Dual Connect sono i migliori per resa sui medi, i Pear per neutralità e resa sugli acuti (ma i peggiori in assoluto per l'inserimento in ambiente, cosa che l'appassionato deve sapere), i Legenburg per resa sui bassi. Scelta difficile che va meditata a fondo per trovare la soluzione migliore, in impianti di lignaggio adeguato alla qualità e al costo di questi cavi.

Alla luce dei nostri ascolti e nelle nostre catene di riferimento i migliori in assoluto sono risultati i Vacuum State, i Dual Connect, i Pear e i Legenburg.

Dal punto di vista del rapporto qualità/prezzo i vincitori sono i Vacuum State… il vecchio Allen Wright ci ha colpito veramente…. Peccato per i Purist Audio, sarebbero anche loro un esempio di best buy con una diversa politica dei prezzi.


Considerazioni finali

Arrivati alla fine di questo percorso vi sono ancora alcune domande a cui rispondere.

La prima riguarda la questione del rodaggio. In hifi il "mito" del rodaggio è molto incistato nelle menti degli appassionati: tutti gli apparecchi necessitano di rodaggio, prima di un tot di ore di funzionamento nulla suona bene: E' vera questa affermazione ed è vera per i cavi?

Molti produttori sostengono di sì, nella nostra esperienza effettivamente abbiamo notato che un certo periodo di burn-in risulta utile sia per i cavi di segnale che per i cavi di potenza, non si tratta di stravolgimenti in positivo del suono ma di un obiettivo miglioramento all'interno delle caratteristiche dell'oggetto. Per la nostra prova abbiamo usato l'ottimo CD ENHANCER della Purist Audio oggetto a suo tempo di una recensione sulla rivista, che da un lato accorcia i tempi del rodaggio di tutti i componenti di una catena e dall'altro svolge ottimamente il suo lavoro garantendo prestazioni adeguate e uniformi, condizione indispensabile per una prova come la nostra.

La seconda questione riguarda l'investimento da fare in una catena audio per l'acquisto dei cavi. Aborriamo i concetti di percentuali su valore globale dell'impianto, che lasciano il tempo che trovano, e proviamo a seguire un approccio diverso al problema che necessita di una riposta il più possibile chiara.

Sulla base della nostra prova, le impressioni generali da noi ricavate sono le seguenti:

    Sia i cavi segnale che i cavi potenza, già dalla fascia budget fanno fare un salto di qualità apprezzabile in confronto ai risultati ottenuti con la cavetteria standard (doppini, per intenderci), ma questo salto è probabilmente più notevole nel caso dei cavi segnale, proprio per la pessima resa del famigerato cavetto nero.
  • Salendo di fascia, le prestazioni dei cavi di potenza migliorano più uniformemente al variare del prezzo, mentre nel caso dei cavi segnale abbiamo notato miglioramenti abbastanza modesti fino ad arrivare alle fasce medio-alta e alta, in cui i miglioramenti diventano improvvisamente molto consistenti.

Cominciamo quindi da una situazione "entry level" ovvero nella quale la cavetteria sia rappresentata dai cavi di segnale dati di serie con le apparecchiature e dai cavi per diffusori tipicamente "regalati" dal negoziante al momento dell'acquisto. Stiamo immaginando ovviamente un impianto di non grande costo, magari in uso ad un appassionato alle prime armi, dotato di un amplificatore integrato e quindi tipicamente con la necessità di una sola coppia di cavi segnale. Investendo una cifra tra i 100 e i 200 Euro, consiglieremmo di acquistare prima di tutto un cavo di segnale e immediatamente dopo di investire in un cavo di potenza. Nel complesso, assumendo di avere un impianto in cui i restanti apparecchi siano già equilibrati, riteniamo questa operazione abbia maggiori probabilità di successo rispetto all'investimento di una pari cifra per l'upgrade di uno dei componenti.
Assumiamo ora di partire da un impianto di fascia media già munito di cavi di fascia almeno budget. Con un investimento intorno ai 400 Euro e dovendo scegliere tra un cavo di segnale e uno per casse propenderemmo per quest'ultimo. Va inoltre considerato il fatto che già a partire dalla fascia media molti impianti saranno forniti di elettroniche a stadi separati, nel qual caso le coppie di cavi segnale necessarie saranno due. In questo caso, bisognerebbe prendere in considerazione l'idea di alzare il livello di entrambe le coppie di cavi, per evitare colli di bottiglia, con un consistente aumento di budget o riduzione della qualità a parità di budget.
Per impianti di fascia alta assemblati con cura il discorso si fa più difficile, oltre che più costoso. Restando al nostro ragionamento di base ipotetico, ovvero dovendo scegliere per forza tra segnale e potenza, con una spesa attorno ai 800 Euro, dopo varie prove e non dimenticando mai la sinergia che sta alla base di tutto, probabilmente consiglieremmo di orientarci anche qui su di un cavo per diffusori. Va però detto che essendo particolarmente fortunati nella ricerca dell'accoppiamento, come lo siamo stati noi nel caso dei cavi Vacuum State, con questo budget si possono ottenere risultati notevolissimi anche nel caso dei cavi di segnale.
Salendo ancora e parlando quindi di impianti al top, assemblati al meglio e di per sé ben suonanti e sinergici, opteremmo prima di tutto per l'inserimento di cavi di segnale, che a questo livello di prezzo e di prestazioni possono incidere di più. Ovviamente, anche in questo caso immaginiamo impianti con amplificazioni più spesso dotate di stadi separati e consigliamo di mantenere le diverse coppie di cavi segnale su fasce omogenee, con le debite conseguenze sul budget.

Penultima domanda: conviene orientarsi su un'unica marca o fare un collage scegliendo cavi diversi per ogni collegamento?

Domanda difficile con riposta non univoca: nella nostra prova abbiamo notato che spesso esiste un'impronta sonora "di marca" che può accomunare i cavi di segnale e di potenza progettati e prodotti da uno stesso fabbricante. Al tempo stesso le elettroniche di una catena audio di livello raramente sono tutte di una stessa marca (dove finirebbe allora il nostro gioco?) per cui crediamo che, salvo rari casi di particolari sinergie sonore, sia meglio cercare sempre il miglior accoppiamento possibile e conseguentemente cercare per ogni componente il collegamento migliore all'interno di una sinergia di fondo che, se da un lato complica maledettamente le cose (i cavi non possono essere comprati a orecchie chiuse e andrebbero sempre provati nel nostro impianto e non solo in negozio in situazioni poco controllate e sconosciute o quasi), dall'altro rappresenta il fascino portato all'estremo del nostro hobby.

Veniamo ora alla domanda conclusiva.

Vale la pena investire grosse cifre in cavi?

Abbiamo posto la domanda in questi termini perché, considerando, anche alla luce della nostra prova, i cavi una componente importante, per certi versi essenziale, nell'equilibrio finale del suono di un impianto, non è immaginabile che un vero appassionato non spenda o abbia speso anche in questo comparto per la messa a punto migliore della sua catena. Ma, arrivati a quel punto, possono i cavi far fare un salto di qualità al suono pari alla cifra che ci costano in alternativa e con migliori risultati rispetto ad un investimento di pari entità, indirizzato al cambio di un altro componente la catena?

La nostra risposta è sì e no: se il nostro impianto ci appaga davvero, se il nostro percorso alla ricerca del buon suono si è stabilizzato (non concluso perché ciò è impossibile) crediamo che "lavorare" sui cavi sia non solo utile, ma che possa dare grandi soddisfazioni in termini sonori più del cambiamento di un componente della catena. In questo senso si può trattare di un buon investimento e di una spesa per certi versi "oculata" ancorché onerosa. Se il suono del nostro impianto non ci soddisfa, l'acquisto di nuovi cavi può o meglio deve venire dopo la verifica che la sinergia tra i componenti la catena audio sia veramente ottimale, ovvero solo dopo aver capito se non vi sia un elemento della catena (elettroniche o diffusori mal assortiti tra di loro) che crea il disequilibrio, che mai nessun cavo potrà eliminare del tutto.

In altre parole i cavi rappresentano un complemento essenziale nella messa a punto di un impianto hifi, MAI la soluzione a problematiche connesse a scelte di fondo errate nell'interfacciamento tra i vari componenti, magari buoni uno per uno ma poco sinergici tra loro o generanti un suono che non corrisponde al "nostro suono" sognato.






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