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La
nuova “Glider on steroids”?
Le
testine moving coil vengono ritenute, dalla maggior parte
degli audiofili analogisti, la porta d’entrata nella vera
high end analogica. Non che manchino moving magnet o moving
iron di classe molto alta e di qualità e costo paragonabili
alle MC (Grado, Decca/London e Clearaudio sono le prime che
vengono in mente) ma le vette della riproduzione sono, effettivamente,
più facilmente scalate dalle testine MC. I motivi hanno a
che fare con la maggiore linearità che viene raggiunta dal
principio di funzionamento delle MC e col fatto che le MC
hanno lo stilo direttamente collegato al generatore: non è
un caso se le Grado migliori hanno lo stilo sostituibile solo
dalla casa pur essendo delle MM e se alcuni sperimentatori
selvaggi riportano di risultati migliori utilizzando sistemi
di accoppiamento casalinghi e irreversibili fra assemblaggio
dello stilo e corpo della testina, tipo adesivo cianoacrilico;
inutile dire che né l’autore né Videohifi si assumono responsabilità
alcuna se decidete di seguire gli sperimentatori selvaggi
e restate con le dita irreversibilmente incollate al cantilever
della vostra testina. Inoltre, il tipo di costruzione delle
moving coil permette tolleranze più basse e maggiore separazione
fra i canali; oltre a questo, la loro frequenza di risonanza
è più alta e risentono molto meno della capacità d’ingresso
degli amplificatori phono e dei cavi cui sono collegate. Il
loro principale svantaggio è la bassa tensione d’uscita: le
più “pregiate” vanno dagli 0.5 mV in giù, contro i 2 mV minimi
delle MM. Ciò costringe all’uso di pre phono con guadagno
alto, o all’uso di apparecchi elevatori della tensione prima
del pre phono, trasformatori o preamplificatori lineari attivi.
Ovviamente la cosa si porta dietro una serie di problemi di
rumore e di interferenze radio e elettromagnetiche; il posizionamento
dei componenti, il controllo dei percorsi dei cavi, la presenza
di emittenti radio in prossimità della sala d’ascolto diventano
fattori critici per la resa finale.
Un’altra
cosa da tenere presente quando si usa una testina moving coil
è che il suo suono può variare, anche pesantemente, a seconda
dell’impedenza di carico, cioè dell’impedenza di ingresso
dei pre phono; il carico ottimale per una testina può andare
da pochi ohm a 47 kohm – le MM sono, quasi tutte, ottimizzate
per il carico standard di 47 kohm, a parte la Decca che piace
tanto al nostro direttore.
La
testina oggetto di questa prova è una novità; Thomas Scheu,
che ha cominciato costruendo pezzi per giradischi da autocostruire,
passando poi a giradischi completi e a bracci, evolvendo oggi
in un negozio web che fornisce anche pre phono e – credo –
altre amenità audiofile, già da un po’ di anni proponeva una
testina di derivazione Benz, chiamata Scheu/Benz MC, in diverse
configurazioni, con stili ellittici o di taglio Fritz Geyger
S e con uscite di 0.3 o 1.6 mV (a proposito, non ho parlato
delle MC ad alta uscita; basti dire che sono una variante
delle moving coil che, grazie a un numero maggiore di avvolgimenti
nelle bobine, permettono un’uscita più alta, a prezzo di un
maggiore peso dell’equipaggio mobile che le rende, in linea
generale, meno immediate e dinamiche rispetto alle versioni
a bassa uscita). La testina era nota come “the Glider on steroids”,
visto che la base su cui era sviluppata era la nota Benz Glider,
che veniva modificata con alcune parti della Benz Reference
e con uno stilo diverso; il suo vantaggio principale rispetto
alla Glider era, comunque, il fatto che alla fine, grazie
alla distribuzione diretta di Scheu, risultava costare meno
del modello Benz. Dopo alcuni anni di produzione, in coincidenza
con la nuova serie delle testine Benz, Scheu ha rivisto le
proprie testine; ora offre la versione ad alta uscita solo
con lo stilo Geyger S e con uscita a 1.2 mV a 649 Euro più
spedizione, e questa di cui sto raccontando, la versione Low,
con avvolgimenti in argento e uscita di 0.35mV, per 779 Euro
più spedizione. Dovrebbe essere inoltre disponibile una derivazione
della Ruby Open Air (la Ruby senza il corpo in legno di erica)
con 0.8 mV di uscita ad un prezzo di 1200 Euro. La durata
dello stilo è dichiarata in circa mille ore; la sostituzione
dello stilo, che è in realtà la sostituzione della testina
con una nuova, costa 300 Euro.
Presentazione
e montaggio
La
testina arriva nel classico box delle Benz non top, accompagnata
da una piccola (e imprecisa) livella a bolla rotonda, da un
cacciavitino e dalle viti in varie lunghezze – nessun dado,
dato che la testina ha i fori di montaggio filettati. C’è
anche un foglio di calibrazione individuale, con curva di
risposta (decisamente piatta). Le caratteristiche “di serie”
sono riportate all’interno del coperchio della scatola; il
nome del modello è indicato come “Benz Micro Reference Silver”.
Probabilmente la testina, anche in considerazione del prezzo,
è quasi una Refererence Silver nuda, senza cioè il corpo in
legno.
Ed
è proprio questo suo essere nuda che rende psicologicamente
poco invitante la prospettiva di montarla su un braccio. Infatti,
non c’è nessuna possibilità di avere un salvastilo con una
testina fatta in questo modo – dove volete che si possa attaccare?
– e tutto è esposto, compresi i sottilissimi fili (proprio
in argento, a giudicare dal colore) che collegano i generatori
alle uscite. Quindi calma, sangue freddo, e mani ferme. Se
non altro, il corpo della testina (quello che c’è) ha l’aria
di dover essere preso a martellate per rompersi.
La
“nudità” aiuta, comunque, parecchio nel momento dell’allineamento;
il fatto che il cantilever sia completamente esposto rende
molto più facile mettere la testina proprio dove deve essere
sul braccio per essere in perfetta linea con la vostra dima
preferita.
Setup
e suono
Per
setup intendo tutta la parte del montaggio che va la di là
del semplice montaggio e dimaggio (orrida parola da audiofilo)
della testina, cioè regolazione del peso, dell’antiskating,
del VTA, dell’azimuth, dell’impedenza di carico e del guadagno
del pre phono. Ho riscontrato che il miglior suono, sui due
bracci su cui l’ho provata, si otteneva con qualcosina meno
di due grammi di peso, antiskating quanto basta (nessuno dei
miei bracci ha una scala precisa per l’antiskating, anzi,
uno dei due, il VPI – su cui avrò da raccontare più in là
– ha un sistema di antiskating peculiare e controverso, VTA
con braccio lievemente impennato, impedenza di carico intorno
ai 4/500 ohm. Rispetto alla vecchia Scheu Benz Geyger Low, che ho consumato, il VTA si è rivelato meno
critico (ne dirò meglio sotto) e l’uscita sembra soggettivamente
più bassa, ma non anticipiamo troppo.
Per
definire meglio il suono della versione corrente devo partire
dalla descrizione di quello della vecchia Geyger Low con le
bobine in rame,. La vecchia versione era una testina molto
accattivante, con buona dinamica, suono poco costretto, un
piccolo “bump” nella risposta sulla parte più alta delle basse
frequenze che dava al suono un carattere che si attagliava
molto all’ascolto di jazz e rock, dato che questa caratteristica
era unita a un medio molto invitante e, al carico da me preferito,
a una risposta che sembrava dolcemente calante sulle frequenze
acute. La vecchia versione non era tuttavia il massimo né
per quanto riguarda la risoluzione del dettaglio, che tendeva
un po’ a oscurare, né per quanto riguarda la focalizzazione;
non che il soundstage fosse carente, buone in realtà erano
tanto la larghezza quanto la profondità, ma spesso, e soprattutto
a confronto con riferimenti di fascia più alta, le entità
nello stage tendevano a essere rappresentate più come nubi
che come sorgenti – un po’ come se il lieve oscuramento del
microdettaglio non consentisse alla testina di discriminare
completamente la sorgente di emissione dalle prime riflessioni.
Un altro piccolo problema, percettibile solo facendo molta
attenzione, era un senso di relativo scollamento fra le gamme
che appariva solo con determinati dischi, probabilmente legato
alla risposta in frequenza soggettiva.
La
nuova versione mi è sembrata risolvere un bel po’ di questi
problemi, cambiando, al contempo, il carattere generale del
suono. Il piccolo bump sulla risposta in frequenza è scomparso,
lasciando spazio a una maggiore linearità della risposta;
le lievi colorazioni che percepivo con la vecchia versione
sono, quindi, molto meno evidenti con questa. Il piccolo scollamento
fra le gamme mi sembra essere storia passata; forse era un
sottoprodotto della piccola irregolarità di risposta della
versione precedente.
Ma
quello che è mutato in modo significativo è la trasparenza
complessiva della riproduzione; il livello di microdettaglio,
pur non essendo ancora da record come quello di testine di
riferimento del genere della mia Lyra Clavis Evolve, è molto
soddisfacente su tutta la gamma; questo porta a una focalizzazione
che, anche se non tanto puntuale da soddisfare chi è alla
ricerca di spettacolo in questo parametro, è forse anche più
realistica di quella esasperata di certo digitale top o, di
nuovo, di testine di costo multiplo rispetto a questa. La
focalizzazione ci collega alla riproduzione della scena sonora;
la profondità, già molto buona, mi sembra immutata; la larghezza
è, invece, decisamente migliorata in quest’ultima versione,
così come l’altezza – un parametro, quest’ultimo, cui personalmente
non attribuisco una grande importanza in sede di valutazione,
non essendo nemmeno sicuro che sia valutabile in modo univoco,
e ritenendolo spesso più un attributo del sistema di diffusori
che altro.
Dicevo
prima del VTA: la vecchia versione era abbastanza critica,
sensibile alle piccole variazioni e difficile da regolare.
La nuova è molto più tollerante, mi sembra, e no so perché,
visto che il taglio dello stilo non è cambiato; è più facile
arrivare al punto in cui non si sente più la voglia di cambiare
qualcosa. Come tracciamento, e anche questo mi sorprende un
pochino, c’è di nuovo un vantaggio da parte della nuova: la
vecchia versione non era in grado di tracciare la terza delle
ultime quattro tracce del primo lato del disco test di HiFi
News and Record Review senza qualche distorsione, la nuova
se ne sbarazza senza problemi; questo fatto è percettibile
anche nel normale ascolto come un senso di tranquillità da
parte della testina nell’affrontare i solchi, quasi fosse
più a suo agio della media delle MC anche coi dischi peggiori
e nei solchi interni. Questa abilità di tracciamento infonde
una certa calma durante l’ascolto, quasi come se l’intima
e vaghissima preoccupazione per il deterioramento dei dischi
durante l’ascolto diventasse ancora più vaga. Probabilmente
una fra le migliorie non dichiarate riguarda la sospensione
del cantilever…
Quindi,
ricapitolando, la testina diventa più neutra, più dettagliata,
meno colorata e più facile da mettere a punto. Svantaggi?
Mah, forse. In realtà, ho dovuto faticare un pochino per capire
cos’era che, in qualche modo, mi rendeva più “simpatica” la
vecchia versione rispetto alla nuova, e alla fine ho capito
(credo): la vecchia era una testina che, probabilmente, intendeva
essere il meglio delle testine economiche (tutto è relativo,
lo so: costava pur sempre intorno ai 600 Euro), quindi si
faceva valutare in relazione alla fascia bassa del mercato
delle MC. La nuova versione chiama a gran voce il raffronto
con testine più costose, ponendosi come l’entry level delle
testine top, dalle quali prende qualche punto a livello sonico.
Però, razionalmente, la nuova versione è una testina migliore;
è solo che sembra di un niente più fredda, meno entusiasta,
probabilmente meno cheap’n’cheerful (cheap sempre in senso
relativo, è chiaro che spendere queste cifre per un oggetto
che dura un migliaio di ore è una soddisfazione riservata
a chi di problemi economici immediati non ne ha troppi) della
vecchia versione. Volete che vi dica che dipende dagli avvolgimenti
in argento anziché in rame? Non lo dirò, non sono tipo da
generalizzazioni simili… Il carattere della Silver Low la
rende, alla fine, una testina meno predisposta a generi musicali
specifici e la porta ad essere più versatile rispetto alla
precedente; comunque mantiene di quella l’aria di famiglia
(Benz) che si caratterizza per una nota di dolcezza e morbidezza
nella proposizione del dettaglio.
Un
raffronto interessante è quello che può essere fatto con la
Ortofon SPU Royal N, che, di listino, costa intorno ai mille
euro ma che è, probabilmente, passibile di sconti che la possono
portare a un prezzo paragonabile a quello della Scheu. La
SPU (il dinosauro, per gli amici) è più pesante, traccia peggio
e lo fa ad un peso di lettura di tre grammi, è assai più difficile
da mettere a punto, molto più critica come accoppiamenti e
ha un’uscita marginalmente più bassa. Il confronto sonico
è perfettamente proponibile, però, e non c’è un vincitore
schiacciante. La Scheu è più neutra, più estesa agli estremi
gamma, più dettagliata e più calda come suono; la SPU, dal
mediobasso all’acuto non estremo, sembra rispettare di più
il colore strumentale – non credo di aver mai sentito il legno
degli archi o della cassa del pianoforte più chiaramente –,
ed essere marginalmente più dinamica e sicuramente più affascinante;
ha, insomma, un tocco di magia in più. Il rumore di superficie,
anche con dischi non proprio perfetti, è basso per tutt’e
due le testine e lievemente più basso per la SPU.
Resta il fatto che la Ortofon non mi sembra fatta per
l’ascolto dei generi moderni: l’attenuazione soggettiva del
basso ne diminuisce troppo l’impatto fisico. L’impressione
finale che si ricava dal confronto è che sia quindi la Scheu,
fra le due, quella da raccomandare a chi sia onnivoro in quanto
a gusti musicali e non voglia perdere troppo tempo a trovare
gli accoppiamenti base/braccio/pre phono graditi dalla testina.
Glider
e non più Glider
Mi
sembra chiaro, da quanto detto, che non siamo più di fronte
ad una Glider on steroids, quanto a una testina che rappresenta
l’ingresso definitivo nella rarefatta categoria dei trasduttori
top; il che è anche una mossa intelligente, visto il ritocco
verso l’alto – temo inevitabile – subito dal prezzo. Un prodotto
intelligente, insomma, che si fa ammirare prima di farsi amare;
una compagna di lungo corso, gentile e rispettosa coi nostri
dischi, non caratteriale e neutra pur mantenendo la dolcezza
di fondo propria delle Benz da cui deriva. Il prezzo diventa,
ancora una volta – ma Herr Scheu ha abituato chi lo conosce
a questo – estremamente concorrenziale, visto che è comunque
inferiore al listino italiano della Glider…
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