| |
PREMESSA
Non amo le cose complicate. La necessità di trovare
soluzioni semplici ai problemi quotidiani è forse un
riflesso della mia complicazione interiore o, meglio, del
mio essere contorto. "Simpler is better" recita
un adagio anglosassone. Più semplice è, meglio
è. Penso che la semplicità, che spesso è
purtroppo confusa con la semplificazione, aiuti in molte occasioni.
Ovviamente la semplicità riguarda molti aspetti, operativi,
ma anche estetici.
Questa ricerca di semplicità nel nostro settore d'interesse,
ovvero l'audio di qualità, mi porta ad avere un occhio
più attento ai componenti integrati, che hanno effettivamente
dei notevoli vantaggi. I primi argomenti che mi vengono in
mente sono il jitter ridotto che caratterizza i lettori cd
integrati rispetto alle accoppiate CD transport e convertitore,
la facilità di gestione di un ampli integrato rispetto
ad una coppia pre e finale. "Pre a valvole o a transistor?",
"Pre phono integrato o separato?", "Che cavi
usare?", "Finale a valvole o a transistor?",
sono solo alcuni degli interrogativi che l'appassionato "duro
e puro" si pone. Devo riconoscere che tutto ciò
è gran parte del gioco, ma in alcune situazioni l'essenzialità
aiuta non poco a chiarire le idee.
Diretto corollario di quanto sopra è che se si usano
componenti integrati, il più delle volte si ottengono
degli impianti che, come si usa dire mutuando un termine letterario,
sono definiti "minimalisti" e che risultano composti
da una sola sorgente (giradischi analogico o digitale), ampli
integrato e casse. Nell'ambito di questo minimalismo elettroacustico
c'è come solito, e qui rientra in moto il gioco che
appassiona, tutto un continuum di soluzioni.
MICROMEGA
IN GENERALE
Era forse il 1995, un tempo quindi non lontanissimo, quando
mi capitò in mano la mia prima rivista di audio, un fascicolo
di "Suono", direttore un certo Bebo Moroni (che razza di nome,
pensai, . d'altro canto anche il mio.vabbè.). Orbene. In quel
primo numero c'era una pagina pubblicitaria che riguardava
Micromega, in particolare un impianto completo, tutto nero
con un look raffinato ed essenziale. Nel corso del tempo la
produzione del costruttore transalpino che tanto mi ha incuriosito
a metà anni novanta è andata via via arricchendosi. La frontiera
più avanzata del costruttore transalpino è attualmente rappresentata
dalla serie "Reference" alla quale appartengono attualmente
il Reference SACD ed il Reference DVD, due macchine di eccellenti
virtù, e che sarà arricchita tra breve di un'amplificazione
di pari lignaggio. Gli amplificatori Tempo1 (integrato da
50 watt), Tempo 2 (integrato da 75 watt) e Tempo P (preamplificatore),
fanno invece parte della serie "Concept", unitamente ai lettori
CD Stage, le meccaniche Drive, il convertitore digitale -
analogico Dac, il sintonizzatore FM Tuner ed i diffusori da
pavimento Diva. Gli amplificatori Tempo, i lettori Stage e
le meccaniche Drive sono aggiornabili, ovvero si può passare
da una versione a quella superiore pagando la sola differenza
del prezzo di listino. Ed è forse questo il "concept" che
da il nome alla serie: un intelligente modo di salvaguardare
il cliente preservando il valore di ciò che ha acquistato.
L'impostazione estetica è la stessa, ormai un classico, da
diversi anni. L'estremo basso (ma, visto il successo e le
caratteristiche soniche, senz'altro non in senso qualitativo)
del catalogo Micromega è la serie "Minium" (ricordiamo Minium
Amp, Minium CD, Minium FM, Minium DVD).
ED
IL NOSTRO TEMPO 2 IN PARTICOLARE
Il look sobrio ed essenziale che spesso cerco l'ho trovato
aprendo l'imballo del Tempo 2.
Cari signori, se amate le manopole e lo sfavillio di luci
e cromature cambiate aria perché non facciamo al caso
vostro.
Il nostro ampli integrato ne è completamente privo
ma ha piuttosto un bel frontale in alluminio anodizzato nero
in finitura "Scotch Brite®", ovvero una fine
ed elegante spazzolatura, che conferisce un'aria elegante
e pulita. Sulla destra otto pulsanti incastonati ai lati del
display a led rossi, permettono l'esecuzione delle funzioni
previste, controllate da un microprocessore: accensione e
spegnimento, stand-by, selezione degli ingressi, volume, mute,
bilanciamento e programmazione dell'apparecchio (i parametri
di funzionamento sono, infatti, configurabili dall'utente
e memorizzabili, possono essere salvati in memoria i nomi
degli apparecchi collegati, la sensibilità degli ingressi,
il massimo livello di volume). Esattamente al centro un pannellino
retroilluminato ricorda il nome dell'apparecchio e supporta
una uscita per cuffia (cosa abbastanza inconsueta, ma molto
utile per chi come me ha bambini piccoli in casa e vuole ascoltare
in ore notturne). L'amplificatore memorizza l'ultimo volume
impostato per la cuffia e all'inserimento
del jack disconnette automaticamente le uscite dei diffusori.
A richiesta può essere installata una scheda phono.
Il coperchio non ha spigoli vivi ed è avvitato dal
basso con delle viti Torx®. Sul pannello posteriore, da
sinistra a destra, presa IEC con interruttore e fusibile,
prese per i cavi di potenza (accettano solo banane e trovo
la cosa intelligente e per nulla penalizzante) e connettori
degli ingressi e del tape monitor dorati di buona qualità.
I piedini in dotazione sono robusti e ben fatti.
Il telecomando in dotazione è completo e funzionale
e, cosa che ho apprezzato, riesce a comandare anche il mio
lettore CD.
Elemento di plauso per l'importatore è il manuale a
corredo, scritto senza errori (cosa purtroppo non infrequente
da verificare), chiaro, con suggerimenti efficaci (interessante
il paragrafo dedicato ai cavi di segnale e di alimentazione)
e utili istruzioni operative.
L'interno dell'apparecchio dimostra che forma e sostanza molto
spesso riescono ad integrarsi in modo molto efficace. Pulizia
esemplare, cablaggio ridotto e ordinato, circuiti stampati
di ottima qualità. Ogni sezione è perfettamente
identificabile: sulla sinistra il preamplificatore che tranne
il diffusissimo integrato Crystal C3310 utilizzato per il
controllo del volume, impiega esclusivamente componenti discreti
sul percorso di segnale. La commutazione degli ingressi è
effettuata con degli ottimi relais in atmosfera inerte. Tutte
le capacità critiche sono condensatori Wima in polipropilene
di ottima qualità. Sulla medesima basetta di circuito
stampato il progettista ha disposto gli integrati che sovrintendono
alle funzionalità dell'apparecchio, tra cui un integrato
INTEL 8082 e l'EPROM sulla quale sono memorizzati i settaggi.
L'apparecchio in prova è dotato inoltre di una scheda
phono MM basata sui diffusissimi integrati NE5534P.
Micromega ha previsto, oltre ai classici fusibili ad intervento
rapido, un sistema di sicurezze controllate da un microprocessore
a protezione dell'integrità dell'amplificatore, i cui
interventi più evidenti si sostanziano in un controllo
contro i surriscaldamenti e contro le tensioni in continua
sulle uscite dell'apparecchio.
Al centro la sezione di potenza anch'essa a componenti discreti
e sulla destra l'alimentazione che spicca per l'adozione di
un trasformatore toroidale di dimensioni ragguardevoli che
da solo costituisce la metà del peso dell'apparecchio
e condensatori Philips Audiograde da 20.000 microfarad complessivi
per le sole capacità principali.

L'ASCOLTO
Il Tempo 2 ha sostituito nel mio impianto (costituito da un
lettore CD Marantz CD16, minidiffusori autocostruiti (midwoofer
Vifa e tweeter Morel MDT33, mobile in massello, stand autocostruiti),
cavi di segnale e
autocostruiti), l'amplificatore integrato ibrido Bartolomeo
Aloia Green Young 50.
I due amplificatori hanno delle caratteristiche abbastanza
diverse, come topologia circuitale (sezione preamplificatrice
a valvole termoioniche e sezione finale a transistor per il
Green Young e componenti discreti a stato solido per Tempo
2), come impostazione sonica e come interfaccia utente (il
Tempo 2 è la quintessenza della buona ingegnerizzazione,
il mio Green Young, come molti oggetti autocostruiti, pur
ottimamente ingegnerizzato dal progettista è, di fatto,
un cantiere aperto e parlare di interfaccia utente mi sembra
quantomeno menzognero per un oggetto che ho lasciato da due
anni con un solo ingresso e due potenziometri separati per
il volume).
Il carattere del Tempo 2 è sensibilmente diverso dall'ibrido
di Aloia. Il primo impatto rispetto al mio riferimento è
stato una sensazione di leggera freddezza e di minore estensione
in gamma bassa. In realtà l'amplificatore francese
non enfatizza nessuna parte dello spettro audio in particolare
(caratteristica intuibile anche dai dati tecnici dichiarati
che denunciano linearità assoluta tra la corrente continua
e il mezzo megahertz). La riserva di potenza è notevole
ed è proprio quando gli si richiede nerbo e forza che
il nostro sfodera la compostezza che lo caratterizza. La sensazione
che ho è che prediliga suonare forte e quest'impressione
è confermata dal fatto che la riproduzione perde qualcosina
a bassi volumi d'ascolto.
Una prova che faccio spesso è ascoltare da un'altra
stanza. Sembrerà strano ma una condizione d'ascolto
così bislacca (ma alzi la mano chi non lo fa
)
a volte mi aiuta a capire se l'impianto suona in modo armonioso,
se diffonde musica in modo gradevole indipendentemente dalle
condizioni d'ascolto ideali. Ovviamente la ricostruzione scenica
va a farsi benedire ma i difetti si sentono, e bene. In questo
strano frangente ho compiuto un attento ascolto, con libretto
dell'opera sotto gli occhi, di una bella incisione monofonica
della Traviata diretta da Toscanini. Pur con gli ovvi limiti
del software ho costatato con piacere l'ottimo trattamento
che il nostro amplificatore riserva alle voci. Ed è
questo, a mio avviso, un ottimo indicatore di qualità.
Questa caratteristica il Tempo 2 l'ha evidenziata anche ascoltando,
ad esempio, "Here comes the sun" di Elisa. La voce
della cantante ed autrice di Monfalcone è chiara e
cristallina com'è naturale aspettarsi ma il Tempo 2
evidenzia, pur non rendendo la riproduzione sgradevole, alcune
pecche derivanti dall'uso di percussioni elettroniche in pezzi
in cui sarebbe forse stata più apprezzabile l'uso di
una sana batteria.
Il Pogorelich dei "Quadri di un'esposizione" (Deutsche
Grammofon) appare veritiero e coinvolgente. Il pianoforte
è riproposto in modo corretto e la leggerezza in gamma
bassa che mostra l'impianto nel riprodurlo è senz'altro
dovuta ai miei minidiffusori che se la cavano egregiamente
in molte situazioni, ma tutto non possono fare.
Ho rispolverato durante i miei ascolti anche Narciso Yepes
e il suo "Concierto de Aranjuez". La chitarra di
quello che è stato uno dei maggiori interpreti di questo
strumento è quella che deve essere, con il suo calore
e i suoi contrasti dinamici. L'orchestra che lo accompagna
si disegna in tutta la sua ampiezza e maestosità.
Stan Getz e Joao Gilberto mi fanno immaginare la spiaggia
di Ipanema e desiderare il caldo del sole. A temperature prossime
allo zero non è poco.
CONCLUSIONI
Quali sono le qualità di spicco di questo integrato?
In generale la sensazione è di grande equilibrio, rigore
e trasparenza, trasparenza che non è determinata da
una maggiore ed artificiale evidenza delle frequenze alte
dello spettro, come spesso è purtroppo possibile udire,
ma dalla capacità di evidenziare gli aspetti poco corretti
e veritieri delle registrazioni.
La grande accuratezza e qualità della costruzione trova
un, non ovvio, esito nelle caratteristiche sonore che sono
ragguardevoli.
Un oggetto del genere è una piccola perla audiophile
che ha bisogno di partners adeguati alla sua classe, con un
occhio attento ai complementi, che possono contribuire a raggiungere
un livello qualitativo notevole.
|
|