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Accuphase E-212

di Fabio Cottatellucci e Bebo Moroni
Accuphase E-212

Introduzione


La foto d'apertura di questo articolo potrebbe essere stata scattata venticinque anni fa: il frontale di un integrato a stato solido giapponese di grossa taglia con due indicatori ad ago e un manipolo di controlli. I puristi dell'amplificazione minimalista gli rivolgeranno uno sguardo fra l'ironico e il sufficiente, ma attenzione al logo che campeggia fra gli indicatori: "Accuphase". Questo è uno di quei marchi che non hanno bisogno di presentazioni. Attivo dal '74, è sempre stato fra i nomi sacri dell'HiFi ed è divenuto un mito per due generazioni di appassionati grazie alle sue coppie pre - finale e alle sue sorgenti digitali distinguendosi per il suono raffinato e per la qualità costruttiva degli apparecchi. Questa volta ho per le mani il più piccolo degli integrati di famiglia, e devo dire che quello che mi ha colpito in questa macchina è il suo essere totalmente giapponese, nel senso culturale del termine: infatti sono sempre stato convinto del fatto che la cultura di un popolo si rifletta su tutto ciò che fa, dalla cucina alla letteratura all'edilizia. La capacità di Accuphase di rimanere tenacemente nel solco della tradizione rivisitandola nel contempo alla luce della tecnologia più innovativa è una delle caratteristiche del popolo del Sol Levante, che ne ha tratto alcuni fra i suoi maggiori successi commerciali (vedi Mazda MX-5).



Caratteristiche esterne ed ergonomia


Sul pannello frontale troviamo un vasto assortimento di comandi per una versatilità a cui non siamo più abituati, da sinistra la grande manopola del selettore degli ingressi con led che sovrasta il pulsante d'accensione, e a seguire sul pannello centrale: il selettore per due coppie di altoparlanti; i controlli di tono escludibili con il vicino pulsante; un selettore mono / stereo sempre a pulsante che si rivela utilissimo in certe situazioni come ad esempio la taratura dell'impianto; un interruttore rotativo per il loudness, destinato a compensare la diminuzione di sensibilità agli estremi di banda dell'orecchio umano a basso volume d'ascolto; il selettore del circuito di registrazione che può essere escluso del tutto per non inquinare il segnale; il potenziometro del bilanciamento e infine, sotto alla manopola del volume, una presa cuffia - altra feature non si sa perché oggi rara - e un tasto "mute" che francamente avrei preferito sul telecomando dove invece manca.

Occhi nella notte

Fastidiosa la mancanza di un led sulla manopola del volume (è presente sul selettore ingressi), la cui elegante scalfatura diviene invisibile già a mezzo metro di distanza rendendo ardua l'individuazione della posizione del controllo. Ottimo pezzo il pannello trasparente che ospita il logo della Casa e gli indicatori ad ago; questi hanno un'utilità pratica molto limitata, ma sono bellissimi. Tarati a scala logaritmica così da muoversi anche a basso volume, leggono non il segnale medio ma il livello di picco: dobbiamo dire che nessun indicatore ad ago riesce a farlo con l'efficienza dei meno affascinanti ma più efficaci led che, non subendo l'inerzia di un equipaggio mobile (la lancetta), sono più veloci nella segnalazione. Sono rimasto deluso dalla luce giallina che illumina questi strumenti, mi sarebbe piaciuto un bel celeste uguale a quello del marchio. Dal punto di vista dell'ergonomia posso dire che la macchina si maneggia bene nonostante i diciannove chili di peso, scalda pochissimo e non presenta bordi taglienti; l'inserimento in ambiente non sarà quindi un problema. Facilmente identificabili ed attivabili i comandi da pannello, piacevoli al tatto e molto robusti anche se i selettori minori potrebbero avere manopole più consistenti. L'E-212 viaggia corredato da un manuale in italiano chiaro e completo che include i grafici d'intervento dei vari controlli e lo schema della circuitazione, e da un telecomando in plastica leggera davvero troppo economico. Nella media il sito internet della Casa.

Compito in classe d HiFi

Il pannello posteriore presenta da sinistra uno slot per una scheda aggiuntiva, tre ingressi linea sbilanciati, le connessioni per il tape loop, un ingresso bilanciato - tutti con buoni connettori ben distanziati e protetti contro polvere e sporco da capsule in plastica. Vi sono poi i robusti ma scomodi morsetti per le connessioni di potenza che accettano bene il cavo spellato, malvolentieri le banane, le forcelle solo se si interviene in modo drastico. Chiude la rassegna la vaschetta per il cordone d'alimentazione. Manca, purtroppo, la separazione pre-finale e questo preclude espansioni future

Il pannello posteriore. Osservare al centro gli ingressi bilanciati.

Le schede aggiuntive


Questa è una caratteristica tecnica molto interessante. La macchina è predisposta per accogliere una (purtroppo una sola) scheda aggiuntiva recante un ingresso linea, phono o digitale. Quello ad alto livello (linea) non presenta elementi di particolare interesse, mentre quello phono è una scheda completa dotata di vite esterna di massa e possibilità di selezionare due posizioni di guadagno (36 o 62 dB) e tre d'impedenza (10, 30 e 100 Ohm) per adattarsi a testine MM e MC; è presente anche un filtro subsonico disattivabile. L'unico inconveniente è che tutte queste selezioni si operano da dip-switch posti sulla scheda stessa, che va quindi nuovamente estratta per qualsiasi modifica. La scheda digitale è invece un vero convertitore D/A MDS (Multiple delta-sigma) con entrata ottica o elettrica coassiale e campionamento da 32 fino 96 KHz / 24 bit. In pratica, è possibile connettere direttamente una meccanica di lettura CD o un DAT all'E-212 e questo apre possibilità operative molto interessanti, come quella di collegare qui l'uscita PCM di un valido lettore SACD connesso in analogico a una delle altre entrate, per migliorare la lettura dei CD (per conformità al protocollo SACD il segnale DSD non è disponibile alle uscite digitali dei lettori).

La circuitazione
Come da missione e nome di Accuphase ("Accurate Phase"), la circuitazione prevede un ciclo di feedback in corrente anziché in tensione che secondo la Casa permette di contenere al minimo la controreazione e quindi le rotazioni di fase in gamma alta a tutto beneficio dei transienti e della trasparenza degli acuti. La qualità costruttiva e quella dei componenti sono eccezionali, la precisione del montaggio e della lavorazione delle singole parti sono esemplari e lasciano presagire un'affidabilità totale




L'E-212 aperto. Osservare in primo piano lo spazio ben schermato per la scheda aggiuntiva e i relé rossi degli ingressi

L'interno è presidiato da un massiccio trasformatore incapsulato da 400 VA marcato Accuphase e da due capacità da 22.000 mF l'una. Molto ampi e ben lavorati, anche se rimarranno sempre nascosti, i dissipatori di calore che fanno anche da schermo ai campi dispersi dal trasformatore e che ospitano quattro transistor per canale in push-pull parallelo, mentre il grosso della circuitazione pre si trova su una scheda dietro al frontale e dispone di un'alimentazione separata. Il selettore ingressi, montato a ridosso dei pin jack per accorciare il percorso del segnale, si avvale di ottimi relé che hanno la inusuale caratteristica di connettere l'ingresso tuner all'uscita tape allo spegnimento della macchina: questo permette di programmare una registrazione dalla radio in assenza del proprietario senza far accendere l'amplificatore dal timer. Lo spazio per la scheda opzionale si avvale di schermature aggiuntive (preziose per quella phono) che fanno anche da traversa di rinforzo al telaio, che è meccanicamente robustissimo e molto ben smorzato incluso il pannello superiore. Merita una menzione la lavorazione del pannello anteriore, a ridosso del quale è montato il potenziometro del volume ALPS. La macchina monta di serie efficaci piedini anti-vibrazioni al carbonio, il cordone d'alimentazione a corredo è sufficiente ma vale la pena di investire qualcosa per una connessione superiore.

Alcune caratteristiche dichiarate dalla Casa:

Potenza su 8 Ohm 90 + 90 W
Potenza su 4 Ohm 115 + 115 W
Rapporto S/R pesato A ingresso sbilanciato 110 dB
Rapporto S/R pesato A ingresso bilanciato 92 dB
Distorsione armonica totale
Due canali in funzione, 20 Hz - 20 KHz 0,04 %
Distorsione da intermodulazione 0,01 %




Un dettaglio del setto di rinforzo e del potenziometro ALPS.
Notare lo spessore e l'eccellente lavorazione del pannello frontale.

Il suono


Anche l'aspetto musicale è tipicamente giapponese, e non trovo modo migliore per definirlo che fare riferimento al Ku, il Vuoto, che nel Paese del Sol Levante è uno degli elementi della natura ed è uno dei concetti fondamentali della pittura classica. Il vuoto non è una parte di dipinto che non si vuol riempire, non è la zona di non-pittura, è esso stesso un colore, una parte dell'opera proprio per la scelta dell'artista di non riempirlo. Il maestro di spada, pittore e intellettuale secentesco Miyamoto Musashi dedicò al Ku proprio il libro conclusivo della sua opera "Il libro dei cinque anelli", cioè dei cinque elementi fondamentali della natura e della sua Scuola. In tempi in cui rimango perplesso sentendo dire che togliere manopole agli apparecchi o realizzare impianti economici è Zen, ecco che una macchina dall'aspetto non certo ascetico con il suo ricco frontale ci da una lezione vera di come la cultura di un popolo si rifletta anche nelle opere dei suoi ingegneri.



L'estetica classica della macchina si inserisce facilmente in ambiente


Questo Accuphase vuole mezz'ora di riscaldamento e poi ha un suono incantevole, si rende assente dalla scena pur avendo un proprio carattere, suona in modo estremamente raffinato pur essendo energico. E fa un bellissimo uso del vuoto: sulla scena fra gli strumenti c'è del vuoto vero, tanto, che serve a collocarli con grande precisione e stabilità sulla scena sonora che è larghissima e profonda, forse un po' "bassa", specialmente nel registro più acuto, ma il mio impianto è particolarmente impietoso in questo senso. In "West of Hollywood" degli Steely Dan c'è uno xilofono che viene riprodotto per stabilità, larghezza, altezza da terra e distanza dall'ascoltatore con una credibilità assoluta. Ottimi i dettagli, è sempre possibile - specialmente con Inomata e Vivaldi - percepire distintamente le caratteristiche dei singoli materiali che suonano (metalli, legni, pelli); grande anche la risoluzione nelle rappresentazioni complesse: nella IX di Beethoven della DG ho potuto seguire le singole partiture anche nei pieni orchestrali più energici. La capacità di usare il vuoto (Ku) per dipingere emerge anche nella dinamica: i transienti sono veloci (merito della gestione in corrente del feedback?), un attimo prima e un attimo dopo il segnale non c'è più nulla nell'aria, o meglio c'è il vuoto che per contrasto ha dipinto la nota musicale. Questo Accuphase esibisce anche un ottimo basso, potente ma frenato e articolato, e non manca certo di energia nelle ottave inferiori. Tutte queste qualità sono usate come colori di una tavolozza che l'Accuphase utilizza per dipingere davanti a noi con grande luminosità l'affresco della musica, e ne escono benissimo sia le voci femminili, argentine ma prive di sibilanti, che quelle maschili, potenti ma contenute, purché registrate come si deve: la voce recitativa di Gaber nel lungo monologo che chiude "La mia generazione ha perso" è eccezionale per presenza e realismo, anche se l'E-212 non ha fatto nulla per mascherare alcune imprecisioni della ripresa sonora. Timbrica ottima su tutta la gamma, "Le quattro stagioni" Foné hanno esibito archi davvero convincenti e graffianti quanto serve (chi parla di violini dolci e serici forse non li ha mai sentiti dal vivo), un po' morbida sulla parte centrale, grande ritmo generale. Molto validi i controlli di tono (nessun degrado apprezzabile del segnale quando vengono inseriti) e nulla da eccepire neppure sull'uscita cuffia. A fronte di un trattamento così energico dei transienti, di una impostazione timbrica corretta e di bassi molto convincenti, ho ricavato una prestazione un po' troppo morbida con il rock: il Bon Jovi di "Queen of New Orleans" e lo Shaggy di "Boombastic" perdono qualcosa in ritmo, specialmente il primo, è come se questo amplificatore non gradisse troppo il suono dei distorsori e delle tastiere sintetiche. Con il secondo dei due artisti l'effetto finale può essere anche piacevole, sicuramente non è scorretto in nessun caso, ma direi che questo non è il miglior campo d'applicazione di questa macchina.

L'Accuphase E-212 è stato provato con

Impianto
Lettore Philips DVD 963 SA
Diffusori Klipschorn
Complementi: trappole acustiche DaaD, linea d alimentazione dedicata
Cavi: Van Den Hul, Cambridge Audio, G&BL, Systems&Magic,
diversi esemplari autocostruiti.

Dischi SACD:
Rebecca Pidgeon, Retrospective, Chesky
Vivaldi (M.Fornaciari), Le Quattro Stagioni, Foné

Dischi CD:
Beethoven (Wiener Philarmoniker), Symphonye No. 9, Deutsche Grammophone
Takeshi Inomata & Separation, Ex-Spiral, New Sonic Dimension
Steely Dan, Two against nature, Giant Records
Giorgio Gaber, La mia generazione ha perso, CGD Warner
Jon Bon Jovi, Destination Anywhere, Polygram
Shaggy, Boombastic, Virgin

 

Conclusioni


E' uno di quegli integrati che hanno chiuso il gap con le coppie pre-finale (vedi articolo di Bebo nello scorso numero), ha un grande nome sostenuto da un importatore di primo piano il che garantisce knowledge base e mercato, ha contenuti tecnici modernissimi e tutta la ricchezza di una nobile tradizione. Ma questo da solo non basta per accordare gradimento a una macchina che costa, oggettivamente, molto. Questo gradimento finale, per me altissimo, deriva da un suono veramente bello. Con le mie Klipschorn l'E-212 è stato magnifico, ma in qualunque impianto con altoparlanti ricchi di brio e di efficienza elevata farà cose egregie: tanto per fare un'ipotesi, con una coppia di Tannoy della serie "prestige" e un lettore, mettiamo, Maestro di Audio potrebbe dar vita nelle case di appassionati di Jazz, Pop e Classica a un impianto di medio livello ("medio" nel raffronto con sistemi di classe assoluta) degno rivale di setup ben più costosi. Anche dopo aver terminato i test ho trascorso molto tempo a riascoltare i miei dischi con questo Accuphase per scoprire come venissero riprodotti, e questo è il complimento migliore che si possa fare a una macchina che riproduce musica.


Nota di Bebo Moroni

 

Difficile aggiungere altro alla splendida esposizione di Fabio, se non che l'Accuphase E 212 ( a fronte del recente assalto di componenti cinesi di spesso buone prestazioni e prezzi competitivi) è la lampante dimostrazione di come l" arte di fare l'alta fedeltà" prescinda dagli attuali standard - democraticissimi per carità ( anche se ci sarebbe da fare qualche discorso sulla democrazia effettiva di regimi che basano la concorrenzialità dei loro prodotti industriali sullo sfruttamento intensivo della manodopera, ogni tanto una mano sulla coscienza, anche rispetto alla nostra eventuale convenienza economica ce la dobbiamo pur mettere) di qualità della riproduzione sonora, che se concedono un allargamento - importante- della base di utenti mediamente soddisfatti, tagliano di contro drasticamente tutto quel "plus" di qualità assoluta ( costruttiva, musicale, di raffinatezza tecnologica, di sapienza e genialità progettuale) che costituisce gran parte del fascino di questa nostra passione e che è fondamentale per un'esperienza che oltre i termini del "buono" punti verso il "non plus ultra". Nelle calde note dell'E 212 si possono rintracciare una serie di elementi sonori che sono propri solo dell' "eccezione", un'eccezione che è fatta di una cura del tutto particolare di ogni dettaglio progettuale. Accuphase, oggi come oggi, rimane, assieme a McIntosh e a pochi altri, il manifesto di tutto ciò che c'è di più bello e più desiderabile in un mondo sempre più spesso massificato e disorientato dalle infinite possibilità di "accontentarsi" offerte dal mercato. Ascoltare questo amplificatore integrato è un'esperienza, ascoltare uno dei tanti amplificatori piacevoli e corretti oggi rintracciabili è una routine, più o meno noiosa. Accuphase, insomma, rimane una delle poche speranze in un futuro in cui le divisioni non siano prodotte tanto dalla ricchezza o meno di chi può acquistare né dall'aggressività di chi vende, quanto dall'amore per la qualità e per l'arte di concepire e rendere concreta detta qualità. Che poi è l'unica maniera possibile, per i vecchi giganti, non solo l'Europa e gli Stati Uniti, ma il Giappone stesso, per far sì che le proprie produzioni rimangano competitive. E l'Accuphase E-212 che non è un oggetto di prezzo contenutissimo (ma neppure esagerato) è un amplificatore a tutt'oggi, con la concorrenza con il coltello tra i denti di cui sopra, estremamente competitivo. Uno di quei rari prodotti che, volendo, ti possono accompagnare, senza mai venirti a noia, ma anzi facendosi costantemente riscoprire, per tutta la vita. La differenza che c'è tra un'occasionale e magari piacevole "liason", e l'amore. Non poca in verità.

 

Dati
Costruttore: Accuphase Laboratory Inc.

www.accuphase.com
Distributore: High Fidelity Italia
Via Collodi 20010 Cornaredo (MI) Tel 02-936.11.024 Fax 02-935.64.77.70
Collegato a: M.P.I. Electronic Srl Via de Amicis
20010 Cornaredo (MI) Tel 02-936.11.01 Fax 02-935.62.336
www.mpielectronic.com
Prezzo 04/2004: € 3900
Descrizione: Amplificatore integrato