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Cara (troppo?) E-Bay

di Bebo Moroni
Cara (troppo?) E-Bay

Cara E-Bay, chi ti scrive è un sito (ebbene stiamo sul virtuale) che non manca mai di segnalare la tua geniale "piazza" di compravendita tra privati ai suoi lettori. Tutti noi che scriviamo su questo sito (anzi, chiamiamolo come si deve: rivista) siamo iscritti presso di te e presso di te ci divertiamo ad alimentare la nostra passione ( e dunque, indirettamente anche le tue casse). Ora, forse, potrà interessare poco, a te che sei una gigantessa, il parere di una piccola (ma si fa solo per dire e per essere modesti) rivista on-line che si occupa di un segmento però non assolutamente secondario della tua attività, e che comunque- attraverso quel segmento, anzi facciamo quei tre o quattro segmenti- fa conoscere, disinteressatamente, l'interezza del tuo sterminato campo d'interesse. Però io ci rifletterei sui centomila visitatori e sulle tre milioni di pagine visitate ogni mese di questa piccola rivista, come, se fossi in te, rifletterei sui suggerimenti o sugli eventuali rimproveri, di ogni singolo acquirente o venditore di detta "piazza" di compravendita.
Sono ormai un paio d'anni che noi acquirenti (e solo occasionalmente venditori) ti scriviamo lettere (sai com'è, qui in rete tra noi ci si parla e le cose si sanno), anzi, le scriviamo al tuo non efficientissimo customer service, lamentandoci della disparità- sempre più profonda- di trattamento tra quelli che sono, vuoi o non vuoi, i due poli fondamentali e indispensabili della tua attività: acquirenti e venditori. Quel che riceviamo in cambio è, al massimo, una risposta standard, di quelle con lo spazio per il nome (anzi l'username) in testa lasciato in bianco e poi riempito all'occorrenza. Capiamo bene come una struttura delle tue dimensioni abbia difficoltà a comunicare "ad personam", ma ogni tanto uno sforzetto lo si può pur fare. Certo, tu beata del tuo straripante successo puoi anche non preoccuparti, per il momento, delle lamentele di taluni, ma quei taluni - ricorda- messi l'uno accanto all'altro, fanno una massa, in una massa il cicaleccio, il vociferare rimangono apparentemente indistinti, ma poi la voce prende forma, assume caratteristiche di intellegibilità e… Figurati, se la gente crede alle leggende metropolitane perché non dovrebbe credere alla realtà?
La realtà è, cara e-bay, che tu proteggi unicamente i venditori, che gli appassionati, i privati, stanno lasciando sempre più posto ai commercianti organizzati, alle grandi catene, addirittura alle case costruttrici (anche assai rinomate). E questo non è un male, non necessariamente. Il male è l'interruzione del rapporto fiduciario tra acquirente e venditore. Io (ora mi metto, come ahimé troppo spesso sono, nei panni dell'acquirente), devo pagare in anticipo (è il rischio ch ho deciso di correre acquistando in una casa d'aste on-line) devo attendere la merce e il massimo che posso fare, nel caso (non remoto) prendessi una fregatura è protestare con un feedback negativo, mentre tre reclami di tre venditori isterici bastano per sospendere il mio account e per cancellare il mio IP da quelli accettati dal sistema del sito. Si è vero, c'è il "programma di protezione dalle frodi", che mi copre eventualmente sino ad una cifra che non credo sia offensivo definire ridicola, visto che, cara e-bay, nella tua grande "piazza" si vendono anche automobili, quadri d'autore, antiquariato, orologi, gioielli e…Alta fedeltà. 
Se mi capita, come m'è capitato, che un cretino - lasciamelo dire- di venditore non si accorge che il mio pagamento è transitato sul suo conto e mi da un feedback negativo, insultandomi e sputtanandomi, non c'è modo di poterlo cancellare. Certo, posso rivolgermi ad un avvocato, a un giudice di pace o al servizio di risoluzione dei contrasti che gentimente metti (a pagamento) a mia disposizione. E' evidente, che nessuno di noi ricorrerà mai a mezzi tanto dispendiosi e complicati, per un giudizio di merito che è irritante quanto vuoi, ma non cambia le nostre vite, di cui però, verrà tenuto conto, nel momento in cui vorremo acquistare o peggio vendere.
E che dire dei venditori con migliaia e migliaia di feedback positivi e nessuno negativo? Dei santi che sul loro percorso hanno incontrato solo dei santi? Delle quotazioni d'asta che salgono d'improvviso a dismisura? Dell'impossibilità, da un certo punto in poi, di ritirare l'offerta anche se la si è fatta per sbaglio? Anche questo è capitato personalmente a me (che pure sono un'acquirente esperto d'aste virtuali e non) m'è bastato sbagliare una virgola nella formulazione d'un offerta per essere costretto ad acquistare un oggetto che mai al mondo avrei comprato a quel prezzo (sempre per il discorso delle ammonizioni, le sospensioni, le espulsioni…). E cosa succede al venditore truffaldino, disonesto, millantatore? Nulla.
Vogliamo parlare dei "grandi venditori" che muniti di più account e più indirizzi IP si rialzano da soli le offerte? In fondo cosa rischiano? Al massimo pagheranno qualcosa in più di spese se si auto-aggiudicano l'asta, ma vuoi mettere la convenienza se l'asta la vince qualcun altro? Oppure parliamo della disparità di condizioni da un paese all'altro (strana cosa per un sistema integrato e globalizzato). In Germania non esiste il prezzo di riserva (e mi sembra cosa sana per un'asta virtuale) in Italia, negli USA e in tanti altri paesi si. Il risultato è una serie sterminata di "compralo subito" o di improbabili riserve, che ti fanno solamente perdere tempo. Partecipare a un' asta, per un venditore che decide di farlo, è un rischio. Ha deciso lui di correrlo, come io lo corro decidendo di puntare sul suo oggetto. Solo che lui, se non è una persona seria e intravede la malaparata, può ritirare, in qualsiasi momento, l'oggetto dall'asta, facendomi perdere tempo, buonumore e magari un altro "deal". 
Vogliamo parlare di tutti gli oggetti di cui è vietata per regolamento la vendita e che invece vengono venduti? Delle segnalazioni mai prese in considerazione su questi? Vogliamo parlare infine del fatto che e-bay, che pure si preoccupa (giustamente) di offrire sistemi di pagamento rapidi e sicuri (eccellenti peraltro) non si perita di trovare accordi per superare il più stretto dei colli di bottiglia, quello che realmente impedisce la tanto decantata "globalizzazione del mercato" e lo sviluppo dell'E-Commerce: il costo, disdicevolmente alto dei trasporti. Chiaro che non acquisto più nulla dal Regno Unito, vista la scarsa sanità mentale degli adetti ai listini prezzi della Royal Mail (oltre alla iperbolica sopravalutazione della sterlina, ma di questa non posso proprio dartene colpa), non acquisto oggetti che pesino più d'un paio d'etti negli Stati Uniti, e tra poco non acquisterò più nemmeno in Germania (in Italia lo faccio assai raramente, visto che chiunque abbia una vecchia carabattola arrugginita in cantina è convinto di avere il famoso tesoro dell'Isola, quella lì di Stevenson). Ma possibile, benedetta ragazza, che con tutta la tua potenza non riesci a fare uno straccio di convenzione internazionale con uno dei grandi gruppi di spedizione, che pure la sentono anche loro la fatica della recessione mondiale, o no? Come faccio ad acquistare se poi la spedizione mi costa il doppio (nella più ottimistica delle ipotesi) del prezzo di aggiudicazione dell'oggetto? Fatti furba bella mia! 
Questo collo di bottiglia, peraltro, potrebbe anche starmi bene: sai, essendo figlio di un dirigente del sindacato, ed essendo cresciuto a pane ( latte) e sindacato, tendo naturalmente a difendere il valore del lavoro, di quello italiano - ovviamente- in primo luogo ( non si tratta di discorsacci sull'immigrazione e robaccia affine, ma della difesa di un sempre più bistrattato "stato sociale") e i negozianti ( alcuni) sono lavoratori anch'essi. Ma visto che la sfida globale è in atto, che sfida sia e ad armi pari. I negozianti bravi sapranno comunque come difendersi (con la qualità e l'efficacia del servizio, anziché scannarsi sul prezzo) e magari ricorreranno anche loro, quando del caso, all' E- Commerce. Ma noi acquirenti vogliamo, esigiamo di essere tutelati, almeno quanto lo sono i venditori, pretendiamo di non doverci arrangiare ad escogitare le più assurde triangolazioni per farci arrivare un vecchio LP, senza dover pagare un assurdità di trasporto ( posto che poi l'oggetto lo si riceva e lo si riceva intero). Già perché le spese di spedizione, ove non si fosse capito, le paga l'acquirente. 
Poi ci piacerebbe che tu vigilassi su quei venditori che scrivono, per esempio, "non vendo ai francesi" o "italiani raus", sai nel rapporto virtuale un bel cazzottone sulla ganascia non lo si può affibbiare, ma le regole internazionali sul commercio vietano qualsiasi forma di discriminazione.
Ti diciamo tutte queste cose, cara e-bay, perché ti vogliamo bene e da molto tempo. E' stato un amore istantaneo, che abbiamo voluto trasmettere a quelli che si fidano delle nostre parole. E siccome sono molti quelli che si fidano delle nostre parole, non vorremmo continuare a fare figuracce, né che sia tu a farle. Ci è sempre piaciuto giocare nei tuoi anfratti, che erano - sino a poco tempo fa- più confortevoli e sicuri. Ora cominciamo ad annoiarci. E se ci annoiamo noi che di passione per queste "sciocchezzuole" ne abbiamo tanta…Beh, io se fossi in te ascolterei il campanello di allarme, e magari darei, occasionalmente, un calcetto nel dididetro a chi di dovere, ove farlo alzare dalla sedia e ripristinare una comunicazione che sia di fatti e non di plasticose formule, con quella che è la massa che ha creato e mantiene la tua ricchezza. La massa degli acquirenti. Quando non ci saranno più loro, i venditori i loro oggetti sapranno bene dove darseli.
Stammi bene

Tua

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