Tu sei qui:HomeMagazineNumero 8Reportage Milano HI END 2004

Milano Hi End 2004 1

di Igor Zamberlan
Milano Hi End 2004 1

Il Milano Hi-End 2004, quinta edizione della fiera dell'alta fedeltà organizzata da Sergio Zaini, mi è parso quest'anno leggermente meno coinvolgente (se coinvolgente si può dire di una fiera dell'alta fedeltà) rispetto all'edizione dell'anno scorso o rispetto al recente Roma hi-end 2004, organizzato dallo stesso Zaini al Jolly Hotel di Roma (il paragone con il Top Audio & Video è inutile, tanto sono diverse per scopi, tipo di pubblico e aziende presenti le mostre organizzate dal nostro pavese rispetto a quella APAF). Sarà perché, per la prima volta, c'ero anche la domenica; sarà perché stavolta, forse per la presenza di sistemi top in quantità superiore alle precedenti edizioni, i problemi acustici e di perdita fra una 'stanza' e l'altra mi sono sembrati più fastidiosi ' non lo so. Sta di fatto che, al contrario di quanto è successo allo show romano, la domenica qui è stata una giornata di relativa stanca, e che il disturbo che una 'stanza' dava all'altra mi ha impedito, in un paio di casi, di farmi un'idea delle caratteristiche degli impianti (uso le virgolette intorno a stanza perché, nella maggioranza dei casi, si trattava di vani ricavati da spazi aperti attraverso l'uso di paratie).

Mi si sta facendo strada nella mente un'idea (non so quanto nuova), cioè che queste mostre, più che mostrare le caratteristiche di apparecchi e impianti, facciano capire, più o meno, la capacità e l'abilità del dimostratore a mettere insieme un impianto in condizioni sfavorevoli e perlopiù ignote, con acustiche improbabili e con tempi ridottissimi. Una sorta di gara, soprattutto con se stessi, un piccolo gioco tendente all'autolesionismo, che paga se chi va ad ascoltare interpreta la mostra non come un luogo in cui dare una sentenza di vita o di morte nei confronti degli apparecchi o dei sistemi, ma come un luogo dove cercare di capire l'interesse di determinate soluzioni e proposte, assolutamente da approfondire in luoghi più adatti. 
E' per questo che apprezzo moltissimo chi tenta di portare sistemi di livello assoluto (ossequio, se volete, la temerarietà), ma che cerco anche di individuare quei dimostratori che, ottimizzando le installazioni e non andando per forza a tentare imprese titaniche, accettano di rischiare di sparire di fronte ai mostri sacri per presentare installazioni più proporzionate al tipo di acustiche e situazioni con cui si trovano a dover lottare.

Altra riflessione: da un certo punto di vista, mi pare che questo piccolo mondo della riproduzione acustica (ricordo che la mostra è, come tutte quelle di Zaini, di solo audio a due canali, e c'è, vedete sotto, pure chi ne ha portato uno solo) stia tendendo verso una nuova forma di isteria, un forte pericolo di trasformare la comunità audiofila in un 'posto' assai poco piacevole dove stare, un'inclinazione a fare a chi la sballa più grossa con le rivendicazioni (nei confronti di distributori, costruttori, venditori), con le voci di corridoio, con le più improbabili teorie del complotto, con gli sforzi più eroici di dietrologia (magari campati su una mezza parola), con le teorie adamantine da contrapporre ad altre teorie adamantine. Mi pare che non sia un atteggiamento consono per qualcosa che rimane un bene voluttuario, che dovrebbe procurare piacere e non pendere verso la rissa (per fortuna solo verbale, non ho notizie di scontri a fuoco fra triodisti e statosolidisti &).

Ma veniamo alla mostra, nella quale le cose interessanti non mancavano, così come non mancavano le sale in cui, nonostante tutto, si riusciva ad ascoltare musica.

E ora, apriamo le danze.

Sala Landa A: The Sound Of The Valve

Questa era la prima delle due sale dell'ospite della mostra. A suonare era l'amplificatore 'Incantation of PX25' coi diffusori 'The Wall 3' già visti al Roma Hi-End; la sorgente era un (il?) lettore CD Sony a due telai di fine anni '80, meccanica CDM4 Pro e convertitori TDA1541A Philips.

Questi diffusori, array di larga banda custom, hanno bisogno di una distanza d'ascolto ragguardevole per suonare bene integrati; dandogliela, l'esito è decisamente interessante per dinamica e velocità di risposta.

Sala Landa B: Corfac2 ' Ferguson Hill Europe

Ambedue gli espositori giocavano fuori casa: Corfac2 è un costruttore e distributore svizzero, legato storicamente a brinkmann, che distribuisce anche Amphion (interessanti diffusori finlandesi a radiazione controllata) e le Quad ESL57/Braun LEI ricostruite in Germania, oltre ad una propia linea di accessori e condizionatori di rete; Ferguson Hill è il costruttore di un originale diffusore basato su un Lowther DX3 modificato caricato da una tromba ovale in plexiglass, capace di una risposta in frequenza che parte da 150 Hz (da completare, quindi, con un subwoofer). Corfac2 può anche essere interpellata da chi è interessato ad aggiornamenti e ottimizzazioni degli apparecchi progettati da Helmut Brinkmann, gli Audiolabor e i brinkmann.

Ho sentito il sistema con le Amphion Xenon, qui in una speciale versione modificata da Corfac2 che sarà presto messa in regolare produzione, che ha confermato le buone cose che già sapevo dei diffusori scandinavi e degli apparecchi brinkmann (giradischi Balance col braccio e la testina Brinkmann, pre phono Fein, convertitore Zenith, pre Marconi, finali mono), di ragguardevole fluidità e morbidezza, che non sembrano risentire di nessuna delle caratteristiche negative normalmente ascritte ai sistemi a stato solido. Tuttavia, non mi sento di dire nulla di definitivo sul suono di questo sistema, né dei diffusori Ferguson Hill, pilotati dal finale brinkmann stereo (se non che mi paiono promettenti), dato che ogni tentativo di valutare l'abilità dei sistemi a riprodurre la dinamica a bassi livelli e il microcontrasto era frustrato dal suono che entrava dalla sala vicina attraverso la paratia che faceva da muro. Peccato; ma presto avrò in casa lo Zenith nel suo ultimo upgrade, così potrò farmi un'idea un po' più attendibile.

Una foto del pre top brinkmann, il Calvin:

Sala Landa C: Nonsolomusica

Qui era presente la piccola leggenda del movimento italiano triodistico/altefficientista, importatore di chicche assolute come Shindo, Be Yamamura, Sun Audio, Sakuma, Verdier. L'attenzione, tuttavia, era sulla produzione propria di Nonsolomusica, che parte dai componenti digitali e dai pre phono per arrivare ai diffusori, passando attraverso tutti i componenti intermedi (non c'è un giradischi, suppongo non abbia molto senso farne uno quando si può disporre dei fantastici Verdier). La particolarità dei sistemi Nonsolomusica (probabilmente influenzati, in questo senso, da Sakuma) è che, pur essendo, ovviamente, perfettamente compatibili con l'ascolto stereo, sono ideati con l'ascolto monofonico in mente! La produzione parte da un piccolo amplificatore integrato monofonico a stato solido (1800 Euro) per arrivare ai grossi sistemi interamente a tromba (il diffusore La Chiocciola, la lista dei prezzi e delle opzioni del quale è in grado di dare un giramento di testa, driver a eccitazione alimentati a valvole, Altec o TAD, trombe &).

Due le cose notevolissime del sistema in dimostrazione: una sorgente multiformato (SACD, CD, DVD-Audio) a due telai, uno contenente la meccanica e l'altro il DAC (stranamente l'uscita digitale mi è sembrata essere una normalissima AES/EBU &)

e due enormi amplificatori, uno single-ended e uno push-pull, che impiegano dei mostruosi triodi degli anni '30 da poco riscoperti, in prima assoluta allo show.

I gentilissimi dimostratori mi hanno fatto sentire sia il sistema push-pull che quello single ended (i diffusori erano le un grosso modello a radiazione diretta della linea Audibilia" , il pre di produzione Nonsolomusica) e, anche se la sala mi sembrava più fatta per attirare l'attenzione (è anche questa un'interpretazione valida di una fiera audio) che ottimizzata per le massime prestazioni audio, ho molto apprezzato la dinamica e la naturalezza timbrica del sistema Nonsolomusica (in particolare col finale push-pull, probabilmente più adatto ai diffusori ' mi si dice che il single ended sia più adatto ai sistemi a tromba). Anche l'ascolto monofonico è un'esperienza interessante (e non così limitante come molti audiofili pensano). Back to Mono!
Ah, e sarebbe interessante provare la sorgente digitale, che ovviamente esce anche in stereo ' in fondo il costo è tutt'altro che folle, 2500 Euro per la meccanica e 2800 per il convertitore.

Sala 1: DP Trade (Tidal)

L'ottimo Brosio, coadiuvato da due rappresentanti del costruttore tedesco, presentava per la prima volta ad una fiera italiana l'eccellente produzione di questo costruttore tedesco, pratiacmente ignoto da noi. Il sistema era composto da sorgenti Shanling e Sota, pre, finale e diffusori Tidal, cavi Shunyata.

Credo che l'esito fosse un po' perturbato dal fatto che le sorgenti non erano all'altezza del resto dell'impianto (i tre pezzi Tidal, in fondo, costano 18000 Euro l'uno, le sorgenti una frazione di quella cifra), ma era evidente la neutralità del sistema, la sua capacità di sparire, la mancanza di tratti sgradevoli.

Sala 2: DP Trade (BAT/Kharma)

Questo sistema era uno dei picchi della mostra (per gli altri due o tre, vedete sotto) nella categoria statement systems: lettore CD Balanced Audio Technologies VK-CD5 SE (9000 Euro), pre BAT VK31SE (9000 euro), finale BAT VK75SE (13000 Euro), diffusori Kharma CRM3.2F (15000 Euro), cavi Shunyata e Kharma (quello di potenza ridefinisce la specie pitone da tappeto).


Suono di grande dinamica e trasparenza, eccellente la capacità i seguire il ritmo e la vita della musica, mai artificialmente abbellito (alla faccia di chi pensa che tutte le valvole suonino smussate agli estremi gamma); una minima risonanza alle basse frequenze come peccato veniale. Un sistema costruito con coerenza e coesione.

Il finale BAT VK75SE:

Altri interessanti oggetti nella sala DP Trade: un finale Ming-Da con le 805 come finali e le 300B come driver, offerto al prezzo di 2400 Euro:

e il nuovo lettore CD Shanling, senza l'estetica da astronave, ma veramente ben costruito, con un prezzo sotto i 1500 Euro:

Credo che avremo da parlare molto, in futuro, degli interessantissimi oggetti distribuiti da questo dinamico importatore torinese (ci sono anche PS Audio e Aurum Cantus, fra gli altri &)

Sala 3: Kiom

Un passo più in alto rispetto a quanto visto l'anno scorso nella sala di Luca Chiomenti, altro picco della mostra (e due), il sistema comprendeva le nuove Size R-12 (di cui vi abbiamo dato notizia nelle nostre news), dei nuovissimi amplificatori monofonici con la 300B denominati EM300, il noto pre C2 e la sorgente digitale top MBL, fornita, come i cavi Fadel Arts e Acapella, dai fratelli Sopegno di Hi-Fi Center di Pinerolo.

Nella scuola bassa potenza/alta efficienza, questo è uno dei risultati per me più attendibili: ottima l'estensione, praticamente assenti le colorazioni (una certa sensazione di code sul basso era sicuramente dovuta alla stanza), bella naturalezza. D'altra parte, il coerentissimo approccio di Luca ci aveva già abituato a questo in precedenza.

 

Sala 4: Audionautes

E' la prima presenza 'sonante' dell'azienda di Fabio Camorani ad una fiera; c'era un bel clima di familiarità e di voglia di divertirsi nella saletta. Fabio presentava il primo amplificatore di sua costruzione integrale, un push-pull di 6AS7 accoppiato a trasformatori.

A pilotarlo erano varie sorgenti digitali, elaborate coi prodotti LC Audio, e uno splendido giradischi Garrard su base 'antisismica' equipaggiato con un braccio Ortofon da 12' a cui era stato effettuato un trapianto di shell per poter montare una Lyra Clavis. Il pre era un Counterpoint. I diffusori erano un altro prodotto Audionautes, degli strani parallelepipedi bianchi, di cui non sono riuscito ad individuare il principio di caricamento (alla mia richiesta di informazioni, Fabio ha risposto scherzosamente che si tratta di allineamento Camorani...), equipaggiati con l'altoparlante di cui Fabio ha fatto quasi una bandiera, il Diatone P-610. Tutto molto divertente e godibile, un approccio che sembra lontano da certe isterie estremizzanti.

Ovviamente Audionautes utilizzava, per le dimostrazioni, gli eccellenti dischi che propone attraverso il suo sito.

Sala 5: Morsiani/Marel

O la cattedrale dell'analogico. Morsiani è, ormai, una presenza costante alle mostre, direttamente o attraverso gli impianti dei costruttori più 'underground' della scena italiana.
Quest'anno, come al Milano Hi-End 2003, le elettroniche che accompagnavano il giradischi erano Marel, interessantissimo costruttore emiliano che propone una serie di prodotti finiti (dall'economico pre phono a stato solido agli OTL mono da 200 watt) anche in moduli premontati per l'autocostruzione, cui è necessario aggiungere soltanto dei cabinet, con un considerevole risparmio sui prodotti finiti.
I diffusori erano, alternativamente, dei prototipi della stessa Marel o una coppia di JBL Jubal. Grande dinamica e velocità; risultato penalizzato dall'esiguità della 'stanza'.

La versione del giradischi Morsiani utilizzata quest'anno (ci sono sempre piccole varianti, l'evoluzione del Morsiani è inarrestabile, segno di uno sconfinato amore per l'analogico ' condiviso!