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Milano Hi End 2004 Contro Reportage

Di Marco Caponera
Milano Hi End 2004 Contro Reportage

Questa versione del reportage l’ho chiamata “contro” perché il punto di vista non è quello dell’osservatore che valuta la manifestazione e gli apparecchi in esposizione, ma sono le macchine a guardare i propri ospiti e a dare una valutazione sul livello “qualitativo” di questi ultimi. L’idea iniziale era di fare una versione ironica della mostra, in realtà ci sono sì spunti leggeri, ma anche riflessioni sui alcuni mali che affliggono il nostro mondo, senza paternalismi ma spero con una giusta dose di provocazione.

Anzitutto vorrei tessere un filo di continuità tra il Top Audio-Video di quest’anno e il Milano Hi-End 2004:
Sì perché in quella occasione qualcuno che si fosse preso la briga di osservare gli audiofili si sarebbe reso subito conto che non si trovava di fronte ad uno spaccato di umanità “normale” ma anzi al cospetto di individui alquanto bizzarri.
Sulla navetta che mi portava alla manifestazione mi imbattei in colui che pensai essere l’unico sciroccato dell’ambiente, un signore che apparentemente preso dal suo walkman, lasciava trasparire connotati alquanto preoccupanti della personalità. Ogni tanto si toglieva le cuffie per rispondere ad immaginari interlocutori e ogni volta che questa conversazione a senso unico veniva considerata conclusa con sommo gaudio e malcelata soddisfazione le cuffiette tornavano al loro posto e lo sguardo ridiventava estatico. Debbo dire che incontrando di nuovo il soggetto durante la manifestazione ho notato ancora di queste stranezze, al nostro tavolo al piano terra ci venne schiettamente a dire che lui sarebbe tornato dopo, perché in quel momento doveva andare altrove. Peccato che nessuno lo aveva mai visto prima o invitato a fermarsi (escluso il sottoscritto, che con codardia manifesta si allontanava dallo stand per evitare contatti con l’imbarazzante sconosciuto).
Cito quest’episodio del top audio perché inspiegabilmente sulla navetta che mi portava al Milano Hi-End appena concluso mi sono ritrovato nella stessa situazione ma con un soggetto diverso. E l’incontro si è ripetuto anche all’interno della mostra. Un signore molto alto con cappotto e cappello di lana (le giornate di mostra quest’anno sono state tutt’altro che fredde) che girovagava tra gli stand con l’aria di chi è poco abituato ai contatti umani, lo sguardo fisso sugli apparecchi e fuggevole agli sguardi altrui. Citando questi episodi non mi sogno minimamente di parlare di normalità e anormalità perché per via della particolare sollecitazione dei sensi (l’udito in primo piano, ma non soltanto) nel mondo degli audiofili l’alienazione è una norma non l’eccezione.


Passando alle note di colore sulla normalità della mostra ho notato, come in altre iniziative, che una parte significativa del popolo audiofilo sta prendendo un brutto vizio, quello di giudicare le sale degli espositori non in base alle effettive prestazioni, ma in base a non so quali categorie pre-acquisite. Non sono pochi gli apparecchi che ho “sentito” lamentarsi del fatto che la gente entrasse in saletta iniziasse immediatamente a confabulare neanche, troppo a bassa voce, per far intendere al resto dei presenti che la sala e gli apparecchi in questione non suonavano, peccato che dall’ingresso al giudizio finale non abbiano mai smesso di discutere tra loro, a volte della qualità del disco in riproduzione, di come il proprio impianto suonasse meglio e infine di come la filosofia produttiva degli oggetti presenti non ne giustifichi il costo. Peccato che per arrivare a tutte queste conclusioni potevano benissimo risparmiarsi la visita al milano hi-end perché in troppi casi questi giudizi, lo posso testimoniare davanti ad un giudice, prescindevano completamente dall’ascolto calmo, protratto nel tempo e concentrato che sarebbe necessario ad un essere umano “normale” per arrivare a tali questioni. Non critico l’idea di scambiarsi opinioni a caldo sul suono delle varie sale, ma trovo più sano e obiettivo che ciò venga fatto in corridoio “dopo” aver ascoltato, non durante o prima. Senza contare il fatto che parlare ad alta voce nelle salette distrae i pochi che sono lì per ascoltare. Questo per dire che poi non ci possiamo lamentare se molti distributori fanno mostre statiche degli apparecchi, già è difficile far suonare qualunque cosa nelle famose sale d’albergo (soltanto chi ha fatto quest’esperienza sa di cosa parlo), poi mettiamoci anche un fastidioso rumore di fondo… e allora fine della mostra!


Altra nota simile per principio ma ancora peggiore nella sostanza è stata quella che ho appuntato nella sala del noto progettista Luca Chiomenti che esponeva le proprie elettroniche abbinate a dei diffusori sempre di produzione Kiom (marchio con il quale produce gli apparecchi), con una sorgente digitale udite udite: MBL. Ho sentito, e testimonio sotto giuramento, che una lunga teoria di visitatori giudicavano il suono dell’impianto dando tutti i meriti alla sorgente, con frasi tipo lui all’amico: “ma hai visto che la sorgente è MBL e ci credo che suona bene l’impianto”, al che soddisfatti di aver “sgamato” l’inghippo lasciavano la sala con il sorrisino di chi ne sa molto più degli altri. Io chiedo a questi signori cosa ascoltano di solito, cosa hanno ascoltato in quella sala, cosa sanno della produzione della Kiom, cosa sanno della qualità delle elettroniche, cosa sanno della filosofia progettuale? Se ne sapessero qualcosa, ma dubito, sarebbero rimasti di più, avrebbero parlato di meno e avrebbero ascoltato un po’ meglio. La prossima volta Luca canto io nella tua saletta così voglio vedere se qualcuno potrà ancora dare tutti i meriti alla sorgente, provare per credere. Per inciso io non sono amico fraterno di Luca Chiomenti, ci conosciamo appena, ma sentire giudizi tagliati con l’accetta nei confronti del lavoro di chicchessia mi fa incazzare come una belva…
Poi però c’erano apparecchi che seppur non coccolati dal pubblico erano oggetto di estatica attenzione da parte del proprietario-distributore che ne dimostrava le soniche doti. Mi è capitato nella sala Lyric Audio, dove peraltro elettroniche “Hegel” facevo libero sfogo di dialettica muta, di osservare una dedizione assoluta alla preparazione di un giradischi Kuzma Reference, io e il mio collega Igor Zamberlan, abbiamo aspettato una buona mezz’ora di poter parlare con un responsabile, quando ci hanno indicato il proprietario abbiamo a lungo atteso di poter interloquire con lui, ma ciò alla fine si è dimostrato impossibile, perché troppo preso dal rapporto fatto di utensili, spazzoline, dime, coperchi e testine per dedicare qualche minuto a due poveri mortali come noi, imperfetti per natura e bruttini nell’aspetto (non me ne voglia Igor).
Poi una nota più leggera in questa manifestazione come in altre c’erano diverse esposizioni di interiora di hi-fi: valvole, trasformatori, punte, contropunte, e bombe a mano, ma upgrade per cervelli e consapevolezze nuove e più performanti per gli audiofili quando le potremo acquistare?

In conclusione se ancora state leggendo e non vi fosse chiaro l’assunto di partenza voglio dire che nelle mostre di audio non si va più per ascoltare, ma per giudicare. Con un atteggiamento tale non prendiamocela se produttori, distributori e negozi snobberanno sempre più queste manifestazioni, che, con i propri limiti, sono rimaste l’unica occasione certa dove poter ascoltare qualche apparecchio.
Un audiofilo che non riesce ad ascoltare perché preso dai suoi stessi discorsi non è un audiofilo ma un “parlofilo”! Signori “parlofili” cosa fate quando ascoltate il vostro impianto: gli spiegate come dovrebbe suonare e lo frustate se non segue la teoria che avete preparato per lui? Ma no, in fondo ogni scarrafone è bello a mamma sua!