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Pathos New Classic One

di Marco Caponera
Pathos New Classic One

Bentrovati sulle pagine (web!) di Videohifi.com. 
Questa volta abbiamo rivolto lo sguardo verso un amplificatore integrato che nonostante la tenera età può definirsi, come recita l'impegnativo nome, un vero classico della hi-fi di produzione italiana. Come dicevo è facile capire che stiamo parlando del Pathos New Classic One, amplificatore integrato ibrido, con uno stadio di preamplificazione a valvole (una coppia di 6922 marcate Sovtek) e uno stadio finale a stato solido da 70 w (rms) per canale in modalità stereo. Credo che non farò un grave torto all'azienda vicentina se ometto un'adeguata presentazione della casa produttrice per soffermarmi sul protagonista della prova, ormai chi può permettersi il lusso di non conoscere questa dinamica azienda che in pochi anni - è in attività dal 1994 - ha superato e doppiato numerosi produttori di tutto il mondo. Il perché è presto detto: idee nella zucca! Attraverso alcuni concetti (vedi Inpol) ben sviluppati i tre fondatori della Pathos hanno saputo realizzare elettroniche dalla qualità eccelsa. Ciò unito alla superba capacità di inserire elettroniche ben funzionanti in cabinet, anche se chiamarli così è assolutamente riduttivo, costruiti in maniera impeccabile e al tempo stesso affascinante. Sì perché il New Classic One, giunto alla sua seconda versione, è un apparecchio che oltre a suonare bene ha un'estetica molto ricercata a metà strada tra il valvolare tutto a vista propria di qualche decennio fa e l'elettronica digitale di questi anni. Nessun particolare costruttivo è lasciato al caso, ogni vite è stata scelta per il suo scopo e per il suo design. Gli accostamenti di colore poi ne fanno un oggetto inseribile in ogni tipo di arredamento, dal legno d'epoca per la presenza di legno e valvole, al futuristico spinto grazie alle linee snelle fatte di plexiglas e metallo lucido. E' mia personale opinione che apparecchi impegnativi da un punto di vista economico debbano offrire in ogni parametro, anche quello estetico, quel qualcosa in più, che manca nella produzione consumer, da cui questi oggetti dovrebbero discostarsi, salvo poi mostrare telai realizzati con spese risibili e un estetica il più delle volte frutto delle catene di produzione, piuttosto che di una scelta di qualità assoluta. Non è così per il Pathos e secondo me vale la spesa già per questo parametro. Forse a questo punto gli esteti e gli architetti d'interni saranno soddisfatti, gli audiofili un po' meno, vediamo di rimediare…


Estetica e costruzione

Entrando nello specifico credo che con l'ausilio delle foto non sarà difficile descrivere questo apparecchio dalla forma allungata e dal frontale snello. I componenti di pregio sono tutti a vista o quasi perché riparati dentro gusci protettivi. Partendo dal pannello frontale incontriamo dalla sinistra il piccolo display dai caratteri rossi che indica alternativamente sorgente e livello di volume è controllato digitalmente e aumenta d'intensità quando impegnato dal messaggio delle manopole e dal telecomando. Al centro contornati da un inserto in legno sovrapposto al telaio metallico troviamo le due snelle manopole dorate, la sinistra per il controllo del volume, la destra per la selezione della sorgente entrambi a controllo digitale, non ruotano ma toccandole in senso orario danno un step in aumento, al contrario toccandole in senso antiorario un step verso il basso, tenendo premuto si sale o si scende progressivamente. Chiude sulla destra la levetta per l'accensione e lo spegnimento dell'apparecchio.

 

Il retro a differenza del frontale è denso di elementi: sulla sinistra incontriamo subito le connessioni bilanciate per una sorgente, poi altre quattro sbilanciate, tutte di linea e una per il tape out, sulla destra il connettore per la connessione del cavo d'alimentazione. Sopra al pannello superiore troviamo le connessioni di potenza: due connettori per lato, separate dal trasformatore di alimentazione, la posizione non è delle più comode specie se il cavo è di diametro consistente e anche l'estetica non se ne avvantaggia. Tutti i connettori sono di ottima qualità dorature incluse, forse le connessioni sbilanciate sono un po' ravvicinate tanto da diventare un ostacolo per connettori di grosso calibro. La precisazione è d'uopo in apparecchi di questo calibro poiché attualmente sto utilizzando cavi HiDiamond d'alto lignaggio e come giusto che sia sono terminati con connettori di qualità con specifiche esigenze di spazio. Non vorremo mica collegare i diffusori al Classic One con una rozza piattina rosso-nera?
La costruzione pur essendo notevolmente curata non è delle più robuste, il plexiglass non è un materiale indistruttibile e così pure le valvole, anche se protette dalla struttura in metallo.
Anche il pannello di fondo, avvitato alla struttura principale tramite sei viti francesi, è un po' troppo sottile e risonante, ciò è in parte dovuto alla diffusa foratura necessaria per smaltire il calore, ma si poteva ovviare aumentando di qualche decimo di millimetro lo spessore del pannello.
Non è certamente un oggetto da studio di registrazione o per smanettoni, è elegante, ben rifinito cui si deve una certa attenzione, un po' come accade per i nostri amati dischi, non vorrei mai che la superficie dei miei vinili fosse irreparabilmente rovinata da righe dovute a imperizia del sottoscritto e vi garantisco che non stareste meglio se per pura fatalità si dovesse segnare il pannello superiore del vostro Classic One. Ovviamente queste sono attenzioni che ciascun bravo audiofilo generalmente non si fa suggerire da nessuno, anzi, la categoria è spesso oggetto di derisione per la maniacale cura dei dettagli: quindi audiofili esigenti andate tranquilli il Pathos è l'apparecchio che fa per voi, pensate che è anche possibile che vostra moglie lo trovi gradevole e non vi lanci quindi dietro questo ennesimo nuovo acquisto…

 

Un capoverso a parte merita senza dubbio il bel telecomando a corredo dell'apparecchio, la scelta dei progettisti è tutta rivolta all'essenzialità delle funzioni a disposizione: un tasto che seleziona la scelta tra il controllo del volume e il cambio della sorgente, due tasti per variare questi due parametri e un tasto per il mute. Tutto qui, ma che bellezza la finitura in vero legno! Robusto come vorremmo ogni telecomando, spartano, e tuttavia, semplice nell'uso una volta imparata la funzione di ciascun tasto. Un accessorio che accresce il fascino dell'amplificatore.

Funzionamento


L'accensione dell'apparecchio è ritardata di qualche secondo dopo i quali l'ampli si setta a volume zero. A questo punto ci possiamo comodamente sedere in poltrona e selezionare brano e volume preferiti. Come tutti gli apparecchi di un certo valore per avere le prestazioni migliori si dovrebbe attendere qualche decina di minuti, accorgimento fondamentale quando ci si aspetta dall'apparecchio che dimostri tutte le sue peculiarità, il Classic One dopo circa mezz'ora di funzionamento è già in grado di offrire prestazioni ottimali.
Il telecomando è un po' direttivo, non consente disposizioni dell'impianto laterali rispetto al punto di ascolto, pena contorsioni spiacevoli e innaturali del busto dell'utilizzatore.
E' prevista la possibilità di far funzionare l'apparecchio in modalità mono, semplicemente spostando uno switch sul fondo dell'ampli, ovviamente ciò rende necessario l'abbinamento con un altro Classic One per tornare a funzionare in modalità stereo, con tutti i vantaggi che questa configurazione porta con sé, raddoppio della spesa incluso.
Non ho riscontrato nessun problema di funzionamento tenendo l'apparecchio acceso per diverse ore, lui risponde sempre come fosse fresco e riposato, al contrario del sottoscritto che dopo alcune ore passate ad alternare dischi di diverso formato, diffusori di varia cubatura ed elettroniche a stato più o meno solido, mostra una certa rigidità di movimento, occhi arrossati e timpani esausti. Le macchine si sa sulla resistenza hanno una marcia in più!

Suono


…e finalmente veniamo al suono.
Credo di poter descrivere le doti di riproduzione del Pathos in poche sintetiche righe perché quando una prova è convincente sotto molti punti di vista a poco servono eruditi giri di parole per illustrarla(Vai al mio impianto di riferimento).
La timbrica a prescindere dai partner utilizzati è risultata piuttosto equilibrata con una buona dose di energia e presenza della gamma bassa, non dinamicissima ma piacevole ed estesa. La gamma media è il pezzo forte dell'apparecchio che riproduce voci maschili e femminili con disinvoltura e dettaglio, la grana è ottima. La gamma alta beneficiando della sezione pre a valvole si mostra non estesisissima ma in equilibrio con il medio alto, con cui si fonde alla perfezione.
La scena è sensibilmente estesa verso la profondità, i piani vengono scanditi in maniera precisa ma non fittizia. L'apertura verso i diffusori non è da primato, tuttavia l'emissione non si focalizza quasi mai su questi, facendoli quasi scomparire. Questa è una prerogativa che mi ha sempre affascinato molto, la ritengo una sicura chiave di lettura della prestazione.
Come dicevo la dinamica non lascia senza respiro, qualche parametro lo dobbiamo cedere per forza, altrimenti saremmo di fronte alla perfezione da 2000.00 euro; non è un ampli dimesso, questo va chiarito, ma agli ascoltatori di musica elettronica, rock, heavy metal e via dicendo consigliamo di guardar altrove…

Conclusioni


Un apparecchio che vorrei avere in casa, è molto bello, io direi bellissimo ma "de gustibus…", ben costruito, che suona alla grande, un'ennesima riprova del fatto, tanto spesso dimenticato, che in Italia si fa dell'ottima hi-fi, presto sentiremo parlar molto bene di Pathos anche nel settore multicanale fin ora quasi esclusivo appannaggio delle produzioni giapponesi, per via del solito snobismo "burino" tutto nostrano.

Dati
Costruttore: Rega Pathos Acoustics

www.pathosacoustics.com
Distributore: Music Tools
Via Lombardia, 24 61100 Pesaro Tel: 0721-415670 Fax: 0721-459083
www.musictools.it
Prezzo 11/2003: € 2040
Descrizione: Amplificatore integrato