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Revisionismo Audio

di Bebo Moroni
Revisionismo Audio

"Ma cos'è questo? Un CD? Ma quando, 
questi stupidi terrestri, si accorgeranno 
dell'infinita superiorità sonica del vinile???"

John Lithgow (Capitano Dick Solomon), 3d Rock From The Sun

Io l'ho sempre ammesso: sono un Dinosauro. Lo sono sempre stato, lo ero già in tenera età. Mia madre mi racconta sempre che all'età di 5 anni mi svegliai improvvisamente dal sonnellino pomeridiano piangendo disperato: "voglio tornare piccolo!" dicevo tra i sighiozzi. Mia madre mi guardò un po' preoccupata e mi chiese se era poi così bella la vita da spermatozoo. Colleziono roba vecchia e vado in sollucchero quando vedo un tavolo di formica (ne ho uno rosa shocking in cucina). Nello studio ho un TV in bianco e nero, quando a notte tarda faccio una pausa dalla scrittura, mi ci guardo i programmi Rai di repertorio e faccio finta che il tempo non sia mai passato. Certe volte me ne riesco a convincere persino. Sono un dinosauro, uno che ha in casa sei giradischi e 6000 LP, che ne continua ad acquistare anche solo per sentirne l'odore della copertina: in fondo quella sciacquetta della dischetta digitale non m'è mai riuscita a diventare simpatica, sarei pronto a rivendicare la superiorità dell'analogico anche di fronte al sistema Digitale Perfetto progettato dal Creatore in persona. Per fortuna questa evenienza non s'è ancora verificata e dubito che ciò succederà in tempi ragionevoli, così non sarò costretto a mentire.


Però, lo dovrete ammettere, c'è anche un limite ad esser dinosauri: ad un certo punto si cammina pericolosamente verso il punto in cui andrà a cadere quell'asteroide che ci porterà all'estinzione, o verso la zona iniziale della glaciazione, a seconda dell'opzione che intendiamo abbracciare. In genere tale fatale attrazione si manifesta con una sorta di rincoglionimento pre-senile che ci fa trovare improvvisamente incantevoli oggetti che avevamo sino al giorno prima trovato (e forse a ragione) detestabili. Non solo non ci vergogniamo di provare tale innaturale sentimento (come qualcuno non si vergogna nel riproporre quell'abominio dello stile che furono, e ahimé sono di nuovo, i pantaloni scampanati) ma cominciamo a strombazzarlo in giro, a scriverlo a rivendicarlo. 
Il delirio ha molti gradi di sviluppo, poi, un bel giorno cessa d'improvviso. Ma i danni che ha creato nel frattempo, innanzitutto a coloro che sono stati vinti dalla nostra propaganda, ma anche alle nostre tasche, sono difficilmente riparabili. Mentalmente no, si torna ad una condizione di media normalità. Quando - mettiamo a tavola- qualcuno ti sussurra (provocatoriamente, ma non viviamo tutti in un covo di serpi?) " ma allora come vanno quelle casse Pioneer?", facciamo finta di non sentire, o neghiamo con forza, o adduciamo improbabili scuse su teorie sperimentali filosofico-scientifiche, quando non ci strozziamo con la forchettata di spaghetti non masticata.


Nel 1985 abbiamo stabilito (non è che ci siamo riuniti a congresso, era quello che sortiva fuori da ascolti e misure) che uno dei problemi che maggiormente affliggevano l'ascolto dei dischi digitali era dovuto alle limitazioni imposte dalla frequenza di campionamento. E allora s'è iniziato a sovracampionare, ad alzare il bitrate, 14, 16, 18, 20…..STOP! Arriva la Philips e ci dice: va bene sovracampionare, anzi facciamolo ancora più intensamente, ma il bitrate abbassiamolo. E va bene 20,18,16,14….Uno! Unooo? Uno. E abbiamo così scoperto le delizie del monobit. Che però non era, attenzione, scienza de-evolutiva, bensì teoria parallela, difficile da digerire subito subito, ma attendibile. Una decina d'anni prima avevamo iniziato a scendere in corsa dai mos-fet per risalire sulle valvole. Avevamo ragione? In parte si, in parte no, ad alcuni mancava il laicismo necessario per dire: non è tutto bianco o tutto nero, bensì la zona di grigio si allarga a dismisura. C'è del buono di là, c'è del buono di qua. Con le valvole (vista la semplicità e la "comprovatezza storica" di gran parte delle circuitazioni) era più difficile fare del "cattivo", ma con i transistor si poteva fare dell'eccellente. 
In preda all'euforia da bassa efficienza e massima neutralità timbrica, abbiamo regalato all'Opera Don Guanella (l'hanno fatto quelli buoni d'animo) tutti i diffusori ad alta efficienza e quelli a tromba che ci trovavamo, anche casualmente, tra i piedi (i più cattivi li hanno distrutti a colpi di mazza: giuro di aver visto un audiofilo che sparava con la doppietta del padre cacciatore contro una coppia di Belleklipsh: no dico, capite la ferocia?Diffusori femmina!). Poi, dopo esserci jacuzzati sino allo sfinimento nelle boreali trasparenze dei diffusori piatti e iperrealisti pilotati da mostri in grado di essere alimentati solo dalla centrale elettrica di Las Vegas (io avevo una coppia di magnifici mono che ogni volta che venivano accesi lasciavano al buio buona parte dell'allora V circoscrizione), siamo tornati di corsa, in preda ad un imbarazzante orgasmo, al Don Guanella, cercando di recuperare i nostri "tromboni", ma a quel punto anche i santi missionari s'erano fatti furbi e sparavano cifre da capogiro. 
Ora l'audiofilo assatanato gira le aste di tutto il mondo, acquistando a prezzi da alta gioielleria improbabili trombe metalliche del periodo Edison e amplificatori valvolari dalle potenze sempre più ridicolmente minime. Ma dovete sentire cosa fanno un paio di woofer Electrovoice, insieme ad una coppia di "nasi" JBL, caricati con trombe Altec, pilotati con 0.3 watt di quelli "buoni"!


Non ho nulla contro i nostri (alcuni dei quali carissimi) amici che ci propongono i CD a zero oversampling, ma anche questo mi sa un po' di ritorno ad un passato non gloriosissimo, su un formato, peraltro, che non ha alcuna necessità d'esser rivisitato ma solo d'esser abbandonato. Il CD, diciamocelo francamente, ha prodotto solo ingenti danni: la sparizione del vinile dai negozi, l'aumento sino a limiti paranoici del costo di giradischi bracci e testine, un incremento feroce e di incontrollabile idiozia del materiale discografico prodotto, assieme ad un decadimento fuor di misura della qualità artistica e, conseguentemente - visto che i danni li fanno i discografici, ma li paghiamo noi- un crescendo parossistico dei prezzi del cosiddetto "software", che è "soft" un par di ….(cfr. G.G. Belli, Ponte Mollo….che è molo un c. e chi lo vo' sapello, se lo vada a ffa ddà tra cap'e collo). Dunque quello sul CD, che prelude alla "notte dei cristalli" dei nuovi formati, è un revisionismo davvero singolare, è tanto poco lanciato indietro nel tempo, che è come se oggi riscoprissimo il "magico fascino degli anni '90" (lo fanno, lo fanno, eh se lo fanno! Provate a guardare le sfilate di haute - o bas- couture, ormai è "vintage" la moda dell'anno precedente).
Insomma, bisognerebbe trovare un po' d'equilibrio, tra un "progressismo" audio un po' stolidamente fiducioso, ed un revisionismo assai peloso. Qualcosa va avanti, qualcosa torna indietro: "Grand Hotel, gente che viene… che va" (Lewis Stone, 1932, regia Edmund Goulding).


I nuovi formati in parte ci entusiasmano, l'abbiamo detto,perché pongono fine al predominio di una tecnologia imbarazzante e imposta con la forza. Ma li attendiamo ad una definitiva prova dei fatti e ad una razionalizzazione dell'offerta, tenendo, nel frattempo, ben caldi e oliati i nostri giradischi analogici. Il vintage ci piace e ci appassiona, ma non dimentichiamo mai che in massima parte si tratta di vecchia ferraglia, bella da guardare, divertente da collezionare, molto più raramente piacevole da ascoltare (quando lo è, lo è di brutto…). 
"Si stava meglio quando si stava peggio" era, ed è, un brutto slogan per gente meschina. Non mi cadete in questo tranello!