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McIntosh MA6500 & Audio Research VSi55

di Bebo Moroni
McIntosh MA6500 & Audio Research VSi55

Il fascino travolgente dell'integrazione

Il concetto di amplificatore integrato è un concetto molto europeo. L'industria americana (ed il pubblico statunitense), con molta praticità, gli hanno sempre preferito quello di sintoamplificatore (cioè un integrato "apri e suona" grazie al sintonizzatore radio incorporato), concetto questo, invece, assolutamente indigesto, sino alla comparsa dell'home theater, al pubblico europeo. 
Tanto più mal digerito il concetto di ampli integrato, quantopiù riferito ad un oggetto che dovesse avere caratteristiche audiofile. Ma anche in questo caso il parallelismo con l'oggetto sintoampli, fino ad un certo periodo, funziona, essendo stati per molti anni entrambi gli oggetti espressione di un orientamento popolare e a larga diffusione dell'industria del settore, che preferiva destinare al pubblico più "colto", le coppie pre-finale. Il ragionamento aveva, sino a più di qualche anno fa una sua ragion d'essere: le dimensioni dei componenti, la scarsa possibilità di isolare efficacemente le due sezioni, la necessità che queste avessero una serie di elementi (fondamentali) in comune, a partire dall'alimentazione, l'imponenza delle sezioni amplificatrici di una certa importanza, rendevano praticamente obbligatoria la separazione in due telai delle elettroniche di amplificazione più raffinate. Oggi come oggi, con la miniaturizzazione dei componenti, l'efficacia dei dispositivi meccanici di raffreddamento, gli studi decisamente più avanzati sulle sezioni di alimentazione, la possibilità di isolare se non totalmente quasi, le linee dei percorsi di alimentazione e di segnale, l'amplificatore integrato, quando progettato e costruito come Dio comanda, non ha più nulla - se non la flessibilità data dal poter decidere differenti accoppiamenti- da invidiare alle amplificazioni a due telai. In compenso gode di una praticità che non è evidentemente possibile alle amplificazioni in due telai. Insomma un ampli integrato di buona scuola può tranquillamente rappresentare una validissima alternativa ai due o più telai, anche senza ragionare in termini strettamente economici. 
Certo c'è n'è voluta un po', per far digerire il suddetto concetto ai grandi marchi statunitensi. Ricordo le lunghissime discussioni a questo proposito con Newton Chanin, titolare della Adcom ( "il pubblico americano non ama gli ampli integrati e l'Europa non ha una richiesta adeguata di ampli integrati di buona qualità, dunque mettere in produzione un "two in one" sarebbe anti-economico, finirebbe per costare al pubblico poco meno di una coppia pre/finale"). Poi la Adcom cedette -fu tra le prime- e presentò il suo ampli integrato. A breve l'avrebbero seguita praticamente tutti i grandi marchi hi-end, da buona ultima (ma con qualche ragione) la Audio Research.
McIntosh, al contrario, ha presentato amplificatori integrati sin dai primi anni '60. Dall'introduzione dell'MA 5100 in poi, almeno uno in catalogo c'è n'è sempre stato, ed almeno uno di questi, l'MA 6100 viene considerato tra i grandi "classici" del marchio. Dobbiamo ricordare a questo proposito che, a differenza degli altri marchi nobili statunitensi, la cui affermazione internazionale è più recente, "Mac" ha sempre avuto una presenza estremamente significativa nei mercati europei ed asiatici (come d'altra parte il marchio storicamente "avversario" Marantz, ma la storia in questo caso è più complessa, perché la grande produzione di amplificatori integrati di quest'ultimo coincide con l'acquisto del marchio da parte di un'industria giapponese).

McIntosh MA 6500

Alla fine degli anni '80, lo storico marchio di Bighamton, NY, che pure aveva mantenuto un'eccellente presenza in un mercato dove l'hi-end, anche quella più estrema, era imperante e dove la sua concezione "classica" o, se preferite "conservative", era continuamente sotto accusa, decise che era ora di scrollarsi di dosso un po' di arcana finesse e di mostrare un po' di muscoli. Muscoli celati dietro il solito elegantissimo smoking, certo, ma pur sempre muscoli, a dimostrazione che se il problema era problema di fitness, beh, anche gli ingegneri dei mitici "Labs" conoscevano l'indirizzo della palestra. La presentazione del finale di potenza Mc 7270 fu una sorta di uragano che si scagliò sull'ormai consolidato "high-end system". Un Mac che non solo suonava benissimo, ma che in quanto a dinamica, a corrente, a capacità di pilotaggio ne dava a destra e a manca, senza minimamente preoccuparsi di chi fossero i contendenti e permettendosi, ove non bastasse, di mantenere intatta l'eleganza antica e forse eterna della sua veste: pannello in cristallo nero con manopole cromate sulla fascia esterna, scritte retroilluminate in verde prato e i magnifici occhioni blu a campeggiare sul tutto. Rotta la tregua ed incassate le- sino allora assolutamente improbabili- recensioni entusiastiche di "Stereophile" della "Nouvelle Revue du Son e anche, se m'è concessa l'autocitazione, del sottoscritto (Audio Review) la rivoluzione era compiuta, ed indietro non si sarebbe più tornati. Ecco dunque che un mercato che aveva relegato il grande e potente marchio ad una sorta di comparsa per bostoniani snob o per ricchi appassionati in scarsa vena di combattere con ronzii, fruscii e problemi di assistenza, dovette organizzarsi per rintuzzare (ove vi fosse riuscito) gli attacchi della Rolls che aveva montato i motori dell'Aston Martin.
Il 7270 era una vera e propria dichiarazione di guerra in elegante stile del New England ("mi scusi signore, intende battersi? Un attimo che piego la giacca"). Dopo il 7270 vennero i pre della nuova generazione, finali di potenza sempre più raffinati e grintosi, e vennero anche i nuovi amplificatori integrati,l'MA 6800 ed il suo fratellino minore MA 6400. Una coppia che s'è riproposta con leggere modifiche, successivamente, aggiungendo un 50 alle due cifre iniziali e che, aggiornandosi sostanziosamente è ora presente in catalogo con le sigle MA 6500 e MA 6900.

L'MA 6500 è un amplificatore integrato di generose dimensioni (e di ancor più generoso peso 33.8 Kg, circa il doppio del peso dell'Audio Research che abbiamo contemporaneamente in prova) di concezione decisamente non minimalista ( Sei ingressi, compreso un Phono MM commutabile in Alto Livello mediante un selettore sul pannello posteriore, una coppia di uscite pre-out, una di uscite tape, un ingresso per amplificatore finale interno, controlli di tono, loudness regolabile, data ports per ciascun ingresso, uscita controller per inviare segnali di accensione ad altre apparecchiature esterne, ingresso sensore remoto per il collegamento ad un tastierino di controllo o a un sensore IR esterno, uscite per due coppie di diffusori, circuito Mc Intosh Power Guard per prevenire eventuali - ma improbabili- condizioni di sovra pilotaggio, protezioni termiche e a controllo computerizzato sugli stadi d'uscita etc. etc.) che incorpora, oltre ad una sezione preamplificatrice di caratteristiche avanzate, una sezione finale completamente dual mono capace di erogare 120 watt continui minimi su 8 ohm e ben 200 su 4 ohm, con distorsioni irrilevanti anche alla massima potenza ( 0,005% THD dichiarata). Il peso, veramente notevole per un amplificatore integrato in quest'ordine di potenza, è dato in sostanziosa parte, dalla generosissima sezione di trasformazione e da una sezione di alimentazione di qualità assolutamente ragguardevole.
Rispetto ai suoi predecessori, la costruzione e la veste esterna sono drasticamente migliorate, assimilando ora quelle del modello di punta,l'MA 6900: il pannello frontale è in cristallo, i Vu-Meter hanno preso una dimensione decisamente più vicina a quella storicamente riscontrabile sui finali di potenza. Sono sparite alcune piccole "nefandezze" che erano state l'unico motivo di reale perplessità nel mio rapporto con l'MA 6800, che per lungo tempo ha costituito per me il riferimento tra gli integrati e non solo, come la lettura digitale del livello del volume al centro del pannello frontale. E' ricomparso - gloria al Signore- l'ingresso phono (sparito dai modelli xx50) e non manca l'uscita cuffia, uscita che d'altra parte rappresenta forse l'unico passo falso di questa splendida architettura: inspiegabilmente, su un oggetto di questo pregio e di questa promessa di prestazioni, è un'uscita mini-jack!

Avendo posseduto sia l'MA 6800 che l'MA 6850 (ed anche gli MA 6100 e 6200 ma si tratta di tutt'altro suono) ed avendo avuto modo di testare, seppur per cause indipendenti dalla mia volontà e da quella del distributore, sin troppo frettolosamente l'MA 6400, ho un'idea piuttosto precisa del suono degli integrati Mac di "nuova generazione". Ho adorato il suono caldo e insieme muscolare degli MA 6800 e 6850, e trovato piacevolissimo quello dell'MA 6400. Più precisamente, per molto tempo ho pensato che il suono dell'MA 6800 (quello del 6850 era sostanzialmente identico, qualche lieve differenza di colore timbrico in gamma medioacuta e poco altro) rappresentasse uno dei vertici assoluti raggiungibili da un integrato a stato solido di alta potenza. 
Ma la McIntosh dell'era IV ( era I produzione valvolare monofonica, Era II stereofonia valvolare, era III transistorizzazione e veste estetica definitiva) non finisce mai di stupire: onestamente l'MA 6500 ha ben poco a che spartire con il pur ottimo MA 6400, rispetto a questo è sostanzialmente un amplificatore di un altro pianeta, in termini di sostanziosità ed estensione del basso, di compattezza e liquidità della gamma media, di raffinatezza di quella più acuta e, direi soprattutto, di autorevolezza dinamica. Ma rappresenta anche un ulteriore, netto, passo in avanti rispetto agli splendidi 6800 e 6850 (la mia curiosità di ascoltare l'MA 6900 è, a questo punto, alle stelle) di cui mantiene l'impostazione sonora di base: timbrica calda, forti accenti di velluto sulle medie frequenze (è molto difficile, anche con incisioni mediocri, che le voci appaiano troppo "sparate" o le sezioni di archi penetranti), grande concretezza scenica, con un'immagine ampia e fortemente tridimensionale all'interno della quale gli elementi dominano lo spazio con il loro scolpito deciso ma tondeggiante. A tutto ciò, l'MA 6500 aggiunge una dimensione, quella dell'ariosità, della "leggerezza", dell'etereità, che - assenza volentieri perdonata- mancava ai due integrati della precedente serie. Assenza, dicevo, volentieri perdonata, ma presenza, ora che lla constatiamo, entusiasticamente accolta. La gamma acuta dell'MA 6500 si distingue immediatamente per raffinatezza ed estensione, conferendo al suono McIntosh una leggera, piacevolissima "increspatura" che rende ancor più realistica, godibile e, se vogliamo usare questo termine, moderna, la sua riproduzione. 
Che si tratti di una gamma alta raffinatissima lo evinco molto facilmente, facendo suonare l'MA 6500 con un diffusore in realtà ostico come il Tannoy Berkley, tanto più nella mia versione ricablata e dotata di supertweeter Tannoy ST 50: un sistema di altoparlanti, così configurato, superbo, ma sensibilissimo alla qualità dell'amplificatore, a cui, se qualcosa può perdonare in gamma media (grazie alla docilità, da questo punto di vista, dello splendido componente coassiale HPD 385 Gold), nulla impietosamente concede in gamma bassa e in gamma acuta. I supertweeter, che svolgono un servizio oramai per me irrinunciabile, per loro natura tendono ad evidenziare ulteriormente gli eventuali difetti delle elettroniche che loro inviano il segnale.
Ebbene l'MA 6500 molto raramente mi ha fatto rimpiangere le valvole del mio Citation II e la trasparenza del pre Bryston BP 25, dimostrandosi sostanzialmente un fuoriclasse del suono tra gli amplificatori integrati odierni.
La gamma bassa è estesa ben oltre le possibilità pratiche di qualsiasi diffusore e gode di un autorevolezza particolare. Particolare perché siamo ormai abituati alla maestosità della gamma bassa dei "nuovi" McIntosh, ma la scelta di applicare a questo integrato un fattore di smorzamento non pazzesco, ma comunque significativo (120 su 4 ohm, 230 su 8 ohm) contravvenendo ad una antica regola non scritta della casa, l'ha resa ancor più immanente e l'ha dotata di una frenatura (senza eccedere) che in moltissimi casi si rivela provvidenziale e che contribuisce non poco alla sensazione generale di amplissima dinamica.
Contrasto e microcontrasto sono risolti come mai era avvenuto su un integrato Mac: in maniera deliziosa sì, ma anche di una precisione mozzafiato. Non solo, dunque, l'MA 6500 è di estrema piacevolezza nel suo non strillare la musica, bensì nel porgerla con eleganza e con calore, ma riesce anche ad essere di una trasparenza davvero encomiabile, non cedendo mai alla tentazione della radiografia, bensì eliminando, con la massima grazia, velo per velo tutti gli ostacoli tra l'ascoltatore e la naturalità dell'evento musicale riprodotto.
Una corazzata che suona tanto bene è (o dovrebbe essere) il sogno di qualsiasi audiofilo civilizzato. Il prezzo è naturalmente alto, ma riesce, sempre secondo sanissa tradizione McIntosh a non essere esagerato, e a rimanere addirittura fortemente competitivo con realizzazioni analoghe per potenza e prestazioni assolute, ma niente affatto assimilabili per eleganza ed affidabilità nel tempo. E questo sottacendo, per non esagerare, dell'investimento concreto che qualsiasi prodotto McIntosh, e solo McIntosh, rappresenta.

Dati
Costruttore: McIntosh

www.mcintoshlabs.com
Distributore: MPI
via De Amicis 10-12, 20010 Cornaredo MI, tel.03 9361101
www.mpielectronic.com
Prezzo 11/2003: € 5950
Descrizione: Amplificatore integrato

 

Audio Research Vs55i

 

Audio Research è un nome che evoca in qualsiasi appassionato una gamma di sentimenti che vanno dall'ammirazione, al rispetto, al desiderio smodato. La casa di Minneapolis rappresenta ormai da quasi mezzo secolo il punto di riferimento, direi universalmente riconosciuto, per quanto concerne le elettroniche (e non solo) high-end. 
L'approccio di ARC all'amplificatore integrato è presto detto: abbiamo progettato un ottimo finale di potenza, di prezzo "accessibile". Bene, aggiungiamogli un altrettanto ottima sezione preamplificatrice, senza troppe complicazioni, ed abbiamo il nostro amplificatore integrato a tubi. Detto fatto, ecco il VSi55 , versione dotata di sezione preamplificatrice del finale di potenza VS55. Il discorso vi sembra semplicistico? No, è molto concreto, e, come vedremo, estremamente efficace.

Per chi ha già avuto modo di osservare il VS55, la versione "i" apparirà molto familiare. In effetti l'integrato utilizza il medesimo telaio, l'unica "divergenza" visuale tra i due oggetti è rappresenta dal pannellino frontale, nero, su cui sono disposti, a sinistra, i Led di segnalazione (mute e operativo) e quelli che segnalano il livello del volume (20 Led per un volume che si "muove" su 70 passi, questa scelta mi ha lasciato un po' perplesso, ma non è minimamente fondamentale all'atto pratico) e a destra i sei tasti rettangolari che consentono di operare sul preamplificatore direttamente dall'apparecchio (le funzioni sono replicate sul piccolo e funzionale telecomando). 
Dovendo progettare un integrato competitivo nel prezzo, partendo dalla base di un signor finale di potenza, la parte funzionale della sezione di controllo è stata mantenuta entro criteri di sobrietà. Così l'assenza di un potenziometro di volume - sostituito da due tastini come avviene normalmente sui telecomandi- ed il fatto che non si possa accedere direttamente all'ingresso desiderato, ma si debba "navigare" attraverso i cinque ingressi disponibili mediante un altro switch, così come il fatto che le possibilità operative si limitino, oltre a quelle già descritte, alla possibilità di commutare in mono l'uscita dell'ampli e a poter inserire il circuto di "mute", se ad un primo approccio sembreranno, se non altro, "ardite" per gli appassionati del marchio, risulteranno alla fine dei giochi, estremamente funzionali all'obiettivo che la casa s'era prefissata di raggiungere. D'altra parte sia i tasti che i microprocessori ai quali questi sono asserviti, sono i medesimi di un preamplificatore di alta classe quale il nuovo SP 16 (sul quale l'Audio Research, a riprova di una tendenza ormai inarrestabile, ripropone uno stadio Phono di alta qualità). Lo stadio pre del VSi55 è unicamente linea, chi intenda impiegare (farebbe bene ad intenderlo) un giradischi con il VSi55 , dovrà munirsi di uno stadio phono esterno.
Ma questa, in soldoni, è l'essenza reale di questo apparecchio: un finale di potenza di alta qualità, "pret a sonner" per chi non se la senta di affrontare la spesa di una coppia pre-finale di questo livello, che può tornare ad essere un finale di potenza, accompagnato da un preamplificatore separato adeguato, una volta che il suo possessore possa o voglia decidere di farlo tornare alla sua condizione originale. E' un'interpretazione tutt'altro che minimalista, bensì affatto pratica del concetto di "amplificatore integrato".
Vista la spartanità delle scelte sin'ora descritte, risulta una graditissima raffinatezza l'uscita Sub (1V) che somma i canali di preamplificazione in mono, un'attenzione non trascurabile destinata agli ormai molti possessori di minidiffusori di qualità con subwoofer attivo, o che vogliano così completare il loro sistema di altoparlanti. L'uscita è a gamma intera, dunque andrà filtrata mediante il crossover interno del sub.


La domanda che ci si pone, osservando un apparecchio di tal fatta, è se sia ancora possibile, in tema di circuitazioni valvolari, progettare qualcosa di originale. Beh, la domanda è impegnativa e potrebbe avere mille risposte, tutte in contraddizione tra di loro, ma sta di fatto che Audio Research è riuscita a fare qualcosa di nuovo anche da questo punto di vista. La casa definisce la circuitazione del VSi55 come "Classe AB1 arricchita", e l'arricchimento è dato dalla corrente di riposo, decisamente più alta di quanto non avvenga con le convenzionali circuitazioni in Classe AB: il bias delle quattro valvole 6550 di amplificazione, è impostato a 65mA, un valore decisamente alto. Date queste premesse, non è presente un circuito di "standby" con pre-riscaldamento dei filamenti dei tubi, e la casa sconsiglia di tenere l'ampli costantemente acceso, come si fa il più delle volte con i valvolari. La durata dichiarata dei tubi, con il suddetto valore di corrente di riposo, è di 2000 ore, e chi sa quale sia il costo di un quartetto di 6550 (accoppiate-in questo caso- parzialmente a catodo) ben si rende conto di come questo tempo apparentemente infinito, voli via assai rapidamente. Ancora la casa consiglia, dunque, di pre-riscaldare per un'oretta l'ampli onde ottenere i migliori risultati di cui è capace.
La sezione d'ingresso circuitata in classe A, e quella driver, impiegano tre tubi SN1P (con alimentazione di riscaldamento regolata in continua). Essendo passiva la circuitazione di controllo, la circuitazione attiva beneficia di un incremento di guadagno, rispetto al finale VT 100, di 7 dB. Un sistema semplice e brillante per ovviare alla fiacchezza tipica delle preamplificazioni passive.

All'atto dell'accensione si inserisce automaticamente un circuito di silenziamento, che protegge i diffusori da eventuali rumori indesiderati, per i 30 secondi che occorrono ai tubi per raggiungere la temperatura di funzionamento. Esaurito tale tempo di sicurezza l'apparecchio è pronto per funzionare, e la prima cosa che si fa notare è l'estrema silenziosità della circuitazione, tale da far supporre di aver a che fare con un'amplificazione a stato solido. 
Il mio primo approccio all'ascolto con l'Audio Research VSi55 non è stato dei più felici: fatta passare l'ora di pre-riscaldamento consigliata ho messo sul giradischi la versione LP-HQ di Classic Records di "Runaway with Me" di Norah Jones, un disco che da un paio di mesi sto usando spesso, in grazia della bontà dell'incisione. Dire che sono rimasto perplesso dal risultato è dire poco: la voce appariva impastata e a tratti persino distorta, il basso se ne andava a zonzo per la stanza, insomma, praticamente un disastro. Se c'è una cosa che bisogna abbandonare quando si fa questo mestiere, sono le sicurezze. Dunque via Norah Jones, spazio a Miles Davis ( beh, comunque un'altra classe!) ma né con " Kind of Blue" sempre in edizione Classic Records, né con "Someday My Prince Will Come" in edizione OMR le cose sono cambiate. Passiamo allora a cose insieme più semplici e più complesse. Via il giradischi, dentro il CD: Dire Straits ( Love Over Gold), Emerson Lake and Palmer (Trilogy), Jethro Tull ( Thick As A Brick). Niente, un suono appena discreto, certamente non riconducibile a quanto (e tanto) ho conosciuto sin'ora di Audio Research. E sì che il finale V55 l'ho ascoltato e a lungo. Possibile che abbiano sbagliato così drammaticamente una sezione di preamplificazione, in fondo assai semplice, e che a farlo siano stati i "maghi del preamplificatore"? Forse non va d'accordo con le Tannoy. Attacco dunque le Minus Habens, che sin'ora non m'hanno mai tradito: peggio che andar di notte. 
OK, calma e gesso, riflettiamo: l'apparecchio è nuovo di pacca, evidentemente va rodato, ma non posso credere (sebbene abbia assistito a rivolgimenti anche notevolissimi da questo punto di vista) che l'assenza di "chilometri macinati" possa penalizzare così tanto un amplificatore. Riattacco le Tannoy e decido di lasciarlo acceso tutta la notte. Il giorno dopo ho da fare, e mi dimentico che l'ampli è ancora acceso. Passa un'altra notte, un'altra mattina, e finalmente ricomincia la seduta d'ascolto. Non posso credere alle mie orecchie: non dico dalla notte al giorno, dico proprio un altro mondo, un altro amplificatore. Ricominciamo da capo. Norah Jones: eccellente, assolutamente eccellente, la voce è insieme calda e cristallina, sparita tutta la grana (e sì che era grossa!) il contrabbasso profondo, corposo e granitico, il pianoforte lucido, il suo contenuto armonico disteso con naturalezza ed abbondanza. E la tromba di Miles, e il Sax di Coltrane…Adesso mi sorge un altro dubbio. E se il VSi55 avesse necessità di suonare da caldissimo? Beh, sarebbe un bel problema visto il discorso fatto sulla durata delle valvole. Dunque lo spengo, passo ad altro e lo riaccendo solo il giorno successivo. Non aspetto nemmeno l'ora "stabilita" di pre-riscaldamento. Suona esattamente come ieri, certo è un po' freddo e qua e là si avverte qualche sporadica spigolosità, ma non appena comincia a scaldarsi tornano le "sensazioni forti" già provate. Beh, io non saprei più tenere il conto di quante amplificazioni sono passate in tutti questi anni al vaglio delle mie orecchie, ma a meno che la memoria non inizi a farmi decisamente cilecca, non avevo mai sentito un'elettronica avvantaggiarsi in maniera così marcata di un - nemmeno particolarmente lungo- rodaggio. Dunque un consiglio: se andate ad ascoltare questo apparecchio in un negozio, assicuratevi che abbia suonato o che quanto meno sia stato in precedenza acceso per una giornata buona.

 


Ora che l'ARC VSi55 è pronto per la bisogna, mi rendo conto che è uno di quegli apparecchi (come pure lo è il McIntosh MA 6500 provato su queste stesse pagine) che non sono fatti per essere "testati", semplicemente perché sull'ascolto "critico" vince l'ascolto puro, la voglia di ascoltare musica senza starsi a far troppe domande, e scoprendo che le risposte vengono, comunque, per conto loro. Ed è un problema sintetizzarle sulla carta, perché ad ogni disco, ad ogni brano, scopri qualcosa di nuovo e di eccitante.
L'ARC VSi55 è un amplificatore integrato che fa un po' passare la voglia di spendere i soldi per aver la rogna di due telai separati, che occupano spazio, che richiedono un cablaggio adeguato etc. I suoi 50 watt dichiarati appaiono decisamente muscolosi e se pilota le sensibili Tannoy Berkley con un soffio, non soffre minimamente, anzi, con le "dure" Minus Habens, quando ha fatto oltremodo muovere i loro coni dei woofer, e saturato la stanza di musica, ci si accorge che ne ha ancora per muoverne, altrettanto efficacemente, un'altra coppia e forse ancora un'altra.


Indubbiamente questo aspetto muscolare e dinamico colpisce immediatamente. L'integrato ARC è capace di vera e propria "violenza" sonora, anche con le incisioni a dinamica più esasperata (si, ci potete riprodurre anche i famigerati cannoni della "1812 Telarc"), ma è una violenza "educata", da grande conoscitore di arti marziali: viene espressa solo quando occorre, e facendo ricorso ai celebrati guanti di velluto in cui si cela il pugno di ferro. La gamma bassa è solida, articolatissima, estesa, la gamma media è uno spettacolo di scioltezza e chiarezza, la gamma acuta non fa il verso ai valvolari d'antan, ma nemmeno agli stato solido moderni. Dipinge, non fotografa, ma lo fa con una veridicità ed una credibilità di tratto e di colori assolutamente ammirevole. Timbrica sana, dolce ma non zuccherosa, e, soprattutto, plasticità. Una plasticità davvero fuori dall'ordinario, che modella con morbidezza e decisione gli elementi nella scena, e, grazie al supporto dell'eccellente dinamica, li fa emergere dallo spazio, donando loro una presenza tanto importante quanto poco invadente. Poco importa, a questo punto, se l'immagine non è spietatamente focalizzata, come avviene nei migliori integrati a stato solido. Se il termine "musicalità" ha davvero un senso, beh, allora è il caso di impiegarlo, sottolineandolo, per questo splendido esempio di amplificazione integrata. 
Attendetevi aggiornamenti (vantaggi della poco romantica, ma assai pratica, "carta virtuale").

 

Dati
Costruttore: Audio Research Corporation

www.audioresearch.com
Distributore: Audio Natali
via A. Volta 14, 51016 Montecatini Terme PT
www.audionatali.com
Prezzo 11/2003: € 3990
Descrizione: Amplificatore integrato