Tu sei qui:HomeMagazineNumero 6Reportage: Roma Hi-End 2003

Roma Hi-End 2003 //

Introduzione di Bebo Moroni
Roma Hi-End 2003 //

"Il problema, Cittadino Montanari, è che bisogna svegliare questa città sonnolenta, bisogna svegliare i Romani! "

"Eh sì, e come li svejamo, a sassate sulle persiane?"

Nell'Anno del Signore, 1970, Luigi Magni


Cominciamo subito col dire una cosa: chi riesce ad organizzare una rassegna hi-fi a Roma (come a Napoli o a Bari o a Firenze o a Palermo), compie già in partenza un'azione meritoria e dunque anche solo per questo va ringraziato. Il giorno che tutti i distributori di alta fedeltà si accorgeranno che i treni, dopo la stazione di Milano, proseguono, sarà un gran giorno per questo mercato, e forse trasformerà una "piazza balorda" come viene considerata quella di Roma, in un punto geografico importante (come è) per tutto il mercato del centro-sud, e riuscirà forse a risvegliare il potenziale di questa città, in apparenza sonnolenta, e della sua enorme area metropolitana.


Mio padre, quando era vice-presidente del Consiglio d'Amministrazione dell'Accademia di Santa Cecilia, ha battagliato sino allo sfinimento per obiettivi che venivano considerati impossibili: la terza (non dico la quinta o la sesta, come accade normalmente in Inghilterra, in Austria, in Germania) replica, il concerto del martedì. Guardavano sarcastici gli "accademici": e chi ci sarebbe mai andato alla terza replica? Quando la terza replica "fu", si capì immediatamente che per contenere il pubblico si doveva cominciare a pensare seriamente alla quarta. L'Auditorium: soldi sprecati, meglio pagare quell'affitto simbolico al Vaticano per quella brutta e mal suonante sala, o buttarne ancora dalla finestra per tentare, inutilmente di correggerne l'acustica. L'Auditorium è finalmente una realtà, anzi è una realtà multiforme, un sogno realizzato, il Parco della Musica. In una sola mossa si è recuperata un area dimenticata e in via di degrado, si è realizzata finalmente un'opera importante di architettura moderna (un fatto estremamente insolito nel nostro Paese, i nostri grandi architetti, Piano in testa, com'è noto progettano e costruiscono in Francia, in Inghilterra, in Germania, negli Stati Uniti, magari in Svizzera , ma mai e poi mai in Italia: meglio il geometra Rossi, che ci fa un appalto a prezzi stracciati, e poi vuoi mettere l'eleganza di una bella palazzina a moduli prefabbricati finita a "graffiato"?) e si è recuperato un pubblico tanto ampio quanto affamato di musica.
Questa città sonnolenta, insomma, amabile e detestabile, elegantissima e volgare, questa città un po' puttana (ma di alto bordo) che mi ha dato i natali (" e semo tutti fratelli", diceva "la regina" nel delizioso "Fantasmi a Roma" di Antonio Pietrangeli), è in realtà (o sarebbe in realtà) assai più sveglia di quello che certa letteratura popolare - ampiamente ripresa da certa politica e da certa informazione- vorrebbe far credere.


Lo dimostra, ove ve ne fosse bisogno, la massa di pubblico che ha affollato le sale e i corridoi del Midas-Jolly Hotel nei due giorni della piccola ma significativa rassegna romana. Chi lo ha capito ed ha esposto, ha dimostrato lungimiranza, una lungimiranza che storicamente viene premiata dal pubblico romano.
Noi c'eravamo, col nostro "standino", e siamo rimasti veramente stupiti dal numero di persone che sono venute a visitarci, dal loro entusiasmo, dalla loro curiosità. Pubblico abulico? No, pubblico dimenticato e pronto a correre ogni volta che glie ne venga data l'occasione. 
Ho letto, sui vari forum della rete, i discorsi più vari su questa rassegna, quelli degli entusiasti, quelli dei troppo entusiasti e, naturalmente, quelli della tribù dei "piagnoni", trasversale e democratica, che annovera tra le sua fila tanto gli operatori quanto gli audiofili. Il suono delle salette? Vedi editoriale di questo numero, è il suono delle salette espositive di tutto il mondo: non è realistico pretendere di capire "l'intima qualità del suono" di checchessia dalle salette di una mostra. Ad una mostra si va per guardare, per chiedere, per incontrarsi, ed anche, naturalmente, per ascoltare, ma per far ciò occorre prima munirsi di un buon filtro cerebrale: è un tweaking che si fa in casa, con i propri mezzi e la cui realizzazione è estremamente semplice. Ci si mette d'accordo col proprio cervello (lo so non è facilissimo, ma con un po' di buona volontà e con una minima disposizione a trattare se ne cava fuori qualcosa), e si decide di andare a cercare di capire il "nucleo sonoro" degli oggetti, quello che è presente comunque e che vien fuori anche se ascolti un solo diffusore, capovolto, nel salone delle feste del Casinò di Sanremo vuoto. Non so se molti di voi conoscono un ottimo prodotto della tedesca T+A, il DVD/CD Player 1210 R. Ebbene questa splendida macchina, che ho avuto modo di ascoltare a lungo, dispone di tre differenti filtri digitali, selezionabili in modo che ciascuno possa "modellare", nei limiti del possibile, il suono a proprio piacimento, o meglio possa dare alla sorgente digitale

l'impostazione sonora in dettagli non secondari- che meglio si abbina alla sua catena e al suo piacere d'ascolto. Bisognerebbe dunque munirsi di una sezione di filtro altrettanto flessibile, ed andare ad ascoltare tenendo presente che un'esposizione è un'esposizione: Si va a montare il giorno prima, si trovano delle sale (e quelle del Jolly non erano certo tra le peggiori che io abbia visto) che sono quel che sono, si tenta di ottimizzare in qualche maniera il suono della catena o delle catene che si è deciso di esporre, tenendo conto che il pubblico entra non soltanto per ascoltare, ma anche per guardare, per domandare etc.etc.
Realizzato detto filtro, la rassegna romana offriva degli spunti molto interessanti. In particolare mi sono sembrate apprezzabili (entro i limiti suddetti) le sale di Hi-Fi Center, quella di New Audio Frontiers, e quella di Nightingale. Comunque da nessuna parte sono stato "rasoiato in faccia" o "trapanato nelle meningi". Ma capisco anche che la mia abitudine di frequentazione delle mostre di tutto il mondo ha fatto sì che il mio "filtro cerebrale" fosse assai allenato (anche al peggio) e dunque molto elastico. 
Ciò che poi mi è piaciuto di più è stato, appunto il pubblico, è stato veder girare le famiglie tra i corridoi del Midas-Jolly (e Dio sa se sta in una posizione geografica scomoda, almeno per chi come me, e come un altro paio di milioni di persone abita nell' "altra metà" della metropoli), avendo finalmente a disposizione il Torlai o il Giulio Cesare Ricci della situazione (e naturalmente i "sommergibilisti-proiezionisti"- secondo una felicissima e divertentissima definizione di Daniele Luchetti- di videohifi.com) con cui poter scambiare due chiacchiere sulla propria insana passione.
Un solo dubbio mi rimane: perché hi-end dev'essere ( non che non lo sia, ma perché obbligatoriamente) 2-Canali? 
Ringraziamenti e complimenti all'organizzazione, Stefano Zaini in testa, coraggiosa innanzitutto, cordiale e puntuale in -per modo di dire- seconda battuta.