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Lettore CD/SACD/DAC McIntosh MCD550

di Vincenzo Traversa
Lettore CD/SACD/DAC  McIntosh MCD550

Il mistero del led verde

Ha ancora senso recensire, parlare, disquisire su un lettore cd/sacd quasi alla fine del 2015?  Ritengo ancora di si. Molti di noi hanno una vastissima collezione di cd e sacd e, soprattutto, per gli audiofili di una certa data (anagrafica) la liquefazione della musica è ancora (o definitivamente) argomento tabù o, comunque, di difficile comprensione. Il rito dell’ascolto classico, che prevede il mettere nel vassoio del lettore l’argentato dischetto e godersi l’opera musicale scelta al momento, ha ancora un suo perché, un momento da assaporare istante per istante quale ricompensa materiale della “fatica” quotidiana. Un momento di estremo individualismo sonoro, fatto non solo di musica ma anche di crescita culturale. Che il supporto lo si compri dal web o in un (raro) negozio fisico, il rito dello scartare il cd dal cellophane, lo sfogliare la copertina, leggere tutti i dati relativi agli esecutori e, ove presenti, i dettagli tecnici, a mio avviso, ancora rappresenta una parte fondamentale di questa passione.

Il lettore in prova si posiziona, sia come prezzo di listino, che come caratteristiche tecniche, appena al di sotto del top di gamma, l’MCD1100 che, in giro per il mondo, ha ottenuto unanimi consensi, sia come vendite che come recensioni.

L’MCD550, commercializzato in Italia giusto un anno fa, per l’ingombrante presenza del suo fratello maggiore, ha sofferto, fino ad oggi, di una certa “invisibilità”. Devo ammettere (e cospargermi il capo di cenere) che, a questa invisibilità commerciale, probabilmente, ho contribuito anch’io. Lo scorso dicembre, presso il negozio di Mino Di Prinzio, ebbi il primo contatto con questa macchina. In quella occasione, per svariati motivi, non mi colpì né per la timbrica né per la finitura esterna e, dopo una oretta d’ascolto, lasciò il passo al famoso e ben suonante MCD500 (altro campione di vendite tra i lettori made in Binghamton).

Quindi, a distanza di un anno, considerando decantata quella esperienza d’ascolto, molto contraddittoria, con le perplessità legate alla meccanica di origine informatica che andava a sostituire quella in alluminio di origine Denon dei 500/1100, ho voluto chiedere il lettore in prova per comprenderne, fino in fondo, la reale cifra sonica e le sue reali potenzialità.

Analisi tecnica

L’MCD550 è un lettore cd/sacd e dac. Legge quindi i normali cd, il formato in alta risoluzione sacd e, tramite gli ingressi digitali presenti sul retro (ottico, coassiale e usb asincrono) segnali digitali con la risoluzione massima di 24 bit 192 Khz. Il chip utilizzato per la conversione D/A è l’ottimo ESS Sabre 9016S, di nuovissimo sviluppo. Questo è l’ultimo arrivato nella famiglia dei dac SABRE32. La sua architettura è a 32 bit e implementa la tecnologia Hyperstream TM (Time Domain Jitter Eliminator) per il controllo del clock e prevenire errori di jitter. Secondo la Sabre, il nuovo chip assicurerebbe un range dinamico di ben 128db ed una distorsione armonica totale del 0,0003% (a -110db). Il chip è in grado di decodificare flussi digitali PCM fino a 384Khz e DSD fino a 11,2Mhz dall’ingresso USB asincrono. Purtroppo i segnali DSD, comunque, non li accetta in modo nativo, quindi, prima dell’invio al lettore, devono essere necessariamente convertiti in PCM. Il lettore è realmente bilanciato, dagli ingressi alle uscite (xlr) e il dac, in realtà ne monta ben 8 all’interno del chip (4 per canale in configurazione bilanciata parallela).

Sul frontale il lettore ha due comandi rotativi a manopola, quello di sinistra che consente il saldo rapido delle tracce in avanti e indietro e quello di destra, utilizzabile per variare il livello di uscita delle connessioni xlr e rca presenti sul retro, tramite le quali, bypassando l’uso di un preamplificatore, è possibile connettere direttamente il lettore ad un amplificatore finale. Alla sinistra di questa manopola è presente un piccolo display che mostra, in %, il livello di uscita verso gli output variabili.

Subito sotto il vassoio di caricamento, finalmente, c’è un display degno di questo nome. Se con i precedenti 301, 500 e 1100, la presenza del display era puramente virtuale, non essendo in grado di mostrare se non poche informazioni per volta ed essendo, a distanza, del tutto inutile per chi ha problemi alla vista come il sottoscritto, con il 550 si è tornati ad avere un display abbastanza ampio che consente la simultanea visualizzazione sia del numero della traccia in riproduzione che delle informazioni sulla sua durata. Inoltre, con i sacd, è possibile visualizzare non solo in stato di standby il titolo del disco ma, in riproduzione, anche i titoli delle singole tracce.

Il display consente inoltre la visualizzazione, nell’uso della macchina come dac, della risoluzione in ingresso dei file audio, mostrando, di volta in volta, se il file in riproduzione è a 44,1 o a frequenze di campionamento maggiori, fino a 192Khz.

Con il tasto input è possibile selezionare quale modalità di ingresso utilizzare tra lettura del disco, ingresso digitale ottico, coassiale o usb. Come per tutti i lettori cd/sacd, inoltre, è presente il tasto layer per la selezione di quale strato ascoltare dei dischi ibridi.

La provenienza della meccanica è tutt’ora ignota ma, sicuramente, come dicevo, non è più quella dei precedenti 500/1100 di origine Denon. Il vassoio di caricamento è in plastica, anche se di primo acchito sembra quasi di metallo. Il funzionamento di tutto il gruppo meccanico è veloce e silenzioso, soprattutto durante la riproduzione.

Il suono

L’MCD550 l’ho collegato al mio impianto B, composto dall’amplificatore McIntosh MA6600, dal lettore McIntosh MCD500, dal giradischi Thorens TD160HD e dai diffusori Klipsch Heresy III. Per la prova ho utilizzato due coppie identiche di cavi di interconnessione rca, di buona qualità, e con questi ho collegato i due lettori all’amplificatore. Con due copie di alcuni album, in formato cd, passando alternativamente da un ingresso all’altro dell’amplificatore, facendo partire la riproduzione sui due lettori contemporaneamente, ho potuto discriminare la reale differenza sonora tra il vecchio ed il nuovo lettore. Preventivamente, per qualche giorno, ho fatto lavorare esclusivamente l’MCD550 in modo che si potesse “rodare” per bene. In queste prime ore di ascolto, la variazione timbrica è stata tangibile. Appena collegato all’amplificatore, il suono del lettore mi è sembrato “grezzo”, tendenzialmente freddo e duro. Così la memoria sonora mi ha riproposto l’ascolto di un anno prima. Mi sono detto: “ma allora questo lettore suona proprio così”. E invece no. Nei giorni successivi, come dicevo, in modo tangibile, il suono si è progressivamente levigato ed addolcito tanto da lasciarmi, in alcuni frangenti, abbagliato per la sua definizione, musicalità e dolcezza. Soprattutto la musicalità mi ha colpito oltremodo. Su alcuni brani di musica classica, soprattutto in quelli dove è predominante l’uso di strumenti ad arco, il lettore è riuscito ad interpretare la timbrica degli strumenti in modo così suadente e raffinato da arrivare a rapirmi nell’ascolto, regalandomi ore di intrattenimento di altissimo livello.

Al confronto diretto tra l’MCD500 e il 550 sono quindi arrivato per gradi e, seppur inaspettata, la sentenza non mi ha lasciato stupito più di tanto, proprio per come il nuovo lettore si stava esprimendo. Passando alternativamente dall’uno all’altro si è evidenziata una maggiore propensione dell’MCD500 a riprodurre gli estremi banda, con frequenze basse ed alte più estese, come se avesse avuto un circuito loudness incorporato, e una sensazione di maggiore impatto e dinamica. In realtà, avendo i due lettori la stessa identica timbrica, l’ascolto comparato approfondito, ha mostrato chiaramente che il nuovo lettore, non solo è più raffinato e musicale, ma, soprattutto più definito. In sintesi, l’MCD550 risulta sempre essere più dolce, rifinito e musicale, dove il 500 sembra essere più dinamico e muscoloso. Quale preferire? Potrei rispondere con un laconico “dipende”. Dipende, ad esempio, dal volume d’ascolto, o dalla musica riprodotta in quel momento. Ad esempio, si potrebbe preferire l’impatto dinamico dell’MCD500 nell’ascolto della musica rock o jazz e, alternativamente, il 550 per la musica classica. In realtà farei un torto al 550 perché, anche con la musica meno “colta”, è riuscito ad essere, complessivamente, preferibile al 500. Sarà per la sua maggiore definizione, per la sua spiccata musicalità, per il senso di equilibrio che è riuscito a donare alla riproduzione musicale, al tirare le somme dell’ascolto, alla fine l’ho preferito. Questo nuovo lettore ha molto, moltissimo del suono del top di gamma, l’MCD1100 che, probabilmente, è uno dei lettori digitali più “analogici” che mi sia capitato di provare. In un ascolto a doppio cieco, sicuramente, non saprei distinguere il suono del 550 dal 1100.

Vista la presenza, accanto all’impianto B, del mio computer Imac, ho potuto anche verificare il comportamento dell’MCD550 come puro dac e, inoltre, effettuare un raffronto tra un file di musica liquida, riprodotto dal player del pc e l’equivalente file presente sul cd e letto dalla meccanica del lettore. Molto stranamente, rispetto a quello che si è sempre saputo in merito al collegamento tra computer Apple e periferiche audio, sono stato costretto a scaricare, dal sito della McIntosh, un apposito driver che, se non correttamente implementato nella libreria del pc, non consente un corretto uso del 550 come dac. Già questa operazione, per me che sono ignorante in materia di musica liquida e quasi a digiuno di informatica, mi ha fatto penare più del dovuto. Comunque, dopo questo download, dopo aver scaricato anche il player Jriver, aver settato il computer per la migliore qualità possibile, ho iniziato a fare i confronti. Ovviamente, ribadisco, non essendo esperto della materia, quello che andrò a riportare potrebbe essere benissimo sovvertito dall’utilizzo di hardware e software migliori ma, con quello che avevo a mia disposizione il risultato, con tutti i file, è sempre stato lo stesso. Quindi, il suono dei file riprodotti rippando i cd nel modo migliore possibile, paragonando lo stesso file al corrispettivo cd letto dalla meccanica del lettore, mi ha fatto sempre preferire il suono del cd. Per una maggiore fedeltà timbrica, per la sensazione di una maggiore ricchezza armonica, su tutti i file, il suono del lettore usato stand alone mi è sempre piaciuto di più. Con la musica liquida mi è sempre stata evidente una certa “asciuttezza” armonica e una minore musicalità, come se il suono, a tratti, tendesse ad indurirsi. Questa sensazione, ad onor del vero, l’avevo già sentita anche in altre occasioni, in altri setup e con altre elettroniche.

Non vorrei saltare a conclusioni affrettate e categoriche ma, ad oggi, dal “basso” della mia esperienza, il passaggio alla musica liquida lo farei solo per ascolti di secondo livello, cioè per quelli fatti quando si gironzola per casa a fare altro o per ascolti, comunque distratti. La mia interpretazione di ascolto, come ho già detto, così rituale, mi richiede una maggiore qualità complessiva che, al momento, la musica liquida non mi sembra poter offrire. Ho fatto anche prove con file flac in risoluzione 24/192 e, pur trovandoli veramente ben suonanti, non avendo il corrispettivo in formato sacd, non ho potuto effettuare un confronto diretto e puntuale.

Conclusioni

L’MCD550 suona bene, senza riserve. Rappresenta una porta spalancata verso il futuro della musica, che sia ancora fisica o liquida poco importa. Ha una meccanica silenziosa ed affidabile ed una gestione semplicissima anche nella parte prettamente informatica. L’unico appunto tecnico riguarda, come ho già evidenziato, l’impossibilità di gestire direttamente flussi DSD nativi. Spero che questo, con un aggiornamento firmware futuro, possa essere risolto. La vera, unica cosa che, permettetemi, non mi è andata giù, e lo dico più come esteta che come audiofilo, è il led verde sul frontale del lettore, sotto il tasto dello stanby. Tutte le elettroniche McIntosh lo hanno rosso da una vita. Perché questo cambio cromatico così assurdo? Come direbbe qualcuno: che c’azzecca?

Dopo una notte quasi insonne, improvvisamente mi è apparsa in mente la spiegazione. Riprendo il manuale per una ulteriore conferma e.....il mistero del led verde finalmente si svela. La sua illuminazione è verde perché è attivo il sistema di risparmio energetico che fa andare in autostandby il lettore dopo che, per mezzora non ha avuto imput digitali o comandi.

Mi ero accorto della presenza di questa implementazione perché una sera, durante una sessione d'ascolto, all'arrivo di una telefonata di un amico di Roma, interrompevo la riproduzione dal pc e quindi il lettore andava in standby.

Al protrarsi della telefonata oltre i trenta minuti, osservavo che il display del lettore iniziava a lampeggiare la scritta “auto standby” con conseguente spegnimento della macchina dopo pochi secondi. Quindi, come dicevo, dopo una notte di “riflessione” rileggendo il manuale veniva fuori anche la spiegazione e, soprattutto, come escludendo con l'apposita procedura il sistema di risparmio energetico, il led, in funzionamento e standby tornava ad essere il classico led rosso McIntosh.

Ora. Contento e soddisfatto per aver svelato questo piccolo mistero, posso solo dire che, chi si potrà permettere l’acquisto di questa ottima macchina da musica, non ne resterà mai deluso.

 

Lettore McIntosh MCD550

Caratteristiche tecniche principali:

Disc Formats:

SACD, CD, MP3, WMA

Number of Channels:

2

Analog Audio Outputs:

2VRMS (Fixed Unbalanced)

4VRMS (Fixed Balanced)

8VRMS (Variable Unbalanced)

16VRMS (Variable Balanced)

Frequency Response:

SACD: 4Hz-40kHz +0.5dB/-2dB

CD: 4Hz-20kHz +/-0.5dB

S/N Ratio:

110dB

Dynamic Range:

100dB

Total Harmonic Distortion:

SACD: 0.0025%

CD: 0.0015%

High Drive Headphone Amplifier:

All headphones, from 20 to 600 Ohms

Overall Dimensions (W x H x D):

17-1/2” (44.5cm) x 6” (15.3cm)

x 19” (48.3cm)

Weight:

28 lbs (12.7kg) net,

42.5 lbs (19.2kg) in shipping carton