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Alta risoluzione light

di Igor Zamberlan

Puntata light, questo mese. Il caldo e le vacanze impediscono a me di essere particolarmente tecnologico e a voi, penso, di seguirmi nei meandri delle discussioni sui formati. Altra brutta/bella notizia: è rinviata la presentazione dei SACD di Peter Gabriel, dato che, per mantenere un buon bilanciamento fra il software più ricreativo e quello serio (l'ho già detto che sono uno snob della musica eurocolta, vero?) ho deciso di parlare, stavolta, di alcune delle uscite in SACD di due delle mie preferite fra le etichette discografiche che hanno scelto di abbracciare da subito questo formato. Una piccola anticipazione, tuttavia: se dovete prendere un solo SACD di Peter Gabriel, scegliete Up. Lo so, non è un gran disco - arrivo a pensare che sia il disco meno significativo fra quelli in "ufficiali" studio dell'ex Genesis, escludendo quindi OVO, i live e le colonne sonore -, ma un solo ascolto del SACD, in stereo, raffrontato a CD e vinile 180 grammi, mi ha convinto che è per il formato digitale ad alta risoluzione che questo disco è nato. Il SACD supera anche il vinile per matericità, velocità ed estensione, sia nel dominio della frequenza che in quello dello spazio. Resta il fatto che non c'è niente di eccezionale fra i brani del disco; non è, in termini assoluti, un brutto disco, ma da Peter Gabriel mi aspettavo di meglio.

Le prime due etichette di Videohifi

Credo che queste siano le prime due etichette discografiche a godere di una presentazione su Videohifi. Ho scelto loro perché sono piccole, innovative, hanno un bel catalogo in SACD e sembrano serie sia musicalmente che tecnicamente, pur non essendo labels "audiophile" in senso stretto. Ho, infatti, il più grande sospetto nei confronti delle etichette audiophile, dovuto a numerosi acquisti di dischi che sono, magari, assolutamente inappuntabili dal punto di vista tecnico, ma che rimangono sullo scaffale dopo il primo ascolto a causa di un contenuto musicale non troppo, come dire, appassionante ("Amanda McBroom sucks", Corey Greenberg). In questi due casi (e in altri, che presenterò più avanti quando ne avrò modo, la nostrana fone' è un esempio illustre) parlerei di etichette indipendenti attente alla qualità di registrazione oltre che a quella di esecuzione.

Lyrinx

L'etichetta
Non sono nemmeno sicuro che questa etichetta sia attualmente distribuita in Italia (se il distributore italiano esiste ed è in ascolto, si faccia vivo con la redazione in modo da permetterci di rendere un servizio migliore ai nostri lettori). Credo, tuttavia, che per il lettore medio di questa rubrica (dato che, comunque, viene a leggersela su Internet) non sia un problema acquistarne i dischi attraverso Internet, dal sito del distributore francese (http://www.abeillemusique.com) o dai normali negozi di dischi on-line. 
L'etichetta è francese, così come la maggior parte degli interpreti dei suoi dischi; si tratta di una delle più antiche indipendenti francesi nell'ambito della classica, forte di un catalogo attivo di più di 130 CD e SACD. L'uomo dietro la console, nonché proprietario, è René Gambini. Già attento alla qualità di registrazione, tanto da usare microfoni valvolari e amplificatori custom, Gambini fu il primo, in Francia, a registrare in DSD, abbracciando integralmente il nuovo formato, in seguito anche in multicanale, dopo una serie di test soggettivi a confronto con il PCM 96KHz/24 bit. Tutti i SACD Lyrinx sono ibridi di origine DSD; quasi tutte le nuove registrazioni Lyrinx sono in DSD e Gambini ha anche curato un SACD per un'altra etichetta discografica su cui mi dilungherò sotto.

Qualche disco
La mia follia collezionistica fa sì che abbia, in casa, la maggior parte dei SACD Lyrinx, esclusi due o tre che non ho ancora reperito o che non ho ancora avuto tempo di ordinare.
Il primo SACD Lyrinx che ho ascoltato e che mi ha fatto pensare che Gambini fosse sulla strada buona per sfruttare le possibilità della tecnologia di Sony/Philips è un recital pianistico di una giovane pianista di scuola francese e di origine polacca, Caroline Sageman, che include brani di Chopin, la Sonata per pianoforte Op. 35 e i quattro Scherzi. L'interpretazione è di alto livello, anche se probabilmente non passerà alla storia (però è assolutamente godibile e lontana dalle esecuzioni marginali che le uscite delle etichette audiophile, purtroppo, ci ammanniscono con la scusa della qualità sonora), più attenta alle caratteristiche architetturali della musica di Chopin che a quelle rapsodiche e iper-romantiche, una scelta che ha pienamente senso nel repertorio scelto. La qualità sonora è eccellente, il pianoforte rivela come è raro sentire il fatto che non è fatto solo di corde e martelli, ma anche di cassa armonica, con una coloritura di "legno" al suono e armoniche iridescenti. Lo strato SACD ha proprio nella riproduzione delle armoniche un vantaggio decisivo su quello CD, che risulta anche più costretto dal punto di vista spaziale e dell'intervallo dinamico.
Un secondo disco molto interessante è uno dei pochi set multipli sinora disponibili in SACD, una registrazione integrale dei Quintetti per archi a due viole di Mozart eseguiti dal Fine Arts Quartet con Yuri Gandelsman alla seconda viola su 3 dischetti (non vi preoccupate, il prezzo non è da gioielleria). L'interpretazione si situa sicuramente ad un livello molto alto, sebbene anche queste siano opere registrate dai più grandi esecutori della storia del disco; la registrazione, anche multicanale, è straordinaria per timbro e precisione. La ricostruzione spaziale può sembrare un po' anomala, come prima impressione, a causa dei tempi di riverbero, evidentemente molto lunghi, dell'ambiente di registrazione. E' un disco piuttosto difficile da riprodurre: è necessario che la catena sia in grado di discriminare con grande precisione i suoni diretti da quelli riflessi dall'ambienza, pena una certa confusione che rischia di impastare il risultato complessivo.
Nei dischi per pianoforte e strumento solista i Lyrinx svettano. Il primo esempio è il bel disco di Florent Héau (clarinetto) e Patrick Zygmanowski di musica francese per clarinetto e pianoforte, che presenta interessanti brani di Chausson, Saint-Saëns, Debussy, Françaix, Widor e Poulenc, che mi sembrano ben eseguiti (non ho termini di paragone) e soprattutto registrati in modo eccelso, con grande realismo timbrico nel suono del clarinetto. Il secondo esempio è il recente disco di opere per piano e violino di Fauré e Ravel eseguite da Vadim Tchijik e Cedric Tiberghien, che ha un bilanciamento piano-violino di eccezionale realismo.
Il disco curato dall'equipe Lyrinx per Praga Digital (etichetta della scuderia Harmonia Mundi France) è una gioia. Si tratta del secondo volume della serie Praga delle opere per pianoforte e violino di Bartòk; contiene le Rapsodie per pianoforte e violino, la Sonatina, i Canti Popolari Ungheresi e le Danze Popolari Rumene. Si tratta di uno di quei rari casi in cui si trovano, sullo stesso disco, esecuzioni e registrazione di riferimento. E', finora, il miglior SACD per violino e pianoforte che mi sia capitato di sentire: irrinunciabile.

Ho tralasciato alcuni altri SACD Lyrinx, in particolare quello contenente musica da camera di André Boucourechliev, dato che il repertorio richiede una certa dedizione da parte dell'ascoltatore, e quello in cui Katia Skanavi esegue brani pianistici di Rachmaninov, Schumann e Haendel perché non ho ancora avuto modo di sentirlo approfonditamente; sappiate che, se decidete di procedere all'acquisto, avete la mia benedizione.

Channel Classics

L'etichetta
Questa etichetta non ha, probabilmente, bisogno di grosse presentazioni. E' sicuramente una delle più interessanti case discografiche indipendenti degli ultimi anni; basata in Olanda, è stata fondata ed è diretta da Jared Sacks. Incidono o hanno inciso per Channel artisti del livello di Pieter Wispelwey, Anner Bijlsma, Rachel Podger, Trevor Pinnock, Jos van Immerseel.
Anche Channel è stata fra i primi a pubblicare SACD ibridi e crede molto nel formato, tanto che qualche mese fa aveva annunciato che le release future sarebbero state solo su SACD ibrido. Ciò non è ancora successo, credo a causa di problemi di sovraccarico delle ancora poche linee di produzione di SACD in Europa, ma penso che succederà appena i problemi di stampa saranno risolti. L'estetica sonora di Channel è un po' diversa da quella di Lyrinx, essendo basata sulla ricerca della trasparenza e della precisione innanzitutto; direi che, se nei SACD Lyrinx è riconoscibile l'impronta valvolare, in quelli Channel c'è un'impostazione da stato solido di altissimo livello, tanto per farmi capire in termini audiofili. L'equipaggiamento utilizzato da Channel per registrare i suoi SACD comprende microfoni Bruel & Kjaer e Schoeps e convertitori dCS, evidente conferma di quanto dicevo. Tutti i SACD Channel sono di origine DSD.
La Channel è regolarmente distribuita in Italia dalla Jupiter (http://www.jupiterclassics.com/); oltretutto, i SACD ibridi sono reperibili nei negozi a prezzi equivalenti a quelli dei CD.

Alcuni dischi
L'artista vedette di casa Channel è senza dubbio Pieter Wispelwey, che ha inciso parecchio per l'etichetta olandese (in particolare consiglio la sua versione delle Suite per Violoncello di Bach, uno dei due o tre riferimenti moderni). E' scontato che il primo SACD edito da Channel sia stato il pluripremiato abbinamento di concerti per violoncello di epoca romantica (Ciaikovski, Saint-Saëns, Bruch). L'esecuzione è straordinaria, il suono, pur trattandosi ormai di un SACD "vecchio", è fra i migliori che si possono trovare, caldo e trasparente, senza accenni di freddezza. L'altro SACD di Wispelwey che ho sentito è quello che contiene l'integrale delle Suite per violoncello di Britten. Non è un ascolto facilissimo, il clima di queste Suite è molto meditativo, ma chi riuscirà a superare il primo disorientamento, soprattutto se non si è abituati alla musica del '900, sarà premiato da un'esecuzione di altissimo livello e da una registrazione estremamente realistica del suono del violoncello, con dettagli di ambienta ben leggibili e precisi.
Altra vedette attuale del catalogo Channel è Rachel Podger. La violinista inglese è presente in due dei SACD Channel di cui voglio parlarvi, un ottimo disco contenente le Pièces de Clavecin en Concert di Rameau, esecuzione eccellente (gareggia con quella Zig Zag Territoires con Blandine Rannou al cembalo come migliore esecuzione in disco degli ultimi anni), con Trevor Pinnock al cembalo, e registrazione di splendido timbro e posizionamento millimetrico, e uno dei miei riferimenti in SACD, La Stravaganza di Vivaldi con l'ensemble polacco (!) L'Arte dei Suonatori. Quest'ultimo disco è uno dei riferimenti assoluti, in SACD stereo, per la ricostruzione spaziale. Il timbro, estremamente realistico, non è da meno. Muisicalmente si situa all'interno della scuola non estremista dell'esecuzione di opere barocche su strumenti originali - niente estremismi alla Giardino Armonico, ma neanche letargia da vecchia scuola. E' un ascolto eccellente, consigliabile anche a chi è allergico agli strumenti originali (ce n'è ancora, soprattutto qua da noi: altrove il "trauma" da strumenti originali sembra definitivamente superato).
L'altro mio disco di riferimento in casa Channel è il SACD che contiene una scelta dalla Tafelmusik di Telemann, eseguita dall'ensemble Florilegium. Qui c'è una sensazione di precisione, di aria, di trasparenza e di estensione in grado di convertire anche il più scettico detrattore del DSD. E' una trasparenza che, grazie ad un corretto bilanciamento, non sfocia mai nel clinico o nell'arido. L'esecuzione è all'altezza di tanta tecnica.
Il disco del giovane pianista Dejan Lazic, contenente opere pianistiche di Maurice Ravel, presenta un'esecuzione molto personale, con tempi a volte larghi (in particolare nella Pavane pour une Infante Defunte) e qualche vago problema di resa delle arcate delle composizioni che situano queste interpretazioni un po' indietro, in un'ipotetica scala di merito, rispetto a quelle di Merlet o di Marcelle Meyer, tanto per fare i nomi di alcuni fra i miei raveliani preferiti. Il suono di questo disco ci fornisce un'altra prospettiva di cosa si può fare registrando un pianoforte in SACD; meno iridescente timbricamente rispetto al Lyrinx di Caroline Sageman, è più preciso nella resa di un pianoforte spazialmente delineato e sembra crescere dinamicamente, dove richiesto, senza limite alcuno.
Posso raccomandare anche il SACD di Fantasie ed Arie di John Jenkins eseguite dal Locke Consort (splendida musica pochissimo conosciuta, registrazione miracolosa fin quando non si sentono il Telemann e il Vivaldi…) e quello della Cappella Figuralis con musiche di Monteverdi, Carissimi e Della Ciaia intitolato "Love and Lament" per la riproduzione della voce umana, un argomento questo su cui ritornerò più in là, quando parlerò di fone'.
Non mi ha convinto, per motivi puramente musicali, il Requiem di Mozart eseguito dalla Netherlands Bach Society diretta da Jos van Veldhoven: l'ho trovato curiosamente privo di pathos e di senso di direzione esecutiva.

CD 96/24

Infine, una piccola nota tecnica sui cosiddetti CD 96/24. Ho visto un po' di confusione in merito, tanto da pensare di scriverne qualcosa. A scanso di qualsiasi equivoco, i CD rimasterizzati a 96KHz/24bit non sono nulla di diverso da un normale CD e non richiedono nessun nuovo lettore, né CD con upsampler o con convertitori digitali-analogici a 24 bit e 96 KHz né convertitori esterni, né tantomeno lettori DVD per essere letti correttamente. Si tratta di normalissimi CD per i quali è stata utilizzata, durante la rimasterizzazione, tecnologia a 96KHz e 24 bit; tuttavia, per farli stare sul supporto standard CD e per renderli leggibili all'immenso parco macchine installato nel mondo, i master vengono ridotti al formato standard red book, cioè 44.1 KHz/16 bit. Non si tratta, quindi, di un ulteriore formato audio ad alta risoluzione. Il fatto che, spesso, suonino meglio di eventuali versioni precedenti non rielaborate con tecniche recenti è dovuto alla maggior cura del remastering e al fatto che, utilizzando una maggiore profondità di bit durante la fase di produzione del master, viene ridotta la possibilità di introduzione di rumore di quantizzazione da parte delle apparecchiature di studio.
Quindi, se vedete CD che vi interesano con in bella vista la scritta "96KHz/24 bit remastering", potete acquistarli tranquillamente. Controllate, però, che siano CD…

Prossimamente, anche se non si tratta di formati ad alta risoluzione, discuterò di esperimenti di upsampling e incremento della profondità di bit nell'ascolto di normali CD, essendo entrato in possesso di un sistema di riproduzione del formato digitale a bassa risoluzione che permette di inserire e disinserire questi accorgimenti premendo un paio di tasti