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Duevel Enterprise

di Giovanni Aste
Duevel Enterprise

Introduzione

Enterprise è un nome importante, di peso, che non può non rievocare, a grandi e meno grandi (se non anche ai piccini) le mitiche imprese del capitano Kirk e del suo equipaggio nella sua strafamosa missione quinquennale di esplorazione dello spazio. La forma di quell’astronave è ben strana, almeno se consideriamo l’epoca in cui  Star Trek fu messo in onda, cioè gli anni ’60. Rispetto all’immaginario collettivo che voleva un qualcosa di simile a un razzo, gli ideatori della fortunatissima serie televisiva si inventarono qualcosa di totalmente nuovo. Un corpo cilindrico e affusolato sorreggeva tramite due piloni le due gondole di curvatura mentre un terzo pilone anteriore sosteneva l’immenso disco del ponte di comando. Era, per l’epoca, qualcosa di mai visto, che divenne subito un classico, conservato negli anni anche nelle successive serie, sebbene supportato da qualche ovvio ammodernamento estetico e tecnico.

Un nome evocativo dicevo, che Duevel ha sicuramente dato al diffusore oggetto di questa prova per la immediata somiglianza della struttura di dispersione con il profilo della nave stellare, augurandosi forse un egual fortuna per il suo prodotto J. Devo dire che alcune delle persone che l’hanno vista a casa mia (e ho anche letto recensioni con commenti simili) l’ha paragonata più alla griglia di un fornellino a gas (e devo dire che non hanno tutti i torti) ma a me, che sono un inguaribile romantico, piace invece accostarla all’intramontabile saga.

Ma veniamo a noi.

 

Come sicuramente saprete, la Duevel è una ditta tedesca che produce principalmente una linea di diffusori, tutti rigorosamente omnidirezionali (realizzano anche un solo modello di amplificatore a stato solido); si parte dalla piccola Planets per arrivare all’ammiraglia Sirius. Tutti i modelli sono a due vie, nei modelli maggiori gli altoparlanti sono ad alta efficienza e si usano, per le  vie alte, driver a compressione. Sono tutti oggetti estremamente ben realizzati e curati, pur essendo di non facile fattura viste le “forme” richieste dalla caratteristica omnidirezionale. La Enterprise si situa, nella gamma, al secondo gradino dal basso, essendo la “sorella maggiore” della più piccola Planet.

Costruzione e Suono

Come dicevo le nostre piccoline sono veramente ben costruite e rifinite e si presentano molto bene, fornendo un feeling positivo fin dal primo sguardo. Sono più piccole di come me le aspettavo, si integrano molto bene in qualsiasi ambiente, i colori disponibili non sono molti ma comunque coprono a mio avviso tutte le possibili esigenze di un normale ambiente domestico. La coppia che mi è capitata in prova è di un bellissimo rosso (che consiglio) ma se vi serve qualcosa di meno appariscente ci sono i più sobri bianco e nero.

Anche gli altoparlanti mi sembrano di buona fattura, sia il woofer da 17cm con la membrana in carta, sia il tweeter da 25mm caricato a tromba che addirittura sfoggia una cupola in titanio.

La sensibilità non è eccelsa, 87dB dichiarati e il carico è 4 ohm, direi che uno stato solido di media potenza ci vuole tutto e il mio Gainclone sta lì senza far nulla….

Il resto dell’impianto è sempre il medesimo, pre e prephono autocostruiti su progetti di Diego Nardi, step-up phono Euterpe, giragira RPM9 accoppiato a Benz Wood, CD94 modificato ZOS, cavi Neutral Cable e Purist Audio.

La gamma bassa è sicuramente ciò che colpisce di più ad un primo ascolto; è ben in evidenza e sicuramente esuberante specie se rapportata alle dimensioni del diffusore e a quelle del woofer. È un bel basso rotondo e pieno, ovviamente non granitico e velocissimo ma neanche mollo e confuso come ci si potrebbe aspettare da un altoparlante così piccolo costretto a fare gli straordinari. Solo andando abbastanza su con il volume si nota un lieve impastamento e un allungamento delle code, cosa che peraltro avviene spesso anche con diffusori di maggior lignaggio.

Il tweeter fa un ottimo lavoro, esteso e rifinito quanto basta, avevo temuto che la cupola in titanio lo rendesse troppo “frizzantino” invece anche in questo caso mi sembra che la performance in condizioni di ascolto “normale” sia più che buona, un certo accenno di asprezza si avverte a volumi abbastanza sostenuti.

I due altoparlanti si sposano bene, non so quale sia la frequenza di incrocio ma non mi sembra ci siano criticità particolari su tutto lo spettro.

La dinamica è ottima, non eccezionale, ma secondo me è in sintonia con il carattere di questo diffusore; l’Enterprise non tenta di stupirvi con effetti speciali, bassi tellurici, esplosioni varie, lei mira maggiormente a fornire un risultato piacevole in tutte le situazioni, senza che stiate ad angustiarvi più di tanto con posizionamenti, accoppiamenti, punte, cavi e via dicendo, la sballi, la colleghi, metti un CD e lei suona, e, posso assicurarvi, con vostra grande soddisfazione.

In quest’ottica, a mio avviso, la sua caratteristica di dispersione omnidirezionale è la ciliegina sulla torta. L’immagine è là, non dovete fare assolutamente nulla, le potete mettere contro il muro, in mezzo alla stanza, vi potete muovere a destra e a sinistra, seduti, in piedi, cambia veramente poco e in molti casi assolutamente nulla. I primi giorni non ci credevo e mi spostavo a destra e a manca come uno scemo cambiando i cd uno dopo l’altro J. È una scena particolare, a cui non ero assolutamente preparato, sempre ben ferma e centrata, con tutti gli strumenti posizionati oltre i diffusori. E anche in questo caso non sono necessari aggiustamenti e tuning, occorre solo accendere ed ascoltare.

Conclusioni

Mi sono piaciute le Enterprise? Sì, e questo sì vale ancora di più perché non è il tipo di diffusore che   sposa perfettamente i miei gusti. Le Enterprise sono veramente “user friendly”, occorre solo un ampli abbastanza muscoloso e una catena alla loro altezza, collegate e posizionate (senza impazzirvi), vi ripagheranno con un risultato sonoro di ottimo livello e godibilissimo, senza prestazioni particolarmente estremizzate in nessun campo ma anche senza criticismi e difficoltà di interfacciamento, posizionamento e quant’altro.

Il prezzo è forse la cosa che mi piace meno di questo diffusore,  duemila e passa euro non sono pochi in assoluto, certo l’oggetto è veramente ben costruito e i materiali usati sono di buona qualità, ma una cifra più contenuta non avrebbe guastato.

Per il resto consiglio di andarle ad ascoltare, sia per la qualità sonora in assoluto, sia per la loro caratteristica di dispersione che richiede, in misura maggiore che in altri casi, una valutazione assolutamente soggettiva.