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L'Editoriale

di Bebo Moroni
L'Editoriale

Espansività


Da quando il linguaggio dei mezzi di comunicazione che hanno al centro del loro interesse l’alta fedeltà si è modificato dal “tecnichese” spinto con brevi cenni d’ascolto, al tentativo, talvolta riuscito, talvolta meno, di cercare una terminologia esplicativa ed evocativa dei fenomeni sonori, il mondo della riproduzione fedele del suono si è aperto a una vasta platea sino a quel momento esclusa dal discorso iniziatico. La descrizione della fenomenologia sonora è assai più complessa di quello che possa sembrare: s’è dovuto, in pratica, reinventare una sorta di dizionario, anzi di più, di vera e propria lingua che potesse spiegare, raccontare, evocare, sfumature spesso sfuggenti persino a chi le sta percependo. Come per tutte le “neo-lingue” c’è chi ne ha fatto un uso considerato e mirato allo scopo, c’è chi ha creato stile e originalità di linguaggio, cercando di ponderare sempre l’impatto di questo e chi ha scopiazzato, troppo spesso a casaccio, credendo di poter ottenere il medesimo impatto dei grandi scrittori di alta fedeltà ( grandi nel loro campo ovviamente). Ma non è questo il punto, anche se la premessa è indispensabile. Il punto è che per dare anima a oggetti di acciaio e silicio, di legno e composti sintetici, per poter, appunto raccontare e far comprendere fenomeni da grossolani a estremamente raffinati. Per far ciò, lo scrittore di alta fedeltà. Ha dovuto “espandere” la gamma dinamica delle sue parole, ricorrendo a iperboli, metafore evocazioni, e ha dovuto anche, e doverosamente, individuare un minimo comun denominatore di tale linguaggio, applicabile ( con ovvie variazioni) alle differenti tipologie di oggetti.
Quanto vado a dire è stato più volte, negli anni, spiegato, ma forse occorrerebbe un memorandum continuo, nell’attesa che a qualcuno venga la voglia di compilarlo, trovo doveroso rifare il punto sulla situazione, dacché i lettori, gli appassionati ( e internet ci offre una visione panoramica e precisa quanto mai del pensiero di chi sta “dall’altra parte del tavolo”, troppo spesso hanno preso alla lettera questa dinamica espansa, e a loro volta l’hanno magnificata sino a portarla all’iperbole dell’iperbole, pretendendo spesso che questa dinamica delle differenze, appunto, iperbolica, costituisse la realtà.
Tipico esempio di ciò sono le comparazioni tra lettori digitali, l’esempio più ovvio e più universalmente conosciuto è quello dei lettori CD. Attenzione, sto per dire una cosa spiacevole, ma non è una provocazione, è la realtà: le differenze tra i lettori digitali di dischi compatti sono assolutamente più sfumate di quanto qualsiasi articolo “evocativo” possa far pensare e di quanto le posizioni differenti in una qualsiasi discussione da Forum online farebbero supporre al “Candide” della situazione. Si tratta, appunto, di sfumature, spesso molto importanti, ma di sfumature, e sono queste sfumature, ma soprattutto la loro espansione nel linguaggio e nell’immaginario ( e nell’auto-immaginario, sempre pericolosamente presente quando si parla di qualità della riproduzione sonora) che fanno decidere a qualcuno di acquistare oggetti o combinazioni di oggetti da decine di migliaia di Euro e fanno dire a qualcun altro che un pur ottimo multilettore Oppo spacca le ossa a un Esoteric o a una coppia Wadia e via dicendo. In realtà le differenze tra un lettore di fascia economica e un lettore di fascia altissima sono, rispetto alle grandi differenze degli oggetti che “determinano” il suono, minime, minime ma fondamentali. Dunque dire che un oggetto è una schifezza e un altro è una meraviglia ha poco senso, ha poco senso immaginare che un lettore Trevi non abbia la gamma bassa, mentre un DCS abbia una gamma bassa di incredibile immanenza. Cerco di spiegarmi meglio: l’alta fedeltà è una sequenza di sfumature, che si addizionano, si moltiplicano, si pongono in serie a determinare una prestazione, ma tali sfumature vanno riconosciute per quello che sono, nella loro importanza e nell’importanza che ciascuno di noi gli attribuisce. Immaginiamo ( tanto quello la conoscono tutti e più o meno tutti lo sanno leggere) un grafico di risposta in frequenza. Ecco, posso avere differenti tipi di grafici di risposta in frequenza, pur impiegando il medesimo strumento di misura, dipende da quanto decido di espandere la scala di lettura. Voglio dire che in quel grafico di frequenza, la linea della risposta, sarà tanto più lineare tanto più la scala di riferimento, l’intervallo d’intensità, ovvero l’ampiezza espressa in decibel della scala, sarà espansa: se misuro a passi di cinque decibel, avrò comunque una risposta più lineare e meno tormentata che se misuro a passi di un decibel, se invece misuro a passi di mezzo decibel, o in frazioni di decibel, anche la più lineare delle risposte apparirà tormentata da picchi e depressioni, da alti e bassi. A seconda della risoluzione potrò passare dal mare a calma piatta alle montagne russe.
Questo dovremmo tenerlo bene a mente non tanto quando professionalmente si “evoca” e si descrive. Ovviamente se devo descrivere la qualità di X rispetto a Y non posso dire “le differenze sono minime ma X è decisamente migliore” dovrò espandere la scala della mia descrizione per spiegare quanto quelle piccole ma fondamentali sfumature rendano X migliore di Y. Ma ciò deve essere chiaro al lettore ( e in questo siamo colpevoli noi scrittori che tendiamo a dare per scontate le cose) deve essere chiaro che scegliendo il lettore X invece del lettore Y non sconvolgerà il suono della sua catena come se scegliesse il diffusore ∏ anziché il diffusore Ω. Proprio a causa di questa indeterminazione delle scale, ovvero della loro eccessiva espansione si sono creati fenomeni che perdendo man mano la loro realtà hanno finito per essere artificiosi e anche estremamente costosi.
Io, pur rifiutandomi da anni di provarne, sono stato tra i primissimi, probabilmente in Italia il primo, a parlare dei cavi e delle differenze che un buon cavo provocava nel complesso di una catena di riproduzione rispetto a un cavo mediocre. Ma la scala fenomenologica si espansa talmente a dismisura che c’è ( e non sono pochi) chi crede che può cambiare un cavo, anziché un diffusore per rivoluzionare il suono della propria catena.
Dunque occorre fare di nuovo un po’ d’ordine, e d’ordine di grandezze.
Gli elementi che determinano il suono di una catena d’ascolto ( sembrerà elementare a molti, ma non lo è più per molti altri) sono, appunto in ordine di grandezza:

1)Sistema di altoparlanti
2)Testina Fonografica
3)Preamplificatore
4)Amplificatore di potenza
5)Braccio di lettura, e compendiando 1+2+5 invece di ottenere 8 abbiamo come risultato un 2 assoluto, ovvero il sistema di riproduzione analogico giradischi/braccio/testina
6)Sistema di lettura digitale.


Ovviamente dobbiamo considerare una serie infinita di variabili, p.e nel sistema analogico  come anche in quello digitale, ma ci stiamo occupando dei singoli componenti ( è ovvio che un braccio e una testina che presentano un accoppiamento meccanico impossibile suoneranno male indipendentemente dalla qualità dei singoli elementi, ma noi ci stiamo, appunto occupando di singoli elementi). In un sistema di lettura digitale è controversa l’importanza che può avere la meccanica di lettura rispetto al convertitore d/a. Io sono tra quelli che sostengono l’importanza fondamentale della meccanica di lettura, almeno a un certo livello di qualità di riproduzione.

Mi scuso sin d’ora con chi avrà trovato banale questo discorso, mentre non ho motivi di scusarmi con chi l’avrà trovato eccentrico o retrogrado, questa, si voglia o non si voglia, è la pura, inoppugnabile, verità.