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Diffusori Blumenhofer Genuin FS 3 (Prima Assoluta!)

di Domenico Pizzamiglio
Diffusori Blumenhofer Genuin FS 3 (Prima Assoluta!)

Anteprima assoluta

 


Produttore: www.blumenhofer-acoustics.com
Prezzo: 8.900,00 € la coppia (+ 470,00 € per sistemi
di isolamento Aktyna) per altre finiture supplemento 300,00€;
finitura laccata piano  supplemento 2.700,00€.


Blumenhofer è attiva dal 1977, diretta da Thomas Blumenhofer che, fortuna sua, abita nella Foresta Nera, in Baviera, nel Parco Naturale dei Boschi Occidentali di Augusta. Poco nota nel nostro Paese, ma non in Patria o altrove ove invece è senz’altro conosciuta, è assurta agli onori della cronaca per la sola prova del sistema di altoparlanti OM, apparsa tempo addietro su 6Moons.



Allo scorso Top Audio, girando per il corridoio ove aveva sede la saletta della rivista, sono rimasto colpito da un nome su un cartello: Blumenhofer ….. Blumen ….. ovvero fiori. Quel nome mi ha riportato alla mente alcune liriche tedesche e di rimando, immediato, il fiore mi ha riportato alla Ginestra di Leopardi. Un ricordo neppure tanto nebuloso delle scuole superiori che ha fatto si che entrassi con particolare circospezione in quella sala, ove erano in dimostrazione questi prodotti non distribuiti in Italia. In realtà, i prodotti di Blumenhofer sono presso uno o più negozi per ogni Stato, così da renderne in qualche modo più agevole la reperibilità. Per i negozi scelti per il nostro Paese è meglio contattare il produttore (la lingua italiana è parlata correntemente) che darà le debite informazioni.

La vendita avviene anche direttamente e Thomas Blumenhofer non avrà alcuna difficoltà ad ospitare a Walkertshofen chi, previo appuntamento, volesse andare a fargli visita.

Blumenhofer è una parola composta, probabilmente “il fioraio di corte”, nome che rimanda ad una sorta di delicatezza d’animo che, mi domandavo, forse veniva poi trasferita sui prodotti. Attenzione, ho scritto delicatezza che non è sinonimo di “mollezza”, di mancanza di carattere, ma piuttosto di sensibilità. Quella sensibilità che dovrebbe portare al rispetto per la materia che le Genuin FS3 sono qui chiamate a restituire, ovvero la musica.



Il sistema in esame è un due vie in bass reflex, con bocca del reflex anteriore, con un woofer Blumenhofer con membrana sandwich da 20 cm di diametro coperta da brevetto internazionale associato ad un driver da un pollice caricato a tromba, modificato sulla base di un altoparlante di comune produzione.



L’efficienza dichiarata è di 92 db e la risposta in frequenza si estende da 40 a 20.000 Hz, mentre l’impedenza è indicata in 8 Ohm (questi dati differiscono al momento della redazione di questa prova da quanto compare sul sito del produttore che ancora non è stato aggiornato; ma lo potrebbe essere nel frattempo tra la redazione e la pubblicazione della recensione).



Le casse acustiche viaggiano in una cassa decisamente ben dimensionata, della quale qui troverete una fotografia e sono ben rifinite, anche se forse la finitura nella quale mi sono giunte non sia propriamente adatta all’italico gusto che preferirebbe un ciliegio, piuttosto che un frassino o una finitura nera che sono peraltro ottenibili a richiesta. Il mobile è in multistrato da 25 mm di spessore, fatta salva la parete anteriore che è in multistrato di betulla da 40 mm di spessore.



Le casse hanno una struttura di supporto in legno che viene poi ancorata anch’essa al fondo della cassa via dei fori passanti attraverso i quali passano o le punte date di serie, oppure i “piedi” della belga Aktyna (en.aktyna.eu) che detiene il brevetto alla base di quei supporti e che possono essere forniti a richiesta (di questi supporti saprò dire qualcosa di più, posto che tramite Blumenhofer ne sto avendo tre giochi da tre pezzi ciascuno, così da poterli testare anche sotto le elettroniche).



Comunque una prova con punte che avevo a mia disposizione mi fa affermare senza tema di smentita che l’uso degli Aktyna sia consigliabile.



Esterno al cabinet, posizionato nella parte inferiore della cassa (che al suo interno contiene robusti rinforzi per renderlo inerte alle vibrazioni prodotte dal woofer)  e celato dalla citata struttura di legno, c’è il crossover.



Conclude il tutto la morsettiera per il bi-wiring. Una particolarità è costituita da un ponticello posto tra i connettori che permette di effettuare una “correzione dell’impedenza”. Praticamente il ponticello linearizza l’impedenza nella zona d’incrocio tra i due altoparlanti che è situata a 1.250 Hz. Questa linearizzazione dovrebbe rendere più facile il lavoro dell’amplificazione in quella gamma di frequenze.

Le Genuin FS sono state provate nel mio impianto, al momento composto da: giradischi DPS2 con braccio Mørch DP6 con canne Precision Red, testine Kuzma KC-3 e Transfiguration Aria, pre-fono American Hybrid Technology –P Non Signature, preamplificatore Lavardin 6.2, amplificatore finale Spectral DMA 100 S2, cavi Audionote e custom di segnale, NBS Omega di potenza, Ecosse e Black Noise di alimentazione, oltre a multiprese e filtro di rete Black Noise.
Per una più serena valutazione anche con un’amplificazione valvolare, mi sono affidato ad un amplificatore integrato Audio Note Soro.



Il costruttore raccomanda che i diffusori non siano tenuti troppo distanti dalla parete di fondo; il consiglio è di stare tra i 10 e i 50 cm. Tuttavia in casa mia mi sono spinto sino ad 80 cm senza perdere in restituzione della porzione bassa di frequenze ma guadagnando qualcosa in termini di concretezza della scena sonora. Peraltro, la testa che contiene la tromba del tweeter può essere traslata in avanti o indietro direttamente in fabbrica, posizionandola in funzione di eventuali particolari esigenze dell’utente relativamente al posizionamento nella sala d’ascolto.



Al Top Audio ho chiesto di poter ascoltare il sistema con il Miserere di Arvo Pårt e da questa registrazione ho deciso di iniziare gli ascolti. La prima sensazione che mi ha colpito al Top Audio - e di cui ho avuto conferma in casa - è stata l’assenza di ogni forma di aggressività. La riproduzione è convincente. Le voci sono corrette e gli strumenti di accompagnamento non sono da meno. Temevo per l’accoppiamento con un normale finale a stato solido, ma l’unione con il DMA100S2 porge un suono decisamente naturale. Anche la scena espande bene sia in profondità che in altezza. Il basso è molto controllato; non v’è mai un accenno di confusione. Bella la restituzione delle risonanze ambientali che connotano questa registrazione ECM, risonanze che arricchiscono la riproduzione di una grande naturalezza. Il volume che ho potuto raggiungere nel mio ambiente è stato decisamente molto alto, ma senza che sopraggiungessero particolari sensazioni di stress.

Tosca di Giacomo Puccini, nella bella esecuzione diretta da Colin Davies su Philips, mi dà la conferma che con questi sistemi la voce umana la fa da padrona; che sia la Caballé o che sia Carreras la voce è “vera”, giustamente aperta; ma ha anche peso. Il palcoscenico che mi si apre davanti è ampio, profondo. Il suono, privo di ogni forma di nasalità, fluisce libero, anche nelle sue minime variazioni dinamiche. Nello specifico, ascoltare il “Vissi d’arte” della Caballé, anche se parecchio lontano dalla drammaticità intrinseca della Callas, è esperienza di notevole spessore. La Caballé non aveva certo una voce flebile, anzi; e le Blumenhofer aiutano a restituirne la potenza. La Tosca l’ho ascoltata tutta in un sol fiato. Le Genuin paiono avere una risposta leggermente calante sull’alto che pur non depauperando il suono di alcun particolare, lo rende molto stile “sala da concerto”. Non perdonano molto all’incisione; purtroppo a volte i suoni vengono localizzati all’interno delle trombe, ma visto che con le Maggies il suono ha la stessa tendenza, direi solo che le Genuin non mediano granché. Dopo che Tosca si getta da Castel Sant’Angelo, la ripresa orchestrale del tema dell’aria E Lucevan le Stelle che porta alla conclusione dell’opera, si sviluppa dinamicamente senza alcuno sforzo e soprattutto senza alcuna perdita di controllo. Mi ha sorpreso la porzione più bassa di frequenze: ci si potrebbe anche aspettare un basso un po’ morbido, mentre in realtà il basso è tesissimo, veloce e frenato, e scende con naturalezza e molta sicurezza. Ed infatti, i colpi di grancassa sono violenti, ma assolutamente non sordi o in qualche modo depauperati della naturale risonanza.

L’ascolto del Black Album dei Metallica è stato decisamente emozionante. Pur senza nessuna perdita di controllo, i suoni hanno assunto uno spessore veramente notevole. La dinamica è aumentata senza particolari difficoltà (relativamente alla registrazione che non pare avere particolari velleità audiofile). La violenza di quella musica è stata restituita senza carenze che possano limitarne il contenuto emozionale; ad alcuni il basso potrebbe apparire non proprio da cardiopalma, ma per quel basso c’è la Genuin FS1 che in casa mia non ci sarebbe stata molto bene. In compenso, ogni nota rimane intellegibile senza alcuno sforzo. Come sempre faccio, ho deciso di contravvenire alle disposizioni del costruttore ed ho sopraelevato le casse acustiche di una ventina di centimetri, ottenendo una scena molto ben proporzionata in altezza, con una sorta di effetto “stadio” di buon livello e senza nulla perdere in estensione e potenza del basso.

Per sondare ulteriormente il basso ed il suo comportamento, ho estratto dalla discoteca il vinile The Power and the Glory della Miller & Kreisel. Nella Variazioni su un canto Mormone, la pedaliera scende verso note parecchio profonde sempre e comunque con un grande controllo ma con una naturalezza convincente. Devo dire che per quanto riguarda lo specifico della pedaliera, mi sono trovato davanti ad una riproduzione di quelle che si ascoltano raramente.

Per il pianoforte ho usato il Brahms di Pogorelic su Deutsche Grammophon. Bella la riproposizione di questo strumento; regolando opportunamente il volume, si ottiene una sensazione “live” evidente. Anche la scena, pur non altissima, è consona alle dimensioni del progetto. La tastiera è luminosa. Non paiono esserci “scalini” lungo tutta la tastiera, fatta salva l’ultima ottava che a volte è leggermente smussata. Una traccia di eufonia, dunque, ma di poco conto in una prestazione ottima.

La bontà nella riproduzione del pianoforte è confermata dall’ascolto del Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Brahms, nell’esecuzione di Annerose Schmidt sotto la direzione di Herbert Kegel a capo dell’Orchestra Filarmonica di Dresda, vinile Denon, ove alla bellezza del pianoforte si aggiunge un’orchestra parimenti ottima sul piano timbrico e anche coinvolgente sul piano dinamico. Non ci sono cedimenti di sorta. La scena è riproposta in modo piuttosto allargato, quasi dilatata nella profondità almeno rispetto a quanto ascolto solitamente. Ma il pianoforte ha il giusto risalto. Bello il timbro dei legni e dei fiati, mai graffianti i violini che pure non sono in nessun modo “ammorbiditi”.

Eccellente, per naturalezza, la riproduzione del Concerto per Violino e Orchestra di Beethoven, con la Wa Chung al violino e Kondrashin alla direzione. Il violino è riproposto in modo veritiero e tutta l’orchestra lo segue senza apparente sforzo. Il volume raggiunto è ragguardevole, ma la sensazione di stress latita.

Nell’Ode per la Nascita della Regina di Ann di Haendel, registrazione Oiseau Lyre, la compagine corale assume a volte una leggera colorazione, un nulla di nasalità, come se la gamma media venisse portata un po’ in primo piano. Strano che la nasalità esca nei cori e non con i cantanti solisti che invece paiono libero e parecchio veri. Non mi si chieda quindi il perché: posso solo riferire che quella traccia di leggera eufonia è poi comparsa anche in altre registrazioni e sempre e solo sulle masse corali (una registrazione live del Requiem di Verdi alla Fenice di Venezia fortuitamente giunta in mio possesso me l’ha confermato, così come ho avuto conferma che dinamicamente queste casse acustiche non temono nulla, neppure i violenti colpi di grancassa del Dies Irae che invece per poco non hanno “fatto fuori” le membrane delle mie Magneplanar).

Un classico come Time Out del Dave Brubeck Quartet ha confermato quanto di buono ho sin qui scritto. La batteria appare giustamente secca e veloce, il contrabbasso è profondo quanto basta e mai confuso, direi corposo ed il saxofono è riproposto con dovizia di particolari. Certo, la dinamica del sistema è filtrata dalla registrazione che certo non è esplosiva, ma non è stato l’unico disco di jazz ascoltato in questo mese di convivenza e quindi posso garantire che laddove presente, la dinamica non fa certo difetto, come mi confermano il Me and You di Count Basie o un vinile con musiche per ottetto della Century Records sotto la direzione di Benny Goodman a titolo The king o anche Children of Sanchez di Mangione (tutte rigorosamente edizioni originali e ben tenute).

Potrei dilungarmi ancora, ma credo non sia necessario. Solo una piccola notazione “timbrica” che mi pare dare un quid in più alla prova. Nell’ascoltare il Concerto di Capodanno 1979 sotto la direzione di Boskoski, sono stato attratto dal suono di un tamburo che accompagna alcune battute della Moulinet Polka. Solitamente, non so perché, con molti sistemi anche blasonati il tamburo sembra in qualche modo “accordato” con il resto della compagine orchestrale, quasi che avesse al suo interno dei tasti che ne modifichino la naturale risonanza che dal vivo pare invece essere una dissonanza. Bene, con le Blumenhofer questo particolare è semplicemente presente, a riprova che timbricamente il sistema è fedele anche nelle minuzie. Confido che chi abbia a che fare con questo sistema cerchi poi di ottenerne il massimo possibile.

Riassumendo, notevole la restituzione della gamma bassa, precisa, puntuale, mai sopra le righe ma neppure mai sottotono. Tesa eppure armonica; forse non delle più profonde (il woofer è pur sempre un 20 cm) eppure sempre coinvolgente. Una gamma bassa convincente sulla quale si appoggiano una gamma media di grande pulizia (fatta salvo quel nulla di nasalità comparso nei cori) e una bella gamma acuta che appare solo leggermente sfumata.

Il parametro più difficile da equilibrare è la riproposizione dell’immagine e della scena. Sono partito posizionando le casse perfettamente parallele tra loro, sino a chiuderle portando il punto d’ascolto poco avanti la mia testa. Ma il miglior risultato l’ho poi ottenuto orientando le casse acustiche solo leggermente verso il punto d’ascolto, come si evince della fotografia. In questo caso, trovata la giusta posizione, le casse tendono a scomparire e anche la scena aumenta in altezza.

Non sono riuscito a percepire particolari differenze tra l’uso con o senza correttore d’impedenza; sensazioni, ma non certezze e quindi l’invito è provare singolarmente, una volta che il sistema sarà installato in ambiente.

Spesso si sente dire che le trombe proiettano in avanti la scena; succede con queste Genuin? Si, ma il volume deve essere tenuto molto alto, altrimenti si comportano in modo tale da mantenere comunque la loro facilità di emissione ma con un palcoscenico nel quale gli altoparlanti sono il punto di partenza per lo sviluppo della profondità.

Per quanto riguarda l’amplificazione, se è vero che si tratta di un sistema a tromba con basso caricato in bass-reflex, non lesinerei con la potenza (peraltro anche Thomas Blumenhofer mi ha confermato che la potenza necessaria non può essere ridotta a pochi watt e che per quello c’è il modello maggiore). L’Audio Note Soro usato per la prova è giunto spesso ad avere il fiato corto, mentre lo Spectral non ha ovviamente mai manifestato alcun problema. Visto che le casse acustiche restituiscono volumi parecchio elevati senza procurare fatica d’ascolto, val la pena sfruttare questa opportunità.

Il costo non è contenuto; ma la realizzazione è per piccoli numeri, di buona fattura e non sono da dimenticare le prestazioni all’ascolto.

Forse in questa prova, vista la tipologia a tromba con woofer in carico reflex, qualcuno si aspettava relazioni su ascolti incentrati sui generi moderni; tuttavia ho sempre ritenuto che il buon sistema di altoparlanti deve riprodurre tutto quanto, come peraltro mi hanno confermato queste Genuin FS3 che non si sono sottratte neppure alla finezza timbrica della soprano Jessye Norman con Geoffrey Parsons al pianoforte nei lieder di Richard Strauss (Philips), oppure all’organo di Guillou su Dorian, piuttosto che all’ascolto di generi più “pimpanti” come l’Unplugged di Eric Clapton, o a Crosby Stills & Nash. In ambienti medi quanto il mio non si sente mai la reale necessità di ottenere più di quanto queste Genuis FS3 sappiano offrire.

L’ascolto è altamente consigliato. I trent’anni di attività di Blumenhofer dovrebbero inoltre garantire l’affidabilità del prodotto in termini di assistenza per il futuro.