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Monrio Asty

di Giovanni Aste e Bebo Moroni

 

Introduzione

Non penso ci sia alcun bisogno di presentazioni; Monrio e’ un nome noto a tutti noi da un bel po’ di tempo. E’ ormai una solida realta’ Italiana, che propone elettroniche di qualita’ a prezzi, come vedremo, assolutamente concorrenziali.
Il sito web, www.monrio.com seppure già on-line è però purtroppo ancora in costruzione.
Pur non avendo ascoltato, nella mia piccola, anche se lunghissima, “carriera” audiofila, molte loro realizzazioni, ho sempre stimato molto questo costruttore, per la consistenza dei suoi prodotti e per le raffinate scelte tecniche spesso utilizzate. In particolare mi ricordo l’adozione di un filtro a PiGreco su un loro finale a stato solido; soluzione di particolare spicco in un mondo dove l’alimentatore classico di finali anche plurimilionari era costituito da un ponte raddrizzatore e la solita schiera di condensatoroni a far la loro figura. Ricordi antichi, che se da una parte mi rammentano la mia veneranda eta’ dall’altra mi confermano che Monrio sta “sul pezzo” veramente da parecchio tempo. 
L’oggetto di questa prova e’ l’Asty, l’integrato entry level della produzione Monrio


Costruzione

L’Asty si presenta veramente bene. Sobrio ma elegante, nel suo contenitore nero con il bel frontale massiccio in alluminio spazzolato e anodizzato da ben 10 mm. L’insieme, grazie al peso e alla compattezza fornisce un senso di solidità notevole. Sul frontale, dal disegno molto pulito, sono presenti quattro manopole, da sinistra a destra rispettivamente il selettore degli ingressi, il balance, il volume e l’interruttore d’accensione. Sul pannello posteriore sono presenti, ovviamente, i connettori d’ingresso, un po’ troppo vicini tra loro, specie per alcuni cavi “audiofili” grossi come tubi dell’acqua, e i bei morsetti d’uscita.
Fra i connettori d’ingresso ce ne e’ una coppia denominata “direct”, le istruzioni dicono che quest’ingresso può essere usato per utilizzare l’ampli in un sistema A/V, in questo caso bisogna spostare un ponticello all’interno dell’ampli. Sostenitori dell’HT, siete quindi avvisati.
Completa la dotazione l’immancabile presa per il cavo d’alimentazione.


Aprendo il contenitore, l’ottima impressione avuta alla prima occhiata si conferma pienamente. L’interno e’ molto ben ingegnerizzato, abbiamo la scheda madre, dov’e’ alloggiato praticamente tutto il circuito, il trafo toroidale e una scheda laterale che assolve alle funzioni di selezione ingressi e, presumo, pre phono (nel mio caso, essendo l’integrato solo linea, i componenti non erano montati).


Tutti i componenti sembrano di ottima fattura e la circuitazione è completamente dual mono a partire dai raddrizzatori. I potenziometri appaiono un po’ economici, ma non ho niente contro questo tipo di componenti che spesso suonano quasi meglio dei loro cugini “ricchi” peccando solo un pò nell’affidabilità.
La potenza dichiarata è di 55w per canale, quasi sicuramente in classe AB visto che l’integrato rimane sempre poco meno che freddo nonostante la non estesa alettatura dei finali.

Suono

Dirò subito che questa prova, per quanto mi riguarda, è un po’ a metà (ma non vi preoccupate che ci sarà qualcuno ben più valente di me a saziare la vostra curiosità) in quanto il non perfetto “incontro” con i miei diffusori non mi permette di sondare a pieno le potenzialità di questo amplificatore. 
Non che l’Asty abbia suonato male, tutt’altro, però provare un ampli a stato solido da 55W per canale con dei diffusori da 100dB mi sembra quantomeno limitato e non onesto verso l’oggetto.
Lo so, prima o poi dovrò dotarmi, come dice il capo, di diffusori un po’ più umani…?, ma SOLO per le prove…

Anyway, se dovessi riassumere con una frase l’impressione datami dal nostro integrato potrei citare la famosa frase “colore chiaro, gusto pulito” ?; è infatti quest’impostazione solare e senza fronzoli che emerge inizialmente e che poi si riafferma vieppiù con l’andare degli ascolti.
L’equilibrio e’ quindi tendente al chiaro, ma questo non vuol dire che il basso non ci sia, anzi. E’ pero’ sempre asciutto e ben frenato. Le voci, e in generale la gamma media, non sono all’altezza del mio riferimento, in particolare le prime mancano di quel po’ di corpo e “respiro” che le fa sentire più umane, ma e’ un peccato veniale che ben si perdona ad un oggetto che dà molto più di quel che chiede. Bene invece gli estremi gamma che appaiono sempre presenti e vivaci.
L’immagine e’ buona in larghezza, meno in profondità dove si nota un certo appiattimento generale.
Per il resto, il suono che questo apparecchio fornisce in generale è OK, sotto molti punti di vista, un suono concreto e onesto che, seppur non assurge ai massimi livelli della riproduzione sonora non delude mai.

Conclusioni


Il Monrio Asty è un buon prodotto, senza mezzi termini. E’ fatto bene, con buoni componenti ed ha un suono che non vi farà rimpiangere i POCHI soldi spesi. E si’, perché non ci dobbiamo scordare che questo integrato costa “l’enorme” cifra di circa 650Euro. Vi posso assicurare che , per quel che mi riguarda questo è il miglior, e di gran lunga, rapporto prezzo/ prestazioni mai riscontrato su un integrato commerciale.
Alcuni difetti li ha, e’ innegabile, e in questa fascia di prezzo sarebbe un miracolo se non ne avesse, ma ripeto che la prestazione globale merita comunque un onesto plauso.

Brava Monrio!

L'ascolto di Bebo Moroni

Trovo estremamente corretta ed apprezzabile la decisione di Giovanni Aste di tenersi sul “breve” nell’ascolto del piccolo “amplificatore italiano che fa impazzire il mondo” vista la difficoltà di definire un risultato il più possibile universale ed oggettivo, ascoltando questo compatto stato solido solo con i suoi Lowther, notoriamente assai critici- per la particolarità della loro configurazione e per le doti sonore intrinseche dell’altoparlante a banda intera che montano- negli abbinamenti. Nonostante ciò mi sembrava assai opportuno che Giovanni provasse l’ampli, e perché mi fido molto della bontà e della sensibilità dell’orecchio del mio amico e collega, e perché mi sembrava interessante capire come si sarebbe comportato questo interessantissimo integrato con dei diffusori così impegnativi. Il risultato del test di Giovanni conforta, credo, la nostra scelta. Eppoi, diciamolo francamente, volevamo dare scandalo: Moroni e Aste che provano il Monrio (se anagrammate esce fuori Moroni) Asty! Vediamo se viene fuori il babbeo di turno a protestare per questo evidente “conflitto onomatopeico” scambiandolo per “conflitto d’interessi”. D’altra parte se non provochiamo un po’ non ci divertiamo. Ma torniamo a razzo a questa ultima versione dell’Asty sempre che l’infaticabile e perennemente insoddisfatto Giovanni Gazzola non stia già lavorando ad una versione successiva), un amplificatore che ha riscosso, già nelle sue precedenti incarnazioni, un coro di consensi, a livello internazionale, davvero impressionante. Al momento la gran parte dei Monrio Asty prodotti prendono la strada della Gran Bretagna (paese notoriamente assai ostico per i prodotti di produzione “forestiera”) e dell’estremo oriente (Giappone, Korea etc.), e questo dovrà pur significare qualcosa.

Qualcuno di voi avrà già letto un mio intervento nel nostro Forum a proposito della produzione hi-fi nazionale, di cui fui in passato paladino, e che ora mi lascia spesso perplesso: mi sembra che molti dei vecchi e nuovi produttori, si siano un po’ adagiati sugli allori di un successo – pilotato in primo luogo da Sonus Faber, e poi da marchi come Aliante, Opera, Unison, Diapason, Lector, lo stesso Monrio- internazionale che è stato in determinati periodi fulminante, anche perché era corroborato, a tutti gli effetti, da ottime idee, soluzioni stilistiche d’avanguardia, ed eccellente qualità sonora. La gran parte dei prodotti che vedo in giro attualmente, però, mi sembra che non facciano che scimmiottare lo styling e le impostazioni di base di Sonus Faber e degli altri marchi. Non si può, io credo, fondare un successo duraturo, sui mobili di massello con gli angoli arrotondati (vale sia per i diffusori che per le elettroniche), per cui più che parlare di “Italian Invasion”, mi limiterei ad affrontare caso per caso i prodotti che ci vengono proposti, tenendo un po’ da parte – a scanso nazionalismi- l’origine geografica del progetto. Devo dire subito che il Monrio Asty di queste “ruffianerie” sembra far volentieri a meno. E’ un ampli decisamente di sostanza, che si limita ad essere grazioso e assai ben fatto, puntando più che al parallelismo, un po’ trito, con l’alta moda, alla dimostrazione concreta delle sue qualità sonore e costruttive. Io ho avuto modo di ascoltarlo, in questa sessione, con varie coppie di diffusori, che vi vado ad elencare: Tannoy Berkley+ Supertweeter Tannoy ST 50, Tannoy Saturn S8LR, Aliante Moda, Pro Ac Tablette e infine Grundig Hi-Fi Box 650b. Come sorgente ho impiegato – evitando il SACD Micromega Reference, che avrebbe un po’ squilibrato l’ordine delle cose, un CDP Harman Kardon CD 710 ed un Philips CD 210 modificato a “0 oversampling”. I cavi di segnale erano dei Monster Cable Interlink II, e quelli di potenza, gli M2 della stessa casa americana. Per i diffusori “vintage” Grundig è stato impiegato il cavo che di serie si portano appresso.

Diciamo subito una cosa: conoscevo bene l’Asty nella sua prima versione, e mi sembrava un integrato dal rapporto prezzo/qualità drammaticamente conveniente, certo non perfetto, ma dotato di una sua precipua, molto piacevole musicalità, che tendeva ad offrire una gamma medioalta particolarmente dolce e insieme luminosa, una scena acustica per molti versi sorprendente, pagando queste doti con una gamma bassa un po’ leggera, ed una dinamica ben contrastata ma certamente non esplosiva. Che le cose fossero, per certi versi radicalmente, cambiate, me ne sono accorto non appena ho collegato il bimbetto alle grandi nonnine Tannoy Berkley, casse che sono in grado- grazie al magnifico woofer da 15” (38 cm.) del coassiale Monitor Gold- di esprimere prestazioni superbe in gamma bassa, a patto di amplificarle molto seriamente, altrimenti il non amplissimo ma evidente picco tipico situato tra 100 e 150 Hz, porta ad una caratterizzazione eccessiva e ingombrante delle medio-basse, che diventano subito gommose e invadenti. Cosa che non accade con l’Asty, che non solo sembra controllare al di là di qualsiasi aspettativa la gamma mediobassa, ma che è altresì in grado di lasciare che i due grossi woofer si esprimano a livelli veramente notevoli, in termini di potenza, controllo e voluminosità della gamma bassa profonda. Logico dunque, a questo punto, attendersi una prestazione di rilievo con le assai più compatte Tannoy Saturn S8LR, con il loro bel coassiale da 20 cm. . Difficile non considerare quest’ultima tra le soluzioni assolutamente consigliate a chi abbia un budget umano e pretenda in cambio dei suoi preziosi soldini, prestazioni realmente di rilievo.

La gamma media è definita, molto particolareggiata, priva di alcun accenno di nasalità, la gamma medioalta appare ben trasparente, senza però proporre quell’iper radiograficità tanto di moda, e la gamma acuta, così come la scena sonora, sono rimaste quelle, luminose e sorprendenti, per setosità ed estensione la prima, per ampiezza, contrasto, avvolgenza e profondità la seconda. Doti che ritrovo intatte sia nell’ascolto con le Aliante Moda, con le quali l’Asty forma una coppia (anzi un trio) di particolare interesse anche per gli appassionati più esigenti di musica “seria”, con un equilibrio timbrico e dinamico raro da trovare anche in soluzioni molto, ma molto più costose, sia nell’ascolto con le vecchie amatissime Grundig, che se perdono un pizzico di aggressività (che può risultare peraltro piacevole) acquistano in corpo e in coerenza tra le gamme di frequenza. Sarà che in fondo si chiama “Moroni” (di cognome) e Asty di nome, ma a me questo piccolo integrato piace veramente un sacco, e non ho alcuna difficoltà a consigliarlo senza riserve. Nella sua categoria di prezzo non mi sembra abbia, almeno al momento, possibili rivali.

Ma allora è perfetto? No, naturalmente no, c’è una certa tendenza alla squadratura nella zona mediana, e talvolta desidererei un pizzico in più di presenza, magari anche a scapito della sostanziale dolcezza in gamma alta, ma se è vero che l’alta fedeltà è per sua natura un compromesso, ebbene questo è uno dei compromessi, tra prezzo, prestazioni, costruzione ed affidabilità, più riusciti e meno…compromissori che io conosca.

Costruttore: Monrio
www.monrio.com
Distributore: Audio Team,
Via Rosselli 34, 29100 Piacenza , tel 0523 716256
Prezzo 03/2003: € 650
Descrizione: Amplificatore integrato