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Intervista a Giulio Cesare Ricci & Signora

di Alberto O.
Intervista a Giulio Cesare Ricci & Signora

Il 15 Settembre scorso, seconda giornata del Top Audio, sfoderando un vecchio registratore a cassette, corredato di un microfono Sony stereo, risalente al 1972, proprio come un vero giornalista d’assalto, ho avuto il piacere di fare la conoscenza con Giulio Cesare Ricci, e con la sua Signora Paola Maria Ricci, i quali entrambi, ma in momenti diversi della giornata, si sono gentilmente prestati per un’intervista.

Devo dire che gli intervistati hanno rivelato doti di grande simpatia, permettendo alle nostre chiacchierate di assumere un tono disteso e divertito.

Ringrazio nuovamente i coniugi Ricci per la disponibilità dimostrata.


Quello che segue è il resoconto dei due incontri.


INTERVISTA A PAOLA MARIA RICCI, MOGLIE DI GIULIO CESARE RICCI, CELEBRE EDITORE DISCOGRAFICO E TECNICO DEL SUONO, NONCHE’ FONDATORE DELL’ETICHETtA FONÈ.

a. Da quanto tempo siete sposati lei e suo marito?

P.M.R. Da dodici anni. E quando ci siamo conosciuti, dopo un’ora che parlavamo mi ha chiesto di sposarlo; è stato un colpo di fulmine

Io mi occupo di moda, ma mi sono lasciata coinvolgere da Giulio Cesare, perché mi piaceva da morire il suo modo di registrare ed il suono che ne ricavava, e poi io e mio marito abbiamo lo stesso senso estetico del suono.

a. Che genere di musica ascolta la Signora Ricci?

P.M.R. In questo momento devo dire che ascolto soprattutto la musica classica (sembrerà una cosa scontata), che preferisco al Jazz; ecco il Jazz non è propriamente il mio genere di musica.

a. Altri generi oltre alla classica? Ascolta musica pop? Cantautori?

P.M.R. Devo dire che i cantautori mi mettono tristezza… Preferisco il rock, in passato andavo anche ai concerti, e mi piaceva quel tipo di musica che continuo ad ascoltare, sebbene in misura minore.

Io penso che nel corso della propria vita una persona attraversi differenti periodi musicali; c’è il periodo del rock e poi viene quello della classica…comunque mi piacciono i Pink Floyd ad esempio….

a. Noi appassionati La vediamo sempre alle manifestazioni hi-fi, implacabile, dietro allo stand Fonè. In che percentuale quantificherebbe il suo apporto nell’azienda di famiglia?

P.M.R. E’ abbastanza difficile dirlo giacché…..il mio apporto è inestimabile! [Ed a questo punto, intervistata ed intervistatore scoppiano entrambi a ridere…Ndr]

a. Suo marito la coinvolge nelle decisioni che riguardano Fonè, o è piuttosto autoritario…?

P.M.R. No, mi coinvolge…

a. Allora c’è democrazia in famiglia?


P.M.R. Sì è democratico, anche perché io gli fornisco saggi consigli.

a. Quindi non la chiama solamente per tenere gli stand alle manifestazioni fieristiche? Le scelte di tipo editoriale le fate assieme?

P.M.R. Esatto, e poi io partecipo alle registrazioni, faccio l’assistente, mi occupo di tutte le prese dei take, di tutti i montaggi….

a. Interessante…la parte tecnica quindi…

P.M.R. Certamente, anche la parte tecnica, e per di più sono l’unica persona autorizzata a maneggiare i microfoni Neumann, i quali, oltre che da me, non vengono toccati da nessun altro.

Perché vede, mio marito, in occasione delle registrazioni, si fa scaricare tutto il materiale, però ci sono alcune cose che non può toccare nemmeno il suo assistente.

E quindi diciamo che io ho mantenuto il mio lavoro che è quello nel campo della moda….

a. Lei si occupa di moda, è la sua attività principale?

P.M.R. Sì, da sempre. Lavoro sul prodotto; ad esempio lavoro per ******* [La Signora Paola Maria Ricci fa il nome di una celeberrima azienda italiana che opera nel campo della moda.. Ndr] e faccio la selezione dei loro campionari; per tutti i negozi di Roma e del Lazio….quindi direi che la mia vita è così divisa: sei mesi nella moda e gli altri sei nella musica.

a. Può indicarci un difetto di suo marito, Signora Ricci? (Uno dei tanti, perché vedendola ridere mi sa che ne ha più d’uno….).

P.M.R. Che è testardo, cocciuto! Però a volte questo difetto si trasforma in un pregio, in quanto lo spinge a realizzare progetti di grande qualità, perché magari si compra il tornio per incidere le lacche….Anche se con il passare degli anni, riesce a mediare di più…

a. Insomma è ostinato suo marito?

P.M.R. Sì, sì, ostinato senz’altro, altrimenti non l’avrebbero chiamato "Il Cordesco"….

a. Cosa vuol dire:"Cordesco"?

P.M.R. "Cordesco" in toscano è uno, uno…proprio…proprio:"De’ coccio" come direbbero a Roma….però, appunto, questa sua esagerazione fa parte del carattere, ed è esagerato nel bene e nel male…

a. Be’ come tutti gli audiofili, che sono un po’ maniaci.

Suo marito possiamo dire che sia una specie di audiofilo perché s’interessa al suono, occupandosi di quello registrato, mentre l’audiofilo vero e proprio s’interessa a quello riprodotto….

P.M.R. Sì è anche un audiofilo, però lui cerca di ottenere il massimo dal suono registrato, avendo come riferimento la musica dal vivo, e cercando di catturarla con la migliore precisione possibile; c’è da dire che mio marito possiede tutta la collezione dei microfoni Neumann, appunto quelli che erano dei Beatles…

a. Erano dei Beatles? Davvero?

P.M.R. Sì certo. Li ha presi allo studio di Abbey Road, a Londra, quando lo hanno disfatto…

a. Posso chiederle che studi ha fatto Signora Ricci?

P.M.R. Io? Be’, praticamente ho preso il diploma alle scuole Magistrali, e ho frequentato per due anni l’università, alla facoltà di Lettere. Lettere con indirizzo psicologico…

Bene, la ringrazio di cuore Signora Paola Maria Ricci per la gentilezza e la simpatia mostratemi, le auguro buon lavoro, e mi metto alla ricerca del mitico Giulio Cesare.

No, non quello del: "De Bello Gallico". L’altro Giulio Cesare.


"FUORI ONDA" CON LA SIGNORA RICCI

Quella che segue è l’ultimissima parte del dialogo tra me e la Signora Ricci, avvenuto praticamente ad intervista conclusa:

a .Lei conosce la rivista on line Videohifi, Signora Ricci?

P.M.R. Sì la conosco, ma sinceramente sono andata a visitarla poche volte…che poi Bebo è un grande amico di Giulio Cesare…

a …ebbene, io ho pensato di proporre ai lettori di Videohifi, interviste un po’ diverse dal solito, meno istituzionali, e da cui traspaiano più gli uomini che i professionisti…

P.M.R. Come il nostro libro su Furthwangler [Wilhelm Furtwangler (1886-1954) celeberrimo direttore d’orchestra. Ndr] che si occupa maggiormente dell’uomo che del grande artista….

a. Ecco, a me interessa quello, perché è un aspetto che gli appassionati non conoscono…

P.M.R. Comunque sono stata buona con i difetti di mio marito, eh?

a. E’ stata buonissima, in fondo ha solamente detto che è ostinato, ed in buona sostanza questo non è un difetto…soprattutto in tempi in cui le donne si lamentano che gli uomini mancano di nerbo e sono poco decisi…

P.M.R. No, no, lui non è così. Poi alla fine si fa quello che dice lui [La Signora Ricci dice questo ridendo…], perché ha una personalità forte. Però anche io devo riconoscere di avere una personalità altrettanto forte, e quindi noi due ci equilibriamo a vicenda.


INTERVISTA A GIULIO CESARE RICCI, FONDATORE DELL’ETICHETTA FONE’

Avviso i lettori che ho riso parecchio durante l’intervista. Il Signor Ricci, come verificherete voi stessi, è dotato di grande spirito e trascinante comunicativa.

a. Lei è nato nel 1958?

G.C.R. Sì, il 22 Maggio del 1958, a Livorno.

a. Mi dia una definizione succinta della città di Livorno e dei livornesi.

G.C.R. Livorno è la città meno toscana della Toscana. Storicamente è una città molto giovane. Proprio quest’anno si festeggiano i quattrocento anni dalla fondazione. E’ una città voluta dai fiorentini, cioè dal potere fiorentino, in risposta alla decadenza di Pisa come repubblica marinara. Costruita pensando agli scopi militari e mercantili che avrebbe avuto, e con l’idea di farne un porto franco. Quindi città d’incontro tra molteplici culture, religioni, e tra malfattori anche…

a. Mentre i livornesi?

G.C.R. I livornesi sono tolleranti, schietti, curiosi, per nulla schivi. Il contrario dei toscani, insomma.

Basti pensare a questo: a Livorno è avvenuta la nascita del Partito Comunista Italiano, e la medesima città era la patria dei Ciano, quindi in Livorno, città fascista, nasce il PCI…

a. Quali scuole ha frequentato Signor Ricci?

G.C.R. Ho fatto la scuola privata sia all’asilo che all’elementari. Questo per una ragione semplicissima, e cioè che all’epoca i bimbi "Grossi", andavano un anno avanti. Non perché fossero più intelligenti, ma solo perché erano più grossi.

E comunque a scuola io ero molto bravo, anche se altrettanto discolo.

Mi sono diplomato presso il leggendario liceo Federico Enriquez in via della Bassata a Livorno


a. L’università?

G.C.R. Deve sapere che io a dieci anni, già sognavo di fare i dischi. Quello voleva fare il pompiere, quell’altro il poliziotto, mentre quando chiedevano a me che mestiere avessi voluto fare da grande, rispondevo che avrei voluto fare i dischi. Quindi giunto all’età di ventuno anni ho creato una casa discografica. Ma la mia passione era un’altra: volevo fare lo psichiatra. Tanto che frequentai per tre anni la facoltà di Medicina.

Le racconterò un aneddoto curioso. Una mattina dovevo dare l’esame di Patologia Generale, e mi ritrovai a fare il seguente ragionamento: - Non posso fare il medico e contemporaneamente il discografico! -; allora andai alla facoltà di Lettere e Filosofia e diedi l’esame di Storia della Letteratura Russa, al posto di quello di Patologia Generale.

Lo superai brillantemente, perché l’argomento riguardava Evtushenko
[Evgenij A. Evtusenko, (Zimà - 1933) poeta russo. Ndr], ed amando io molto Shostakovich, avevo studiato le liriche di Evtushenko. [Le quali costituiscono il testo del poema sinfonico: "L’esecuzione di Stepan Razin"di Shostakovich, appunto. Ndr]

Tutto ciò al solo scopo di provocare, come dire…uno strappo, ecco; in quanto io avrei voluto fare in realtà Ingegneria, ma alla fine mi rendevo conto che non avrei imparato ciò che interessava a me, e che mi sarebbe servito per la mia attività di tecnico del suono.

Insomma, ad un certo punto, ho finito con l’aspirare ad una un laurea ad onorem, ed alla fine me l’hanno data, in America. Mi hanno dato una laurea ad onorem in Ingegneria.


a. Dove? Cioè, in quale Università?

G.C.R. Alla New York University.

E per di più, ho avuto la soddisfazione di vedere il mio nome oggetto di tesi universitaria. Cosa che credevo spettasse solamente a coloro che avessero raggiunto il regno dei cieli.

Sono già state scritte due tesi su Giulio Cesare Ricci, all’Università Cattolica di Milano, facoltà di Lettere, indirizzo Comunicazione.


a. A questa domanda tengo in modo particolare. Il mercato discografico, come sappiamo, versa in una crisi oramai consolidata. La domanda che mi è venuta in mente, anche se so che è un po’ pazzesca, le richiede uno sforzo di fantasia.

Lei pensa che la crisi attuale, sarebbe stata identica o peggiore, se si fosse continuato, ai tempi, a produrre dischi in vinile, ed il Compact Disc non fosse mai nato? Avrebbe preso un altro corso il mercato discografico?

G.C.R. Diciamo che il grosso problema è che non possiamo essere noi a decidere. E’ il potere che detta le leggi. Voglio dire, il vinile non poteva continuare ad esistere, perché il potere aveva deciso che da esso non si sarebbero più ricavati utili, e c’era bisogno di qualcosa di nuovo.

Tuttavia io ritengo che sia stato importante, anche culturalmente, che il CD sia nato, sebbene io tra i due preferisca il vinile, benché abbia dato pari dignità d’impegno professionale ad entrambi i supporti.

Però ritengo che se i dischi in vinile oggi conoscono una nuova giovinezza, (credo anche per merito dei miei sforzi), bisogna ringraziare il Compact Disc. E la riscoperta avviene dopo ventitré anni, lo sottolineo, dalla nascita del CD.


a. M’interessa l’atteggiamento che lei ha con gli oggetti del Suo lavoro: gli amplificatori, i registratori, i microfoni, ecc. Prova nei confronti di tali apparecchi solamente un interesse pratico e strumentale, o crede che tra di essi vi siano oggetti che meritino un riconoscimento di tipo estetico, per come sono fatti, per il disegno, le forme, ecc.?

G.C.R. Io con le mie apparecchiature ho un rapporto umano. Dato che io ci parlo con gli apparecchi.

Da tempo non ho più un collaboratore tecnico, perché non ho ancora trovato chi possieda la giusta sensibilità per avvicinarsi a quegli oggetti. Mi faccio portare tonnellate di materiale presso i teatri, ed i luoghi di registrazione, ma poi l’unica persona che voglio vedere intorno è mia moglie, Paola Maria, che ha una sensibilità spiccata….vede, anche un semplice cavo, non permetterei mai che fosse malamente tirato!

Tutto ciò a causa del rispetto che porto non solo all’oggetto, ma anche a chi lo ha progettato e costruito. Può sembrare strano….


a. No, no, niente affatto.

Sempre in tema di apparecchi. Quando si rompono, come si comporta? Li ripara da sé oppure si rivolge all’assistenza? Ha qualche tecnico di fiducia?

G.C.R. Io ho due laboratori che lavorano in esclusiva per me. Fanno, lo ripeto, in esclusiva per me, manutenzione e modifica degli apparecchi. Oltre che realizzare interamente i prodotti SIGNORICCI.

a. Che rapporto ha col denaro? Nel modo di spendere i soldi si colloca più verso il parsimonioso o verso lo splendido?

G.C.R. Io con il denaro ho un rapporto pessimo, giacché, essendo esagerato in tutto, lo sono anche nello spendere. Insomma, uno spendaccione…

a. Sa perché glielo chiedo? Giacché vorrei sapere quanto denaro occorrerebbe oggi, a suo parere, per iniziare un’avventura professionale come quella che lei iniziò tanti anni fa?

G.C.R. Davvero non saprei cosa rispondere.

Posso dirle che io ho finanziato Fonè, non volendo aiuti da nessuno, parallelamente agli studi in facoltà; attraverso la produzione di dispense universitarie, di grande successo. Scritte da me, ciclostilate la notte e vendute la mattina seguente ai miei compagni di corso.

Praticavo inoltre tennis a livello agonistico (trenta chili fa) militando in seconda categoria; ho fatto la Scuola Nazionale Maestri , e quindi anche le lezioni di tennis che impartivo mi permisero di finanziare il mio progetto discografico.

Tenga conto infine che i primi guadagni arrivarono già con le vendite del mio primo disco, (l'83F01 Marco Fornaciari, violino - Sonate per violino solo) che ebbe un notevole successo, e fu distribuito in Giappone dalla JVC.


a. Poniamo il caso che un ragazzo giovane, si rivolgesse a lei chiedendole consiglio, rivelandole di voler percorrere la sua stessa strada, con l’intento di fondare una nuova etichetta discografica; ebbene, lei lo incoraggerebbe, oppure tenterebbe di dissuaderlo onde evitargli cocenti delusioni?

G.C.R. Lo incoraggerei senz’altro. Chiunque avesse la passione, la voglia, la creatività, perché no? Io dico sempre che se hai un sogno, devi cercare di realizzarlo.

a. Ora è venuto il momento per una domanda un po’ infida.

A suo parere, quanta è la percentuale d’arte , allo stato attuale, in un disco di musica classica e quanta la percentuale d’artifizio tecnico (non mi riferisco ai dischi Fonè, chiaramente)?

G.C.R. L’arte è sicuramente nella musica, e lì non ci sono artifizi tecnici….

a. Eh, Signor Ricci, non scantoni la domanda! Quanto si bara nelle registrazioni di musica classica, è questo che voglio sapere…

G.C.R. [Sorridendo…] …ehm, devo dire che oggi barano molto…

a. Cinquanta e cinquanta? Cinquanta per cento barano, e per l’altro cinquanta per cento è tutto: "Nature"?

G.C.R. Mah, forse….forse la percentuale del baro è maggiore, detto tra noi….

a. Nel suo lavoro può fare più danni uno stupido, o una persona in malafede? E comunque lei, costretto a scegliere il male minore, con chi preferisce avere a che fare?

G.C.R. Con lo stupido, senza dubbio. Voglio dire, è sempre possibile che alla lunga sia stimolato a migliorarsi.

Come si dice in Toscana, [ponendo l’accento sulla prima vocale]: "Non pèggiora, non mègliora. Speriamo che mègliori…".

a. Leo Longanesi, il famoso editore italiano, diceva: "Attenzione ad appoggiarsi ai princìpi, perché si piegano". Lei è uno di coloro che dicono spesso: "Lo faccio per principio!"? Intendo dire, sa essere elastico nelle sue prese di posizione?

G.C.R. Vede, io ho il vantaggio di chiamarmi Giulio Cesare.

Giulio è elastico e tollerante, mentre Cesare è di cultura benedettina: il rigore assoluto.

Quindi io vivo questo grande e bellissimo contrasto…


a. E’ opinione generale che le registrazioni migliori di musica classica, siano state incise tra la metà degli anni ’50 e la metà degli anni ’60. Parlo dei famosi Decca, dei Living Stereo, dei Mercury. Cosa impedisce ad un professionista di adottare, per le attuali incisioni di musica classica, quei sistemi di presa del suono?

G.C.R. I problemi sono due. Intanto non ci sono più gli oggetti appartenenti a quel periodo storico. La maggior parte di quegli apparecchi, tra l’altro, li possiedo io.

a. Quindi è una questione di mancanza di hardware?

G.C.R. No. O perlomeno non solo. Si è persa anche l’estetica del suono. Del suono naturale. E’ morta con Kenneth Wilkinson, per fare un esempio [Leggendario tecnico del suono DECCA. Ndr]

Le voglio riportare questo episodio: mi trovavo a Londra, presso gli studi di Abbey Road, ed avevo portato uno dei miei master. Non ci crederà, me lo hanno fatto cadere per terra, sbobinando centinaia di metri di nastro!

Non si è più nemmeno capaci di tenere un nastro master in mano! Fortunatamente quella era una copia dell’originale. Io faccio sempre una copia di sicurezza.

In definitiva non manca solo la cultura estetica, ma addirittura quella manuale.


a. M’immagino la scena del nastro che vola per terra, e si sbobina…un disastro!

Di che nastro si trattava?

G.C.R. Era quello di "Abballati Abballati Canti e suoni della Sicilia medievale".

Tornando alla sua domanda, io ho dato anche molta importanza alle apparecchiature, modificandole in modo da renderle più efficaci. Possiedo la collezione più importante al mondo di microfoni Neumann: U47, U48 e M49. I microfoni che hanno fatto il suono degli anni ’50.

a. Quelli non li ha modificati?

G.C.R. No quelli non li ho toccati assolutamente. Ho solo migliorato l’alimentazione, stabilizzandola a norme militari.

Addirittura ora dispongo di unità a batteria, per l’alimentazione dei microfoni Neumann, unità che utilizzerò in tutte le prossime incisioni.

Però a ben guardare io non ho meriti…

a. Quello bravo è stato Neumann, intende dire ciò?

G.C.R. No. Nemmeno. Nel senso che…io sicuramente sono la reincarnazione di qualcun altro…

a. Va be’, questo non lo scrivo però…

G.C.R. No, no, deve assolutamente scriverlo…

a. Ma se vuole che scriva che lei è la reincarnazione di qualcun altro, mi deve dire di chi…

Il Signor Ricci sorride sornione ma non risponde, ed io non insisto…

G.C.R .…così come sono fermamente convinto che Salvatore Accardo sia la reincarnazione di Nicolò Paganini….

a. Bene, su questa dichiarazione, io avrei finito di abusare della sua pazienza; ma ho ancora due ultime domande.

A chi deve dire grazie Giulio Cesare Ricci? Questa è una.

Ed infine vorrei chiederle dove, nella situazione attuale, lei trova ci sia un elemento di ottimismo, che la faccia ben sperare per il destino del mercato discografico.

Dico questo perché ho letto il suo interessante articolo pubblicato sulla rivista Suono, (numero di Luglio/Agosto 2006), nel quale articolo ho ravvisato, da parte di Giulio Cesare Ricci, un certo sconforto, una sorta di amarezza e di sfiducia nel futuro…

G.C.R. Do la medesima risposta ad entrambe le domande.

Giulio Cesare Ricci deve dire grazie al suo pubblico, ed è il pubblico medesimo che spinge Giulio Cesare Ricci ad avere fiducia e ad essere ottimista.

Perché la maggior parte delle persone è dotata d’intelligenza, di gusto, prova emozioni…

In realtà, ciò che mi amareggia, è il contorno, l’ambiente, gli operatori, che in tutti questi anni non hanno operato adeguatamente affinché il pubblico trovasse le migliori condizioni per approfondire e sviluppare la propria passione.

Torno sul punto di un certo potere economico, che ha deciso strategie diverse, dimenticandosi che oltre a fare guadagni vi è anche il dovere di sostenere la cultura, con e per mezzo del business.

Non si può sputare nel piatto ove si è mangiato per decenni, perché se tu per tutto questo tempo hai fatto soldi sulla musica, non puoi da un giorno all’altro decidere che la stessa diventi qualcosa di marginale.

Questo non è giusto anche nei confronti di quelle moltitudini di giovani musicisti, che in futuro vorranno affermarsi, e nei confronti di quelle persone a cui forse sarà negata pari opportunità, rispetto a persone già adulte, di conoscere a fondo la musica, di approfondirne i vari aspetti.

Ripeto, non si può di colpo girare l’interruttore ed andare in una direzione opposta rispetto al passato. Soprattutto perché ciò significa prendere in giro l’opinione pubblica.


a. In che senso?

G. C. R. Be’, dire che il mercato della musica, debba viaggiare esclusivamente su Internet, equivale a prendere in giro la gente. Da un punto di vista culturale, qualitativo e sostanziale.

Perché, voglio dire, se un disco verrà venduto solamente in Internet, ne potrai vendere la prima copia, ma poi tutte le restanti saranno clonate, in maniera illegale. E’ scontato!

Tutto ciò non è rispettoso innanzitutto dell’artista, ma nemmeno dell’industria discografica che fa della qualità del suono la sua bandiera, ed infine non è rispettoso degli appassionati.


a. Grazie mille per questa piacevole conversazione Signor Ricci, e buona fortuna.


ALTRO FUORI ONDA, STAVOLTA CON GIULIO CESARE RICCI

L’intervista era finita, tuttavia negli ultimi momenti prima di salutarci, ho raccolto, come con la Signora Ricci, ancora qualche scampolo di conversazione con Giulio Cesare.

G.C.R. ….io sono un condottiero, un gladiatore. Ma per andare alla guerra ho bisogno di altri condottieri e gladiatori. Eh, ma qui la gente non si muove!

Infine mi lasci fare un ultimo ringraziamento.

Io devo ringraziare san Culo. San Culo è il mio santo protettore, santo laico ed anticlericale.

Egli intercede per le persone vere, che lo meritano, ed io e lui siamo molto amici.

Ed in ultimo ringrazio ancora il pubblico. Io non ho avuto padrini, non ho avuto sponsor, non ho avuto nulla di tutto questo; il pubblico è colui che ha giudicato il mio prodotto, ed acquistandolo ha permesso che la macchina Fonè, continuasse a marciare gagliarda. Ecco perché sono felice di questa intervista, indirizzata ai veri appassionati, piacendomi molto questa maniera libera di comunicare con essi.


a. Signor Ricci, lei è stato molto gentile e simpatico. Le chiedo però un’ultima cortesia. Quando le ho scritto via e-mail, proponendole questa intervista, le ho anche riferito che avrei successivamente provato ad intervistare il suo collega Marco Lincetto.

Lei mi ha risposto, sempre via e-mail, accettando in modo entusiastico la proposta, ed aggiungendo le seguenti testuali parole: <<In 25 anni di lavoro estenuante ed appassionato ho sempre percorso strade antiche, strade nuove, spesso impervie sicuramente alternative al sistema ed anche quando per 6 anni ho dialogato con il potere ( Philips Olanda ) per il progetto SACD il mio apporto è stato sicuramente molto personalizzato. Un percorso solitario in perfetto equilibrio tra Giulio, Cesare, Ricci e Fonè ma sicuramente un viaggio senza colleghi>>

Ecco, ciò che voglio chiederle è: posso riportare questa sua osservazione, a conclusione dell’intervista?

G.C.R.: Faccia pure, purché riporti esattamente quanto da me scritto.