Tu sei qui:HomeMagazineNumero 25Editoriale

L'Editoriale

di Bebo Moroni
L'Editoriale

Internet ha aperto le porte ad una fresca ondata di liberazione.

Liberazione delle opinioni, delle voci spesso silenti per timidezza o per timore d’esser sbeffeggiate, e si sa, lo scambio di opinioni, a ruota libera, o appena moderato, non può che portare benefici. Ma, come diceva la mamma, per ogni cosa bella ce n’è una brutta e bisogna saper distinguere. Un confronto tanto libero e aperto, porta con sé, ovviamente, qualche rischio: alcune categorie ben note, che non fanno nemmeno più notizia, se non fosse che infidamente s’insinuano e che nella mente dei mentecatti c’è sempre qualche traccia di furbizia e di scientificità della disinformazione, della propagazione dell’ansia, o a seconda dei casi della calunnia, dell’insulto e via cantando, troll, spammer, ed altre bestiacce pelose del genere.

Le voci anonime: lecitissime, per carità, nella rete, ove abbiano i loro buoni motivi per essere anonime ( ma io, abituato a firmare anche la carta igienica su cui scrivo i pensierini del mattino, non riesco a vedere motivi così buoni per restare anonimi, pur affermando qualcosa), che però lanciano spunti, motivi di riflessione o, anche, accuse e polemiche, senza che si possa sapere ( se non in quei fortunati casi in cui l’intuito ci rende un servizio) chi sia il proprio interlocutore. Condizione sfavorevole, sospetta, antipatica.

Camminatori sulle acque e profeti sulla montagna a parte, il panorama è vitale e foriero di ulteriori positività.

Tra le poche negatività che accadono, quando le masse s’incontrano e le voci passano di bocca in bocca, di thread in thread, in maniera incontrollata, e come tutte le vox populi da una semplice constatazione si passa in pochi gradi di trasformazione all’annuncio della fine di Costantinopoli e dell’imminenza del Giudizio Universale, c’è l’incomprensione : anche perché vige, purtroppo, ma comprensibilmente in questa massa di scritti, una brutta abitudine che è quella della lettura a zig-zag o con il salto. Ovvero si legge magari un post si e uno no, o solamente gli incipit e le chiuse, oppure si da una scorsa veloce sicuri di afferrare il senso. Ecco, in questo il linguaggio di internet presenta assai più trabocchetti di una qualsiasi lezione di storia o di fisica, studiata di corsa all’ultimo momento per poter dire almeno quattro cose sensate in caso d’interrogazione.

Con il fluire continuo e costantemente spezzato del linguaggio internettiano, il salto di una sola parola, o addirittura di una sola odiosa faccina ( non mi capacito del fatto che ho scritto per tutta la vita e tutti hanno sempre compreso se scherzavo, se dicevo sul serio, se ero arrabbiato, se ammiccavo, se parlavo sotto metafora, sotto un tram, in stato di trance…ed ora devo mettere degli idioti simboletti perché sennò magari quello a cui mi rivolgo s’offende oppure mi querela perché è convinto che io l’abbia appellato cretino di fronte al mondo) può portare a conseguenze inimmaginabili: "Pare che l’ultimo Mac abbia in dotazione valvole russe", "russe o cinesi?", " A me sembrano americane" " le scritte sono in russo" "è vero che i russi hanno occupato l’America ?" "E da quando i Mac vengono fatti in Cina?" "Sono russi, li fanno in Cina e ce li fanno pagare come americani!", "Roba da pazzi, gli americani che per campare devono fabbricare cose russe da vendere ai cinesi!", "La Mac è sempre stata russa", "Ecco perché prima se ne vedevano pochi", "Ma i cinesi sanno fare solo i cuochi", "Chin, jao la tse tao (trad. se non la smettete di dire ‘ste cazzate sui cinesi, ve lo do io un Mac, sulla fronte e di spigolo)", "Si il suono dei Mac è un po’ spigoloso, specie sul fronte della scena" "Non fanno solo scena suonano bene", "E che me ne faccio io di un apparecchio che suona bene solo all’ora di cena?", "Guarda, scema lo dici a tua sorella, non puoi pensare di apostrofarmi così solo perché sono una donna audiofila", " Si anch’io frequentavo una bocciofila ma non c’erano donne", " Ma alle nonne non è mai fregato nulla dell’alta fedeltà ", "Parla della tua la mia era fedelissima, siamo undici nipoti", "undicimila Zipoti fanno al cambio attuale circa 50.000 Euro, ladri!" (ad lib) ….Tipico risultato da lettura con salto o a zig e zag.

Così, allo stesso modo, può accadere che una notizia data un po’ a vanvera generi il panico, ed il panico audiofilo si trasforma inevitabilmente in complottismo. La parola d’ordine è "ci stanno fregando", e quando scatta la parola d’ordine, anche gli appassionati più seri, quelli più smaliziati, quelli solitamente ragionanti ( una piccola ma significativa minoranza- devo metterci la faccina?) entrano nel vortice psicotico:" l’amplificatore X dichiara 110 watt e invece l’ho misurato e ne da solo 108 e mezzo, ora calcolando che costa diecimila euro, chi me li ridà quei 50 euro virgola cinquanta periodico? Maledetti truffatori!". Pare che una notte d’un paio d’anni fa, nelle strade del centro di Milano, sia stato bloccato e disperso a colpi di manganello e lacrimogeni, dalle forze dell’ordine, un piccolo ma minacciosissimo corteo di giustizieri audiofili, S’era sparsa la voce che il rame con cui venivano fatte le tracce delle schede di un notissimo amplificatore, fosse al 99,98 % di purezza, anziché al 99,9999 etc., e il corteo si muoveva con fiaccole pece e penne di gallina, verso la sede di una nota azienda di distribuzione. I più facinorosi portavano seco armi improprie, accuminati spikes, mattoni antivibrazioni in lega di piombo e legno di sequoia secolare, stabilizzatori dinamici in marmo di carrara etc. , Uno dei più agitati roteava attorno a sé due metri di cavo Mit terminato con banane in bronzo ricavate dalla fusione di uno dei cannoni di Navarone. Preso dalla foga, e pur senza volerlo, all’ennesima rotazione del cavo, colpì un intero reparto della Legione II Lombardia, costringendo a cure ospedaliere più o meno serie un capitano, tre ispettori e ventidue agenti scelti. Adesso è fuori, per via del tanto deprecato indulto. Ma in galera se l’è vista brutta. Quando, dopo aver massacrato l’anima a tutti i poveri compagni di cella ( un matricida, un patricida, un matri-patricida, due killer della mafia ed un condannato per sputo nei locali della metropolitana) con le sue sofferenze da astinenza audiofila, riuscì, grazie all’intercessione di uno zio della cugina della cognata di sua madre, che era un pezzo grosso al Ministero degli Interni, a farsi introdurre nella celletta un paio di monovia con magnete in alNiCo ed un piccolo ma calorosissimo amplificatore a valvole, venne indotto dai suddetti compagni di cella ( si può comprendere, era il 13 di Agosto, e l’ampli suonava bene solo "in temperatura" e la sua temperatura di funzionamento era 120° Celsius) ad ingoiare il tutto. Con l’avvertenza di non masticare.

Fatto sta che dopo di ciò non si registrarono più manifestazioni pubbliche. Ora i complottisti si riuniscono - all’occasione - in un negozio underground, tanto underground che per raggiungerlo bisogna aprire un tombino al centro della tangenziale. E le riunioni si fanno sempre più rade a causa del sovraffollamento di Cayenne su quel tratto di strada ( la visuale del conducente di Cayenne, notoriamente, va dai 2.01m —già record di salto in alto di Sara Simeoni- in su), ma lo spirito battagliero non si doma.

Scherzi a parte ( ho lasciato la macchina fuori, se domani la trovo rigata so con chi prendermela: conosco tutti i possessori di Ortofon SPU che leggono questa rivista!) la verità è che il panorama hi-fi e specialmente quello hi-end, è effettivamente un po’ infido. Non è tutto una fregatura, come qualcuno pessimisticamente sostiene, ma di oggetti che non valgono nemmeno una piccola frazione del loro prezzo ce ne sono, ma soprattutto ci sono tanti oggetti della cui esistenza è davvero difficile spiegare il perché.

Ecco perché non facciamo fascicoli "almanacco" con mille prove, ecco perché abbiamo deciso di sottoporre alla vostra attenzione solo quegli apparecchi che a nostro giudizio ( e può essere un giudizio tranquillamente contestabile, ma d’altra parte solo su quello possiamo fare affidamento) meritano di essere sottoposti alla vostra attenzione. O quelli che meritano di essere "denunciati" alla vostra attenzione, perché ve ne teniate alla larga. Di quelli nella zona mediana ( non di prezzo, di qualità), nella fascia "grigia" possiamo anche farne a meno.

Partendo dal presupposto, che per quanto noi si possa fare libera e disinteressata informazione, un apparecchio, qualunque esso sia, prima di comprarlo lo si prova di persona. E se il negoziante non è disposto a farvelo provare, per lo meno con materiale simile a quello a cui andrà associato, date fuoco al negozio ( oh, metaforicamente parlando eh?).