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Un po' di cavi....

di Igor Zamberlan
Un po' di cavi....

Non mi diverto a recensire cavi. E’ faticoso, è frustrante e non sono sicuro che sia così informativo per i lettori.

Cominciamo dall’ultima cosa. Chiunque giochi un po’ con l’alta fedeltà, sa che le interfacce fra i componenti ne sono uno degli aspetti critici e — l’espressione è da interpretare in senso metaforico — quasi alchemici della nostra comune passione. E gli interfacciamenti si fanno attraverso dei cavi. Nulla ci può garantire che i risultati che si ottengono (che anche un recensore ottiene) utilizzando diversi cavi non siano determinati da quegli interfacciamenti, né che, in altri contesti, i risultati non cambino in modo anche abbastanza drammatico.

E questo è anche all’origine della frustrazione. Lo stesso cavo, posto in posizioni diverse nell’impianto, o messo fra componenti diversi, quando dà un risultato che appare diverso dal precedente, mette in dubbio tutto il lavoro di ascolti fatto in precedenza (credo che il compito di un recensore sia quello di dare informazioni in cui il lettore possa riconoscersi, idee precise sul suono di un oggetto). Ed è faticoso, perché, a forza di dubbi e contro-dubbi, si finisce per attaccare staccare riattaccare spegnere riaccendere, in un continuo sforzo di concentrazione continuamente frustrato dalle interruzioni necessarie.

Se poi si pensa a oggetti come i cavi di alimentazione, in cui la possibilità di verificare delle differenze (la cui idea è maturata in sessioni di ascolto prolungate) attraverso dei cambiamenti rapidi è negata dalla necessità di spegnere e riaccendere gli apparecchi, con relativi possibili tempi di riscaldamento, o le differenze sono evidenti, o la possibilità di scrivere sciocchezze diventa una quasi certezza.

Ma non interpretate quello che ho scritto come una forma di excusatio preventiva e una richiesta di licenza di scrivere, in questo pezzo, cose non verificabili. E’ un piccolo sfogo; sono abbastanza convinto di quello che vi andrò a raccontare, ma non escludo che qualcuno possa ottenere risultati abbastanza diversi in altri contesti. Tutto lì. Nulla di particolarmente nuovo, insomma.

Shunyata Altair



Ho questo cavo in casa da parecchio tempo; il distributore, forse, si è dimenticato di avermelo dato. Non che me ne lamenti. E’ un cavo che mi piace parecchio. Si tratta del modello di mezzo dell’attuale gamma di cavi di interconnessione Shunyata e del primo che fa uso della geometria brevettata dal costruttore americano, quella a doppia elica contrapposta. E’ di sezione complessiva decisamente elevata, per un cavo di segnale; il costruttore parla di 16 AWG complessivi, un dato da cavo di potenza "piccolo". Il cavo è, comunque, come gli Shunyata di alimentazione, leggero e flessibile, comodo da utilizzare (anche se non proverei, vista la geometria, a forzare curvature brusche. Le terminazioni sono Bullett Plug standard (plastica, con le parti conduttive in rame dorato), ricoperti dalla guaina nera che copre anche il cavo. Ogni singolo cavo riporta il numero di serie.

Il suono dell’Altair ricorda, per certi versi, quello dell’Aries che ho provato ormai parecchio tempo fa, ma lo supera su molti parametri e ha qualche differenza. Dal punto di vista timbrico, pare scomparsa la lieve caratterizzazione "ottonizzante" di cui avevo parlato all’epoca descrivendo il suono dell’Aries. Rimane un sottilissimo senso di non completa fluidità, a confronto con il riferimento (il White Gold Sublimis), che si rileva in particolare in gamma medioalta (i violini suonano, apparentemente, con più "resina" rispetto al normale) e una scena acustica che, forse, è superiore rispetto al riferimento in profondità, ma resta — come l’Aries — leggermente inferiore la larghezza. La superiorità rispetto all’Aries si nota, in particolare, nel silenzio di fondo e nell’ariosità complessiva. L’ottonizzazione del cavo più economico rischiava di far affiorare una lievissima "congestione timbrica", come una qualità sottilmente insistente, che l’aria del nuovo cavo fa completamente scomparire, in questo certamente aiutato da un silenzio, da un nero infrastrumentale superiore a quello del riferimento.

Timbricamente, il cavo lascia passare colori ben saturati, con — forse — un’esaltazione appena percettibile della gamma bassa; è inoltre piuttosto "aperto" (si vedano sopra le notazioni sull’aria e sulla "resina"), anche se non quanto un cavo in argento tipico.

Insomma, mi è parso un ottimo cavo, con una prestazione molto credibile. Il prezzo… mah. Potrei cavarmela dicendo che mi rifiuto di parlare del prezzo dei cavi. Potrei dire che, vista la prestazione in rapporto al riferimento, il cavo non è caro rispetto alla concorrenza. Potrei però anche dire che, in assoluto, il mondo dell’alta fedeltà mi pare in un momento di transizione, un istante in cui, in attesa di un qualche evento particolare, mentre tra le elettroniche si trovano esempi di oggetti dal rapporto qualità-prezzo estremamente favorevole rispetto a qualche tempo fa (penso in particolare agli apparecchi digitali), nei cavi questo ancora non si verifica. Vedremo. In ogni caso, nella situazione attuale, in rapporto alla sua complessa costruzione e ai materiali utilizzati, il prezzo dell’Altair è da considerare più che accettabile.

Audioclass



Audioclass è un nuovo costruttore italiano di cavi, dietro al quale sta una vecchia conoscenza del nostro forum, Franco Russo, noto come "hififreelens". La sua gamma si articola, per ora e in attesa di plausibili sviluppi futuri, in tre modelli di cavi di segnale.

Il cavo che mi è stato inviato in prova è quello "di mezzo" della gamma, e fra quelli di cui vi parlo stavolta è quello che costa decisamente meno.

E’ un bell’oggetto, che arriva in una scatola di legno soddisfacente e non inutilmente lussuosa. La guaina, che pare in cotone, è assai piacevole al tatto, così come piacevole è maneggiare il cavo stesso, che è sufficientemente leggero da non impensierire connettori e pannelli posteriori degli apparecchi. E’ un multistrand in rame, terminato con connettori a bloccaggio della Thender.

Ovviamente, visto il prezzo (e visto che siamo, come scrivevo, in attesa di un evento, che forse non arriverà mai, che permetta di ridurre il costo delle interconnessioni), non gioca nello stesso campionato di Shunyata e White Gold. Però… però mi piace, complessivamente, di più del mio riferimento "medio", che è il Kimber KCAG. Non è altrettanto trasparente, rispetto al cavo americano, né ha di esso la stessa velocità o la stessa focalizzazione. Ma è un cavo che mi è parso decisamente più equilibrato. La prestazione complessiva dell’Audioclass è credibile e non fa desiderare null’altro, presa in sé. Non trovo particolari punti deboli nel suo suono; trovo una serie di parametri, tutti a quelli cui posso pensare, che non vengono spinti all’estremo, rischiando di perdere qualcosa altrove. La scena è perfettamente proporzionata, il timbro è pulito ed equilibrato, la dinamica affermata, ma senza rischiare di arrivare allo strappo per eccesso di autorevolezza; l’estensione verso gli estremi ottima, senza raggiungere punte di eccellenza, ma senza neanche rischiare deficienze per eccesso di zelo; la focalizzazione corretta, non "a punta di spillo", giustamente bilanciata fra individuazione e corposità. Timbricamente mi pare che il cavo si caratterizzi per una punta di seducente calore, che lo porta sul versante della cosiddetta — molto cosiddetta — "musicalità" piuttosto che verso l’analiticità. A quanto mi è dato capire, questo è il tipo di equilibrio che il progettista e costruttore cercava; se è così, ha fatto davvero un ottimo lavoro.

E’ un cavo che vedo bene in molte applicazioni e mi auguro sinceramente che ne sentiremo parlare anche al di fuori della stretta cerchia in cui ha, finora, circolato.

White Gold Infinito F II



Qui siamo al di là del bene e del male. Non me ne voglia il costruttore, ma per me un cavo di alimentazione di questo costo, pur apprezzando il fatto che la costruzione è assai complessa, rientra fra le "fantasie" del nostro settore — voglio dire, lui e tutti i cavi che costano quanto e più di lui, anche drammaticamente più di lui.

E’ il cavo di alimentazione top del listino White Gold, dato che fa parte, delle tre gamme attuali, di quella più esclusiva. Non è comodissimo da utilizzare, è piuttosto rigido e occorre fare una certa attenzione all’installazione. Le terminazioni paiono essere di ottima qualità, e ci mancherebbe. C’è l’abituale "scatoletta di legno" dei cavi White Gold, che dovrebbe tuttavia avere solo funzioni estetiche.

Data la premessa, mi sarebbe piaciuto stroncare a man salva questo cavo. E’ contrario alla mia ideologia, è difficile da giustificare razionalmente, è costoso, non è comodissimo. Insomma, ha molte cose per cui farsi odiare.

Invece capita che si tratti del primo cavo di alimentazione che mi fa riscontrare effetti oggettivamente drammatici (e misuro le parole) alla sua inclusione o esclusione dall’impianto. Soprattutto se collegato alle amplificazioni (ai finali, ma anche ai preamplificatori, anche se, avendone uno solo, preferisco tenerlo sul finale) sembra una cura di vitamine. Ma non nel senso di una modifica sostanziale dell’equilibrio degli oggetti a cui viene connesso; nel senso che l’effetto sembra essere quello di rendere più solido, distinguibile, affermato quel che già c’è in termini di estensione verso le basse frequenze, di focalizzazione, di silenzio, di presenza; e questo senza far diminuire in minima parte la sensazione di aria e delicatezza, che anzi, proprio grazie ai vantaggi sulla silenziosità complessiva, se ne trovano esaltati.

La prima sensazione, dopo averlo collegato casualmente ad un preamplificatore al posto di un altro cavo di buon livello, è stata quasi disorientante. L’apparecchio pareva essersi dato una lucidata, aver deciso di impegnarsi di più, di fare per la prima volta sentire tutto ciò di cui era in grado. La cosa mi ha preso in contropiede, date le mie precedenti esperienze coi cavi di alimentazione (se si eccettua lo Shunyata che ho provato parecchio tempo fa, che comunque non ricordo così sconvolgente come effetto).

Mi chiedo se una catena interamente cablata con i cavi di alimentazione White Gold Infinito possa essere eccessiva. Non lo so; credo che anche il costruttore preveda la possibilità di un "mix’n’match" fra le due gamme superiori (Sublimis e Infinito) per ottenere l’equilibrio voluto.

Certo, sarà complicato rimandarlo al costruttore. Ho perso il tuo indirizzo e il tuo numero di telefono, Aldo. E io ho cambiato casa e numero, e mica vorrai che li scriva qui pubblicamente. Come dici? Mi mandi i carabinieri? Va bene, parliamone…

Nota 2009: riprovando più tardi e con altri apparecchi non sono più riuscito a riprodurre l'effetto molto significativo che ho qui descritto; resta il cavo di alimentazione, nel complesso, migliore che io abbia provato e fa una differenza udibile a chiunque (confermato con altro individuo adulto ignaro e scettico...) anche sull'amplificazione del mio impianto corrente. Il fatto che non riesca a ritrovare lo stesso effetto rivelatorio ricorda che non bisogna mai dare per scontato nulla, con i cavi: se in un luogo e con un sistema danno un certo risultato, questo non significa che lo diano sempre. In futuro credo che difficilmente recensirò ancora cavi: un po' troppo rischioso, per i miei gusti...

ndr: la nota che precede è stata ripristinata, richiedendone una copia o nuova versione all'autore, dopo che ci siamo resi conto che era sparita, probabilmente dopo il ripristino di un backup, quando questo articolo è tornato inopinatamente di attualità ad inizio 2011 causa citazione in ben due thread sul nostro forum.