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Superaudio CD player Audioaéro Prestige Reference SE

di Emilio Paolo Forte
Superaudio CD player Audioaéro Prestige Reference SE



Bologna e l’alta fedeltà è un altro dei numerosi felici connubi di questa terra così speciale, onorata dalla cittadinanza di alcuni tra i maggiori operatori nazionali del settore. E da vecchio audiofilo bolognese è con grande soddisfazione che ho accolto l’incarico di recensire un prodotto della nuova Rany Hi-fi. Dopo varie vicende societarie e un ridimensionamento della distribuzione volto a garantire il miglior servizio possibile su un ristretto numero di marchi di sicuro appeal, la Rany appare più che mai decisa a giocare ancora un ruolo importante nell’alta fedeltà italiana. Inoltre, sono in fase di conclusione i lavori di rinnovo della sede di via del Sostegno che promettono, a Bologna e non solo, un altro negozio dedicato alla stereofonia di altissimo livello. Evviva!

Il prodotto affidatomi è il Prestige, nella versione Reference Signature Edition, lettore top di gamma della francese Audioaéro e, vi sono sincero, una volta tirato fuori dal doppio imballo (senza osare indossare i guanti bianchi forniti di serie…) ho dovuto vincere una certa apprensione, di fronte a tanto splendore, di non riuscire ad ideare e realizzare una prova attendibile. Personalmente, infatti, ritengo imprescindibile per pervenire a corrette valutazioni, che il recensore faccia ricorso, oltre che ad un impianto equilibrato e rivelatore, anche ad outsider di classe paragonabile a quella del prodotto in prova. Nel caso di specie, oltre al mio personale riferimento, un Bow Technologies ZZ8 24/192, mi sarebbe piaciuto avere almeno un altro nome illustre con cui misurare i talenti del nostro. Presto fatto. Un paio di telefonate e riesco a vincere la comprensibile ritrosia dell’amico Sandro a volermi prestare il suo Esoteric X01 SE, autentico riferimento nella sua fascia di prezzo (invero un po’ più elevata di quella del Prestige) ed oltre. Dopo tormentati percorsi di ascesi mistico-uditiva chi vorrebbe rischiare di dover rimettere in discussione il suo personale nirvana?

Accanto all’Esoteric ho potuto utilizzare anche l’impressionante lettore Andromeda, top di gamma della canadese Moon, un due telai solo CD player che ho avuto modo di ascoltare in una recente demo, gentilmente lasciatomi a disposizione da quella squisita persona che ne è l’importatore ufficiale. Rispetto al protagonista, ben altra fascia di prezzo (16.500 euro), si badi, ma utile a fugare definitivamente ogni soggezione e ad integrare un dream team pronto a rendere la vita difficile al fuoriclasse francese.



Ma veniamo a quest’ultimo. Lettore di CD e SACD esclusivamente due canali, presenta alcune particolarità nel panorama delle sorgenti digitali di alto livello. Costruito intorno alla più evoluta meccanica per SACD della Philips in alluminio (molto veloce nella lettura della TOC e nelle altre operazioni), unico neo il platorello in plastica che non rende giustizia all’asserita solidità dell’unità di lettura, affida il trattamento del segnale digitale ad uno speciale modulo proprietario STARS 2 (acronimo di Solution for Time Abstraction Re Sampling), sviluppato per la Audioaéro dalla Anagram Technologies SA, che si incarica di ricampionare a 24bit 192Khz il segnale digitale estratto dal CD, ottenendo un nuovo segnale digitale privo di distorsioni (jitter), che, a detta della casa, garantisce un miglioramento in termini di dinamica, precisione, scena e dettagli. Si è voluto ottenere un lettore capace di lavorare a 32, 44.1, 48, 64, 88.2 e 96kHz come anche a 176.4 o 192kHz quando esisterà il supporto) e fino a 24 (possibili 32) bits di risoluzione. I tecnici di Audioaéro hanno scelto di lavorare con un modello di conversione asincrono. In pratica ad ogni istante i campioni dell'ingresso vengono utilizzati per pilotare un filtro interpolatore a coefficienti variabili (determinati in base alle specifiche o ad un'analisi dei clock in ingresso e in uscita). L' Audioaéro usa degli algoritmi noti (VTF e CTF) e altri che ha sviluppato (ITE) per garantire la qualità assoluta del campionamento asincrono. Il cuore del sistema è un DSP a 32 bit SHARC che effettuando centinaia di milioni di calcoli al secondo, garantisce la ricostruzione di un segnale digitale di alta precisione restando insensibile ai disturbi del segnale digitale in ingresso. I progettisti francesi sono così entusiasti di tale sistema di trattamento del segnale digitale che lo riservano anche al nobile segnale DSD estratto dal superaudioCD. La conversione del segnale digitale così ricostruito in segnale analogico è effettuata da un DAC 24 bit 192 khz della Burr-Brown (il 1792) di elevata qualità a 6.144 mhz, seguito dallo stadio d’uscita a valvole (due microvalvole 6021w Philips Jan) la cui frequenza di cut off, regolata sui 192 Khz dell’uscita del convertitore D/A è lontana da quella dei 44,1 Khz del campionamento del CD originale e quindi assai meno suscettibile di poter introdurre rotazioni di fase in banda audio, che così tanto infuenzano la qualità di ciò che si ascolta. Allo stadio di uscita è associato un buffer e un attenuatore di segnale di alta precisione che consente il collegamento del Prestige anche direttamente ad un amplificatore finale. A questo proposito il Prestige è dotato di due ingressi di segnale analogici (RCA e XLR) al fine di poter gestire, bypassando il preamplificatore, anche il volume di altre sorgenti. Oltre all’uscita digitale BNC, il lettore supporta tutte le tipologie di ingresso digitale, consentendo l’utilizzo di meccaniche esterne. Dunque una macchina estremamente versatile ed originale, robusta e curatissima nei dettagli costruttivi (sospesa su tre grossi coni black diamond racing) e dal punto di vista delle dimensioni senz’altro imponente: solo l’utilizzo in gran profusione dell’alluminio a spessori differenziati per lo chassis (20mm per il solo frontale!) ha consentito di raggiungere rigidità e robustezza eccezionali con un peso di 16 Kg.. Immancabile il telecomando, anch’esso in alluminio, con cui è possibile governare da remote tutte le funzioni della macchina. Da segnalare, infine, anche la presenza di una porta USB per caricare modifiche al software di gestione della macchina, che consente con facilità di conseguire gli eventuali upgrade rilasciati in futuro dalla casa.

La versione SE in prova differisce dalla versione base del Prestige Reference per alcune piccole ma significative modifiche, quali la sostituzione della coppia di condensatori sulla scheda di uscita della sezione D/A con altri più performanti e isolati dalle vibrazioni, nonché la sostituzione delle valvole con altre criogenicamente trattate. Il tutto per un prezzo di listino di 12.500 euro, mille in più della versione non SE.

Ho avuto modo di ascoltare il Prestige inserito nel mio personale impianto composto dal lettore Bow Technologies ZZ8, Cello Palette Preamplifier, finale McIntosh MC252 diffusori Dyanudio Special 25 su stand dedicati e trattati. Cavetterie varie (Cardas, Cello, Nordost, Transparent, Neutral Cable, MIT, filtro Blacknoise Estremo sulla sorgente). Sala d’ascolto 7 x 6 metri. Special guest: lettore CD Moon Andromeda.



In secondo ascolto il Prestige è stato inserito nell’impianto più rivelatore e trasparente della bassa, ovviamente dell’amico Sandro, composto da sorgente digitale Esoteric X01, pre Viola Cadenza, finale Viola Simphony, diffusori Karma 2.3, colubri saettoni e marassi Furhutec e MIT top di gamma.

Dopo un rodaggio adeguato (la casa suggerisce almeno due settimane e di lasciarlo poi sempre acceso o al più in standby, visto che l’eventuale scollegamento dalla rete elettrica comporterebbe al riavvio tempi di recupero dell’efficienza termica di 4 o 5 ore e addirittura un paio di giorni per il raggiungimento delle prestazioni ottimali), sono partito con l’ascolto del Prestige con le orecchie ancora tarate sul Bow Technologies, agognata new entry del mio impianto. Ho amato ed inseguito molto lo ZZ8 per l’incredibile fascino che emana (non solo esteticamente ma soprattutto acusticamente): probabilmente una delle più longeve e valide realizzazioni a controllo numerico in circolazione, scevra da iperdefinizioni, palcoscenico enorme, grande naturalezza ed assenza di fatica d’ascolto. Per dirla con una metafora in campo fotografico, il Bow ricorda molto da vicino una lente summilux di Leica, con una grande trasparenza al centro immagine (diciamo sul protagonista) e un fuori fuoco sempre perfettamente leggibile sui comprimari che rende così "pittorica" la foto e offre una scansione dei piani mirabile e suggestiva. Al confronto, sia il Prestige che l’Esoteric sono assimilabili a degli spietati Summicron (sempre per stare in casa Leica), lenti con vocazione al reportage dove ogni angolo dell’immagine catturata deve essere riprodotto al massimo della definizione perché il soggetto principale potrebbe trovarsi in qualunque parte del fotogramma. Una concezione meno interpretativa (creativa o artistica che dir si voglia) che senz’altro si interfaccia meglio col concetto di alta fedeltà propriamente intesa, ma a cui bisogna riabituarsi, una volta assaporato l’altro modo di riproduzione dell’evento.

L’ascolto del Prestige è maledettamente distante dalla vocazione calda e seducente del Bow, rendendo improbo un tentativo di confronto delle rispettive performance partendo dall’analisi dei singoli parametri della riproduzione. Alla lunga il Bow si riappropria della dignità di macchina di alto rango che gli riconosco, ma ne esce caratterizzato da una più amabile personalità.

Il Prestige colpisce già ad un primo ascolto per un’eccezionale trasparenza, estensione degli estremi banda e dinamica. La sensazione iniziale è che il lettore francese suoni ad un volume molto più elevato rispetto al riferimento, salvo accorgersi, dopo vari aggiustamenti del potenziometro del Cello, che non è questione di volume: il tutto passa sotto una spietata lente che drammaticamente scolpisce, cesella e focalizza. Le corde degli strumenti è come se fossero state tese all’inverosimile, producendo uno schiocco vivido sotto le dita o il plettro degli esecutori, i fiati acquistano una lucentezza da lasciar riverberare le loro lacche dorate, le voci dei Persuasion (A cappella dream, etichetta Chesky Records) sono tutte perfettamente intellegibili nella pronuncia e nel colore rendendo imbarazzante il tentativo di percezione unitaria dell’evento. Il basso è perentorio, potente e articolato, vivificato nelle armoniche che identificano con assoluta precisione la timbrica dello strumento da cui esso origina.

Il Bow, dal canto suo, mantiene una piacevolezza, emozionalità e magia dell’evento non profanata dal disincanto della traslucida lettura riproposta dal protagonista, che me lo fa ancora preferire in termini di pura soggettività, ma, riconosco, una comparativa punto per punto dei tradizionali parametri dell’ascolto finirebbe col premiare il Prestige.

Ho ritenuto, pertanto, opportuno concentrare le sessioni successive solo sul lettore francese e gli outsider Esoteric e Moon accomunati dalla medesima rigorosità nell’interpretazione del concetto di alta fedeltà.



Rispetto all’Esoteric (con cui il Prestige condivide il medesimo approccio che privilegia il PCM rispetto al DSD), lettore ai massimi livelli per analiticità e neutralità, il Prestige mi è parso sensibilmente più aperto e veloce, con un suono conseguentemente più asciutto che impone un’attenta valutazione nell’interfacciamento con i partner a valle della catena d’ascolto, al fine di non vanificare in fatica d’ascolto una performance altrimenti superlativa.

Il pianoforte del mitico Bebo (no, non il nostro Bebo nazionale…) Valdés nel brano "Tu sonrisa" (tratto da "Bebo", etichetta Calle 54 records), scorre fluido e vigoroso, sempre brillante, con un volume credibile e le percussioni sulle corde dello strumento sempre straordinariamente a fuoco. L’argento liquido del francese vira verso i toni del ferro solido con l’Esoteric più attento al rispetto dei microriverberi che danno corpo all’esecuzione, anche se a discapito della ricerca della trasparenza assoluta.

"Someday my prince will come" nell’esecuzione gitana di Didier Lockwood e Biréli Lagrène (tratto da "Tribute to Stéphane Grappelli", etichetta Dreyfus) mette in evidenza un contrabbasso profondo, potente per impatto e sempre splendidamente articolato, mentre il violino respira nella stanza disegnando trame di un realismo sconcertante.

Un software complesso come "Allelujah! Laudamus te" di Alfred Reed (tratto da "Pomp and Pipes" eseguito dalla Dallas Wind Symphony diretta da F. Fennell integrata da un grande organo a canne suonato da Paul Riedo, etichetta Reference Recordings) da far tremare i polsi e le orecchie, viene dipanato in maniera esemplare dal lettore francese. L’impressione è che quest’ultimo si trovi particolarmente a suo agio con complesse partiture di musica classica. L’impatto è di quelli impressionanti, le informazioni ambientali sono rese con dovizia e realismo e nessuno strumento ne esce mai sopraffatto: in ciò il Prestige compie il suo piccolo miracolo rendendo intellegibili anche i più efferati transienti, con una estensione e idea di riserva energetica negli estremi banda da mettere in crisi un impianto che non sia ben consapevole di quale motore si stia dotando. Nel muro di ottoni e il pugno della grancassa in un crescendo da brividi ci sorprende l’onda lunga del bordone e della bombarda lanciata dal pedale dell’organo: una tellurica vibrazione che risale dalle fondamenta della sala fin sotto le nostre misere chiappe.

Alla resa dei conti la sensazione è quella di una macchina più esigente dell’Esoteric, ma che, se ben assecondata (leggi: in impianti non già "tirati alla corda" quanto a ricerca di definizione), appare in grado di regalare partiture di una neutralità, rigorosità e trasparenza inaudute.

Il Moon Andromeda, lo ammetto, è stata una folgorazione e punto di riferimento decisivo. Macchina due telai imponente, sontuosa, liquida, essenziale e straordinaria. Probabilmente uno dei migliori lettori digitali in circolazione a prescindere dalla sua già proibitiva fascia di prezzo, che comunque, giova ricordarlo, va ben oltre la categoria di appartenenza del protagonista.

Beh, il Moon mi è apparso come un cielo su queste macchine celestiali, il cartoncino Kodak su cui tarare l’esposimetro, il vero in grado di svelare quella lieve enfasi iperealistica del Prestige, quella sensazione di emissione androide in carne e acciaio dell’Esoteric, quella velata vena eufonica del Bow. Difficile spiegare, in termini di sfumature, la fluidità, naturalezza ed espansione delle armoniche del Moon. Tuttavia individuare e riuscire a parlare di limiti a queste latitudini rinfranca e rassicura, soprattutto il vostro recensore, che sempre di virtuale stiamo parlando, consentendo di ricondurre a dimensione terrena e a personali preferenze il gioco degli ascolti e bollando come disputa immatura ogni tentativo di redigere classifiche.

E allora via di rilancio a godermi il Prestige con altri dischetti sul platorello.

E’ la volta dell’immancabile Micah P. Hinson col "Seems almost impossibile" (tratto da "And the opera circuit", etichetta Sketch). Sembra davvero impossibile il materializzarsi di un palcoscenico così grande e profondo, con una scansione dei piani suggestiva e la voce del cantante ben posizionata in altezza, piacevolmente morbida con la giusta mediazione microfonica che accentua alcune pronunce in maniera mai invadente o fastidiosa, semplicemente con dotta attenzione per il dettaglio.



Analogo trattamento subisce la voce di Gianmaria Testa in "Cavalli di frisia" (tratto da "Extra-muros", etichetta Le chante du monde), con il suggestivo passaggio fischiettato da parte dell’artista che è reso con una ambienza particolarmente efficace da far riverberare l’onda sonora disegnando i confini di una sala virtuale molto più grande di quella che ci ospita.

Non mi soffermo a descrivere le impressioni d’ascolto in modalità SACD, riconducibili sostanzialmente alla medesima impostazione timbrica rilevata in modalità CD, con il plus della maggiore qualità delle incisioni (almeno quelle in mio possesso) che valorizzano ulteriormente le qualità descritte, se possibile aggiungendo una maggiore rotondità al messaggio.

Cos’altro aggiungere? L’Audioaéro Prestige SE è macchina estremamente flessibile nell’utilizzo e dalle enormi qualità e potenzialità, che richiede un set-up ottimale come si conviene ad un investimento di tal fatta. Perfettamente in grado di vivificare e conferire rigore alla vostra collezione digitale è anche spietatamente analitica ed inclemente, per cui attenzione all’interfacciamento col resto dell’impianto se non volete ritrovarvi ad ascoltare che poche misere etichette audiofile. E sarebbe davvero un peccato, visto che ogni serata in compagnia del Prestige si traduce in un grande piacere oltre che in una felice (ri)scoperta di nuance e dettagli apparentemente perduti nell’iridesceza dei nostri amatissimi dischetti. Se il budget ve lo consernte, assolutamente da ascoltare.