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AStri Alnilam 1040 e Alnitak 2020, tecnica e ascolto

di Bebo Moroni e Igor Zamberlan
AStri Alnilam 1040 e Alnitak 2020, tecnica e ascolto

La tecnica di Igor Zamberlan

 

Già un paio di numeri fa vi ho raccontato di una mia breve esperienza di ascolto, in condizioni non controllate, con i finali monofonici AStri, ancora, all'epoca, in pre-serie.

Quelli che siamo riusciti ad avere in casa in anteprima Bebo (i monofonici) e io (lo stereofonico) sono i primi esemplari di produzione. I cambiamenti rispetto a quelli che avevo sentito in negozio sono stati di natura estetico-funzionale: per aumentare l'affidabilità, sono stati leggermente ingranditi i cabinet, in modo da garantire più "aria" fra i componenti. Per il resto, quelli erano esattamente identici agli esemplari di produzione finali.

E posso rinnovare, con un'ulteriore controcorrezione, quanto scritto all'epoca: si tratta di un progetto realmente innovativo, con delle caratteristiche che rendono queste amplificazioni uniche al mondo. E, come vedremo, non si tratta di innovazioni introdotte per il gusto di fare qualcosa di diverso, ma di qualcosa che potrebbe essere più avanti dei possibili concorrenti; forse — potenza assoluta a parte — di una possibile quadratura del cerchio fra la capacità di controllo e l'ampiezza della banda passante delle amplificazioni a stato solido e la raffinatezza, la capacità di illudere l'ascoltatore di trovarsi davanti agli esecutori reali anche solo per un attimo, delle amplificazioni single ended a valvole. Ma procediamo con ordine, ricordando che tutto questo varrebbe poco se i risultati all'ascolto non fossero quelli che vi raccontiamo Bebo e io.

Ci sono, innanzitutto, alcune differenze fra i due modelli che vanno al di là del semplice raddoppio dei dispositivi d'uscita, e che illustrerò nel seguito dell'articolo, anche se superficialmente si potrebbe pensare che quella sia la sola cosa che distingue le due versioni del progetto AStri.

Caratteristica comune ad ambedue i modelli è un sofisticato sistema di calibrazione e autocalibrazione, completamente asservito ad un processore. I finali AStri, quando vengono accesi, rimangono muti per un paio di minuti. Non si stanno solo riscaldando: il sistema interno valuta i parametri operativi e regola i punti di lavoro dei dispositivi attivi in modo da mantenerli, nell'intero arco della loro vita, operativi nelle migliori condizioni e perfettamente accoppiati. Non solo: il software di controllo può, eventualmente, essere aggiornato e, nel caso in cui sia necessario, può adattare gli amplificatori al funzionamento con valvole finali diverse da quelle di primo equipaggiamento, purché pin-compatibili. E' chiaro che, se si cambiano le KT88 con delle EL34 o con delle KT66, sarà richiesto un intervento del costruttore per adattare il software. Ma la cosa è assolutamente possibile (anche se il costruttore lo sconsiglia).

A proposito dello stadio d'uscita, lì sta, dal punto di vista circuitale, la principale innovazione di questi amplificatori. Come già scrivevo, è possibile considerare gli AStri dei finali single-ended. Non c'è sfasatore separato e, di fatto, il collegamento al trasformatore d'uscita è di tipo single-ended, non di tipo bilanciato come in un push-pull classico. Ciascuna coppia di valvole è configurata in SRPP, una circuitazione comunemente usata nelle preamplificazioni, ma mai prima d'ora utilizzata in stadi di potenza valvolari accoppiati a trasformatore col carico. Questa è — ecco la controcorrezione — effettivamente una prima assoluta in oggetti di produzione ed è, allo stato attuale, un'esclusiva mondiale. I vantaggi sono una sorprendente capacità di erogazione di corrente e, strettamente correlata con essa, una resistenza interna estremamente bassa. I più tecnici già sanno che ciò implica un fattore di smorzamento, se adeguatamente supportato dal trasformatore d'uscita, molto elevato e quindi una capacità di controllo dei diffusori, un'imperturbabilità della risposta in frequenza non comuni in amplificatori a valvole, soprattutto se single ended (categoria alla quale gli AStri possono essere accomunati, anche se esiste una scuola di pensiero che, con argomenti tecnici invero convincenti, considera l'SRPP un push-pull a pieno titolo), soprattutto se totalmente privi di anello di controreazione. Non solo: i finali AStri, grazie a questa loro caratteristica, si permettono di non avere diversi secondari sui trasformatori d'uscita, in modo da adattarli a diffusori da 4 o da 8 ohm, e addirittura riescono ad aumentare la loro potenza su carichi di 4 ohm rispetto a quella erogata su carichi di 8 (i monofonici riescono a lavorare su carichi di un ohm senza problemi, con lo stereo è meglio limitarsi a due ohm). Abbiamo qui, apparentemente, la giustificazione di quanto scrivevo sopra, cioè la possibilità che siamo qui di fronte alla realizzazione dell'utopico amplificatore raffinato come un single-ended a tubi e capace di "portarsi a spasso" il carico, i diffusori, senza finire per esserne portato in giro, come è in grado di fare uno stato solido.

A proposito di potenza, questa sembra effettivamente molto elevata per il tipo di dispositivi d'uscita utilizzati e per la loro configurazione. Le KT88 sono, infatti, connesse a triodo. L'amplificatore stereo, con una coppia di KT88 per canale configurate come scrivevo sopra, eroga 20 watt RMS su 8 e su 4 ohm (un po' di più su 4); i mono ne erogano esattamente il doppio, con due coppie di KT88, sempre a triodo. Non sono, chiaramente, potenze da stadio, ma l'erogazione di corrente di cui sono capaci questi amplificatori e i risultati all'ascolto sono tali da farmi dire che dovrebbero essere almeno provati anche da chi ha diffusori notoriamente difficili. Ma approfondiremo nelle note di ascolto.

Il trasformatore d'uscita non è attraversato da continua. Il modo in cui ciò è ottenuto è diverso nei due modelli: se nel caso dello stereofonico viene utilizzato un (ottimo) condensatore, nel caso degli stereofonici l'alimentazione dello stadio finale è duale e, quindi, il trasformatore è intrinsecamente in parallelo al carico.

Anche l'alimentazione non ha molto di comune, essendo interamente stabilizzata, anche per la tensione anodica. Scelta che, da alcune filosofie "estreme", viene considerata poco purista, ma che garantisce — assieme al tipo di configurazione delle valvole d'uscita, assieme al fatto che i trasformatori non sono attraversati da continua — un altro vantaggio rispetto a dei single-ended "classici", cioè una sostanziale imperturbabilità di questi finali rispetto alle fluttuazioni della tensione di alimentazione e ai disturbi da essa indotti.

Gli amplificatori sono a due stadi e l'accoppiamento fra gli stadi è, classicamente, a resistenza e condensatore. Lo stadio di ingresso è diverso nei due modelli: nel caso dello stereofonico, c'è un cascode di ECC99 JJ; nel caso dei monofonici, c'è un supertotem ottenuto utilizzando una coppia di ECC99 JJ.

La banda passante in potenza di questi amplificatori è estremamente elevata. A piena potenza, sono in grado di fornire una risposta in frequenza piatta fra 20 Hz e 100 kHz (10-100k nei mono e 10-50k nello stereo). Un risultato, come sa chi smanetta con gli amplificatori a valvole, degno di nota, direi di ammirazione, e pienamente adeguato a far sentire di cosa sono in grado i formati digitali ad alta risoluzione e ad alta frequenza di campionamento.

La componentistica utilizzata potrebbe essere descritta come di livello alto, ma non esoterico; i condensatori di accoppiamento sono, ad esempio, dei Solen. Sono probabilmente queste le scelte, rese possibili dall'intrinseca qualità della circuitazione, che fanno sì che il prezzo di queste amplificazioni, pur se in assoluto non economico, sia decisamente concorrenziale considerandone gli aspetti tecnici innovativi (che implicano, ovviamente, costi di ricerca e un lungo periodo di messa a punto). I trasformatori di uscita e di alimentazione sono, ovviamente, custom; nei mono il trasformatore è un doppio nucleo a C. Gli amplificatori sono interamente progettati e costruiti in Italia.

Rimangono da illustrare gli aspetti operativi e — diciamo — industriali.

Dal punto di vista operativo, la raffinatezza è l'uso di un sensore capacitivo come interruttore. Dietro gli apparecchi c'è, ovviamente, un interruttore generale. Una volta azionato questo, per passare dallo stand-by allo stato di accensione è sufficiente appoggiare il proprio ditone sulla zona a sinistra di ciascun apparecchio. Una breve pressione farà sì che l'apparecchio, come scrivevo sopra, lanci la procedura di autocalibrazione. Una volta terminata, sarà possibile ascoltare musica. Si può tuttavia interrompere la procedura con un'altra pressione sul sensore. Non solo: una pressione lunga sul sensore, con l'apparecchio in stato di accensione, lo mette in una sorta di stand-by "attivo", abbattendo la dissipazione ma mantenendo gli amplificatori in grado di ripartire immediatamente con una seconda pressione lunga, senza che ci sia bisogno di ripetere la procedura di inizializzazione. Da uno qualsiasi degli stati operativi, una breve pressione del sensore permette di spegnere completamente l'apparecchio.

Gli aspetti che ho definito industriali? Oltre ad essere interamente costruiti in Italia, gli amplificatori sono progettati e costruiti nel più assoluto e rigoroso rispetto delle normative correnti sulla sicurezza, sullo smaltimento, sull'utilizzo di sostanze nocive (ROHS e WEEE). Non vengono utilizzate saldature al piombo né componenti che non siano certificati ROHS. Inoltre, per motivi di sicurezza, tutte le linee di alimentazione sono protette separatamente da fusibili.

Direi che come prime amplificazioni di un marchio giovane, parlare di prodotti sorprendentemente innovativi ed eccezionalmente maturi sia pienamente giustificato.

Ah, la VHF Edition. Quel controllo a microprocessori ci ha permesso di richiedere al costruttore un software personalizzato ed esclusivo, con alcuni parametri ottimizzati secondo i nostri gusti. Oltre a un pannellino di legno (sempre massello) di colore diverso e ad un frontalino retroilluminato in plexiglass che riporta il nostro logo "abbreviato". E quindi la VHF Edition è e sarà sempre diversa dalla versione di queste amplificazioni che potrete acquistare nei negozi.

 

AStri Alnitak 2020: l'ascolto di Igor Zamberlan

 

Al direttore sono toccati i monofonici, a me lo stereofonico. E non mi lamento, anche se comunque provo un po' di invidia e curiosità (che probabilmente potrò soddisfare a breve). Per fortuna non sono, per natura, un "headbanger", uno di quelli che hanno bisogno di chissà quali pressioni sonore, quindi spesso, per i miei scopi, 20 watt sono più che sufficienti (anche se ogni tanto mi piace provare ad ascoltare Mahler a volumi da podio del direttore, e in quei casi posso arrivare a rimpiangere qualche wattone in più).

Se poi sono 20 watt come questi, ho ancor meno di che lamentarmi. L'Alnitak 2020 è, in assoluto, e anche tenendo in conto le limitazioni di potenza, uno fra i migliori amplificatori che abbia mai sentito. E' lineare, veloce, controllato. E' praticamente privo di colorazioni, pur avendo un suo carattere, fatto di apertura e precisione. Ma non fatevi l'idea che sia clinico: non lo è minimamente, in nessun modo. Ha, anzi, quella rilassatezza, quella liquidità che è tipica della musica dal vivo e che difficilmente si sente in un impianto di riproduzione audio. Le trame musicali, i dettagli sono porti all'ascoltatore con una grazia rara, con grande accuratezza, ma al contempo con una altrettanto rara capacità di dar loro senso all'interno del brano, della registrazione, del messaggio. Si ha la subitanea impressione di trovarsi di fronte a qualcosa, cioè, di intrinsecamente "giusto", il cervello riconosce la musica, ci si rilassa dentro. E questo senza — ovvio, con un tale bilanciamento tonale — che l'effetto sia raggiunto con un suono smussato, lento, comodo — anzi, direi che, con lo stereo, nella combinazione con le mie B&W Silver Signature, il suono tende ad un lieve alleggerimento dell'estremo basso. La scena acustica è ampia e dettagliata, trasparente alla registrazione (l'amplificatore non impone una sua idea di scena acustica). L'estensione sulle alte frequenze è — a tutti gli effetti — infinita, non si percepisce attenuazione alcuna. Un quadro, dunque, assolutamente lusinghiero, con — uniche caratteristiche da tenere presenti — una potenza non infinita e un bilanciamento tonale che tende leggermente all'aperto.

La promessa

 

Come potete leggere nelle note tecniche, la promessa (cito con piacere nel titoletto di questo paragrafo il bellissimo film d'esordio dei fratelli Dardenne) di queste amplificazioni è quella di unire il suono di un amplificatore single ended a valvole al controllo di un amplificatore a stato solido.

Uno dei miei riferimenti è un altro amplificatore nato un po' a questo scopo, che tenta di perseguire attraverso metodi abbastanza diversi. Si tratta del Pass Aleph 5: single ended, ma a mosfet; due stadi, ma controreazionato.

Se dovessi dirvi quale dei due amplificatori suona più da "valvolare classico", sarei tentato di dirvi che, superficialmente, è quello di Nelson Pass. Il bilanciamento tonale dell'americano è più "terrigno", più attaccato in terra, più fondato su un basso che può — a volte — diventare leggermente gommoso. Ambedue gli amplificatori suonano rilassati, ma nel Pass questa rilassatezza sembra essere più legata al bilanciamento tonale che ad una intrinseca impalpabilità della grana (che comunque è molto fine, per un amplificatore a stato solido), mentre per il finale italiano accade l'esatto contrario.

Per quanto riguarda il controllo, coi miei diffusori stabili il Pass pare avere la meglio; ma se ripenso al periodo in cui ho avuto in prova — per un'altra rivista — le Wilson Benesch Curve, meno esigenti delle B&W da questo punto di vista, ricordo una capacità dell'AStri di fare quel che voleva del carico, un pilotaggio sul basso difficilmente criticabili. Molto difficilmente. Certo, non è un Krell (per avere un Krell bisogna comprare un Krell). Però era davvero sorprendente che un amplificatore da venti watt facesse tanto.

Ah, i transienti e i contorni, la focalizzazione, sono migliori nel finale AStri. Il Pass è, a volte, su certi strumenti, con certi diffusori, un po' flou, soprattutto se paragonato con certi apparecchi in classe D. Il finale AStri non arriva all'eccesso di chiarezza (dato anche dalla scarsa tridimensionalità degli strumenti) della classe D, ma ha la chiarezza corretta, quella che si vuole sentire, quella che ti fa sentire a casa.

C'è, in sintesi, qualcosa di subitaneamente familiare, in questo amplificatore (di intrinsecamente giusto, scrivevo sopra). Qualcosa che fa sì che, nel momento in cui lo si accende, appena ha finito il suo ciclo di riscaldamento, appena la puntina atterra sul disco, appena il lettore comincia a suonare, ci si renda conto di avere a che fare con qualcosa che è, al contempo, tecnicamente valido e musicalmente alle stelle. Per me, un instant classic: non poteva, per AStri, esserci esordio migliore nel campo delle amplificazioni. Fra l'altro, a confermare che il costruttore sa indubbiamente il fatto suo, il cavo di alimentazione che mi ha dato le prestazioni migliori con questo finale è l'Andromeda 2 costruito dalla stessa AStri, che incorpora anche un filtro (non un filtro standard).

Lamentele? Sì, una: il guadagno di questo finale e dei mono è, secondo me, un po' bassino. Col Cello Palette Preamp regolato come ce l'ho adesso (credo 12 dB di guadagno) siamo al limite, con lo stereo, e probabilmente sotto coi mono. Lo stesso vale, temo, per molti pre a stato solido. Non sono sicuro che sia possibile aumentare il guadagno: credo che farò una precisa richiesta in questo senso appena avrò i soldi per permettermi la coppia di mono che probabilmente entrerà a far parte stabilmente del mio sistema. Vi saprò dire di eventuali differenze di suono causate, se sarà possibile, dall'incremento del guadagno.

Ah, non chiedetemi — ancora — un confronto fra i mono e lo stereo. Sono sicuramente fatti della stessa pasta, ma più di questo, dopo un brevissimo switch al Top Audio & Video di quest'anno, non riesco — ancora — a dirvi. Anche per quello dovrete aspettare un po'.

Ma fino ad allora sappiate che credo, qui e ora e se venti watt vi bastano, che fareste davvero male a non cercare di sentire questo amplificatore. Al suo prezzo, se la potenza vi è sufficiente, non conosco concorrenti. E — sinceramente — non mi interessa se lo acquisterete al Videohifi Shop (com'è andata, come mai è nel nostro shop, assieme ai fratelli maggiori, ve lo spiega altrove il direttore) o da un negoziante classico: fate come volete. L'importante è che lo sentiate.

 

Alnilam 1040, l'ascolto di Bebo Moroni

Tu le stelle contempli, o mio Astro! Foss'io firmamento per poter con mille occhi rimirarti 
Platone, Antologia Palatina

 

Come più volte detto, riuscire a trovare, ancora, qualcosa di realmente nuovo, sorprendente, e persino entusiasmante, in questo settore, è operazione sempre più improba. Quando, quasi miracolosamente, ci si riesce, è difficile trattenere l'emozione. L'emozione si, perché io con la musica e con gli strumenti che la riproducono come Dio comanda, ho ancora un rapporto…Come definirlo? Carnale, sanguigno, se non temessi il ridicolo, direi "sessuale". Mi emoziono, provo piacere autentico, se del caso mi commuovo.

Con gli Alnilam è stato amore a prima vista, al primo ascolto. Erano nella saletta di FdS per la presentazione ufficiale, e io sono entrato, come sempre accade, gentile ma perplesso. Ho ascoltato con attenzione ed interesse ( perché come ha perfettamente comunicato Igor queste amplificazioni sono innanzitutto interessantissime e innovative dal punto di vista tecnico, il che per dei finali a valvole è già un traguardo non indifferente) le spiegazioni progettuali, senza una particolare ansia d'ascolto.

E' vero, si rischia di diventare snob, ma più che snob, scettici, perché poi ciascun costruttore, beninteso io penso sempre in buonissima fede, ha qualcosa di nuovo e di sensazionale da raccontarti sui suoi apparecchi, ed anche se questa volta le cose raccontate sembravano davvero emergere per innovatività…Beh, non è detto che a innovativo corrisponda necessariamente buono. Anzi, io sono cresciuto in un periodo in cui i grandi marchi giapponesi avevano sempre cose estremamente innovative da proporti, e poi scoprivi che un semplicissimo schema Williamson, con quattro valvolacce spaiate, suonava meglio del complessissimo "risitributore termico per la dissipazione dinamica a tre fasi della nuova Classe AAAA+++Sigma/Delta/Lambda con resuscitatore incorporato di tempi morti".

Poi mi son seduto ad ascoltare e sono rimasto, come dire? Fulminato. Cribbio, erano veramente anni, ma anni ed anni, che un amplificazione a valvole non suscitava in me tanto positivo sconcerto ( o concerto?). Grinta, classe, dinamica, purezza, trasparenza, una potenza che avrei stimato in non meno di un centinaio di watt, dunque un push pull…Ma no, un push pull così limpido e terso…E infatti è un single ended…Ma un single ended così "punchy" e insieme così straordinariamente veloce…Quanto? Quaranta watt? Si vede proprio che la potenza di targa è solo una vaga opinione.

Sta di fatto che qualche tempo più tardi torno a chiedere notizie di questi finali ( e di uno straordinario preamplificatore, va detto, che è in fase di perfezionamento, ma a me sembrava già più che ottimo e abbondante…), e il buon Alberto Sabatini mi propone di provarne una coppia per Videohifi. Per Diana! Ben vengano…E' solo che siamo con i tempi assai lunghetti perché abbiamo da smaltire un magazzino prove per nulla indifferente ( eh, come sono cambiate le cose, da quando agli albori della nostra avventura andavamo in giro un po' timidi a chiedere apparecchi in prova per una nuova rivista online, e "onché?" era la risposta più comune…), così va a finire che tra un ascolto ed un riascolto, un entusiasmo ed un rientusiasmo, i finali transitano si da casa mia, dove vengono letteralmente fagocitati all'ascolto, ma nel frattempo mi viene ( ci viene) una brillante idea: perché non farne un'edizione speciale per il videohifishop su cui stiamo proprio in quel momento alacremente lavorando? Ohibò, le caratteristiche ci sono tutte: un prodotto italiano, un prodotto di una qualità strepitosa, un prezzo non a portata di tutte le tasche, ma comunque straordinariamente competitivo rispetto ad analoghe ( ma analoghe solo nella tipologia, eventualmente nel valore dichiarato di potenza) realizzazioni d'importazione…Magari la possibilità di adattarli leggerissimamente ( e non ce ne sarebbe nemmeno bisogno, ma così per un fatto di perfezionismo) al nostro gusto, ed un prezzo promozionale… Sulle prime il buon Sabatini era, giustamente direi, scettico: ma come, dice lui, io faccio un prodotto di questo livello e poi lo vendo in rete? No, non è precisamente così, saremo pure presuntuosi, ma non riusciamo a considerare videohifishop.com uno dei tanti negozi online. E' piuttosto una prestigiosa vetrina, che si trova casualmente in un grande mare chiamato Internet, ma ad un indirizzo preciso, anziché in via Montenapoleone o in via Condotti, ma il prestigio, scusate la superbia, non è minore.

Via, lo si convince, e lo si convince anche a fare la VHF Special Edition. Ma di questo parleremo dopo.

Insomma finisce che la prova s'interrompe brevemente perché decidiamo di portare i due Alniam VHF Editon al Top Audio, per fare una di quelle cose strame che a noi piace tanto fare, metterli a pilotare quelle che qualcuno ha improvvisamente ( o provvidamente, perché ci siamo impadroniti di questo termine che voleva essere dispregiativo, ed è divenuto per noi un vanto) le "formiche", le Catheram Seven, insomma le Sequerra MET 7 "replica". Cose da pazzi no? Tanta amplificazione per dei diffusori così piccini…E, però, mica facciamo le cose animati da follia…La dimostrazione, dimostrava, ove ci fosse il bisogno di dimostrarlo, due cose essenziali: che un piccolo diffusore di quella qualità non ha praticamente limiti di miglioramento rispetto alla qualità dell'amplificazione a monte e che un'amplificazione di quella qualità riesce a farsi notare qualsiasi e di qualsiasi dimensione sia, il diffusore che deve pilotare. E così chi è riuscito a raggiungere ( e non sono stati davvero pochi) la nostra saletta sperduta nella cordigliera del Quark Hotel ( il III piano) s'è fermato volentieri per intere decine di minuti, è tornato, ha portato parenti ed amici.

Tornati a casa, la prova è continuata, e forse non ce ne sarebbe stato nemmeno bisogno, ma troppo era il piacere di poter ascoltare, con la calma dovuta, con i miei dischi, con la mia catena d'ascolto, questi magnifici finali di potenza.

La catena d'ascolto, l'ho citata, dunque devo descriverla: inutile che vi faccia perder tempo con un elencazione minuziosa di tutto quel che c'è nel mio impianto, vediamo unicamente gli apparecchi che sono stati effettivamente utilizzati. Sorgenti analogiche: Thorens TD 124 I versione, con braccio Pritchard e testina AudioTechnica AT 155 LC, Technics SP 15 con braccio EPA 500 e testina Denon DL 103 modificata Euterpe Audio. Step Up-Euterpe Audio TI229. Sorgente digitale: McIntosh MC 201. Preamplificatori: sezione di preamplificazione dell'integrato McIntosh MC 2275 (su base C2200), Bryston BP 25. Cavi di segnale Klimo e Shinpy, cavi di Potenza ART FG 4000..

N.B: I finali sono stati ascoltati con una pletora di diffusori in questi mesi, l'ascolto è concentrato sulle JBL L300 perché sono i miei diffusori di casa e di riferimento, assieme a Dalquist DQ10, Tannoy Autograph Mini, e Leema Xen.. Le impressioni d'ascolto sotto riportate, ferme restando le ovvie considerazioni su dimensioni estensione e particolarità sonore dei vari diffusori, valgono in generale. Si calcoli che l'impedenza d'uscita di questi finali è di 1 Ohm, cosa che rende loro semplicissimo adattarsi a qualsiasi impedenza vista nei diffusori.

Li conoscevo, l'ho detto, li avevo ascoltati. Ma non in casa mia, ma non con le amate ( e per nulla di bocca buona) L300. Ebbene c'è di che farsi cadere le braccia, e di che chiedersi: "ma cosa abbiamo ascoltato sin'ora?" O almeno, cosa a questi livelli di prezzo e ben oltre. Definire gli Alnilam soprendenti è fare loro un torto. Sorprendente è quell'integratino che non t'aspettavi strillasse tanto forte o quel diffusorino che..però come scende in basso ! Qui stiamo parlando di una sorta di rivoluzione copernicana del concetto di impiego di valvole per uso amplificazione di potenza. Qui rischiano di decadere tutte le diatribe tra stato solido e tubi termoionici: drasticamente a favore di questi ultimi. 
Il suono ha un'articolazione ed una capacità di modulazione d'infinite sfumature e infiniti particolari. Tornare, dopo una mezz'ora d'ascolto con i finali Astri, ad ascoltare anche con un eccellente finale di potenza, è come tornare a guardare una bella pellicola su un bello schermo standard, dopo averla guardata in alta definizione: bei colori, belle immagini, ma manca qualcosa. Cosa? Un particolare da nulla: la verità. Manca la fisicità, la fisicità VERA degli elementi, non quella che abbiamo intuita e immaginata e sempre descritta. Manca il loro stagliarsi come entità autonome l'una dall'altra e fare ombra vera a terra, perché solo gli oggetti solidi, non i pur raffinati ectoplasmi, fanno ombra.

Posso dire "sensazionale"? E, posso o non posso, lo dico: quest'amplificazione, se non fosse tanto concreta, sarebbe magica. Ma c'è, immanente, bella solida, evidente ( e pesa anche non poco).
La risoluzione, come avrete capito, è a livelli che vanno oltre quello che normalmente definiamo l'eccezionale. Anzi, il problema è proprio questo: come trovare termini descrittivi che non siano stato già usati troppe volte per definire questo suono. Naturale, in maniera disarmante. Naturale la descrizione degli strumenti, naturale la timbrica, naturale la velocità, naturale il respiro, naturale la dinamica anche quando diviene esplosiva. 
Ecco, si, a proposito di quest'ultimo particolare posso fare un esempio calzante, e che molto raramente ho usato, perché molto raramente l'ho riscontrato, e rappresenta un po', come dire, il caso limite: immagino che tutti voi abbiate avuto occasione di ascoltare un'orchestra sinfonica dal vivo, e che tutti voi abbiate notato una serie di cose, che quasi sempre poco hanno a che fare con l'alta fedeltà; i violini non sono né dolciastri né stridenti. Sono violini, hanno infinite sfumature, che vanno dal suadente sino all'allarmante. La dinamica di un'orchestra è elevatissima, e così il suo "volume" (l'SPL massimo), un volume che in ambiente è nella gran parte dei casi irriproducibile, perché il suono diventa fastidioso, affaticante, doloroso. In auditorio lo stesso SPL non solo è sopportabilissimo, ma anzi piacevolmente emozionante.

Provate a collegare questi finali, prendete un buon disco di orchestra, di quelli incisi davvero bene, ed alzate il volume. Potete alzarlo ancora? Si potete alzarlo ancora. A cedere saranno semmai i diffusori che tenderanno a comprimere questo segnale purissimo e intensissimo. Non i finali, non le vostre orecchie. E allora, posso dire "stupefacente" ? Mi sa proprio di si. E stupefacente all'ennesima, perché mai, lo dico sinceramente, mi sarei aspettato che a ridefinire lo stato dell'arte delle amplificazioni ( a tubi, non a tubi, il discorso è di scarsa importanza) fosse un prodotto italiano, di una ditta giovanissima, che s'era presentata, peraltro, come costruttore di buoni diffusori. E a questo prezzo. Alto? E siamo da capo: guardate i prezzi di chi può essere considerato concorrente di Astri. Ma, a parte guardare i prezzi, leggere o meno il mio articolo, retropensare "ma in fondo l'hanno scelti per il loro negozio online", retropensiero giustificabile peraltro, lo avrei anch'io, fate una cosa, una cosa più semplice di qualsiasi supposizione. Anche a costo di fare un po' 8.700 di strada, cercate di ascoltare questi straordinari finali di potenza. E sappiatemi dire. Sono pronto a prendermi i vostri pomodori e le vostre uova marce: ma, lo vedete? Non calzo l'elmetto, perché, semplicemente, non ho nulla da temere.

Ascolto, ascolto, e più ascolto più ascolterei. Ci sarà qualcosa di meglio? Ci sarà, c'è. Ci può essere, non è importante. L'importante è che ascoltando questa domanda non ce la si pone mai. Ma proprio mai!

My five stars!!!

ASTRI PER VIDEOHIFISHOP.COM

 

Riprendo dalla trattazione tecnica di Igor "VHF Edition. Quel controllo a microprocessori ci ha permesso di richiedere al costruttore un software personalizzato ed esclusivo, con alcuni parametri ottimizzati secondo i nostri gusti. Oltre a un pannellino di legno di colore diverso e ad un frontalino retroilluminato in vetro che riporta il nostro logo "abbreviato". E quindi la VHF Edition è e sarà sempre diversa dalla versione di queste amplificazioni che potrete acquistare nei negozi"

 

Non basta, perché prenotandoli presso posta@videohifi.com, sino a tutto dicembre ( su Sabbatini, facciamo sino al 6 Gennaio!) lo si potrà compare alle condizioni speciali sotto riportate.

2020 Stereo
Prezzo al Pubblico:
FINO A DICEMBRE: 4.350,00 € CADAUNO
DA GENNAIO: 5.600,00 € CADAUNO (+29%)

SOLO PER VIDEOHIFI:
1. Serie speciale VHF "mod" (solo 25 pezzi) con Frontale in Massello di TEK
2. Flangia specchio con nome 2020VHF numerata (solo 25 pezzi)
3. Coppia di cavi di segnale SAG1 (serie limitata 760,00€)
4. Cavo di alimentazione Astri AND1 Schermato (130,00€)

1040 Mono
Prezzo al Pubblico:
FINO A DICEMBRE: 6.900,00 € LA COPPIA
DA GENNAIO: 8.900,00 € LA COPPIA (+29%)

SOLO PER VIDEOHIFI:
1. Serie speciale (solo 25 coppie) con Frontale in Massello di TEK verniciato blu notte;
2. Flangia specchio con nome 1040VHF numerata (solo 25 coppie)
3. Coppia di cavi di segnale SAG1 (serie limitata 760,00€)
4. Coppia di cavi di alimentazione Astri AND1 Schermati (260,00€)

Ricordiamo ancora che sino ad apertura ufficiale di videohifishop.com, le prenotazioni vanno fatte alla casella di posta elettronica : posta@videohifi.com, indicando chiaramente nome, cognome, indirizzo, eventuali dati fiscali per fatturazione, e casella e-mail.