Tu sei qui:HomeMagazineNumero 2Reportage

Milano Hi End 2003

Di Igor Zamberlan e Giuliano Nicoletti
Milano Hi End 2003

Il Milano Hi-End 2003 è passato; le impressioni dei vostri due baldi reporter sono, per forza di cose, diverse sull’affluenza del pubblico. Igor è passato sabato, e, soprattutto la mattina, sembrava di stare al Top Audio e Video nonostante la mancanza del video e dei grandi marchi classici a far da traino per le masse; salette pienissime, affollamento agli stand di esposizione, audiofili e musicofili ovunque, coda infinita alla cassa del bar anche alle 14. Giuliano è passato domenica, e l’affluenza, a causa della concomitanza dello sciopero dei macchinisti delle Ferrovie dello Stato e del blocco completo del traffico a Milano, sembrava molto minore. E’ assai probabile che molti appassionati abbiano programmato la loro visita per il sabato, tenendo conto delle difficoltà a raggiungere la mostra la domenica. L’impressione generale è stata, comunque, quella di un buon successo di pubblico, nonostante le non prevedibili difficoltà.

Per quanto riguarda la logistica della mostra, la dislocazione delle salette era abbastanza labirintica, sparse com’erano su tre piani distinti del Centro Congressi del Jolly. Per raggiungere le salette del quarto piano era necessario attraversare completamente il terzo e utilizzare gli ascensori di un solo lato del palazzo; ascensori che, se utilizzati per scendere fino al primo piano, portavano dritto nel mezzo… di una convention di una nota casa di prodotti dietetici. Le salette del terzo e del quarto piano, pur se più ampie di quelle del Quark dove si tiene il Top Audio e quindi più facilmente utilizzabili come sale demo per gli ascolti, avevano i loro problemi, sia di rapporti dimensionali, sia di perdita del suono una rispetto all’altra; alcuni espositori che dimostravano raffinati sistemini dovevano sopportare le bordate di bassi provenienti dalle sale adiacenti.

Per quanto riguarda i prodotti esposti, si riscontravano differenze abbastanza sostanziali nel modo stesso di interpretare una mostra hi-fi; alcuni hanno portato sistemi fortemente integrati e rifiniti, altri hanno portato prodotti di punta che fungevano da protagonisti delle demo, altri ancora hanno utilizzato la mostra come saggio degli umori del pubblico. Un giudizio sonico sulle salette è quindi difficile da dare (peggio ancora una classifica di qualità), visto anche che gli scriventi interpretano le mostre più come occasioni di incontro fra audiofili e operatori e come strumento per vedere cosa si muove nel mondo dell’hi-fi. Non mancheremo, comunque, di dare le nostre impressioni, per quanto possibile, nel corso della visita virtuale.

Partiamo quindi con la visita virtuale.

Primo piano

Sala Ianda A: The Sound of the Valve

L’organizzatore della mostra, Sergio Zaini, dimostrava un diffusore composto da un array di sei largabanda frontali, di cui i due centrali montano un’ogiva rifasatrice, più due laterali, a dipolo, utilizzando un paio di CD player come sorgenti secondarie e un maestoso giradischi Forsell equipaggiato con testina Clearaudio come sorgente primaria e le elettroniche della casa, fra le quali spiccava il finale “Incantation of the PX25”, che, usando la PX25 KR, riesce a ottenere 10W per canale. Il risultato d’ascolto era quantomeno interessante, con la sorgente analogica. Alcune colorazioni erano probabilmente dovute alla stanza, non adattissima a nostro parere a diffusori di queste dimensioni.

A ricordare l’altra specialità di The Sound of the Valve era presente questo spaccato di un diffusore a tromba posteriore ripiegata, dedicato ai driver Lowther, di cui l’organizzatore del Milano HiEnd è OEM autorizzato.

Sala Ianda B: Hohner/Relco Audio

Relco esponeva i noti diffusori dinamici/nastro pilotati dalle elettroniche sino-germaniche Vincent/TAC, di cui ha da poco acquisito la distribuzione. Venivano alternati tre modelli distinti di diffusori, di categorie differenti per dimensione e classe di prezzo, accomunati dalla stessa tecnologia. Le elettroniche Vincent sembrano decisamente interessanti per il rapporto qualità/prezzo, soprattutto la “sostanza” sembra essere ragguardevole. A richiesta era possibile ascoltare i piccoli diffusori Usher, distribuiti in Italia da Soundberry, di produzione orientale, per la cui progettazione il costruttore si avvale della consulenza del famoso Joe D’Appolito. Solo le più grandi Relco riuscivano, comunque, a pilotare adeguatamente la stanza. Curiosa la scelta dei programmi musicali.

Sala Ianda C: CorFac2/Quad GmbH

In questa sala era possibile ascoltare, alternati fra loro, i diffusori Amphion, interessanti sistemi a radiazione controllata di costruzione finlandese, e le riedizioni delle Braun LEI/Quad ESL57, costruite in Germania utilizzando gli strumenti originali della gloriosa casa britannica. A pilotarle, oltre a un CD player Quad recente, c’erano le bellissime elettroniche Brinkmann, una gioia per gli occhi, tanto che il coperchio superiore è in vetro, per lasciare che l’occhio possa godere del layout e della qualità dei componenti utilizzati (ah, le perversioni dell’audiofilo). Scherzi a parte, il suono delle nuove nonnette era decisamente interessante.

Terzo piano

Sala 1: Kiom

Il pezzo forte della saletta di Luca Chiomenti era il nuovo finale con la 300B, in anteprima assoluta, insieme al preamplificatore versione speciale del già noto (si fa per dire, visti i numeri e le tecniche di produzione Kiom) C2. I diffusori erano una versione aggiornata delle SII, la sorgente era un Symphonic Line CD Player, il cablaggio Fadel Art (con la collaborazione dei fratelli Sopegno di Hi Fi Center), i supporti Kiom con l'ausilio di un prodotto TAOC sotto il CD player. Luca non mancava di spolverare scrupolosamente qualsiasi CD gli venisse porto per le prove d'ascolto con un pannetto magico, di origine giapponese, fornitogli dagli stessi fratelloni di Pinerolo. L'esito era estremamente corretto, equilibrato e piacevole, pur se spesso disturbato dalle bordate delle stanze adiacenti, anche a causa di un livello di volume intimista.

In esposizione statica, Kiom presentava anche un integrato equipaggiato con la 6A3 Sovtek.

Sala 2 – Telcar/Audiovision

 

Una vera rassegna di diffusori, e una showcase degli eccellenti driver Eton, riempivano l'intera parete anteriore della saletta Telcar/Audiovision, ce n'era veramente per tutti i gusti. Da notare l'anticonvenzionale sistema di montaggio dei tweeter del modello fotografato.

Sala 3: Crea Audio Elite

Ovvero il ritorno di un grande. In veste forse ancora provvisoria dal punto di vista estetico, a pilotare i diffusori Klimo Glomen era un impianto che utilizzava l’ultimo pensiero in tema di elettroniche del Bart nazionale, alias Bartolomeo Aloia. Una cattiva notizia per gli autocostruttori, innanzitutto: sembra che Aloia abbia deciso che l’epoca dei kit è definitivamente tramontata, dato che i suoi apparecchi saranno disponibili solo in forma montata. La produzione, condotta da Crea Audio Elite, comprende, per ora, il preamplificatore valvolare accoppiato in continua VTPA The Last, evoluzione di quanto già presentato in forma di kit in una rivista dedicata all’autocostruzione, due telai giganteschi di cui uno dedicato alla superalimentazione induttiva della dimensione di un condizionatore di rete da 3kVA, e i finali mono ST2001 Reinassance che si vedono in foto, 70 cm di altezza, 45 kg cadauno, alimentazione che impiega 9 componenti magnetici per canale, ibridi – lo stadio di ingresso e driver è mutuato tecnologicamente dall’architettura del preamplificatore, lo stadio finale è a transistor – in grado di erogare 100 watt su 8 ohm “alla Aloia”, cioè nelle peggiori condizioni assolute. Le sorgenti erano un Rega P9 e un SACD/CD player Philips 963SA. Sì, perché…

…Giulio Cesare Ricci di Fonè conduceva da vero showman, un paio di volte al giorno, dimostrazioni del suo software SACD. A far la parte del leone, nelle dimostrazioni del nuovo standard, erano il sampler “Audiophile Trip” (che Giulio Cesare chiama “il mio santino”, a causa della copertina che raffigura il suo faccione e la sua abbondante figura) e l’ultima uscita, “Oblivion”, il primo disco di una serie di tre di musiche di Piazzolla eseguite dall’Orchestra Giovanile Italiana, solista e direttore Salvatore Accardo. Fonè presentava anche, in anteprima mondiale, le prime tre opere su SACD, Sapho di Massenet, Alessandro Stradella di Flotow e Jakobin di Dvorak, registrate al festival di Wexford con la collaborazione di PolyHymnia in DSD multicanale. Igor può da sabato esporre fra i suoi trofei musicofilo-audiofili una dedica di Ricci quale primo acquirente del set completo delle prime tre opere su SACD. Un annuncio interessante riguarda la ripresa delle stampe di vinile da parte di Fonè, con stampe anche a 45 giri e pesi superiori ai 200 grammi, grazie al fatto che il buon Ricci ha finalmente trovato un’azienda che gli garantisce la qualità che cercava da tempo. Qualche incontentabile criticava la saletta per il suono a suo giudizio eccessivamente solid state; noi ci limitiamo a dire che, al loro cospicuo livello di prezzo (8800 Euro per il pre, 12400 per la coppia di finali) le elettroniche di Bart sembrano destinate a rinverdire i suoi storici fasti. L’estetica ne limita un po’ le possibilità di inserimento in ambienti non dedicati, ma, come detto, non necessariamente la veste è quella definitiva.

Sala 4: Ultrasound

Alla loro prima uscita “sonante”, le versioni rinnovate dei diffusori di Roberto Creazzo, pilotate dai particolarissimi amplificatori e dal DVD-A forse modificato dell’Ingegnere (anche se l’estetica è intatta). Grande andirivieni di persone, suono che si ama o si odia, senza mezze misure.

Sala 5: Bowler/Marel/Morsiani

Carlo Morsiani, impegnatissimo a rispondere alle domande dei numerosissimi fans dell’analogico presente, esponeva la sua cattedrale dell’analogico insieme alle elettroniche Marel e ai diffusori Bowler. L’ambiente angusto penalizzava le capacità di riproposizione dell’immagine; il suono era comunque dinamico e molto accattivante.

Una foto bonus del giradischi, comunque sempre bello da vedere…

Sala 6: Audio Coils

 

L’impianto “ragionevole” di Audio Coils suonava, con un CD player Sony, in una piccola saletta. I diffusori sembravano un prototipo, interessante ma forse non ancora in veste definitiva.

Sala 7: Studio Progettazione Audio – Imago Electroacoustics C.

Un CD player Linn e un Gyrodec facevano suonare le elettroniche Studio Progettazione Audio e i diffusori Imago. Originale l’idea del custom di Cavenaghi, sistema da risentire in occasioni più favorevoli.

Sala 8: Emgi Audio

Ricca rassegna della produzione Emgi Audio, con i noti diffusori Choice 2 e Dulciana, che suonavano pilotati dalle elettroniche, vecchie e nuove, della casa. Ancora controcorrente e intelligenti le scelte dei sistemi ottimizzati amplificatore/diffusore (il TLC84 dedicato ai diffusori con nomi di strumenti antichi, il TLC300 alle Choice) e il fatto che il 300B sia uno dei pochi push-pull sul mercato a utilizzare la regina dei triodi come finale. In anteprima il preamplificatore dedicato proprio al sistema top. Risultato interessante e ragionevole negli ingombri e nei costi.

Sala 9: Sotis Audio

La giovane azienda piemontese presentava il già noto integrato Horus, equipaggiato con la super-300B AVVT e, in anteprima, il convertitore digitale-analogico 96kHz/24bit con stadio d’uscita a valvole. Il software era spesso ad alta risoluzione, dell’altra parrocchia rispetto a quella di Fonè, cioè DVD-Audio. I diffusori erano una coppia di nuovi prodotti ad alta efficienza, alternati a piccole ProAc da pavimento. Ascolto molto piacevole, grande fluidità e ottima dinamica, nonostante la potenza dell’ampli – esigua secondo i canoni classici – e l’abbondante dimensione della saletta.

Sala 10+11: Albatron

Albatron dimostrava le elettroniche Armonia con un impianto dai costi e dagli ingombri adatti a (quasi) tutti gli ambienti, in una saletta volutamente non trattata, usando dei diffusori Aliante. L’esito era un po’ sporcato da problemi acustici, ma, nel complesso, molto godibile. Interessantissimo il CD player “modulare”.

Sala 12+13: Montagna Elettroacustica

Piatto forte della saletta, oltre alle elettroniche di cui mi sono scordato di segnare il nome, erano questi stranissimi diffusori, integralmente costruiti da Montagna – nel senso che gli altoparlanti sono proprio originali, non acquistati da un grosso produttore – con membrane in alluminio per le vie media e alta e dall’efficienza veramente ragguardevole.

Il mid a cupola e il tweeter, montati su un supporto di alluminio a colonna, sono sovrapposti a un grosso volume in cui lavorano due 38cm, uno dei quali è un radiatore passivo. Sistema promettente se riuscirà a risolvere alcuni evidenti problemi di gioventù di scollamento fra gamme e anomalie di risposta in frequenza.

Sala 14: North Star Design – Extreme Audio

La gamma di elettroniche North Star, già presente al Top Audio e Video 2002, pilotava una coppia di nuovi diffusori Sigma Acoustics utilizzando, per le connessioni, cavi White Gold. Ascolto nei canoni dell’hi-end classica, grandi ariosità e spazialità, trasparenza e velocità. Per chi appartiene alla scuola classica dell’hi-fi, uno dei migliori della mostra.

Quarto piano

Sala Kappa: Absolute Sound

In una grandissima sala, in un’atmosfera soffusa, c’era parte del Gotha dell’hi-end mondiale: i diffusori più grandi della Red Rose Music di mr. Mark Levinson, le amplificazioni Burmester e Accuphase, le sorgenti Accuphase e Brinkmann, alcuni pezzi Kondo Labs, sui tavolini Music Tools. Fuori categoria rispetto al resto della mostra, un vero caveau di sogni proibiti audiofili. In questa saletta Pierre Bolduc di Audiophile Sound conduceva le sue dimostrazioni sul vinile.

Sala Omicron:

Saretta Per un problema tecnico, mancano le foto di questa saletta, che esponeva un impianto di livello altrettanto alto, con amplificazioni e diffusori dell’espositore pilotate da sorgenti di livello assoluto (Krell e Spectral). L’esito risentiva dei peccati di gioventù o di problemi di setup tipici di molti espositori.

Spazio espositivo quarto piano: Nadir

Nadir , oltre alle elettroniche già note e agli eccellenti condizionatori di rete e cavi, esponeva dei nuovi diffusori dall’aspetto poco finito, probabilmente dei prototipi. L’infelicità della posizione impediva di farse un’idea della qualità del setup, un peccato.

Varie ed eventuali

C’era, come già detto, grande folla intorno ai banchi che vendevano dischi in qualsiasi formato, nuovi e usati, e intorno alle esposizioni statiche di molti fra i piccoli dell’alta fedeltà italiana; nel complesso, un quadro molto vitale e dinamico.

Questa era la visuale offerta dallo spazio espositivo del primo piano, in un momento di relativa calma domenica pomeriggio. Numerosi spazi erano anche dedicati all’esposizione di materiale hi-fi usato e vintage. Dal punto di vista software, da segnalare, oltre alle anteprime Fonè, anche la prima apparizione sul mercato nazionale dei SACD Alia Vox (l’etichetta discografica di Jordi Savall) nello stand del distributore, Jupiter. Il vinile non mancava certo, con i noti Sound and Music, Red Records, Audiomarketing, Sergio Ma rullo, Galbiati, Audionautes… né mancava una vera folla intorno allo stand del nostro medico nazionale dei fonorivelatori, il magnifico Torlai. Anche il digitale vieux-jeux era in vendita presso numerosi stand. Nel complesso, il bilancio della mostra non può che essere positivo; le sensazioni erano quelle di una scena in costante movimento, attentissima e molto preparata. Il pubblico comprendeva anche famigliole, bambini e passeggini, oltre alle solite facce da audiofili allupati (episodio divertente: Igor è stato inseguito da una madre con figlio fuori da uno stand, che volevano sapere titolo e autore del disco da lui appena fatto suonare, il quartetto op. 59 n.1 di L. van Beethoven…).

Complimenti quindi a Stefano Zaini e ai suoi collaboratori.