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Pro-ject 2.9 wood

di Marco Caponera

Il mio primo approccio con la Pro-ject Audio lo ebbi alla fine degli anni novanta quando presi familiarità con l’allora modello di punta della produzione: il Perspective mi impressionò moltissimo per lo spettacolare rapporto qualità/prezzo e, ovviamente, per le sue eccellenti doti di riproduzione audio.

Ho ascoltato a lungo il 6.1, l’ottimo 6.9 e, se non ricordo male, mi capitò sotto tiro anche il piccolo (di prezzo) 1.2. Devo dire che ormai un’idea sulla produzione dell’azienda austriaca me la sono fatta: prodotti ben progettati senza concorrenza nella loro fascia di prezzo ed estremamente versatili. 
Oggi la gamma di giradischi è cresciuta arricchendosi sia nella fascia entry level con il Debut, ma soprattutto nel settore alto del catalogo con la serie RPM, che annovera l’ottimo RPM 9, di cui si dice un gran bene.
Il modello in prova fa parte della fascia intermedia del catalogo Pro-ject ed in particolare è inserito nella categoria “design line”, cui appartengono i prodotti con un design particolarmente accattivante e composta, oltre che dal già citato Perspective, anche dal fratello del 2.9 Wood, il Classic, che differisce per la finitura nera laccata.

La costruzione

Il 2.9 wood è un prodotto molto ben riuscito sia da un punto di vista estetico che costruttivo in genere.
La realizzazione come da tradizione Pro-ject prevede investimenti là dove serve e risparmio dove è possibile ottenerlo. In questo modo l’acquirente può tranquillamente affrontare la spesa che si ripropone al riparo da sgradite sorprese.
Il mobile del 2.9 come dice la parola wood è di legno (di pero), molto bello a vedersi, tra l’altro si sposa benissimo con il look della mia sala d’ascolto, alla quale dona quel tocco di eleganza che lo farà sicuramente accettare dalla componente femminile della famiglia, molto più spesso inorridita che attratta da più di un giradischi famoso!

Il telaio è del tipo rigido senza sospensioni di sorta, se escludiamo il disaccoppiamento del motore rispetto al telaio stesso. Devo dire che la Pro-ject produce sia giradischi con telaio rigido, sia con telaio flottante, poco spazio alle ideologie, quindi.
Il piatto è in sandwich metallo-vinile, dal diametro di poco inferiore a quello di un 33 giri e abbastanza smorzato. E’ dotato di clamp da serrare al perno per migliorare l’accoppiamento tra disco e piatto. Il tutto poggia su quattro piedi di plastica e gomma, purtroppo non regolabili. Per mettere in piano il piatto ho dovuto livellare in maniera fine il mobile porta elettroniche, accorgimento che però non tutti possono praticare, ma pazienza, non si può avere tutto dalla vita. Il braccio, il “9” è prodotto dalla stessa Pro-ject è un canna dritta da 23 cm con shell integrato, è dotato di contrappeso con scala graduata per la misurazione del peso di lettura, in verità molto precisa, l’antiskating funziona con il tradizionale pesetto appeso ad un filo di nylon con tre possibili regolazioni, anch’esso si è dimostrato molto preciso. Posteriormente troviamo il cavo d’alimentazione, non sostituibile a meno di manomissioni e una coppia di connettori rca ben più utili per la scelta del cavo appropriato che porterà il segnale al pre-phono. Il tutto è ricoperto da un bel coperchio di plexiglass rimuovibile in fase di ascolto, che oltre proteggere l’apparecchio lo rende ancora più raffinato alla vista. Le rifiniture sono impeccabili in relazione alla fascia di prezzo dell’apparecchio.

 

In sala d’ascolto

Ho ascoltato il 2.9 wood nel mio consueto ambiente d’ascolto, progettato per assecondare il messaggio proveniente dai diffusori anziché disturbarlo e distorcerlo, accompagnato dal fumo del mio Toscanello, senza il quale il mio livello di concentrazione rimane, haimè, piuttosto basso, quasi che l’inutilità di tale pratica mi aiuti a concentrarmi su qualcosa d’esterno, come è di solito la prova di un nuovo apparecchio. Una sorta di meditazione.
La catena d’ascolto è così composta: giradischi di riferimento Thorens Td 124 con braccio Sme 3009 seconda serie e testina Shure N97xE; amplificatore integrato Galactron Mk2060; Diffusori Sonus Faber Concertino Home su stand dedicato; pre-phono a tubi, autocostruito; cavi d’alimentazione d’Eupen per l’amplificatore e per il pre-phono; cavi di segnale Monster Cable e Van Den Hul, cavi di potenza Van Den Hul, tavolo per le elettroniche Solid Steel.
Sul protagonista della nostra prova ho montato una testina Sumiko, nella fattispecie la Pearl; un’accoppiata classica ma dotata di solide fondamenta.Mi accomodo sul mio divano dopo aver posato il braccio del 2.9 wood e la sua relativa appendice appuntita sui solchi di Rosensfole,di Agnes Buen Garnas, e Jan Garbarek, etichetta Ecm e dopo diversi minuti mi accorgo di essermi fatto trascinare in un ascolto estatico, ma privo di riflessioni audiofile. Piuttosto innervosito, mi accendo il su menzionato sigaro, rimetto tutto daccapo e mi risiedo…ma accade di nuovo e mi spazientisco ulteriormente, più per l’insuccesso del fumo, che non per il trascorrere inoperoso del tempo. Purtroppo, per tutta la serata non riuscirò a concentrarmi sugli aspetti tecnici dell’apparecchio, e non perché questo non meriti, qui viene il bello, la mia carenza di attenzione è stata dovuta, per tutta la serata, al particolare coinvolgimento che il 2.9 wood produceva tra me e lo splendido disco di Garbarek. Il fatto è che a poco varrebbe citarvi l’ottima ricostruzione scenica, la cristallina facilità di riproduzione o peggio l’assoluta pulizia dell’abbinamento testina/braccio/piatto, risultato davvero azzeccato. Certamente il mio riferimento, il supremo TD 124, mostra una dinamica decisamente superiore, una maggiore scioltezza nell’affrontare i passaggi più complessi, e una grana molto più raffinata; anche la ricostruzione dell’immagine è superiore sotto ogni punto di vista, più plastica, contrastata e verosimile. Si tratta di considerazione ovvie, il Thorens TD 124 appartiene ad un’altra classe di prodotti, ma se ne possono ricavare alcune indicazioni comunque utili per riferire del livello di qualità assoluta raggiunto dal nostro 2.9 Wood.
L’immagine acustica ricreata nel mio ambiente da questo piacevole giradischi Austriaco è comunque viva, molto luminosa; le voci femminili sono solari e delicate, le maschili affascinanti e molto armoniose. L’abbinamento con la Sumiko Pearl è ottimo; la testina ha dalla sua un carattere piuttosto asciutto e neutrale, con un basso controllato e pulito, non ricchissimo di contenuto armonico ma ben scandito; medesima impostazione poi in gamma medioalta, ben estesa e articolata, senza effetti speciali o sibilanti ad aggredire l’orecchio. Il Wood sembra allora assecondare tutte le caratteristiche positive della Sumiko, producendo una sinergia equilibrata e convincente; una rapida prova della Shure N 97xE sul braccio Project non ha prodotto risultati altrettanto convincenti, con un basso molto meno preciso e articolato, ed una sensazione di scollamento con il resto della gamma audio abbastanza evidente.
I punti forti del 2.9 Wood li troviamo nella neutralità della riproduzione, senza caratteri particolarmente marcati in ciascuna gamma di frequenza; nella capacità dinamica che se supportata da un’amplificazione all’altezza della situazione raggiunge livelli notevoli. Infine, nella ricchezza di informazioni che è tale da ridicolizzare più di una sorgente digitale, discorso che non approfondisco per non cedere alla tentazione di gettare tutta la sudata collezione di CD, purtroppo mi capita spesso al cospetto di sistemi analogici di questo livello.
Il confronto con il riferimento, più che per una valutazione comparativa con l’oggetto in prova, è risultato utile per una analisi sugli accoppiamenti tra base, braccio e testina, sempre molto critici in ambito analogico. I risultati ottenuti fanno ipotizzare la possibilità di abbinare testine di qualità superiore a quella in prova, con la garanzia che il Pro-ject saprà valorizzarle comunque al massimo (a questo proposito sono vivamente consigliate differenti prove sul campo).

Conclusioni e sintesi

L’ascolto protratto per diversi mesi mi ha lasciato qualche sicurezza in più. La sicurezza di avere tra le mani un oggetto veramente ben realizzato, con un carattere tutto sommato facile da abbinare al resto dell’impianto, con però degli accorgimenti da tenere a mente. Il Pro-ject 2.9 Wood ama amplificazioni neutre e vigorose, testine asciutte ma allo stesso tempo precise ed equilibrate, diffusori anche di mole elevata, e se dovesse accadervi di usare un pre-phono valvolare sottoponetelo all’abbinamento senza timore. Il proprietario potenziale del 2.9 può essere benissimo un analogista di primo pelo o l’audiofilo pigro non intenzionato a passare per ore la taratura dell’impianto, che ascolterà per 15 minuti. Sconsigliato per chi ritiene la semplicità un vizio e un limite. 
Un acquisto vincente nella fascia entry level di qualità. Potrete trovare di meglio soltanto spendendo molto di più, ma vi sarà altresì difficile trovare un oggetto che si disimpegni alla grande dal punto di vista costruttivo, sonico e, parametro spesso sottovalutato, estetico. In assoluto questo oggetto rappresenta un investimento da qualunque lato lo si guardi. Abbinabile a mio avviso con fonorivelatori di pregio, anche MC. La sostituzione del braccio è consigliata soltanto se si è sicuri di voler spendere cifre importanti e verificando attentamente la compatibilità con il piatto.
In attesa di ascoltare i nuovi Thorens, la concorrenza non può dormire sonni tranquilli.

Dati
Costruttore: Project Audio System

www.project-audio.net
Distributore: Audio Gamma,
Via Pietro Calvi 16 20129 Milano
www.audiogamma.it
Prezzo 03/2003: € 750
Descrizione: Giradischi