Tu sei qui:HomeMagazineNumero 14Milano hi-end 2005

Milano hi-end 2005

Di Igor Zamberlan
Milano hi-end 2005

Introduzione

Pare che questa mostra abbia un conto aperto col destino. Già un paio di anni fa l’affluenza di pubblico la domenica era stata penalizzata da un blocco del traffico privato nel centro di Milano. Anche quest’anno c’era il blocco del traffico (previsto); a quello si è aggiunta, imprevista, un’abbondante nevicata sul nord Italia, che ha frenato le velleità di partecipazione di molti non milanesi (so di qualcuno che, venendo da sotto l’Appennino, ha dovuto girare la macchina verso casa prima dei passi, causa impraticabilità delle strade…).

Il blocco del traffico, comunque, ha fatto sì che la partecipazione, durante la giornata di sabato, fosse straordinaria, a livelli tali che, in alcuni orari, era pressoché impossibile entrare in alcune delle sale più ambiziose.

A proposito di ambizione, mi pare che la mostra, quest’anno, sia arrivata ad un’auspicata svolta, lasciando, almeno parzialmente, la precedente connotazione - che era sul versante triodi/trombe/autocostruzione - per andare verso qualcosa di più classico, mantenendo comunque le caratteristiche che la contraddistinguono (presenza abbondante di piccoli costruttori, soprattutto italiani, e prospettiva “bicanalista”). C’erano, quest’anno, anche alcune sale che esponevano oggetti di livello assoluto (Wavac, Focal-JM Lab Grande Utopia) e almeno uno dei distributori “storici” di alta fedeltà in Italia (Audioreference, in una “sala”, purtroppo, architettonicamente piuttosto infelice, cosa che comunque non ha impedito agli apparecchi e ai sistemi dimostrati di far valere le proprie eccellenti caratteristiche, come vi racconterò sotto).

Passando a parlare della qualità delle sale, c’era almeno un caso, già segnalato l’anno scorso, in cui due espositori attigui, al primo piano, erano costretti ognuno a sentire la musica che usciva dall’impianto dell’altro, dato che - a quanto mi è dato capire - le due aree erano separate da una semplice paratia temporanea. Altri enormi problemi - escludendo le due “sale” che non erano tali al terzo e al quarto piano e i noti problemi di risonanza del mobilio di tutte le camere del terzo piano - non mi sono balzati all’orecchio. Certo, valgono sempre le solite osservazioni relative al fatto che delle stanze d’albergo non sono fra i luoghi più adatti a far suonare degli impianti ad alta fedeltà e che le proporzioni di alcune fra esse erano poco adatte (ce ne sono di quasi quadrate). Comunque, nulla di scandaloso, nulla che non valga anche per quasi tutte le mostre hi-fi del mondo.

Facendo un bilancio delle due giornate e considerando le difficoltà meteorologiche e atmosferiche, comunque, anche questa mostra ci è sembrata un successo. L’amico Stefano Zaini c’è ormai abituato e ci invita tutti alla prossima puntata, a Roma a fine ottobre.

E ora, la nostra consueta visita, cominciando dalle sale e dagli spazi sonanti.

Vai a Primo piano

Vai a Terzo piano (1)

Vai a Terzo piano (2)

Vai a Quarto piano e sale Open

Vai a Stand