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La pulce nell'orecchio

di Francesco Bollorino
La pulce nell'orecchio

 

"Al primo posto metterei le riviste.
Ogni mese in un'orgia multilinguistica, un "vero audiofilo" non può non leggere "anche" Stereophile almeno sul web, ci propinano novità e prove di ascolto che minano alla radice costantemente e in sempre nuove forme le nostre convinzioni sul buon suono del nostro impianto.
Il bello è che la carta "non suona" ma "descrive" le costanti meraviglie di costantemente nuove apparecchiature in un continuo spostamento in avanti, in un continuo rimescolamento delle graduatorie di merito.
L'HIFI è il "trenino Rivarossi" per adulti maschi consenzienti nella ferma volontà di autoflagellarsi.
Al secondo posto metterei gli "amici", quelli che ti piombano in casa per sentire la tua ultima "conquista" e rimangono in silenzio ad ascoltare con la bocca un po' storta frenando a malapena disgusto e derisione.
Al terzo posto metterei le fiere high end: possibile che tutti, dico tutti gli impianti suonino "da Dio" creando voglie e sconforti senza fine.
Al quarto posto metterei il nostro pusher di fiducia che, passandolo a trovare ci invita nella sala d'ascolto a sentire il nuovo modello di diffusore o di ampli che gli è arrivato e come il maligno con San Antonio nel deserto ci tenta con l'offerta di un part exchange allentante quanto necessariamente a tempo limitato.
Non volendo lasciare nulla di intentato vorrei che queste colonne rappresentassero per chi legge un'ulteriore "Pulce nell'orecchio" nella catena di Sant'Antonio del masochismo costituzionale di ogni appassionato."

SONIC EUPHORIA PLC

Un preamplificatore non ha solo il compito di elevare la tensione del segnale in ingresso, ma anche di modificare tale segnale nella sua composizione spettrale, perchè possa essere restituito fedelmente il suono originale. Ciò accade quando si amplifica il segnale proveniente dalla testina magnetica di un giradischi: per esigenze tecniche, quando il segnale musicale viene inciso sul disco master, da cui poi si ricaveranno le copie, le varie frequenze sonore non vengono registrate con la loro ampiezza reale; poichè alle frequenze basse corrispondono vibrazioni più ampie, al punto che un solco potrebbe andare a toccare quello vicino, questa banda viene attenuata, tanto di più quanto più le frequenze sono basse. Nel momento in cui il disco viene riprodotto, se si vuole che ciò che si sente sia fedele al pezzo originale, occorre mettere in atto il processo inverso: tale operazione è proprio compito del preamplificatore, che in tal caso agisce come un "equalizzatore".

L'equalizzazione di un segnale, cioè l'operazione di ripristinare il giusto livello delle varie frequenze che lo compongono, è un procedimento ben definito, che avviene in ogni caso rispettando i valori di quella che viene detta "curva di equalizzazione".

La curva di equalizzazione relativa alla testina magnetica che legge un disco in vinile è la curva RIAA.

Al tempo in cui il vinile era l'unica sorgente di qualità per l'hifi e ancora oggi quando ascoltiamo i nostri amati LP spesso sonicamente superiori al CD la presenza di una preamplificazione "attiva" era ed è indispensabile.
Ciò non è più vero con l'avvento e l'affermazione delle sorgenti digitali che tra le altre caratteristiche hanno quella non solo di non necessitare di equalizzazione alcuna ma anche di avere valori in uscita tali da consentire tranquillamente il pilotaggio diretto dei finali, necessitando semmai di una attenuazione per non fare uscire i woofer dai loro cestelli.
Questa situazione associata alla rinuncia di molti all'ascolto dei dischi neri, troppo spesso vergognosamente relegati in soffitta, ha fatto nascere due scuole di pensiero: per la prima la possibilità di bypassare una qualsivoglia manipolazione del segnale, visto che anche, vorrei dire soprattutto, il miglior preamplificatore del mondo qualcosa al segnale di linea che gli arriva comunque fa, sennò non si spiegherebbero le reali e evidenti differenze tra apparecchi dal punto di vista della resa sonora finale all'interno di una catena audio, è la soluzione migliore, da qui la scelta di collegare le sorgenti di linea dell'impianto ad un preamplificatore passivo, senza elettricità e componentistica attiva di sorta tra l'entrata e l'uscita del segnale, per la seconda invece l'apporto "attivo" dei circuiti del preamplificatore è un fatto che positivamente influisce sulla resa finale dell'impianto nel suo insieme.

Per più di 10 anni ho felicemente vissuto con un SP 9 della Audio Research elevato negli anni alla finale versione mk3 grazie ad un servizio offerto dalla casa americana che ha credo pochi confronti al mondo quanto a efficienza e conservazione nel tempo del valore dell'investimento. 
L'SP 9 è come molti sanno un pre ibrido (valvole + fet, alcuni dicono + fet che valvole) che possiede anche un ingresso fono indispensabile per me che continuo ad ascoltare i miei vecchi LP con soddisfazione.
Ho sempre trovato molto valido il suono dell'Audio Research che è passato "indenne" attraverso molti cambi di componenti attorno a lui, ma dopo molti anni di onorato servizio è giunto un giorno in cui il tarlo della voglia di cambiare mi ha preso inesorabilmente e ho cominciato a ragionare sulle possibilità che mi si presentavano per un cambio che ovviamente rappresentasse un reale upgrade.
Ho ricominciato a seguire con maggiore attenzione che in passato le prove dei nuovi Pre-amplificatori, ho fatto due conti in tasca e ho deciso di provare ad aderire, anche per un reale cambio di prospettiva, alla scuola di pensiero favorevole alla soluzione passiva.

Come è fatto un pre passivo?

Tipicamente si tratta di apparecchi in cui gli ingressi di linea selezionabili mandano il segnale ad un attenuatore di qualità varia che poi invia il segnale all'uscita che alimenta i finali, le versioni più da "trappisti dell'hifi" come quelle della Audio Tekne (http://www.audiotekne.com/en/index.html), degli svizzeri della Audio Consulting (http://www.audio-consulting.ch/) o la versione "basic" dell'americana Placette (http://www.placetteaudio.com/) , portata agli allori recentemente da Stereophile, prevedono un solo ingresso di linea…meno di cosi'……

In realtà approfondendo un po' la questione ho scoperto un po' di cose: prima di tutto che la differenza la fa (anche nel prezzo) la qualità dell'attenuatore usato, nel caso della linea Placette o per Audio Synthesis "Passion Ultimate" (http://www.audiosynthesis.co.uk/) si tratta di costose resistenze super-premium Vishay S-102 (http://www.vishay.com)
Accanto a questa tipologia di apparecchi ne esistono altri, il cui capostipite mi è parso di capire essere stato da molti anni il nipponico superesoterico e superextracostoso Audio Tekne, in cui, all'interno al posto di controlli del volume resistivi spesso molto raffinati, vi sono dei trasformatori che fungono in questo caso più che da attenuatori, da elevatori della tensione di uscita ma in termini appunto totalmente passivi, agendo in termini induttivi anziché resistivi, garantendo altresì una assenza di degradazione del suono specie per quanto concerne dinamica e dettaglio, che anche il miglior potenziometro del mondo non può assicurare.
Il vero problema era che è praticamente impossibile trovare Pre passivi, di qualsiasi tipologia, presso i rivenditori per cui mi sono risolto a leggere con attenzione tutte le prove che trovavo disponili in rete riguardo a questo tipo di apparecchi.

L'impossibilità di fare esperimenti sul mio impianto (considerata essenziale in casi come questo per le variabili in gioco in materia di interfacciamento) era aggravata dal fatto che se era vero che i miei finali OTL hanno una impedenza di ingresso elevatissima il che risulta essere "un bene" per l'interfacciamento, è altrettanto vero che i cavi di collegamento sono stati messi sottotraccia e sono lunghi circa 6 metri il chè, a quanto avevo letto nelle prove, era "un male", un po' scoraggiato mi accingevo a rinunciare "al salto", studiando altre eventuali soluzioni più tradizionali, quando per caso ho incontrato in rete il SONIC EUPHORIA (http://www.soniceuphoria.com/), pre passivo a autotrasformatori proposto da una piccola ditta californiana.

Jeff Hagler ha avviato da sette anni un'attività commerciale nel campo dell'hifi, Jeff's Sound Values (http://www.jeffssoundvalues.com/) , in quel di National City in California, contea di San Diego.

Jeff "nasce" come appassionato e scopre di potersi pagare il suo hobby avviando una compravendita di apparecchi usati, con un occhio al costante miglioramento del "suo" impianto.
Nel momento i cui entra nel businness affianca l'attività off line con l'uso della rete per la vendita dei suoi apparecchi. Il suo negozio offre anche oggetti nuovi ma è diventato famoso soprattutto per l'usato "di qualità" trattato con molta competenza e con una politica di prezzi molto buona.

Una caratteristica particolare del "negozio" di Jeff è che non ha vetrine sulla strada nel senso che è situato in un ufficio al numero 205 della trentacinquesima Strada West, Suite F, completo di sale di ascolto e grandi scaffalature piene di apparecchiature nuove ed usate che occupano le stanze.
L'attività on line di Jeff's Sound Values cresce nel tempo e si espande e oggi è uno dei negozi on line più importanti nel campo dell'high end a due canali al punto di divenire un riferimento anche per le statistiche dell' Orion Blue Book sui prezzi dell'usato negli States (http://www.orionbluebook.com/orionnew/Index.asp).

Jeff Hagler e Daniel Muzquiz, che lo affianca come direttore commerciale nel suo lavoro, si considerano primariamente degli audiofili alla costante ricerca del miglior suono possibilmente al costo più concorrenziale. Nella loro ricerca e con il vantaggio di svolgere un lavoro commerciale, hanno avuto modo di provare molti preamplificatori passivi apprezzandone le qualità ma al tempo stesso cominciando a valutare l'ipotesi di costruire loro stessi un apparrecchio di tal fatta con la migliore e più ben suonante componentistica possibile avendo un occhio attento al prezzo finale.

Il progetto e la messa a punto del Sonic Euphoria è stato realizzato attraverso lunghe sedute di ascolto effettuate con la collaborazione dei clienti del negozio che hanno effettuato anche prove nei loro impianti domestici dei prototipi.
Gli apparecchi sono realizzati totalmente a mano "in casa": Luis Martinez, un tecnico interno allo staff, realizza le scatole, che poi vengono inviate ad una ditta esterna per la finitura estetica.
Una volta rientrati, i cabinets vengono completati con il montaggio delle prese di ingresso ed uscita che possono essere sia bilanciate che sbilanciate, dei potenziometri e del selettore degli ingressi. Jeff realizza poi le connessioni tra i trasformatori e gli imput e output usando filo di rame Cardas. Luis a questo punto procede al montaggio definitivo fissando i trasformatori, inserendo materiale smorzante ed eventualmente aggiungendo il motore per il controllo a distanza opzionale.
Gli unici elementi prodotti esternamente sono gli autotrasformatori (due per la versione sbilanciata e quattro per quella bilanciata) realizzati, su specifiche, da una ditta esterna sempre usando cavo della Cardas.
Grazie a questi metodi produttivi e saltando tutti passaggi connessi ad una commercializzazione tradizionale Jeff e Dan hanno immesso sul mercato, da circa un anno attraverso la sola vendita diretta, off e on line, il Preamplificatore SONIC EUPHORIA che rappresentava ai loro orecchi il risultato migliore possibile in questa tipologia di apparecchi, per di più, contenendo i margini, ad un prezzo estremamente concorrenziale.

Internet rende il mondo molto più piccolo: ho scoperto per caso l'esistenza del Sonic Euphoria, ho letto alcune entusiastiche recensioni in rete che mi hanno convinto ad effettuare l'acquisto.

Lo scambio di poche email con Dan mi ha consentito di stabilire quale modello desiderassi comprare: uscite e entrate sblinaciate, prese RCA tutte della WBT, niente telecomando.

Concordato il prezzo, circa 1200 euro compreso il costo della spedizione assicurata, ho fatto l'ordine, decidendo, contro i miei principi che prevedeno acquisti on line al buio solo di accessori a costo più contenuto, di "rischiare" ritendo da una parte che ciò che mi offrivano sembrava essere esattamente ciò che stavo cercando e che alla mala parata, se il risultato non fosse stato quello che mi speravo fosse, avrei comunque usato il nuovo pre nel mio secondo impianto di casa in via anch'esso di upgrades vari.

In capo a 15 giorni mi è arrivato dall'America il grosso pacco candido contente il preamplificatore. Molto curioso e, debbo dirlo, pure un pochetto preoccupato del risultato che avrei ottenuto sono tornato a casa, ho sballato l'apparecchio ho studiato le istruzioni per altro molto semplici , ho effettuato i collegamenti del caso e ho iniziato la prova di ascolto.

Esteticamente l'oggetto si presenta in una veste molto bella e curata che non fa trasparire né la costruzione artigianale nè il prezzo di acquisto relativamente basso.

L'apparecchio è pesante, la struttura è di metallo anodizzato, il frontale nero con un bel loghino in basso a destra.
Sonic Euphoria è costruito con una cura e con un "amore" commoventi.
Il frontale presenta tre manopole, da sinistra verso destra troviamo il selettore degli ingressi (4), non vi è alcuna indicazione sul tipo di fonte collegata, per cui occorre ricordarsi a cosa corrispondono le singole tacche, segue la grossa manolopa del volume a 24 scatti, seguita da una manopola più piccolina a due posizioni, scegliendo la posizione in basso il volume si riduce di circa un db (mai usato). Tutti potenziometri sono Elma di precisione e ottima qualità.
Nel pannello posteriore vi è poi un ingresso a banana in cui inserire un cavo fornito in dotazione e terminato dall'altro lato con una spina (americana, ovviamente da sostituire con una a standard europeo in cui collegare il cavo alla terra della spina) che collegato ad una presa di corrente a muro "mette a terra" lo chassis scaricando qualunque accumulo di tensione connesso all'uso del pre nell'impianto.
Le uscite sono due pre out e un'uscita per il registratore, ho scelto, come detto, l'opzione, assolutamente consigliabile, di adottare terminali RCA della WBT.

Ma è togliendo il coperchio superiore che si resta a bocca aperta: i collegamenti punto a punto sono tutti fatti "in aria" con fili di rame Cardas. L'elemento più caratteristico è la presenza di due autotrasformatori custom made che svolgono la funzone di aumentare il guadagno tra l'imput e l'output e rappresentano la grande differenza di SONIC EUPHORIA rispetto ai preamplificatori passivi con potenziometro a resistenze e, credo, la chiave per spiegare il suo funzionamento.

Ho piazzato il pre sopra tre MI-Rollers per isolarlo dalle vibrazioni, ho collegato, tramite Kimber Cable KCAG in argento, le uscite del DAC Lector e del pre RIIA Electrocompaniet che ho acquistato, alla bisogna, usato, dal mio pusher hifi Daniele di Auditorium di Genova, ho attaccato tutto, CDP, DAC, Pre-pre, QUAD 988, finali OTL, ho lasciato tutto accesso per un'oretta e con molta curiosità ho iniziato ad ascoltare il risultato……

Le prime sensazioni sono state sollievo e sconcerto.

Il sollievo era rappresentato dal fatto che il pre riusciva a pilotare i miei finali sia che usassi il giradischi sia che usassi il CDP/DAC.

Lo sconcerto è stato il suono, diverso certo da quello dell'SP9 ma poco convincente, impastato, lontano….. Non mi sono perso d'animo e ho deciso di correre ai ripari provando a rodare la macchina prima di decidere che avevo preso "una fregatura transoceanica", d'altra parte Dan e Jeff erano così sicuri di sé……

Da anni possiedo un CD prodotto dalla PURIST AUDIO (http://www.puristaudiodesign.com/) - dovrò parlarvene prima o poi - che produce per 63 minuti una serie di inascoltabili suoni generati dal computer e volti a "rodare" e "migliorare" il suono dei componenti attraverso cui passano. 
Si chiama "System Enhancer" e, nella mia esperienza, funziona davvero e molto bene a patto che lo si usi per molto tempo. L'ho quindi messo nel CDP, ho impostato il reply, l'ho lasciato in funzione per 24 ore senza accendere né i finali né le casse che sapevo andare benissimo ed essere perfettamente rodati, anche perché, credetemi, ciò che esce dalle casse in questa situazione è una tale orribile cosa da essere inconpatibile con la convivenza e da far scappare dalla stanza a zampe levate le mie due gatte, grandi intenditrici di musica, come tutti i felini, visto che sono solite apprezzare e molto il suono del vinile sdraiandosi ad ascoltare la musica, in quei momenti, davanti e dietro le QUAD.

Il giorno dopo, con la mia solita pila di CD e vinili a portata di mano, mi sono posto all'ascolto, non dopo avere lasciato adeguatamente scaldarsi i finali e…. mi si è aperto un nuovo mondo davanti, tanto più bello quanto inaspettato viste le premesse.

Sono ormai due mesi che uso regolarmente con tutti i generi musicali il SONIC EUPHORIA e quelle che seguono non possono obiettivamente considerarsi impressioni di ascolto superficiali.

Più passa il tempo più suona bene confermando la mia primigenia impressione di una necessità di rodaggio "importante", non solo: sembra avere la necessità di "adattarsi" alla sorgente imparando "a conoscerla", entrando in sinergia sempre migliore più passa il tempo, è come se avesse un'anima posta al servizio del buon suono.

Si tratta, per prima cosa, di un oggetto dalla neutralità estrema, accoppiata a una capacità di analisi impietosa: per la prima volta ho potuto cogliere con grande chiarezza le differenze di qualità di registrazione tra i CD e gli LP della mia collezione; per la prima volta, in maniera così netta, qualunque modifica seppur minima nell'assetto della catena di ascolto è risultata evidente al mio orecchio. 
Sonic Euphoria è una sorta di "strumento di misura": il segreto credo stia tutto nella sua estrema semplicità costruttiva che non significa per altro semplicità o povertà nella restituzione dell'evento musicale, semplicità che significa anche affidabilità nel tempo: nessuna saldatura fredda, nessun elettrolitico da rinnovare, nessun componente da sostituire.

Rispetto al vecchio riferimento la scena acustica è più profonda, gli "attori", gli strumenti sembrano collocati in maniera molto più precisa nello spazio, le microinformazioni ci sono tutte anzi si possono scoprire particolari prima come "coperti" - come spesso accade in hifi e nella vita è solo dopo che si scopre "il meglio", che si comprende cosa "mancava" prima.
L'ambienza è perfetta: sembra di vedere la cappella, di avvertirne il riverbero mentre il coro canta "Stille nacht" in quel vinile da urlo che è il CANTATE DOMINO (LP Proprius ora anche in versione SACD), l'aria attorno agli esecutori è perfetta e non artificiosamente ingrandita, nulla di più, nulla di meno.
I bassi sono molto frenati ma perfettamente resi con grande coerenza rispetto al resto dello spettro: "Private Investigations" sia in vinile che in CD (WB remastering 2001) viene restituita con tutta l'energia dei colpi di grancassa della batteria, le mie QUAD grazie al perfetto accoppiamento con gli OTL scendono molto in basso; le alte sono cristalline ma non affaticanti, la voce "sola" di Suzanne Vega in "Stay Awake" (A&M Records 1988) è emozionante come mai mi era capitato di sentire, il sospiro di Anne Sophie Von Otter in "For no one" (DG 2001) è quanto di più realistico ho mai ascoltato. Caetano Veloso canta "Jamaica Farewell" (A Foreign Sound 2004) con una "presenza" straordinaria: sembra quasi di vedere il movimento delle labbra vicine al microfono.
La dinamica, che le leggende metropolitane danno come un tallone di Achille dei pre passivi, è notevole; i transienti sono restituiti con una naturalezza che nulla concede ad artificiose colorazioni o innaturali velocità di attacco: ciò che c'è nel solco o nel bit viene riprodotto in maniera estremamente realistica ed è ciò che in fondo ci aspettiamo da un componente veramente hifi.

Il miglioramento in termini di qualità sonora globale del mio, ben conosciuto e come tale rivelante per me, impianto domestico con l'inserimento del nuovo Pre è drammatico: è diventato "un altro impianto" di un livello nettamente superiore rispetto a prima. 
L'accoppiamento con le Quad è perfetto: la natura analitica dei diffusori, la loro bassissima distorsione, unita alla trasparenza e alla perfetta riproduzione dell'immagine virtuale del Sonic Euphoria generano un suono totalmente non aggressivo, ma non per questo non realistico, al punto che anche livelli di volume elevati possono essere ascoltati per lungo tempo senza alcuna fatica di ascolto. Certo non si tratta di un impianto, il mio, per amanti dell'Heavy Metal, ma questo lo sapevo da tempo ed era ed è la scelta che ho fatto seguendo come è giusto i miei gusti musicali e il tasso di miglioramento raggiunto con l'inserimento del Pre Americano è andato tutto nella direzione da me preferita.

In particolare l'accoppiata ELECTROCOMPANIET/ Sonic Euphoria appare, by far, molto migliore dell'ingresso phono dell'AR SP9, ma anche i Lector sembrano acquistare nuova vita anche per merito del processo "adattativo" che il pre pare operare con le sorgenti a cui viene collegato, processo adattativo che significa una sempre migliore sinergia in un gioco ad incastro che ha qualcosa di veramente magico.

Dan, il manager del progetto Sonic Euphoria, mi ha scritto che tutti i loro sforzi si sono concentrati nel cercare di realizzare una macchina che costando 1000 $ suonasse meglio di qualunque cosa ne costa 6000 o più; non ho mai posseduto apparecchi di tal fatta, non so pertanto se sia vero, so solo che non ho mai sentito la musica con tanto piacere e partecipazione e mi domando se possa veramente esistere qualcosa che può far suonare meglio il mio impianto…. la sfida è lanciata, non dimenticando il prezzo però, una variabile non da poco che rende il SONIC EUPHORIA un campione assoluto nel rapporto costo / prestazioni.

Concludendo, lo avrete capito: il SONIC EUPHORIA mi è piaciuto un sacco, dirò di più, me ne sono innamorato.

E', nella sua "passività", quanto di più "attivamente buono" ho inserito nella mia catena di ascolto dall'acquisto delle QUAD 988.

Se avete in programma di comprare un preamplificatore, questi sono i 1400 euro (spedizione e tasse doganali incluse) meglio investiti al mondo, aggiugetegli il miglior pre RIIA che il vostro budget vi consente di acquistare (per esempio l'E.A.R. 324 di Tim de Paravicini o il DSA Phono-ONE della Dynamic Sounds Associates per fare i fighi con le ultima novità possibili) e vivrete felici nel "per sempre".

Ho effettuato un acquisto praticamente al buio, mi è andata come mai avrei immaginato, fidatevi: non raccomandato, NECESSARIO senza se e senza ma.

SOUNDCARE SUPERSPIKES

Loerenskog è un paesino a 15 chilometri da Oslo, lì ha sede la più specializzata ditta di HIFI che io conosca la SOUNDCARE (http://www.soundcare.no), il cui unico prodotto sono dei piedini per disaccoppiare dalla superficie di appoggio e per isolare dalle vibrazioni le apparecchiature audio, casse acustiche in particolare, esportati in tutto il mondo.

Presidente della società è Terje Borgen, sentiamo dalla sua viva voce la storia della sua "creatura":

"Anni fa comperai una coppia di Martin Logan Sequel 2, come molte casse erano dotate di punte di appoggio al pavimento. E' noto che le punte rovinano i pavimenti, molte persone le appoggiano su monete per evitare danni ma se guardate bene attorno ad ogni moneta vedrete graffi provati dagli spostamenti delle casse difficilmente gestibili senza danni alla superficie di appoggio.
Cominciai a studiare il problema e decisi di provare a costruire una punta con migliori prestazioni sonore e anche più pratica da usare.
Le performance sonore furono migliorate attraverso una diversa forma della punta e una diversa qualità di materiale usato per la costruzione: ferro duro per la punta e ferro dolce per il disco di protezione. Ma il problema delle risonanze rimaneva l'ho risolto, dopo varie prove con diversi materiali, ricoprendo di zinco la superficie della punta, lo zinco è pochissimo risonante, un materiale quasi inerte, migliore anche del bronzo usato per la realizzazione di molte punte.

Dopo un anno di sviluppo avevo messo a punto il prodotto secondo le mie aspettative e decisi di tentare la carta della produzione.
I Soundcare Spikes sono stati disegnati per sostituire e migliorare le prestazioni delle tipiche punte coniche usate sotto le casse acustiche e sotto le apparecchiature hifi. Sono costituiti da una punta e dalla sua base di appoggio il tutto raccolto dentro una capsula di ABS che pur consentendo il movimento libero della punta sulla sua base le nasconde all'esterno evitando danni al pavimento o ai mobili e al tempo stesso offrendo una migliore qualità di prestazioni.
Si tratta di un prodotto piccolo e di nicchia ma ho dovuto impiegare circa 600.000 Euro per l'avvio, soprattutto usati per la protezione del brevetto a livello internazionale, per mettere a punto i macchinari adatti ad una produzione in serie e organizzare lo stock.

E' stata una decisione difficile: ho famiglia e 4 figli e un lavoro "normale" se le cose fossero andare male mi sarei ritrovato sul lastrico.
Oggi dopo 5 - 6 anni veramente difficili ci siamo stabilizzati: la linea di produzione automatizzata che si trova a Slemmestad a 45 chilometri da Oslo ha due addetti, la sezione spedizione ha un addetto, l'amministrazione che si trova a Loerenskog è tenuta da me e da un mio socio ambedue con un altro lavoro oltre a questo in Soundcare.

Cresciamo un po' ogni anno come fatturato e copriamo le spese. Siamo fornitori di case importanti come l'Electrocompaniet e ciò ci inorgoglisce.
Io credo nei miei prodotti e sono convinto che saranno un successo.

Oggi abbiamo distributori in 47 paesi nel mondo, alcuni sono molto piccoli e vendono poco, altri hanno una rete di vendita cospicua e vendono parecchio a dimostrazione che il prodotto "c'è".
Non abbiamo al momento una distribuzione ufficiale in Italia ma ci piacerebbe averla, per ora gli appassionati italiani possono comperare i nostri prodotti attraverso Internet nel nostro negozio on line.

Soundcare è una piccola realtà, dove lavoriamo per fare buoni prodotti che risolvono un problema che molti hanno in hifi!"

 

 

 

Gli inglesi sono a volte delle strane persone: pensate alle prese DIN che ancora oggi ci "affliggono" in molte elettroniche realizzate in UK o pensate alle mie QUAD, si tratta di un "classico", di una cassa universalmente considerata tra le migliori eppure…. Nessuno convincerà mai il costruttore a non dotare le casse di ingressi per i cavi in plastica di pessima qualità (prima o poi li cambio appena trovo un amico esperto di saldature e poi vi racconto) o di usare piedini di appoggio adeguati alla qualità del prodotto.

Con l'idea in testa di effettuare questo cambiamento mi sono messo sulla rete e ho "scoperto" Soundcare e i suoi Superspikes.

Ho preso contatto con Terje Borgen e nel giro di una settimana mi sono arrivati in casa i suoi prodotti per la "prova su strada".

Terje mi ha inviato due set di Superspikes, uno normale ed uno dorato e trasparente, del tipo con vite da 6 mm di diametro per la sostituzione dei piedini di serie sia delle QUAD 988 che delle CELIUS 202; ha anche aggiunto due confezioni di piedini per elettroniche, altro prodotto Soundcare basato sullo stesso principio dei Superspikes, ma non sono riuscito ad effettuare la sostituzione, nei miei apparecchi, per cui la mia recensione si limiterà all'uso dei Superspikes sotto le casse acustiche.

In perfetto e MOLTO apprezzabile stile IKEA ogni confezione di Superspikes è dotata di una apposita chiave per il serraggio dei piedini al mobile delle casse.

L'operazione di montaggio è molte semplice; una accortezza deve essere quella di interporre il bullone di blocco tra il piedino e la cassa e di effettuare un serraggio "ben serrato" pena un degrado significativo del suono (le casse "sparano" sulle alte frequenze), dimostrazione per altro del fatto che il piede di appoggio al suolo agisce, eccome, sul risultato sonoro finale.

Inseriti sotto le Quad i Superspikes offrono una prestazione veramente notevole e l'effetto in positivo è stupefacente, come per altro si poteva immaginare vista "la base di partenza".

Il soundstage cambia in altezza, larghezza e profondità, sembra di ascoltare delle nuove casse ancora migliori e, credetemi, parlando di QUAD 988 non è poco…….

Il suono è più "focalizzato", più definito, più vivo e presente, le voci di Simon e Garfunkel nel loro ultimo disco dal vivo ( Old Friend, live on stage Columbia 2004) acquistano una palpabilità stupefacente, l'impianto "sembra" suonare più forte ma al tempo stesso i maniera più analitica di prima.

Il lavoro di disaccoppiamento dei Superspikes elimina totalmente un rigonfiamento sulle ultime ottave: i bassi sono più netti, ma è soprattutto il medio, le voci, a guadagnarci in termini di limpidezza di emissione. Senza parole!!!!

L'andante della Serenata di Haydn, nella magnifica esecuzione del Philarmonia Quartet Berlin (CD Denon 1984), viene restituito con una ritrovata magia che ancora di più può spiegare il perché questo pezzo fosse sempre richiesto al compositore ed interprete come bis nei suoi concerti.

Il quartetto Kaiser, nel secondo movimento che altro non è che l'Inno Tedesco, sembra essere suonato qua nella mia mansarda: tra gli strumenti vi è più aria, il suono dei legni è privo di asprezze, le altissime frequenze del violino spesso così difficili da riprodurre e a volte affaticanti sono rese con una dolcezza e una pienezza prima sconosciute.

Nel live di Ivano Fossati ( Dal vivo Volume 3, Sony 2004), l'intervento dell'ottimo Sub Gravis della Sonus Faber (prima versione non amplificata) è deciso ma perfettamente amalgamato con il suono delle QUAD, che appare come liberato da una cospicua dose di "impastamento" prima presente, a guadagnarci sono soprattutto l'ambienza e le microinformazioni proprie di una registrazione live.

La Triangle fornisce di serie con le CELIUS 202 delle punte coniche in ferro da avvitare alla base del diffusore: che non sia il sistema migliore possibile è dimostrato dal fatto che la nuova serie ES, evoluzione del modello in mio possesso, dispone di una lussuosa base di appoggio ben più performante, credo, della soluzione standard adottata fino ad oggi.

La sala in cui le Celius sono piazzate ha il pavimento di canniccio, come si usava una volta nelle case genovesi, ciò lo rende molto elastico ma aumenta notevolmente la quantità di vibrazioni ambientali trasmesse ai diffusori, ero quindi molto curioso di ascoltare l'effetto che l'inserimento dei Superspikes avrebbero prodotto nella resa finale dell'impianto.

Forse anche a causa della situazione ambientale, l'effetto degli oggettini della Soundcare sulle Triangle è ancora più marcato che nelle Quad: isolate ora perfettamente dal pavimento le casse acquistano nuova vita, la "concretezza" della riproduzione raggiunge livelli prima sconosciuti, come per le QUAD, forse in maniera ancora più decisa si può parlare di una "nuova cassa" che lungi dal suonare "diversamente" riesce finalmente a suonare come avrebbe sempre dovuto fare.

Lucia Minetti nel CD "elle" (Velvet Luna 2004) canta Over the Rainbow con una naturalezza e una presenza commoventi, il piano di Gaslini è riprodotto con autorità, in una scena acustica divenuta molto più profonda e stabile.

Ascoltando Simon e Garfunkel in "Citizen of the planet" le differenze con la riproduzione della stessa canzone nell'altro impianto sono meno marcate che in passato, quasi che l'inserimento dei piedini norvegesi avesse liberato le casse francesi da una patina, prima presente, consentendo loro di dare il meglio di sé.

L'interpretazione della Royal Philarmonic Orchestra nel Bolero di Ravel (CD The best of Ravel, Naxos 1997) viene offerta con un soudstage molto realistico e, aumentando volutamente il volume, le basse frequenze presenti non influenzano né impastano il suono che resta analitico anche se energeticamente molto sostenuto in una situazione, gli alti volumi di ascolto, in cui, prima, le Triangle mostravano un limite di tenuta ora scomparso.

Tirando le somme credo si possa affermare che un buon disaccoppiamento delle casse acustiche dal suolo dia benefici molto significativi alla riproduzione della musica in casa, che la scelta dello strumento di isolamento sia molto importante e rappresenti uno dei passaggi più delicati ma fondamentali di una corretta messa a punto di un impianto hifi.

I Superspikes della Soundcare svolgono egregiamente il loro compito apportando benefici sonici marcati ma, singolarmente, sovrapponibili in casse tipologicamente diverse come le Triangle e le QUAD, sono oggetti ben ingegnerizzati, facili da usare, migliori non solo dal punto di vista pratico ma anche e soprattutto sonico dei piedini che fino ad oggi ho usato nel mio impianto.

Credo che TUTTI i possessori di QUAD dovrebbero poter provare i benefici che apportano al suono delle casse sostituendo i piedini di serie veramente inadeguati alla bisogna.

Credo che chiunque abbia un diffusore da pavimento, o possieda un diffusore posto su piedistalli dovrebbe sperimentare i risultati del cambio dalle punte tradizionali, fornite nella dotazione standard, a quelle prodotte a Loerenskog, Norvegia: con le mie Celius, in una situazione ambientalmente difficile, l'effetto è stato strabiliante.

Sono abbastanza sicuro nell'affermare che i Superspikes siano probabilmente i migliori piedini disaccoppianti oggi presenti sul mercato, perché associano qualità soniche elevate e immediatamente udibili all'eliminazione di tutti i difetti "pratici" delle punte "tradizionali", rispetto alle quali sono nettamente ed indubitabilmente superiori con largo margine: credo che molte case di ottimi diffusori dovrebbero offrirli, almeno come opzione, per le proprie casse acustiche per consentire loro di dare il meglio di sé.

Dotare le proprie casse di un appoggio al pavimento by Soundcare costa circa 100 Euro (costo di due confezioni da 4 piedini cadauna), non è una cifra piccolissima, ma del tutto giustificata visti i risultati "definitivi" che si ottengono.

C'è solo da augurarsi che un importatore serio, con una copertura capillare del territorio, si decida a farli conoscere in Italia, permettendo al popolo degli audiofili di provare il loro effetto benefico nel loro impianto di casa, sotto le loro casse, credo che veramente pochi ritornerebbero al negoziante che li ha forniti.

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