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Independent Days

L'editoriale di Bebo Moroni
Independent Days

Apriamo, con leggero ritardo ( ma seguirà a breve un poderoso e storico n.15) l’anno editoriale di Videohifi con un numero quasi interamente ( quasi) dedicato alla nostra nuova – ma che già fa discutere e preoccupa qualcuno- iniziativa. Quella degli Independent Awards, ovvero i riconoscimenti annuali che la stampa indipendente, di cui ci fregiamo di essere capofila, assegna agli apparecchi che per mille e uno motivi, devono essere considerati i migliori della stagione ( e in alcuni casi di quelle che verranno).

Che hanno di diverso questi riconoscimenti rispetto ad altri, sicuramente più rodati e considerati, a torto o a ragione, più “prestigiosi”? La totale assenza di quella sequenza causa effetto che sovrintende, in sostanza, tutti gli altri premi del settore. Nessun equilibrio politico da mantenere, nessuna mozione di riconoscenza, nessun compromesso tra differenti esigenze e via dicendo.
Detto, forse presuntuosamente, ma, credetemi sinceramente, ciò, lasciatemi spendere una parola in difesa, ove ne avessero bisogno, delle riviste istituzionali: è ovvio e comprensibile che queste agiscano seguendo dinamiche totalmente differenti dalle nostre. Non intendo giustificare il loro agire, diciamo così, “contenutistico”, il giudizio spetta solamente dai lettori. Io nella mia doppia veste di lettore e “tecnico” del settore editoriale dico che certamente si potrebbe fare di meglio, e in passato lo si è fatto, ma non ho alcuna intenzione di aprire alcun dibattito su tale argomento. Quando affermo che è ovvio e logico che le riviste istituzionali seguano dinamiche ben differenti dalle nostre, faccio, appunto, un puro ragionamento da tecnico editoriale. I costi di una rivista internet ( che pure ci sono, e per le nostre fragili spalle sono pesanti) sono infinitamente minori rispetto a quelli di una rivista di carta. Per due motivi essenziali, appunto la carta, ormai più costosa dell’oro e in evidente regime di “cartello”, la stampa e i costi di distribuzione in edicola. Quando una rivista deve tirare ( in un paese come l’Italia) 35/45.000 copie per poterne vendere nel migliore dei casi 7000, e metà del prezzo di copertina deve devolverlo al circuito di distribuzione, è ovvio che la pubblicità divenga l’unico possibile serbatoio vitale. In un Paese in cui le “azioni di coraggio” sono assai malviste, la stampa istituzionale è costretta – in alcuni casi meno, in altri troppo- inevitabilmente a pur minimi compromessi con i clienti pubblicitari. E’ mera questione di sopravvivenza. E noi tifiamo senz’altro per la sopravvivenza della stampa su carta, rifiutandoci di credere che la rete, con tutte le sue particolarità, possa divenire l’unico – non sempre rassicurante- serbatoio di cultura e informazione. Non ci piacciono i regimi unici. Tanto meno quando si tratta d’informazione.
Questo per dire che forse bisogna essere meno tranchant nei giudizi ma anche per sottolineare la significatività di questi riconoscimenti che consegniamo ad apparecchiature e costruttori, ma che ovviamente rappresentano delle forti segnalazioni di ciò che noi riteniamo siano le strade da seguire. Noi e voi, perché se una parte degli Independent Awards vengono decisi a giudizio insindacabile della redazione di videohifi.com, un’altra, significativa ( e speriamo che nel corso degli anni lo divenga ancora di più, e ancora più ponderosa) è assegnata con libero voto dai nostri lettori. Tipi con caratterini non facili, ma con le idee piuttosto chiare.