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Digitalia Special -2-

Di Igor Zamberlan

CDVDUpgrades/Pioneer DV668AV + dCS Delius, parte 2

Come promesso, eccomi qua a parlarvi dell’accoppiata DVDUpgrades/dCS quando legge CD o DVD-Audio. Ho anche provato qualche DVD-Video, con risultati sufficienti per dirvi che funziona, insufficienti – per mia inadeguatezza, non ho esperienze di video, né sono equipaggiato per fare prove approfondite o confronti – per dire dove si situa il Pioneer nel nutrito mercato dei lettori DVD attuali o qual è il livello a cui si ottiene un suono paragonabile a quello della combinazione.

CD

A quanto pare, nonostante tutte le mie speranze e tutte le sue limitazioni, il CD rimarrà con noi ancora a lungo. Quanto a lungo non vi so dire, dato che ci sono già voci sul fatto che, tra le major, si stia facendo strada l’idea che sia morto, data l’attuale impossibilità ad aumentarne i volumi di vendita (quella sul fatto che, se una qualsiasi merce smette di crescere commercialmente, sia morta, è un’idea mutuata dal mondo della new economy, che secondo me si applica abbastanza male ad un fenomeno che continuo, utopicamente, a considerare culturale, ma tant’è); certo è che sarebbe triste un mercato con l’alternativa fra CD e formati compressi scaricati dalla rete. Chiaro che, fra un anello e una palla nel cervello scelgo anch’io l’anello, ma preferirei poter scegliere una terza, migliore via.

Comunque vada, la combinazione DVDUpgrades/dCS, come vi dicevo l’altra volta, mi ha dato il suono migliore, da CD, che io abbia mai avuto modo di sentire in casa mia, superiore a quello di Naim CDS e di Musical Fidelity Tri-Vista, i lettori migliori che abbia avuto modo di ascoltare finora.

Dei migliori lettori ha, per la prima volta – per quanto mi riguarda – da un sistema di lettura a telai separati, il senso di “quiete”. Questo è sempre stato, per me, uno dei problemi fondamentali del CD. Non sono mai riuscito a superare la sensazione che, a livello subliminale, il silenzio del CD non fosse un vero silenzio, che ci fosse comunque un rumore di fondo, vagamente inquietante, che mi mette a disagio. Come se la musica non emergesse dal nero, ma da un bianco di qualche tipo non meglio specificato, un brusio. Ecco, la prima volta che ho sentito questo brusio silenziarsi a livelli di tollerabilità, al punto da potermene dimenticare, è stato col Naim CDS (la prima versione). Lettori tecnicamente più aggiornati mi hanno fatto sentire, magari, maggiore dettaglio o un senso maggiore di legato fra le note, ma nessun altro, fino al Tri-Vista, mi ha fatto percepire lo stesso senso di “scuro” fra le note.

Due lettori integrati, nonostante la mia propensione ai sistemi di lettura a due telai, quindi. Ora, quest’accoppiata è in grado di darmi quel senso di “quiet” per la prima volta con un due (o più) telai. Sarà la sua reiezione del jitter, sarà la qualità superiore del dCS rispetto agli altri convertitori da me finora provati – nessuno arrivava al costo del Delius, certo –, ma finora temevo che questo senso fosse precluso ai due telai.

Comunque, fin qui siamo nel campo del soggettivo selvaggio; questo tipo di sensazioni, per la maggior parte dei digitalisti, credo siano mie fantasie personali. Tornando a qualcosa di un po’ più oggettivo, ho fatto un confronto fra la mia implementazione della Philips CDPRO (assemblata da mio fratello, il reale progettista/costruttore del pre Emmecielle che era al Top Audio, con telaio di alimentazione separato e alimentazioni stabilizzate a discreti) e il Pioneer/DVDUpgrades e devo dire che l’esito è stato tutto a favore del lettore DVDUpgrades. Sono piuttosto convinto che il vantaggio del lettore elvetico-nipponico stia nella schedina elvetica; ho anche tentato il raffronto fra l’uscita digitale di serie e quella di DVDUpgrades: un massacro, l’uscita di serie restituisce un suono meccanico, tagliato a pezzetti, disomogeneo, povero armonicamente.

Rispetto alla meccanica Philips, le differenze sono dello stesso tipo, ma di ordini di grandezza inferiori. Direi che si possono riassumere in scena acustica più larga e stabile, maggior purezza delle frequenze acute, maggior differenziazione fra i timbri. In nessun parametro la Philips mi è sembrata superiore; temo che possa essere ora di qualche piccola modifica all’uscita digitale della CDPRO.

DVD-Audio

Al di là del fatto che, per quanto si trova in giro, si potrebbe anche recitare il de profundis per il DVD-Audio, almeno qua da noi (ormai trovo, in negozio, più SACD di quanti mi posso permettere, mentre non trovo del tutto DVD-Audio, figuriamoci DVD-Audio interessanti), devo dire che l’esperienza è estremamente frustrante.

La frustrazione nasce dal fatto che, quando suona bene (fra quelli che ho, il disco Orologio su ARTS, i #1 di Presley – per la loro epoca –, in misura minore la Quinta di Mahler di Rattle), suona veramente bene, al livello dei SACD tratti da master della stessa risoluzione. Grande dettaglio, scena molto più aperta che col CD, dinamiche non compresse, velocità dei fronti di salita: tutto quello cui siamo abituati col SACD (e col vinile).

Ma perché deve essere così difficile? Dalle dichiarazioni truffaldine sulle copertine (Teldec nel DVD-Audio del Concerto di Capodanno diretto da Harnoncourt nel 2001 scrive “high-resolution stereo”: sì, facendo fare il downmix al lettore…) al promesso funzionamento del tray-then-play che non è funzionamento… In teoria, infatti, se regolato correttamente, un lettore dovrebbe scegliere automaticamente la traccia che è più adeguata al set-up se si mette il disco sul cassettino e si schiaccia Play senza schiacciare Close. Cioè, dato che il mio lettore è istruito sull’assenza del multicanale, dovrebbe scegliere, quando presente, la traccia stereo. Magari… un disco su due, nel mio campione limitato, funziona così. Il restante cinquanta per cento fa quel che crede, cioè sceglie la traccia multicanale anche se ce n’è una stereo. Come me ne accorgo? Il suono, innanzitutto, mi pare avere un che di artificioso. E poi il display del dCS non mente: il downmix perde uno o due bit di risoluzione, si presenta come un 23 bit o un 22 bit. Ciò indica, secondo me, un processo di downmixing interno che non può che essere un compromesso rispetto ad una vera traccia stereo.

Quindi, concludendo: il combo Pioneer/DVDUpgrades/dCS è un sistema di lettura eccellente, che potrebbe essere una scelta definitiva o un gradino verso l’acquisto di un sistema completo dCS per CD e SACD, nel qual caso, però, sarà il casi di tenere il lettore Pioneer/DVDUpgrades per i DVD-Audio, dato che la meccanica dCS non li legge. Personalmente, ho deciso che la versatilità e la qualità sonora di questo insieme sono tali da farne il mio nuovo riferimento.

Alla luce della qualità raggiunta e della trasparenza nell’utilizzo, penso anche che la scheda DVDUpgrades abbia un prezzo assolutamente realistico. D’accordo che, tirando fuori lo stream DSD in qualche maniera, non è difficile convertirlo in PCM – tanto che l’operazione viene eseguita anche all’interno di lettori estremamente economici. Ma un conto è farlo sperimentalmente, utilizzando PC e software di elaborazione, un altro conto è farlo in modo che quel che ne esce sia uno strumento utilizzabile in modo assolutamente trasparente. E questo ha ottenuto DVDUpgrades: una macchina che chiunque può utilizzare senza problemi e con esiti sonori eccellenti.


IsoMike™

Ray Kimber (sì, quello dei cavi) mi ha mandato un SACD interessantissimo.

Rifaccio il punto: Ray Kimber ha prodotto, in qualità di ingegnere del suono, la registrazione di musica vocale più realistica che mi sia mai capitato di sentire. Il disco è intitolato Purity ed è una raccolta di brani gospel eseguiti dalla T Minus 5 Vocal Band. Dura poco (25 minuti), ma mi pare che, almeno fino a qualche settimana fa, fosse disponibile a dieci dollari dal sito del gruppo (http://www.tminus5.com). Probabilmente sarà distribuito, a quanto mi diceva Kimber, dai distributori internazionali di Kimber Kable.

Ma devo raccontarvi cos’ha questo SACD di eccezionale. Per cominciare – e forse a spiegare la sua eccezionalità – è registrato con il sistema IsoMike (http://www.isomike.com), marchio registrato di Kimber Kable, che consiste in un baffle acustico posto fra due microfoni omnidirezionali. Una soluzione già utilizzata in passato; l’originalità della versione Kimber consiste nella dimensione, nella forma, nel peso, nell’effetto del baffle.

Il baffle, così come utilizzato in questa registrazione (e nelle altre di cui ci sono estratti in un CD che Kimber mi ha mandato insieme al SACD), pesa oltre una tonnellata. E’ di dimensioni enormi e di forma “a cuore”, ruotato di 90° e con la parte “larga” sul davanti. Ai lati ci sono i due microfoni; dietro ciascuno di essi c’è un piccolo “cuore” a controllare la radiazione posteriore. Il baffle è costruito con materiale fonoassorbente e, al contrario di quelli precedentemente usati, ha lo scopo di isolare quanto più possibile i microfoni fra loro soprattutto alle basse frequenze.

http://www.isomike.com

Le registrazioni sono state effettuate con un Tascam DS-D98 HR in DSD stereo; da questo sono state trasferite su una Pyramix e mixate da Graemme Brown di Zen Mastering.

L’esito mostra una dinamica, una purezza (haha!), una precisione, una presenza (living presence? Ne parleremo la prossima volta…) e una capacità di emozionare da primato assoluto. La promessa della stereofonia e dell’alta risoluzione realizzate? Procuratevi questo disco, correte alla traccia sette (Shenandoah) e sappiatemi dire.

Occhio al volume, però: il rischio di schiantarvi un midrange o di mandarvi in crisi l’amplificatore c’è tutto. L’editing è minimale, la compressione sembrerebbe assente. Così si fa…

Persino il CD (che non credo sarà mai disponibile commercialmente, ma che serve a far capire quanto il sistema funzioni anche per ensemble meno raccolti e pure rinunciando all’alta risoluzione) mostra buona parte delle caratteristiche descritte, per cui, anche se non avete (ancora) un lettore SACD, potete evitare di rinunciare all’acquisto.

Estremamente raccomandato!