Tu sei qui:HomeMagazineNumero 11Editoriale

Eppure la Bellezza ci salverà

L'editoriale di Bebo Moroni
Eppure la Bellezza ci salverà

Viviamo tempi oscuri, amici miei, tempi oscuri e grevi. Lordati di sangue innocente e d'ogni sorta di atrocità. Quando si spara alle spalle dei bambini, quando si sterminano intere popolazioni, quando il Dio d'amore, quell'unico Dio che riunisce nel suo abbraccio le tre grandi religioni e i tre quarti del mondo, si trasforma in pretesto d'odio, si rischia di perdere ogni speranza, di lasciarsi andare alla sacrosanta ira e alla sempre meschina vendetta, ma, soprattutto, si rischia di abbandonare la concezione estetica di una vita che è di per sé bellezza e che solo la protervia e l'inumanità degli interessi più laidamente materiali riduce a calcolo, a mortifera addizione e sottrazione. Sottrazione, soprattutto sottrazione.

Nella tarda serata dell'11 Settembre 2004 sono qui a scrivere queste poche parole, nell'imminenza della partenza per il Top Audio. Ero qui anche nella tarda serata dell'11 di Settembre di tre anni fa a scrivere poche parole sempre nell'imminenza della partenza per la rassegna milanese delle nostre futili (in realtà utilissime) cose. Il senso di pesantezza non s'è alleviato, ma non è arretrata di una virgola la convinzione, la consapevolezza, che nell'apparente futilità delle “nostre cose”, che fanno a volte musica, a volte poco più che rumore, vi sia un pezzettino di quel segreto che può rendere la vita migliore e mettere per sempre al bando quel senso di pesantezza che é si orrore, che é si paura, ma che é anche senso di colpa, inadeguatezza, inanità.

Il ricordo degli anni '80 non sempre felice, lo è quando si parla della nostra passione (o almeno di una delle nostre passioni), l'alta fedeltà, che viveva momenti persino esagerati di successo, d'entusiasmo. Invece se la passava piuttosto male l'industria delle armi. Molte grandi aziende che s'erano sino allora dedicate all'impiego malvagio del genio, s'erano dovute riconvertire all'elettronica civile per…mancanza d'argomenti. E noi potevamo chiacchierare a nostro piacimento, di norme militari, di valvole o transistor progettati per impieghi guerreschi o spionistici che, perse le mostrine ( ma non l'aspetto piacevolmente marziale) e ricondotti a vita civile, anziché preoccuparsi di come procurare l'estremo danno, il dolore più intenso e la più scientificamente pianificata distruzione, riuscivano ( e sono sicuro che persino dal loro vuoto pneumatico e dalle loro anime di silicio, provassero piacere) a offrire gioia e abbellimento dell'anima e della mente a coloro che ne facevano impiego.

La cultura, l'intelletto coltivato, la Bellezza , sono queste le nostre armi, è questa l'unica vera rivoluzione che c'è possibile. Prima di tutto riempire la pancia delle persone, offrir loro un tetto sicuro, una piccola missione da compiere per rendere utile e completa la loro vita. Poi, subito dopo, nell'immanenza del prima, lasciare che possano coltivare le proprie menti, le proprie miracolose essenze, di esseri unici e irripetibili. Cibarle di musica, di colore, di profumi e sapori. No, non è un discorso decadente. No, non occorre esser ricchi per assaporare anche il più raffinato dei piaceri. Me lo dimostra quel piccolo amplificatorino grigio, con i dispositivi discreti a “norme mil.” Che m'accompagna praticamente da tutta la vita. Me lo dimostra l'economicissimo ma delizioso “Habano” che sto fumando, e quella goccia (veramente una goccia) di Cognac che la mia ulcera mi consente. Sono piccoli i piaceri, eppure così enormi! Sono enormi le distruzioni, devastanti i lezzi mortiferi delle guerre e del terrore, eppure così ignobilmente piccoli e meschini.