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Digitalia Special: dvdupgrades Six channel S/P-DIF output board (parte 1)

di Igor Zamberlan
Digitalia Special: dvdupgrades Six channel S/P-DIF output board (parte 1)

La rubrica sui nuovi formati digitali di questo numero lascia spazio a una prova hardware. E' la prima volta che succede, ma si tratta di un evento significativo, anche perché mi risulta che questa sia la prima prova ufficiale dell'oggetto di questa recensione, un “giocattolo” che, penso, potrà fare la felicità di molti, se mantiene le promesse.

In questa prima parte vi parlerò delle performance di questa scheda nella riproduzione dei SACD (anche se non potrò evitare accenni al resto delle sue caratteristiche e qualche osservazione sul suo suono con i CD), che rischia di essere l'argomento più controverso, alla prossima puntata sono rimandate le mie impressioni sull'ascolto di CD, DVD-Audio e DAD (e DVD-Video, per quanto mi è possibile).

Il problema
Esiste, è vero, un'uscita digitale “quasi standard” per il sistema SACD, ed è la IEEE 1394/Firewire con protocollo iLink. I problemi, però, sono molteplici. Il primo è il fatto che, a quanto mi risulta, non ci sono garanzie assolute che l'uscita iLink implementata da Pioneer sui suoi lettori che ne sono equipaggiati si interfacci correttamente con gli integrati A/V multicanale, per esempio, di Sony e che non è possibile utilizzare un lettore Sony con un convertitore dCS, che usa una IEEE1394 uguale, a livello di connessione, a quella utilizzata dalle case giapponesi, su cui però il protocollo di comunicazione è diverso (piccola nota per i non informatici: il fatto che due apparecchi abbiano spinotti identici non implica automaticamente che i dati in uscita abbiano un formato compatibile con l'apparecchio che dovrebbe riceverli; il livello fisico – quello di connettori e cavi, ma anche, se vogliamo, di livelli elettrici – è un'entità separata rispetto al livello logico – quello che descrive come sono fatti i dati portati e come devono essere interpretati). Il secondo è che, a quanto sembra, i chip che si occupano di inviare e ricevere i dati su IEEE1394 non sono certo stati progettati da un audiofilo o da qualcuno cui premesse il buon suono o l'immunità da jitter; alcune delle aziende di punta nella produzione di apparati audio digitali (quelle che non possono permettersi, come invece fa dCS grazie alle sue altre attività, di crearsi in casa con FPGA – Field Programmable Gate Array, un insieme di porte logiche, una sorta di grosso pezzo di elettronica attivo e programmabile – e componenti discreti le proprie interfacce) hanno espresso dubbi sulle prestazioni assolute dell'interfaccia come si riesce ad implementare con la tecnologia attuale. La terza è che il mondo è pieno di convertitori digitali/analogici che accettano segnali PCM ad alta densità, disponibili da più anni sul mercato, che vanno dal semplice Musical Fidelity X-24 ai mostruosi Levinson e Burmester. Per alcuni esistono upgrade a tecnologie capaci di accettare dati in formati diversi, ma spesso è richiesta una meccanica dedicata. La quarta è che sembra esserci sempre più interesse verso quei dispositivi (TACT e Behringer i più noti, ai lati opposti del mercato) che permettono di analizzare la risposta in frequenza di ambienti e diffusori e di adattarla ad una curva prefissata, accettando ingressi PCM in standard S/PDIF o AES/EBU e non ancora in standard IEEE1394, in nessun formato. Altri motivi: esistono – pochi, è vero – diffusori con ingressi digitali; sarebbe bello poter usare una pattuglia di convertitori stereo di alta qualità anche per il multicanale, avendo la disponibilità economica necessaria; sarebbe bello poter disporre di un'uscita digitale non criptata anche per i DVD-Audio e poter utilizzare convertitori esterni anche per i DVD-Video in multicanale, potendo lasciare la decodifica Dolby o DTS al lettore DVD.

 

La Soluzione di dvdupgrades

Dvdupgrades è riuscita a mettere insieme una soluzione a tutti i problemi di cui sopra. Una piccola scheda aggiuntiva che si interfaccia alle diverse schede interne dei lettori DVD/SACD, solo i Pioneer e derivati per il momento, ma sono promessi i Denon, che è equipaggiata, in uscita, con tre connettori digitali coassiali, che raggruppano ciascuno i canali frontali, i posteriori e centrale più subwoofer/LFE. Le diverse connessioni alle schede interne del lettore si occupano di capire che tipo di disco stia suonando, se sia cioè una sorgente da trattare come PCM o come DSD e vanno ad estrarre il segnale come arriva ai convertitori audio interni. Questo è un aspetto da non sottovalutare, in colloqui con il capo della squadra di progetto mi è stato riferito che questa, non le successive, è stata la parte del progetto più difficile da mettere a punto, anche a causa di problemi di sincronia interni che hanno richiesto parecchi sforzi per essere risolti.

Da qui la gestione per i segnali DSD e per quelli PCM è separata. I segnali PCM vengono inviati come stanno ad uno stadio di reclock e riformattazione (con un cavallotto interno si può scegliere l'uscita in standard consumer o in standard pro, cambiano le tensioni picco/picco del segnale digitale, motivo per cui consiglio di chiedere o di lasciare la scheda come consegnata dal costruttore/installatore) e da questo direttamente all'uscita, senza elaborazioni, senza upsampling o downsampling, esattamente così come stanno. Coi DVD-Audio le frequenze di campionamento e le risoluzioni in uscita corrispondono, in effetti, a quanto dichiarato sulla confezione dei dischi; coi DVD-Video che ho provato – un paio, per la verità – ho visto uscire, dalla colonna sonora Dolby Digital, delle frequenze di campionamento di 48 kHz e delle risoluzioni di 20/22 bit.

I segnali DSD, e qui viene la parte controversa, vengono trasformati in segnali PCM a 88.2 kHz o 176.4 kHz con una risoluzione di 24 bit. E' un processo, in realtà, piuttosto semplice, a quanto mi riferiscono i progettisti e a giudicare dal fatto che viene effettuato in moltissimi altri lettori SACD, dal Pioneer più economico attualmente in commercio, quello che legge anche i DiVx, al mostruoso convertitore mono TEAC di cui vi ho raccontato quanto sono riuscito ad appurare nelle nostre news, all'Audio Aero fino, probabilmente, all'Accuphase di cui vi parliamo in questo numero. Inoltre, esiste attualmente un movimento di pensiero, documentato in almeno un articolo presentato all'AES, che sostiene che questa possa essere la via ottimale per convertire il DSD. In fondo, del resto, moltissime registrazioni SACD sono di provenienza PCM o passano attraverso stadi PCM o assimilabili nella loro vita prima di essere stampate su disco (il DXD proposto da Philips non è altro che un PCM a 384 kHz e 24 bit, sulla vera natura del DSD-Wide usato internamente dalla console di editing Sony potremmo discutere per delle settimane e non venire a capo di nulla). Le due frequenze di campionamento sono selezionabili internamente, attraverso un altro cavallotto, a macchina spenta; esse ritraggono semplicemente due diversi filtri passa basso, quello della frequenza inferiore con intervento oltre i 30 kHz, quello della frequenza superiore con intervento oltre i 50 kHz. Pensate a queste due frequenze un po' come ai filtri di sicurezza implementati su molti lettori SACD: quello a frequenza più bassa è massimamente compatibile con qualsiasi impianto, quello a frequenza più alta potenzialmente foriero di migliori risultati all'ascolto.

L'uscita è su interfaccia a cavo singolo per ciascuna coppia di canali – esistono interfacce digitali, come la Dual AES o AES3, che separano i due canali su cavi distinti –, di serie su S/PDIF e, a richiesta, su AES/EBU o su TOSLink. Mi sento di sconsigliarvi attivamente quest'ultima, dato che non garantisce, normalmente, prestazioni ottimali a frequenze superiori a quella del DAT, figuriamoci qui.

E' possibile acquistare la scheda da montare, ma non mi sembra una buona 
idea. Per la differenza di prezzo, acquistate la certezza che il lavoro di montaggio - che richiede numerose saldature di flat cable su schede interne del lettore, non semplicissime da fare bene e in sicurezza - venga eseguito a regola d'arte."

 

La configurazione in prova e il sistema di test
Mi sono fatto mandare un lettore Pioneer 668AV (mi è stato assicurato che, ai fini audio, se equipaggiato e utilizzato con questa scheda, la differenza col modello superiore non esiste, e tenete presente che dvdupgrades vende lettori DVD…) equipaggiato con la scheda standard, con uscite su coassiale RCA, già montata e collaudata. Appena arrivato, l'ho configurato per scegliere sempre l'uscita stereo, per suonare la traccia stereo DSD dei SACD per default, per uscire a 88.2 kHz coi SACD per la massima compatibilità e per metterlo nelle condizioni potenzialmente peggiori. L'ho utilizzato con due convertitori, il North Star Model 192 DAC e un dCS Delius non recentissimo, privo dell'interfaccia IEEE1394, un paio di preamplificatori (Tom Evans e Audio Synthesis PROPassion), il finale BAT VK-75SE e i diffusori Wilson WITT e Artis Sonus Giorgia. Cavi White Gold digitali, Monster, Wire World e Shunyata di segnale, Boomerang e Van den Hul di potenza. Come lettore SACD di riferimento ho utilizzato il Sony SCD-777ES, ormai un classico.

 

L'utilizzo e l'ascolto dei SACD
Un paio di note, prima di tutto. La combinazione Pioneer+dvdupgrades/dCS mi ha fornito il migliore ascolto CD mai sentito in casa mia, ma ve ne parlerò meglio la prossima volta.

L'ascolto con il North Star è stato condizionato dal fatto che il convertitore italiano sembra avere difficoltà con i segnali a 88.2 kHz, richiedendo l'intervento dell'upsampling a 192 kHz per evitare di sentire rumore digitale a coprire quasi completamente la musica. Sospetto che non ci sia quasi sincronia di clock a 88.2 kHz verso il convertitore, un'ipotesi di cui spero di potervi dare conferma nel prossimo numero. Con il Delius (e anche col North Star, che non accetta segnali sugli ingressi non I2S a frequenze superiori ai 108 kHz) mi sono dovuto limitare all'ascolto a 88.2 kHz (o a 96 kHz coi DVD) dato che il convertitore inglese accetta ingressi a 176.4 o 192 kHz solo sull'ingresso Dual AES. Presto spero di disporre di un convertitore di formato (Apogee Digital ne fa uno) per sperimentare anche la frequenza più alta.

La combinazione Pioneer+dvdupgrades/Delius si è comportata bene, dal punto di vista funzionale, durante tutto il periodo di prova, tranne per una piccola amnesia: a volte, soprattutto se si schiaccia Play col platorello aperto, il Delius, di fatto, non esce dal muting. Sembra riconoscere il segnale audio, ma non suona fin quando non si tocca la manopola del volume. Schiacciando stop e poi play, o chiudendo il cassettino dal tasto close e schiacciando poi Play, il problema non si è mai presentato. Il muting del Delius è peraltro indotto dal fatto che la scheda digitale imposta il flag Non Audio quando il lettore non è in riproduzione e, nella loro modalità più sicura, i convertitori dCS sono impostati per bloccare le uscite in quel caso. Con i SACD la frequenza e la risoluzione lette dal Delius sono sempre state, in riproduzione, di 88.2 kHz e 24 bit.

 

Ma basta con le descrizioni, vi devo dire come suona questa combinazione e se sento, rispetto al Sony e riproducendo SACD, i supposti effetti deleteri della conversione a PCM. Le risposte potrebbero essere benissimo, meravigliosamente, grazie e no, no del tutto. Ma articolerò un po' di più, cercando di essere buono.

Preso da solo, l'insieme suona i SACD in maniera eccellente, come non mi capitava di sentire dai tempi in cui il Tri-Vista di Musical Fidelity è stato restituito con rimpianto al distributore, forse anche meglio per certi versi, per quanto la ricostruzione a memoria sia cosa di cui diffidare.

E' un suono molto analitico, ma mai disseccato; forse analitico non è l'aggettivo giusto, probabilmente rigoroso è più corretto. Livello di colorazione bassissimo, direi nullo, trasparenza spinta agli estremi livelli, eccezionale altezza della scena acustica, un lavoro di cesello straordinario a definire contorni e limiti degli strumenti e degli esecutori e un ritrovato – col digitale! – senso di continuità del palcoscenico. Non siamo ancora – forse non lo saremo mai – ai livelli dell'analogico migliore per questo parametro, ma siamo estremamente vicini, tanto che l'effetto è impercettibile sena il confronto diretto. Direi, quindi, che, visto anche il senso di “silenzio”, di non confusione e vista la caratteristica estremamente rigorosa delle frequenze acute (e dato il fatto che viene raggiunto il lock nella modalità più selettiva del Delius, quella definita PLL Fine) non sembrano esserci problemi di jitter nella scheda dvdupgrades, non più di quelli possibili in un'ottima meccanica CD dedicata. Ma di questo, probabilmente, vi racconterò meglio la prossima volta.

I SACD, vi dicevo. Il confronto diretto col Sony, condotto in maniera rigorosa e volto a verificare se quei possibili problemi dovuti alla conversione PCM – minore fluidità, maggiore tendenza allo strappo e a sottolineare l'attacco, scena più ridotta, velocità inferiore ai transienti, tempi di decadimento più rapidi – sono reali, si è concluso con un nulla di fatto. Le due macchine, cioè, fatta salva una superiorità intrinseca della combinazione nippo-elvetico-britannica sul lettore giapponese in termini di complessità armonica e trasparenza assoluta, hanno rivelato una sostanziale parità per quanto riguarda la fluidità, una maggiore altezza e delineazione della scena per l'accoppiata/tripletta, una larghezza forse appena inferiore, nessuna propensione a sottolineare l'attacco o a strappare, tempi di decadimento smisurati per entrambi i lettori, velocità di riproduzione maggiore per l'accoppiata, sibilanti meno accentuate anche nei dischi peggiori da questo punto di vista. La combinazione ha, inoltre, dalla sua, una dinamica superiore, sia macro che micro, e un'apparente tendenza a suonare più piano (il che è un buon segno, uno degli effetti del SACD è il fatto che sembra invitare ad ascoltare più forte…).

Uno dei miei test preferiti – e uno dei miei SACD di riferimento, qui posso parlare di dischi, siamo in Digitalia – è il recital cembalistico di van Immerseel su NorthWest Classics intitolato “Hans Ruckers – The Musical Legacy”, due clavicembali e un virginale del museo di Anversa registrati in maniera assolutamente ineccepibile. Mi piace testare gli apparecchi verificando quanto svelano le differenze fra i due strumenti, e la combinazione Pioneer+dvdipgrades/dCS è, in questo senso, abbastanza superiore al Sony da farmela adottare come mio nuovo riferimento personale.

Ma basta con i confronti, quel che conta è che, preso da solo, nell'uso quotidiano per il puro godimento della musica, lo strano insieme mi ha dato soddisfazioni ed emozioni che non pensavo possibili dal digitale, quasi un nuovo standard. E non ho ancora parlato né della riscoperta dei miei CD né della scoperta dei DVD-Audio con una macchina finalmente all'altezza e su un campo finalmente di parità coi SACD.

Non credo, però, che sia necessario arrivare a un dCS come convertitore per godersi tanto; penso che sia possibile cavarsela anche con molto meno e la prova con il North Star me ne ha dato un'idea, sia pure con la limitazione di cui sopra.

Piccola nota “legale”
E' vero, la scheda dvdupgrades “gira attorno” ad alcune delle restrizioni imposte dai proprietari degli standard SACD e DVD-Audio. Vanno, tuttavia, osservate due o tre cose: non penso che la pirateria, nella musica ad alta risoluzione, sia un problema reale (e resta il fatto dissuasivo relativo alla necessità di un software di editing piuttosto costoso per creare un disco leggibile dai dati che escono dalla scheda dvdupgrades); non esiste legge, in Europa, che confermi le restrizioni imposte dai produttori di SACD o DVD-Audio (sicuramente non esiste in Italia); esiste, al contrario, un movimento di pensiero che considera illegittime tali limitazioni.

Pertanto, non vedo il problema… e comunque, si tratta di una piattaforma quasi estrema, dedicata a un mercato che non la utilizzerà certo per farci degli MP3, anche perché quelli escono meglio dai vecchi CD…

Dati
Costruttore: dvdupgrades Inc.

www.dvdupgrades.com
Distributore:
Prezzo: €