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Accuphase DP-77

C'è digitale e digitale!
Accuphase DP-77

Devo dire che era parecchio tempo (relativamente alle date piuttosto recenti della loro presentazione) che ambivo a metter le mani su una delle belle macchine per la lettura dei Super Audio Compact Disc realizzate da Accuphase. Macchine SACD, certo, ma esclusivamente stereo, perché Accuphase, nobilissimo marchio del più nobile Giappone sonoro, è marchio con filosofia “dura e pura”: nessun compromesso con il settore video, difesa ad oltranza (o sino a nuova dimostrazione) della pura stereofonia. 
Dunque uno dei SACD player, che, potendo permetterseli, mettono d'accordo sia “puristi” del digitale che mentori del nuovo formato. Anzi, se m'è concesso, segnano un punto a favore di questi ultimi nella loro – a mio avviso sacrosanta- battaglia contro gli ingiustificati sospetti verso il sistema che rivoluziona la qualità d'ascolto del disco digitale compatto.

Il DP-77 è il più “piccolo” della serie ( che comprende anche il DP 88 e la meccanica di lettura DP 100), ma l'essere dei “piccoli” nella dorata casa di Yokohama assume ben altro significato di quanto possa essere per un marchio più commerciale. “Piccoli” veramente per modo di dire. 
In realtà sin dal suo presentarsi, l'Accuphase DP 77 rivela, senza bisogno di troppe spiegazioni, il suo essere lettore digitale di una classe assolutamente superiore. Costruzione interamente metallica, componentistica di qualità superlativa, una sezione meccanica a prova di bomba, ampia gamma di opzioni di collegamento, possibilità di espanderne funzionalità e prestazioni mediante schede aggiuntive (che vanno semplicemente inserite negli slot predisposti sul pannello posteriore), così come la possibilità d'essere usata come “semplice” trasporto di qualità superiore o come processore digitale d'avanguardia, lasciando che la sua superba sezione digitale converta i segnali di sorgenti esterne: SACD, CD, DAT, MD etc.

Abituati come siamo a “lievi” pesi degli attuali lettori digitali, non possiamo che stupirci nell'affrontare l'imballo del DP-77. Non appena il corriere me lo consegna comprendo come il suo sforzo nel sollevarlo e porgermelo, non rappresenti un'esagerazione “da mancia”, ma corrisponda alla pura realtà. La macchina pesa assai più di molti buoni amplificatori. Portandola in casa stabilisco mentalmente un peso attorno ai 25 Kg ., leggendo le specifiche scopro che non ero lontano dalla realtà: la macchina coperta dal suo accuratissimo imballo pesa 25 Kg , “nuda”, ne pesa ben 17! . Abbiamo più volte detto che il peso di un apparecchio non rappresenta un aspetto decisivo rispetto alle sue eventuali prestazioni, ma sappiamo anche come – a meno che non sia stato zavorrato con dei mattoni – un lettore digitale così pesante lo è perché incorpora un grado di costruzione e una quantità e qualità di componentistica che con tutta probabilità indicano una notevole complessità e raffinatezza strutturale e circuitale.

D'altra parte nella ormai non brevissima storia dell'audio digitale, Accuphase ci ha abituati a prodotti di assoluta eccezione: i suoi CD player, integrati o in più telai, sono tra i pochissimi che m'hanno fatto (e spesso) dubitare sulla mia intransigenza storica a proposito dell'ex nuovo formato d'immagazzinamento dei dati audio.

Dicevamo a proposito d'intransigenze, di quella audio della casa giapponese: il DP-77 ( come pure l'88 e il 100) legge esclusivamente dischi SACD e CD a due canali, non prende nemmeno lontanamente in considerazione i DVD, audio o video che siano, né i CD-RW, ed avverte chiaramente ( nel completo manuale d'istruzioni – in inglese) che potrebbe non gradire alcuni CD-R. Il pick-up laser a doppio raggio prevede naturalmente una lunghezza d'onda di 650nm per i SACD e di 780nm per i CD, ed è una piccola corazzata, a garanzia dell'affidabilità e della durata del suo movimento.

La sezione digitale prevede un convertitore D/A MDS plus a 24 bit, frequenze di campionamento di 32, 44.1, 48, 88.2 e 96 KHz ( da 16 a 24 bit in formato PCM a due canali) implementabili mediante le schede opzionali a 176,4 e 192Khz ( 24 bit PCM a due canali) e 2.8224 MHz (1 bit, 2 canali DSD). La risposta in frequenza dichiarata ( il manuale comprende le schede di misura) va da 0.5 a 50.000 Hz + O – 3 dB, la distorsione armonica totale nello spettro udibile è contenuta entro un fantastico valore di 0,0008% il rapporto segnale rumore è pari a 114 dB e la gamma dinamica di 110 dB ( con ingresso a 24 bit e con filtro passa-basso escluso). La separazione tra i canali, sempre secondo dichiarazioni della casa, è di 108 dB nell'intero spettro udibile. Impedenza e livello d'uscita sono le medesime sia per le uscite bilanciate che per quelle sbilanciate: 2.5 V a 50 Ohm.

La macchina di fabbrica prevede due coppie di uscite analogiche, una sbilanciata pin/RCA, l'altra bilanciata XLR, due uscite digitali una ottica e una coassiale e altrettanti ed equivalenti ingressi digitali. Oltre a questi e alla presa IEC per il cordone di rete, sul pannello posteriore troviamo, come già accennato, due pannellini avvitati che proteggono gli slot in cui possono essere inserite le numerose schede d'implementazione funzionale e prestazionale.

Le schede disponibili sono la scheda d'ingresso HPC, DI-BNC1 per il collegamento in ingresso di cavo coassiale con connettore BNC , la scheda ingresso/uscita digitali con connettori ottici e coassiali, la scheda d'ingresso/uscita HPC, DIO-ST1 con connettori ottici ST ad alta velocità di trasferimento, la scheda d'ingresso/uscita AES/EBU DIO-PRO1, che consente di raddoppiare le uscite bilanciate e di fornire una coppia d'ingressi bilanciati al DP-77, la DO 2-HS1 con due connettori d'uscita HS-Link ( da impiegare insieme al cavo HS, HDL 15 e da installare negli slot di riserva dell'ampli DC 330) per operare interamente nel dominio digitale con altre apparecchiature Accuphase , la scheda d'ingresso uscita HS-Link multifunzionale DI2-HS1, e la scheda d'ingresso uscita digitale a larga banda DIO2-DG1 per il collegamento e il processamento di campo sonoro digitale mediante l'equalizzatore DG-28 delle sorgenti con frequenza di campionamento oltre i 44 KHz, anch'essa da installare sul DC-330 che fungerà da “stazione” per il DP 77 (88) e il DG-28. Implementazioni realizzabili dall'utilizzatore stesso mediante semplicissime operazioni.

 

La macchina è corredata- oltreché da un bellissimo telecomando in acciaio spazzolato e satinato oro pallido come il pannello del DP-77, telecomando realizzato con grande raziocinio, nonostante il numero ragguardevole di tasti, piacevole da usare e da impugnare ( pesa ben 220gr.)- da due cavi di segnale, uno con connettori Pin in acciaio nickelato e dorato ed uno bilanciato con connettori XLR, di eccellente qualità. Un ulteriore tocco di classe ed una particolare forma di rispetto per l'acquirente, che dopo aver speso tanti soldini, dev'essere in grado di disimballare e collegare (al meglio) l'apparecchio, senza ulteriori rogne.

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E veniamo a ciò che in fondo più c'interessa, ovvero le prestazioni sul campo di questa macchina che ha già dimostrato ampiamente la cura con la quale è stata progettata e costruita. 
Il DP-77 è stato inserito in una catena audio composta da preamplificatori Bryston BP 25 e Klimo Merlino Gold Plus ( in prova sul prossimo numero di videohifi.com) finali di potenza Klimo Kent Gold (come sopra) e Harman Kardon Citation II, diffusori IMF Professional Monitor e ProAc Response Hexa (stereo). Come SACD di riferimento ho usato, naturalmente, il Micromega Reference SACD che da tempo fa parte di questo impianto.

La sensazione di trovarsi alle prese con una macchina digitale di categoria decisamente superiore è immediata. Il suono è fluido e presenta scarsissima fatica d'ascolto. Già dopo pochi minuti sono curioso di vedere cosa accade alzando il volume sino ai limiti di saturazione della stanza. L'impressione è quella di una dinamica di disarmante naturalezza, praticamente infinita. La sensazione di scarsissima fatica d'ascolto è suffragata dall'immediatezza con cui il suono del DP-77 cattura la nostra attenzione e la nostra concentrazione. In un primo momento la impiego come macchina di semplice lettura CD. Come tale si comporta in maniera assolutamente egregia, fornendo una grandissima prestazione sia sul piano timbrico che su quello scenico. L'immagine è ben tridimensionale e molto ariosa. Il limite della macchina è in realtà solo il limite del supporto stesso. E' chiaro che l'Accuphase è un lettore migliore del formato che gli sto facendo leggere, ma non ne denuncia con asprezza i limiti, anzi tende a porli in secondo piano, quasi ad attenuarli, grazie ad una dolcezza timbrica di fondo, che nulla peraltro toglie alla veridicità della riproduzione. 
Il contenuto armonico del disco viene esaminato e restituito con una accuratezza entusiasmante, tanto che talvolta dubito di me stesso, del piacere che provo nell'ascoltare i CD e che mi riporta dritto dritto alle grandi accoppiate meccanica + convertitore Accuphase degli anni '80 e '90. Ma il DP- 77 ha qualcosa in più, una dimensione precedentemente nascosta, non mi sembra eccessivo definirla così, che rende insolitamente plastiche le registrazioni digitali, precedentemente così fastidiosamente “scheletriche”, asciutte sino alla sete. Siccome dopo tanti anni di professione ho ancora paura dell'aspetto psico-acustico, e questa è una macchina che indubbiamente ha il potere di predisporci bene già al solo guardarla e toccarla, voglio provarla a confronto, ancora prima che col SACD player di riferimento e con l'analogico, con un CD Player “senza macchia”. Un Marantz CD 14 che ho appena acquisito alla mia collezione, e che indubbiamente è una delle migliori macchine integrate che io abbia mai ascoltato ( e a quanto pare non solo io). Ebbene per quanto il CD 14 suoni bene i CD, per quanto sia giusto tra i giusti nella capacità di comportarsi melodiosamente con un formato ostico, le caratteristiche, le virtù che ho sin'ora ascoltato nel DP-77 vengono clamorosamente confermate: si sono alle prese con una macchina digitale che confonde le idee sul digitale, che ne fa un uso talmente straordinario da far traballare le certezze. 
Smonto il bellissimo braccio Pritchard dal Thorens TD 124 e monto il più performante Sme S/II su cui ho montato una Fidelity Research FR1MKII con stilo Van den Hul. Ci siamo: l'analogico continua ad essere superiore, ma l'Accuphase fa tutto quel che può ( che non è poco) per smentire la mia convinzione e le mie orecchie.

E' ora di passare ad ascoltare la macchina come SACD. Ebbene se abbiamo sin'ora parlato di una prestazione strepitosa, in questo caso ci avviciniamo al non plus ultra. Un elenco delle incisioni ascoltate è quasi inutile perché non siamo in grado di stabilire le reali corrispondenze con le versioni CD, non il master di partenza, non i passaggi successivi, e per quel che concerne le nuove incisioni, dovete ancora fidarvi o della mia parola o delle vostre orecchie. Ma se ne avevo già la certezza, ora ne ho la stra-sicurezza: il SACD rappresenta una pagina completamente nuova e drammaticamente evoluzionaria nella storia della registrazione e della riproduzione digitale del suono. Il SACD è la rivoluzione, il DP-77 è il migliore dei suoi cantori, almeno di tutti quelli che ho avuto modo sin'ora di ascoltare. Quello che nel CD è squadratura e riconduzione a ragione nel SACD e tanto più nel SACD riprodotto da questa magnifica bestiola accufasica è ritorno alla fantasia al selvatico della vera musicalità, che non conosce limiti se non quelli imposti dall'ambiente di registrazione e da quello di riproduzione. Eppure questi limiti sembrano essersi spostati un po' più lontano. L'Accuphase offre una prestazione di strepitosa naturalezza e facilità, il suono non è più nemmeno “liquido”, si sublima allo stato di vapore, di fresca brezza di sensazioni. A sparire è proprio la sensazione della “riproduzione”, della “copia”, dell' “artefatto”, o se vogliamo, del “falso d'autore”, che per quanto possa esser bravo il falsario, si porta appresso quel terribile odore di “nuovo” e quell'aspetto leccato e laccato che è indice di vita non autonoma (ove vi sia vita). La gamma bassa è profonda quanto può esser profonda, ma soprattutto rispetto all'ormai “arcaico” CD dispone di tutta la ricchezza armonica che il prepotente predecessore gli aveva rapito per comodità di conversione. La gamma media è chiara, luminosa, ma al contempo solida e pastosa. La gamma acuta di una finezza impressionante, giunge sino all'estremo limite pulita e luminosissima, per poi rarefarsi sino al raggiungimento del nulla, quel nulla che è il limite che ci è imposto dal nostro sistema uditivo. Il DP-77 andrebbe tranquillamente molto oltre. La scena è “vera”, non verosimile, gli elementi nello spazio tridimensionale hanno pesi, appoggi e ombre, occupano lo spazio, non fluttuano in esso né in esso compaiono per magia. Gli archi stridono e rugano e i fiati respirano, le pelli delle percussioni flettono e rimbalzano. Le voci, vivaddio, cantano!

E il confronto col Micromega Reference? Si tratta di due macchine del desiderio. Nel confrontarle non possiamo non calcolare il fatto che il Micromega Reference SACD nasce con presupposti differenti: è una macchina multicanale, ha una meccanica in grado di leggere anche i DVD- è a tutti gli effetti un multi-lettore- costa un bel po' meno dell' Accuphase. Diciamo che impiegato come lettore stereo il Micromega sta, finché può, appresso al DP-77, gli sta ben incollato, sia nella lettura dei CD che dei SACD. Poi c'è un punto limite dopo cui l'Accuphase va decisamente oltre, raggiunge l'Olimpo dei lettori di dischi, il Nirvana digitale…E dopo quell' “oltre” non da i resti a nessuno. Se questo è quanto fa il DP-77, non oso pensare cosa potrà fare il DP-88!

Vi state chiedendo se le meraviglie della “conversione” dell'Accuphase DP-77 stiano convertendo anche me? No, la penso ancora come prima: l'analogico è comunque un passo oltre il miglior digitale, ma le condizioni da rispettare sono tante e le incisioni che rendono palese, oggidì, di fronte ad una macchina di lettura come questa, tale superiorità, un numero limitato. Il SACD in genere è un drastico passo in avanti verso la dimenticata musicalità dei sistemi di lettura meccanica, macchine come il DP-77 minimizzano notevolmente il gap ed hanno il non indifferente vantaggio di poter sfruttare e restituire al meglio un numero potenzialmente impressionante di registrazioni, senza aggiustamenti, regolazioni e insicurezze d'ascolto dell'utilizzatore. 
Il DP-77 è, in assoluto, un lettore digitale che rivoluziona il nostro modo di percepire il sistema di immagazzinamento numerico del suono. E' una macchina delle meraviglie, e detto ciò diviene ovvio affermare come il suo prezzo sia poco più che un'opinione. Peraltro perfettamente assimilabile a quello di tanti banali CD player di un certo livello, un livello tale che consente loro appena di lucidare le scarpe al nostro magnifico interprete. 
My five stars.
Fotografie del prodotto:

Dati
Costruttore: Accuphase Laboratory Inc.

www.accuphase.com
Distributore: High Fidelity Italia
Via Collodi 20010, Cornaredo (MI)
Tel 02-936.11.024 - Fax 02-935.64.77.70
Prezzo: €