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Vacanze Romane

di Bebo Moroni

Vacanze Romane

Quando mi rimane un po' di tempo per pensare, spesso mi ritrovo a cercare di definire, ammesso che ve ne sia una, di che tipo sia la mia intelligenza, secondo gli schemi e gli stilemi psico-antropologici. Naturalmente non riesco ad individuare nessuno schema che mi si adatti, oppure ne rintraccio di volta in volta uno, valido per una sola serata. Sicuramente nella mia elaborazione un posto privilegiato ce l'ha la memoria: non il semplice fatto mnemonico, ma l'associazione di fatti e sensazioni. Per quanto mi sforzi da tutta la vita di essere (e forse di apparire) razionale, i miei pensieri sono agitati da tutta una gamma di elementi che dovrebbero (dovrebbero) appartenere alla sfera dell'irrazionale. Nulla di particolarmente originale: odori, colori ed altri elementi visuali, suoni etc. . Ma da molto tempo (molto tempo ahimé) cioè almeno da quando smisi i capelli lunghi sulle spalle ( ora sono i capelli che hanno "smesso" me) e la giacca di renna con le frange uguale uguale a quella di David Crosby, non avevo più contemplato quel termine desueto, decisamente anni '70 ( anzi, fine anni '60) che tutti li conteneva: "vibrazioni". Un termine abbastanza ridicolo se non fosse stato così magnificamente nobilitato dai Beach Boys ( uno dei massimi fenomeni di genio musicale del secolo scorso, altro che canzonette da spiaggia!), comunque impronunciabile se si vuol continuare a dar di sé una minima immagine di persona seria.

Eppure non saprei bene come altro definire quell'emozione, anch'essa un po' desueta, forse dimenticata o trascurata, provata proprio ieri sera, in una di quelle serate magiche che ti riappacificano con quella bellissima sgualdrina che è la mia città, Roma, ascoltando per la prima volta dal vivo, alla mia bella età ( e alla loro bella età!) uno dei miei miti musicali ( e generazionali) assoluti, Simon & Garfunkel, che, a proposito dell'incipit di cui sopra, associo automaticamente a J.D. Salinger, ad una ragazza con i capelli scuri e gli occhi verdi, alla prima volta che vidi la baia di S.Francisco, al tramonto in una sera di tarda primavera, a tante speranze e a tanti sogni troppo grandi per essere realizzabili. Devo correggermi: ascoltando DUE dei miei miti musicali assoluti, Simon & Garfunkel e gli Everly Brothers. Anzi proprio l'apparizione sul palco di Doug, 67 anni, e Phil 65, ha rimescolato in me qualcosa che non veniva rimescolato da tanto tempo: emozioni profonde, molto profonde, dalle radici profonde, molto profonde. Vibrazioni? Non lo so, non che Simon & Garfunkel non ne avessero sino a quel momento rimescolate, ma, in fondo, vai ad ascoltare Paul & Art e -in un certo senso- sai quello che ti puoi aspettare, che è molto vicino al massimo. Non che l'apparizione degli Everly fosse inaspettata, era annunciata, faceva parte del "tour", ma, che volete che vi dica, quando Paul Simon ( o Art Garfunkel? Lo vedete che ero emozionato?) ha chiamato sul palco i suoi grandi ispiratori e i due arzilli vecchierelli sono comparsi, sfidando le leggi del tempo e della gravità, in forma splendida, con le stesse chitarre della copertina di Crying in the Rain, quando hanno iniziato a cantare ( non mi ricordo più se prima Wake Up Little Suzie o Dream, diavolo se ero emozionato!) e le voci erano esattamente le stesse di quarant'anni fa, di quelle che ascoltavo estasiato su un microsolco di quarant'anni fa, mentre chiedevo a mia madre - giustamente scettica su queste cose- se potevo tagliarmi i capelli come loro ( sarei stato completamente fuori moda, erano passati almeno dieci fatidici anni), ebbene si, molto si è rimescolato dentro di me, e se n'è andato via, vorrei dire per sempre se non fossi anch'io terribilmente scettico, un po' di pessimismo.

Forse se uno smettesse di fumare… O forse se uno smettesse di pensare che la vita è una scommessa da vincere a tutti i costi, se smettesse di pensare che invecchiare voglia dire automaticamente metter da parte i sogni e diventare cinici, se smettesse…Se smettesse ogni tanto di pensare, e si abbandonasse al calore di una sera d'estate, ad essere uno tra i tanti in mezzo alla metà di un milione di persone e a godere di quello che forse solo la musica riesce a dare…Le "vibrazioni" (ogni riferimento a gruppazzi giovanilistici a' la page è destituito di qualsiasi fondamento). Un moto d' affetti profondi e irrinunciabili , ai quali troppo spesso rinunciamo.
Ecco, il potere, l'enorme bistrattato potere della musica è questo, è sentirsi nulla e tutto tra la folla, è fregarsene se la tribunetta della stampa è zeppa di giovani bestiole da radio che straparlano a sproposito, di deejay burinozze che ballano il mambo ascoltando la profondità delle note e delle parole di Simon &Garfunkel, fregarsene senza perdere il lume della ragione, riuscire dunque a conciliare, una volta tanto, lucidità e capacità di lasciarsi andare. Un miracolo no? E in virtù di questo miracolo puoi essere quasi nel medesimo momento commosso sino alle lacrime e poeteggiante e ridere di gusto alla battuta perfida di mio fratello Antonello, che certamente non le manda a dire, ad una delle suddette burinozze che ascoltando le prime note di "El Condor Pasa" esclama "ecco questa è la più bella", e il grande Antonello: "no è l'unica che conosci!". 
Ridi e poi guardi la folla, pensando quale dei tuoi grandi amori sarà lì, in mezzo alla marea, e se, a quale, canzone avrà per un momento volto il pensiero a te.
Che grande cosa è la musica amici miei!

Buone vacanze, guidate piano, annusate la brezza e, come diceva qualcuno venti o trent'anni fa : "if you can't be with the one you love, love the one you are with"!