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Digitalia: l'andazzo generale

di Igor Zamberlan

C'è stato, in questi ultimi mesi, un periodo in cui, a causa dell'assenza di nuove uscite Sony e della presenza di Sony fra gli sperimentatori del DualDisc (di cui vi ho parlato l'altra volta), qualcuno ha messo in giro voci su un prossimo disimpegno della Sony stessa dal SACD e su un suo coinvolgimento in prima persona sul fronte DVD-Audio. A smentirli è presto arrivato un comunicato stampa (pubblicato in occasione dell'HE2004 di New York) della Sony che ne presenta i piani futuri sul SACD (senza mai menzionare l'altro formato), parzialmente tradotto sulle nostre news. C'è stata, in realtà, un'ulteriore, ancora più indicativa smentita, quasi a contrario: è di questi giorni la notizia che il DualDisc è stato accettato dal DVD Forum, ma, se si prova a leggere il materiale informativo, si troverà scarsissima evidenza del fatto che quest'approvazione sarà in qualche modo determinante per il successo del DVD-Audio. In effetti, Sony è fra le case discografiche interessate al DualDisc; probabilmente il fatto che nei comunicati non si parli di DVD-Audio è frutto di un compromesso interno al DVD Forum. Dai primi esperimenti, è palese cosa ne voglia fare la casa giapponese (e temo che gli altri si accoderanno): rendere il DualDisc la versione compatta e - forse - più pratica di ciò che già da tempo le case discografiche stanno facendo, cioè l'immissione sul mercato, all'uscita di un disco importante, di una versione limitata, un po' più costosa della contemporanea uscita standard, che include anche un DVD-Video bonus, con video e contenuti multimediali. Sì, un DVD-Video. Al masssimo ci sarà una versione Dolby o DTS, multicanale, della musica inclusa nel lato CD, o una versione a risoluzione DVD-Video, come nei primi DualDisc sperimentali della Sony. Non mi pare molto come ancora di salvezza ad un formato annaspante, non mi pare molto per dire che Sony abbandona il SACD.

Negli stessi giorni è arrivato anche un altro annuncio significativo. Philips ha presentato e annunciato la disponibilità (dall'inizio di giugno) di un plug-in per il diffusissimo ProTools, che permette di generare, da tracce registrate e mixate in PCM, un file DSD compatibile con un altro strumento - presentato contestualmente - col quale è possibile generare i file da salvare su supporto magneto-ottico da inviare alle catene di produzione dei SACD (che restano le uniche a poter generare dei SACD che vengano riconosciuti dai lettori, con buona pace di chi ha recentemente scritto che il SACD sarebbe facilmente duplicabile - magari si riesce a duplicarlo, anche se non mi risulta; certo che poi è tuttora impossibile riprodurre su un lettore il frutto di quella duplicazione, dato che manca la filigrana con la quale il lettore SACD distingue un SACD da, appunto, una copia pirata…). Quindi Philips, ribadendo le posizioni espresse negli anni scorsi da suoi dipendenti, rimane fedele alla sua linea che consiglia di produrre le registrazioni nel dominio multibit (PCM) per poi utilizzare il SACD e il DSD solo come mezzo di distribuzione, grazie alla sua maggiore efficienza e alla sua migliore protezione antipirateria.

Intanto, grazie ad un "incidente", si è scoperta un'altra cosa, anche se non siamo riusciti ad ottenere alcun commento scritto da Philips: il mix stereo sui SACD, che credevamo obbligatorio, forse non lo è così tanto. Forse: MDG, un'etichetta tedesca finora impegnata sul fronte DVD-Audio con le sue registrazioni in standard "2+2+2", ha fatto uscire due SACD ibridi, dai quali mancava completamente la traccia stereo. In seguito alle proteste di alcuni, MDG ha ristampato quei due SACD in una versione che include anche la traccia stereo separata (che è, grazie al procedimento di registrazione, che usa i 2 canali posteriori - il primo +2 - e i canali "altezza" ricavati dal centrale e dal sub - il secondo "+2" - solo per la riproduzione dell'ambienza, semplicemente la riproposizione dei frontali del programma multicanale) ed è disponibile ad inviare la nuova stampa in cambio della vecchia a chiunque ne faccia richiesta e spedisca contestualmente il disco, ma, annunciando la ristampa, ha confermato che la prima stampa era perfettamente rispondente alle specifiche dello standard SACD. Hmmmmm…

Alcune novità, già che ci siamo (mi scuso coi lettori per il ritardo nell'aggiornamento delle nostre news): pare che BIS si appresti a diventare una delle etichette trainanti dello standard SACD per quanto riguarda le uscite di musica classica; sono, infatti, annunciate la prima integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven, eseguita da Ronald Brautigam su fortepiano, un'integrale in DSD multicanale (la seconda, dato che, in alcuni paesi europei, esiste una versione diretta da Jaap Van Zweden) delle Sinfonie di Beethoven diretta da Osmo Vänskä e un'integrale delle sinfonie di Ciaikovski diretta da Neeme Järvi con l'orchestra di Goteborg. Pentatone prosegue, con una serie di dischi dedicati a Elly Ameling, la riproposizione delle registrazioni Philips Quadro degli anni '70. Sugli annunci di Sony vi ho già ragguagliato nelle news, Universal prosegue a ritmo abbastanza costante. Chandos si è aggiunta a Channel Classics nella scelta di fare uscire dischi solamente in formato ibrido; nel caso di Chandos non saranno tutte le nuove uscite (come invece fa Channel), ma solo quelle registrate ad alta risoluzione e di cui si considera significativa l'uscita in SACD (probabilmente quelle per cui si considera interessante vendere un'edizione multicanale). Sul fronte pop/rock, da segnalare il primo SACD della Matador, OnoffOn dei Mission of Burma. Ah, e a quanto pare, al contrario di quanto annunciato, la nuova versione di The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis uscirà solo in SACD e non anche in DVD-Audio o in DualDisc - forse (sarcasmo on) qualcuno dovrebbe dire agli editori che il SACD è moribondo, che anche Sony lo sta abbandonando, che si può copiare con qualsiasi PC eccetera eccetera (sarcasmo off).

Il layer CD

Allertato in questo senso da alcuni lettori del forum, ho fatto una piccola indagine sul suono dei layer CD dei SACD contro i corrispondenti CD, provenienti da master diversi. Alcuni sostengono, infatti, che il layer CD derivato dal master DSD attraverso Super Bit Mapping suoni peggio dell'uscita originale.

Mi sono concentrato su due dischi, J.S. Bach, Actus Tragicus, Cantus Cölln/K. Junghänel su Harmonia Mundi France e Invito all'Opera/I Tre Soprano su Fonè.

In ambedue i casi, devo riportare un'evidente superiorità del layer CD del SACD sul CD corrispondente. Nel caso del CD Harmonia Mundi, questa si traduce in una maggiore presenza degli esecutori, una migliore estensione e una maggiore consistenza armonica; nel caso del CD Fonè, la superiorità è ancora più brutale, c'è - direi - un vero e proprio golfo di prestazioni fra le due edizioni. Il CD non è eccezionale (si tratta, nel mio caso, di un'edizione promozionale per Telecom Italia ricavata dal master digitale registrato con un convertitore Nakamichi), gli archi hanno una certa tendenza alla durezza e allo strappo, sono un po' poveri armonicamente e un tantinello spigolosi. Le voci mancano di respiro e presentano la stessa tendenza allo strappo. Il SACD, ricavato dal master analogico (Nagra…) è molto più realistico nella capacità di restituire archi più simili a quelli che sento in sala da concerto, ripropone una scena più leggibile e voci decisamente più continue e dinamiche. Il layer CD del SACD è sulla strada che va dal CD al SACD, decisamente meno povero armonicamente del CD da master digitale, decisamente lontano dal SACD.

Non sto dicendo che chi non è ancora saltato sul carro del SACD deve buttare via i propri CD per acquistare degli ibridi, attenzione: è difficile trarre conclusioni di questo tipo da due dischi (e se volete un esempio di strato CD che suona incommensurabilmente peggio del CD corrispondente, prendete il Deutsche Grammophon con le sinfonie di Beethoven dirette da C. Kleiber, un parziale disastro), ma mi avventurerei a dire che, se si prevede, prima o poi, di comprare un lettore SACD (e sapete che penso che prima o poi lo dobbiate comprare, per fare un favore alle vostre orecchie), si possono adottare gli ibridi, quando esistenti, come unica versione di un disco che ci interessa. Anche perché aumenta (come scrivevo sopra) il numero delle etichette che non sembrano più intenzionate a dare una scelta…

XRCD24

Altro argomento dibattuto. Alcuni si spingono addirittura a dire che gli XRCD suonerebbero meglio dei SACD. Dal mio primo approccio mi verrebbe da dire: non scherziamo.

Mi sono procurato, grazie all'amico Fabio Camorani, la versione XRCD24 di Art Pepper Meets the Rhythm Section, e l'ho confrontato col layer SACD e con quello CD dell'edizione Analogue Productions.

L'esito? Non sembrano usciti dallo stesso master. Cambia il bilanciamento tonale (più evidente il basso nella rimasterizzazione Analogue Productions e più palese il fruscio del nastro), cambia soprattutto la continuità dello stage (nella versione Analogue Productions la piccola stanza in cui il disco è stato registrato è una piccola stanza, nell'XRCD i suoni sono più localizzati nei diffusori e c'è un - per me - insufficiente senso di decadimento fra i canali, non si percepisce il "leakage" fra i microfoni che è una delle caratteristiche leggndarie di questa registrazione di Roy DuNann). Non si sente a sufficienza, nell'XRCD, il movimento continuo del sax di Art Pepper, tutto appare un po' più inchiodato a terra, se mi passate il termine. Ah, questo confrontando l'XRCD con il layer CD. Col SACD, il confronto non è proponibile, basta ascoltare due o tre colpi sulla batteria…

Ora, se la caratteristica della maggiore compostezza del basso nell'XRCD potrebbe essere dovuta ad una minore presenza di jitter nel processo di masterizzazione JVC, come vogliamo spiegarci la minore risoluzione nei movimenti sulla scena e la minore presenza di "leakage"? Come vogliamo spiegarci la strana sensazione che nell'XRCD24 il pianoforte sia registrato ad un volume più alto e sembri più avanzato rispetto ad ambedue gli strati del SACD Analogue Productions? Lo strato CD del SACD Analogue Productions, fra l'altro, non è ricavato attraverso Super Bit Mapping, ma è l'esito di una conversione diretta, attraverso un apparecchio custom, dal master analogico a un nastro Sony PCM1630.

Mi viene un sospetto, che si chiama equalizzazione. O un altro, che per l'XRCD24 la JVC non abbia avuto accesso ai master originali, ma a una copia in ottimo stato, per certi versi meglio conservata rispetto al master originale usato da Analogue Productions (sul quale si sente un minimo di distorsione in più sul pianoforte), ma una copia.

Anche qui, tuttavia, mi rifiuto di trarre conclusioni da un disco.

La prossima volta, La Folia di Paniagua, SACD vs CD vs vinile 180 grammi.


Post scriptum

Ho volutamente lasciato il testo che parla del confronto XRCD/SACD come l'avevo scritto, dato che quello era ciò che le mie orecchie mi dicevano. Nel frattempo, mi è ricapitato in mano un antico Stereophile con un'intervista a Roy DuNann, l'ingegnere del suono di quella e di altre storiche registrazioni jazz. A quanto pare, le mie orecchie, che mi dicevano che si trattava di due master diversi, non si sono sbagliate; pare, infatti, che il riverbero debba essere aggiunto in post-produzione, e che coloro che hanno effettuato i primi remaster in CD si fossero dimenticati di questo dettaglio. I CD suonavano, quindi, terribilmente secchi. Ma ne consegue anche un'altra cosa: nessuna rimasterizzazione di questi dischi suonerà uguale all'altra, a meno che non si usi lo stesso production master. Per cui, alla fine, la prova non è conclusiva - anzi, dal punto di vista del confronto fra i media, è piuttosto irrilevante. Perciò penso sia necessario un supplemento di indagine, magari utilizzando i SACD Living Stereo prossimi venturi a confronto con gli XRCD corrispondenti.