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Clearaudio Victory H

di Bebo Moroni
La gamma del noto costruttore tedesco di componenti analogici di qualità, si è di recente ulteriormente ampliata, con l'inserimento in catalogo di nuovi giradischi, testine, preamplificatori phono, riuscendo ormai ad offrire una gamma di prodotti per gli amanti del "disco nero", amplissima e variegata, e, fatto non meno importante, adatta quasi a tutte le tasche. La Clearaudio ci ha abituati male, nel senso che ci ha viziati con prodotti di una qualità difficilmente soggetta a critiche, che non siano quelle ( che ci ostiniamo a rispettare oltremodo) legate al proprio personale gusto musicale. Un mito, una delle tante leggende metropolitane di cui questo mercato abbonda, dice che il suono "teutonico" è duro e squadrato, facendo probabilmente riferimento a certe durezze della lingua, ma non conoscendone le straordinarie dolcezze, le suadenze, le commoventi sfumature. E' insomma, come confondere i discorsi di Hitler con le poesie di Schiller o di Heine. E' una leggenda che risale a quando le riviste italiane ( sulla scia di quelle inglesi ed americane) consideravano "buon suono, sano e composto" solo quello che non prevedeva né acuti né bassi profondi. In questa maniera molti splendidi oggetti "made in Germany" (ed alcuni "made in Japan", e persino taluni "made in UK o in U.S.A.", si pensi solo a Tannoy e a Klipsch) vennero costretti ad assumere il ruolo di apparecchiature di serie B o per orecchie facilone e ineducate. Così, la storia del suono tedesco appare come storia recente, quella di un fenomeno attualmente persino esagerato ( nel senso che poi, con lo scarso equilibrio che contraddistingue le tendenze audiofile, adesso qualsiasi cosa venga dalla Germania provoca inconsulti entusiasmi, e non sempre ve n'è ragione), mentre è storia antica, e colma di apparecchi di grandissimo valore, quasi sconosciuti al pubblico ( ce ne occuperemo, a fondo, in separata sede, nei prossimi "fascicoli" di videohifi).


Clearaudio è uno di quei marchi che ha dovuto faticare per inserirsi a pieno titolo nel "gotha" dell'alta fedeltà mondiale, eppure sono molti anni che produce bracci, testine, giradischi e quant'altro, di eccellente livello. A lode degli animatori del marchio la perseveranza e la coerenza con cui, in vent'anni e più di attività, hanno continuato ad esser fedeli alla propria filosofia sonora e costruttiva e ad uno standard, l'analogico, che ha visto la rapida migrazione verso altri lidi della gran parte dei marchi che ad esso si erano, almeno in parte, dedicati. C'è voluto del coraggio a continuare a presentare un catalogo, anche in pieni anni '80 e '90 esclusivamente, o al 95%, dedicato alla riproduzione dei dischi in vinile, a continuare ad espanderlo, ma è una scelta che l'attualità del nostro strambo mercato sta abbondantemente ripagando, alla faccia di chi, dando troppo in fretta per seppellito il cadavere, oggi si mangia le mani di fronte a tanto magnifica resurrezione di Lazzaro. Dicevo che il catalogo Clearaudio si è recentemente ulteriormente espanso, grazie anche alle due testine della serie Victory, di cui ho l'onore e l'onere di provare il modello "H" che si distingue per la tensione di uscita più alta ( 0.6 mV contro 0.2 mV) rispetto alla versione priva di suffisso nella sigla. Le Victory si pongono in una posizione intermedia nella gamma del costruttore tedesco, ben al di sopra delle MM e delle MC ( se così si può dire) "più economiche", ma ad un prezzo decisamente più abbordabile rispetto ad oggetti di culto come la Accurate o la Insider, ciò non di meno, come vedremo, le sue prestazioni sono tali da non far rimpiangere quelle eventuali sfumature, che testine ben più costose ( e non solo in casa Clearaudio) possono lasciar intuire.

La Victory H ( come la Victory normale) presenta alcune raffinatezze costruttive che influiscono non poco sulle prestazioni. La più vistosa è rappresentata dalle bobine realizzate con avvolgimenti interamente in oro a 24 K, e non si tratta di un vezzo né di un rimando alle profusioni di ori ( laminature e verniciature per lo più) che caratterizzarono l'High-End degli anni '80, bensì di una scelta tecnica ben precisa: le bobine in oro consentono infatti di ottenere massima conduttività, bassa massa e garanzia di inossidabilità. Le due bobine hanno identici valori di induttanza e sono perfettamente bilanciate ai lati del cantilever in boro. La perfetta simmetria dei valori meccanici, magnetici ed elettrici, è da sempre uno degli obiettivi primari di Clearaudio nella realizzazione dei suoi pick-up, assieme all'ottenimento della minima massa possibile per l'equipaggio mobile. Altro elemento distintivo della Victory è rappresentato dal corpo testina in lega di magnesio e alluminio, che assicura una struttura rigida e inerte, virtualmente immune da risonanze esterne ed autogenerate. La massa totale del sistema è di 9.4 g. che fa della Victory una testina solida e sostanziosa, ma adatta anche a bracci a massa piuttosto ridotta ( per intenderci va bene sia su uno Sme II che su uno Sme III, così, come punti di riferimento). Da evitare, a mio parere, solo bracci a massa molto consistente (Zeta, EMT, Triplanar etc.). il cantilever come detto è in boro, altro materiale pregiato e con caratteristiche, tra le altre virtù, particolarmente adatte alla realizzazione di un pick up a massa ridotta e insensibile alle vibrazioni indesiderate provocate dai repentini cambi di modulazione dei solchi, il diamante è a taglio Trigon P II, a profilo parallelepipedale, che dovrebbe meglio di altri tagli, approssimare la sagomatura tipica del solco vinilico.

La Victory H grazie alla sua tensione di uscita di 0.6 mV a 5 cm/sec. Può essere convenientemente impiegata anche in stadi phono a guadagno sostenuto non espressamente previsti per testine MC. Comunque sia ove doveste notare che il rumore dell'ingresso diventa sostanzioso e di nocumento alla chiarezza del messaggio riportato dalla testina, non esitate ad interporre un trasformatore di step-up o un pre-pre di qualità comparabile alla testina. Meno elementi ci sono nella catena meglio è, e va bene, ma evitiamo il ridicolo di quando, una quindicina di anni fa, pur di non inserire un trasformatore di segnale, si ascoltava il fruscio dell'ingresso phono, anziché la musica captata dalla testina. La Victory si presenta bene sin dall'inizio, la confezione "ha il suo peso": una cassettina in legno massiccio, di dimensioni importanti, abbondantemente riempita di gomma sintetica, all'interno della quale oltre al cofanetto plastico che contiene la testina in questione, troviamo una documentazione piuttosto ampia, tra cui una scheda di misurazione individuale "vera", corredata da tanto di appunti a penna, un manuale d'installazione piuttosto completo, che risolverà i dubbi anche dei meno esperti in questo genere d'installazioni ( il pensare che oggi come oggi il mondo sia nuovamente pieno di "neofiti" dell'analogico colma il mio cuore di gioia, e mi fa pensare che vent'anni di interventi, spesso considerati un po' "pazzerelli" sull'annoso argomento digitale vs. analogico, non siano stati del tutto inascoltati e sprecati) e dulcis in fundo, un set di cavetti braccio/testina ( cioè di "pagliuzze" per usare un linguaggio più corrente) Clearaudio, ben noti per la loro eccellente qualità ( tra l'altro la casa sconsiglia di impiegarne altri onde non rovinare i pin della testina, l'allarme mi sembra un po' forte, ma ben vengano comunque le pagliuzze Clearaudio, decisamente migliori della stragrande maggioranza di quelle che troverete di serie con i vari bracci di lettura). Il montaggio è estremamente facilitato dall'ampia base superiore e dalla precisione di lavorazione di questa, che fa sì che la testina si allinei perfettamente -orizzontalmente- allo shell. La scelta della "perfetta simmetria" effettuata dal costruttore tedesco si evince anche visivamente ( e strutturalmente): difatti, al contrario di quel che siamo normalmente abituati a vedere, i pin di collegamento non si trovano tutti assieme sulla porzione centrale posteriore del corpo testina, bensì sono sono posizionati a coppie direttamente sul retro della capsula dell'equipaggio mobile.

La Clearaudio Victory H è stata montata su un braccio Sme Series IV, a sua volta montato su un Michell Gyrodek MK II, abbondantemente rivisitato dal sottoscritto. Braccio in magnesio-alluminio, testina in magnesio-alluminio, l'accoppiata mi sembrava perfetta. Per far sì che il segnale della testina venisse innalzato sino a poter essere preamplificato dagli ingressi ad alto livello del preamplificatore Bryston BP1 ed avesse una corretta equalizzazione Riia, ho impiegato sia il pre-phono che sto abitualmente impiegando, un AudioNote AN 0, che il raffinatissimo pre-phono Clearaudio Reference, oggetto di altra prova su queste stesse pagine. Del preamplificatore dunque vi ho detto, mentre l'amplificazione è stata affidata ad un vecchio ma eccellente finale valvolare l'Harman Kardon Citation IV, coadiuvato - per saggiare appieno le doti dinamiche della Victory, da due dei cinque canali del sorprendente MCL Nad S 250. Il sistema diffusori è composto da una coppia di Tannoy Berkley ricablate Van Den Hul e raffinatamente completate da due supertweeter Tannoy T 50, tagliati a 16 KHz. Sulle prime, se devo proprio dirla tutta, sono rimasto un po' deluso dalla prestazione musicale della Victory: buona dinamica, ottima estensione, ma una gobba attorno ai 10/12 KHz, che proprio non mi andava giù. Come al solito ( io i manuali eventualmente li scrivo, li traduco, ma per una mia insopprimibile ( e sbagliatissima) pigrizia mentale, mi rifiuto categoricamente di leggerli. Così avevo dato un'occhiata distratta sia al manuale medesimo che alla scheda di calibrazione. Avendo regolato il peso di appoggio a 2.2 g. mi sentivo assolutamente sicuro di ottenere la massima tracciabilità dalla testina in questione. E, insomma, c'era 'sta gobba che proprio non m'andava giù, a fronte peraltro di una trasparenza e di un dettaglio che invece trovavo assolutamente godibili. Sarà il rodaggio mi dico, il fatto che è mattina ed i riscaldamenti sono spenti, e siamo al di sotto dei venti gradi ottimali di temperatura ambiente, ma passano le ore e la situazione, lì in quel particolare punto, non cambia: il suono si scalda, la dinamica diventa più corposa, ma quella dannata gobba!

Sto diventando lento di riflessi, sennò magari non avrei lasciato passare tutto questo tempo prima di partorire un'idea luminosa: ma diamo un po' una scorsa più attenta al grafico di risposta in frequenza? Magari quest'esaltazione è lì a bella posta, e allora mi dispiace ma non mi trovo d'accordo con i tecnici tedeschi. L'occhio, invece che sul grafico, mi cade sulle note tecniche, dove c'è scritto che il peso minimo di appoggio ( ma guarda un po' le coincidenze) è di 2.2 g, il massimo di 3 g., poi noto due appunti a penna relativi al mio esemplare, peso minimo applicabile 2.0 g., massimo 2.8. A questo punto un piccolo shampoo col viakal mi chiarisce definitivamente le idee, e mi ricordo che la casa nelle note di accompagnamento consiglia di impiegare la testina con valori di peso pari o vicini al massimo -generale- consigliato, di 3.0 g. . Ecco là, è la solita vecchia abitudine di chi è cresciuto nel tempo delle testine "ultralight", 2.2 g. mi sembravano già un peso di una certa sostanza, e invece…E invece mi riarmo di blancina elettronica Technics e porto il peso a 2.8 g. La situazione muta radicalmente, ma non solo perché viene eliminata quella fastidiosa gobba ad alta frequenza, bensì perché ho l'impressione di essere alle prese con una testina totalmente nuova: equilibratissima tonalmente, di grande pienezza armonica. E la dinamica non è buona, è straripante, veramente impressiva. Il dettaglio? Si, il dettaglio, eccellente, l'avevo intuito, ma il microdettaglio non l'avrei mai sospettato a questi livelli. Mi trovo, insomma, improvvisamente alle prese con una testina che mi sorprende, che va decisamente oltre ogni mia più rosea aspettativa. Eppure ho usato per anni una Insider, e dunque ho un paragone sonoro di altissimo livello. No, la Victory non è la Insider, ma la sua distanza da questo costosissimo pick-up, non è quella che la distanza tra i loro prezzi di listino potrebbe far pensare. La Victory abbina splendidamente neutralità sonica ed altissima dinamica, il che la rende singolarmente universale nell'utilizzo, capace di essere delicatissima eppure fremente con la musica barocca, con la musica da camera, il jazz per pochi elementi, il rock acustico, ed esplosiva - eppure tonalmente ed armonicamente ricca e credibile- con il rock, la sinfonica, i grandi gruppi jazz. Il basso è particolarmente corposo e modulato, e, grazie all'unione alle già accennate virtù, fa sì che Mingus di Joni Mitchell, disco tanto bello quanto complicato da riprodurre ai massimi livelli, diventi un vero e proprio spettacolo, dove gli ampi intervalli dinamici tra i momenti più delicati di chitarra e voce e le esplosioni di basso elettrico e chitarra colpita violentemente, risultano deliziosamente graduati, fluidi ed emozionanti. Stesso discorso, più o meno, vale per la chitarra acustica di Bruce Cockburn ( In the Falling Dark), dove è realmente possibile apprezzare spessore e tensione delle corde, oltreché una magnifica performance sulla voce. Splendido per ricchezza di dettagli, rispetto delle sonorità dei tanti strumenti impiegati, vivacità dinamica, Casino Royale con una "The Look of Love" da brividi per intensità e profondità. L'immagine è decisamente ampia sia sul piano che in profondità, la scena è molto luminosa con una marcata tendenza verso la chiarezza dell'atmosfera, ma non manca una buona scultura del chiaroscuro. I dettagli sono elencati muniziosamente ma senza pedisseque catalogazioni, così come la grandezza ed il posizionamento degli elementi sono estremamente ben delineati non sviando però l'attenzione dell'ascoltatore dall'interezza e dalla completezza dell'amalgama musicale.

L'unico appunto che si può realisticamente muovere è, nell'impiego con elettroniche di preamplificazione e di amplificazione a stato solido, una certa "cortezza" del basso, che tende ad essere leggermente depauperato per eccesso di nettezza, di una piccola parte del suo contenuto armonico, difetto (ove venga considerato tale) immediatamente riportato a ragione dall'interposizione di una sezione di preamplificazione o di amplificazione a valvole (per intenderci basta impiegare il pre-phono AudioNote nella combinazione tra pre Bryston e finale Nad Silver, o mantenendo il pre-phono Clearaudio Reference, inserire il finale a tubi HK). Ma si tratta di perfezionismi da "tester". Credo proprio che nell'attuale panorama la Victory non abbia rivali (non pochi rivali, proprio nessuno) tra le testine della sua fascia di prezzo, che è una fascia di prezzo molto alta, ma ancora non impossibile.

 

Dati 
Costruttore: Clearaudio electronic GmbH

www.clearaudio.de
Distributore: Audio Reference Srl,
via Abamonti, 4 - 20129 Milano; Tel.02 29404989 - Fax 02 29404311
www.audioreference.it
Prezzo 12/2002: € 1.684
Descrizione: Testina MC