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Scheu-Benz Geyger Silver Low

di Igor Zamberlan
Scheu-Benz Geyger Silver Low

La nuova “Glider on steroids”?

Le testine moving coil vengono ritenute, dalla maggior parte degli audiofili analogisti, la porta d’entrata nella vera high end analogica. Non che manchino moving magnet o moving iron di classe molto alta e di qualità e costo paragonabili alle MC (Grado, Decca/London e Clearaudio sono le prime che vengono in mente) ma le vette della riproduzione sono, effettivamente, più facilmente scalate dalle testine MC. I motivi hanno a che fare con la maggiore linearità che viene raggiunta dal principio di funzionamento delle MC e col fatto che le MC hanno lo stilo direttamente collegato al generatore: non è un caso se le Grado migliori hanno lo stilo sostituibile solo dalla casa pur essendo delle MM e se alcuni sperimentatori selvaggi riportano di risultati migliori utilizzando sistemi di accoppiamento casalinghi e irreversibili fra assemblaggio dello stilo e corpo della testina, tipo adesivo cianoacrilico; inutile dire che né l’autore né Videohifi si assumono responsabilità alcuna se decidete di seguire gli sperimentatori selvaggi e restate con le dita irreversibilmente incollate al cantilever della vostra testina. Inoltre, il tipo di costruzione delle moving coil permette tolleranze più basse e maggiore separazione fra i canali; oltre a questo, la loro frequenza di risonanza è più alta e risentono molto meno della capacità d’ingresso degli amplificatori phono e dei cavi cui sono collegate. Il loro principale svantaggio è la bassa tensione d’uscita: le più “pregiate” vanno dagli 0.5 mV in giù, contro i 2 mV minimi delle MM. Ciò costringe all’uso di pre phono con guadagno alto, o all’uso di apparecchi elevatori della tensione prima del pre phono, trasformatori o preamplificatori lineari attivi. Ovviamente la cosa si porta dietro una serie di problemi di rumore e di interferenze radio e elettromagnetiche; il posizionamento dei componenti, il controllo dei percorsi dei cavi, la presenza di emittenti radio in prossimità della sala d’ascolto diventano fattori critici per la resa finale.

Un’altra cosa da tenere presente quando si usa una testina moving coil è che il suo suono può variare, anche pesantemente, a seconda dell’impedenza di carico, cioè dell’impedenza di ingresso dei pre phono; il carico ottimale per una testina può andare da pochi ohm a 47 kohm – le MM sono, quasi tutte, ottimizzate per il carico standard di 47 kohm, a parte la Decca che piace tanto al nostro direttore.

La testina oggetto di questa prova è una novità; Thomas Scheu, che ha cominciato costruendo pezzi per giradischi da autocostruire, passando poi a giradischi completi e a bracci, evolvendo oggi in un negozio web che fornisce anche pre phono e – credo – altre amenità audiofile, già da un po’ di anni proponeva una testina di derivazione Benz, chiamata Scheu/Benz MC, in diverse configurazioni, con stili ellittici o di taglio Fritz Geyger S e con uscite di 0.3 o 1.6 mV (a proposito, non ho parlato delle MC ad alta uscita; basti dire che sono una variante delle moving coil che, grazie a un numero maggiore di avvolgimenti nelle bobine, permettono un’uscita più alta, a prezzo di un maggiore peso dell’equipaggio mobile che le rende, in linea generale, meno immediate e dinamiche rispetto alle versioni a bassa uscita). La testina era nota come “the Glider on steroids”, visto che la base su cui era sviluppata era la nota Benz Glider, che veniva modificata con alcune parti della Benz Reference e con uno stilo diverso; il suo vantaggio principale rispetto alla Glider era, comunque, il fatto che alla fine, grazie alla distribuzione diretta di Scheu, risultava costare meno del modello Benz. Dopo alcuni anni di produzione, in coincidenza con la nuova serie delle testine Benz, Scheu ha rivisto le proprie testine; ora offre la versione ad alta uscita solo con lo stilo Geyger S e con uscita a 1.2 mV a 649 Euro più spedizione, e questa di cui sto raccontando, la versione Low, con avvolgimenti in argento e uscita di 0.35mV, per 779 Euro più spedizione. Dovrebbe essere inoltre disponibile una derivazione della Ruby Open Air (la Ruby senza il corpo in legno di erica) con 0.8 mV di uscita ad un prezzo di 1200 Euro. La durata dello stilo è dichiarata in circa mille ore; la sostituzione dello stilo, che è in realtà la sostituzione della testina con una nuova, costa 300 Euro.

Presentazione e montaggio


La testina arriva nel classico box delle Benz non top, accompagnata da una piccola (e imprecisa) livella a bolla rotonda, da un cacciavitino e dalle viti in varie lunghezze – nessun dado, dato che la testina ha i fori di montaggio filettati. C’è anche un foglio di calibrazione individuale, con curva di risposta (decisamente piatta). Le caratteristiche “di serie” sono riportate all’interno del coperchio della scatola; il nome del modello è indicato come “Benz Micro Reference Silver”. Probabilmente la testina, anche in considerazione del prezzo, è quasi una Refererence Silver nuda, senza cioè il corpo in legno.

Ed è proprio questo suo essere nuda che rende psicologicamente poco invitante la prospettiva di montarla su un braccio. Infatti, non c’è nessuna possibilità di avere un salvastilo con una testina fatta in questo modo – dove volete che si possa attaccare? – e tutto è esposto, compresi i sottilissimi fili (proprio in argento, a giudicare dal colore) che collegano i generatori alle uscite. Quindi calma, sangue freddo, e mani ferme. Se non altro, il corpo della testina (quello che c’è) ha l’aria di dover essere preso a martellate per rompersi.

La “nudità” aiuta, comunque, parecchio nel momento dell’allineamento; il fatto che il cantilever sia completamente esposto rende molto più facile mettere la testina proprio dove deve essere sul braccio per essere in perfetta linea con la vostra dima preferita.



Setup e suono


Per setup intendo tutta la parte del montaggio che va la di là del semplice montaggio e dimaggio (orrida parola da audiofilo) della testina, cioè regolazione del peso, dell’antiskating, del VTA, dell’azimuth, dell’impedenza di carico e del guadagno del pre phono. Ho riscontrato che il miglior suono, sui due bracci su cui l’ho provata, si otteneva con qualcosina meno di due grammi di peso, antiskating quanto basta (nessuno dei miei bracci ha una scala precisa per l’antiskating, anzi, uno dei due, il VPI – su cui avrò da raccontare più in là – ha un sistema di antiskating peculiare e controverso, VTA con braccio lievemente impennato, impedenza di carico intorno ai 4/500 ohm. Rispetto alla vecchia Scheu Benz Geyger Low,  che ho consumato, il VTA si è rivelato meno critico (ne dirò meglio sotto) e l’uscita sembra soggettivamente più bassa, ma non anticipiamo troppo.

Per definire meglio il suono della versione corrente devo partire dalla descrizione di quello della vecchia Geyger Low con le bobine in rame,. La vecchia versione era una testina molto accattivante, con buona dinamica, suono poco costretto, un piccolo “bump” nella risposta sulla parte più alta delle basse frequenze che dava al suono un carattere che si attagliava molto all’ascolto di jazz e rock, dato che questa caratteristica era unita a un medio molto invitante e, al carico da me preferito, a una risposta che sembrava dolcemente calante sulle frequenze acute. La vecchia versione non era tuttavia il massimo né per quanto riguarda la risoluzione del dettaglio, che tendeva un po’ a oscurare, né per quanto riguarda la focalizzazione; non che il soundstage fosse carente, buone in realtà erano tanto la larghezza quanto la profondità, ma spesso, e soprattutto a confronto con riferimenti di fascia più alta, le entità nello stage tendevano a essere rappresentate più come nubi che come sorgenti – un po’ come se il lieve oscuramento del microdettaglio non consentisse alla testina di discriminare completamente la sorgente di emissione dalle prime riflessioni. Un altro piccolo problema, percettibile solo facendo molta attenzione, era un senso di relativo scollamento fra le gamme che appariva solo con determinati dischi, probabilmente legato alla risposta in frequenza soggettiva.

La nuova versione mi è sembrata risolvere un bel po’ di questi problemi, cambiando, al contempo, il carattere generale del suono. Il piccolo bump sulla risposta in frequenza è scomparso, lasciando spazio a una maggiore linearità della risposta; le lievi colorazioni che percepivo con la vecchia versione sono, quindi, molto meno evidenti con questa. Il piccolo scollamento fra le gamme mi sembra essere storia passata; forse era un sottoprodotto della piccola irregolarità di risposta della versione precedente.

Ma quello che è mutato in modo significativo è la trasparenza complessiva della riproduzione; il livello di microdettaglio, pur non essendo ancora da record come quello di testine di riferimento del genere della mia Lyra Clavis Evolve, è molto soddisfacente su tutta la gamma; questo porta a una focalizzazione che, anche se non tanto puntuale da soddisfare chi è alla ricerca di spettacolo in questo parametro, è forse anche più realistica di quella esasperata di certo digitale top o, di nuovo, di testine di costo multiplo rispetto a questa. La focalizzazione ci collega alla riproduzione della scena sonora; la profondità, già molto buona, mi sembra immutata; la larghezza è, invece, decisamente migliorata in quest’ultima versione, così come l’altezza – un parametro, quest’ultimo, cui personalmente non attribuisco una grande importanza in sede di valutazione, non essendo nemmeno sicuro che sia valutabile in modo univoco, e ritenendolo spesso più un attributo del sistema di diffusori che altro.

Dicevo prima del VTA: la vecchia versione era abbastanza critica, sensibile alle piccole variazioni e difficile da regolare. La nuova è molto più tollerante, mi sembra, e no so perché, visto che il taglio dello stilo non è cambiato; è più facile arrivare al punto in cui non si sente più la voglia di cambiare qualcosa. Come tracciamento, e anche questo mi sorprende un pochino, c’è di nuovo un vantaggio da parte della nuova: la vecchia versione non era in grado di tracciare la terza delle ultime quattro tracce del primo lato del disco test di HiFi News and Record Review senza qualche distorsione, la nuova se ne sbarazza senza problemi; questo fatto è percettibile anche nel normale ascolto come un senso di tranquillità da parte della testina nell’affrontare i solchi, quasi fosse più a suo agio della media delle MC anche coi dischi peggiori e nei solchi interni. Questa abilità di tracciamento infonde una certa calma durante l’ascolto, quasi come se l’intima e vaghissima preoccupazione per il deterioramento dei dischi durante l’ascolto diventasse ancora più vaga. Probabilmente una fra le migliorie non dichiarate riguarda la sospensione del cantilever…

Quindi, ricapitolando, la testina diventa più neutra, più dettagliata, meno colorata e più facile da mettere a punto. Svantaggi? Mah, forse. In realtà, ho dovuto faticare un pochino per capire cos’era che, in qualche modo, mi rendeva più “simpatica” la vecchia versione rispetto alla nuova, e alla fine ho capito (credo): la vecchia era una testina che, probabilmente, intendeva essere il meglio delle testine economiche (tutto è relativo, lo so: costava pur sempre intorno ai 600 Euro), quindi si faceva valutare in relazione alla fascia bassa del mercato delle MC. La nuova versione chiama a gran voce il raffronto con testine più costose, ponendosi come l’entry level delle testine top, dalle quali prende qualche punto a livello sonico. Però, razionalmente, la nuova versione è una testina migliore; è solo che sembra di un niente più fredda, meno entusiasta, probabilmente meno cheap’n’cheerful (cheap sempre in senso relativo, è chiaro che spendere queste cifre per un oggetto che dura un migliaio di ore è una soddisfazione riservata a chi di problemi economici immediati non ne ha troppi) della vecchia versione. Volete che vi dica che dipende dagli avvolgimenti in argento anziché in rame? Non lo dirò, non sono tipo da generalizzazioni simili… Il carattere della Silver Low la rende, alla fine, una testina meno predisposta a generi musicali specifici e la porta ad essere più versatile rispetto alla precedente; comunque mantiene di quella l’aria di famiglia (Benz) che si caratterizza per una nota di dolcezza e morbidezza nella proposizione del dettaglio.

Un raffronto interessante è quello che può essere fatto con la Ortofon SPU Royal N, che, di listino, costa intorno ai mille euro ma che è, probabilmente, passibile di sconti che la possono portare a un prezzo paragonabile a quello della Scheu. La SPU (il dinosauro, per gli amici) è più pesante, traccia peggio e lo fa ad un peso di lettura di tre grammi, è assai più difficile da mettere a punto, molto più critica come accoppiamenti e ha un’uscita marginalmente più bassa. Il confronto sonico è perfettamente proponibile, però, e non c’è un vincitore schiacciante. La Scheu è più neutra, più estesa agli estremi gamma, più dettagliata e più calda come suono; la SPU, dal mediobasso all’acuto non estremo, sembra rispettare di più il colore strumentale – non credo di aver mai sentito il legno degli archi o della cassa del pianoforte più chiaramente –, ed essere marginalmente più dinamica e sicuramente più affascinante; ha, insomma, un tocco di magia in più. Il rumore di superficie, anche con dischi non proprio perfetti, è basso per tutt’e due le testine e lievemente più basso per la SPU.  Resta il fatto che la Ortofon non mi sembra fatta per l’ascolto dei generi moderni: l’attenuazione soggettiva del basso ne diminuisce troppo l’impatto fisico. L’impressione finale che si ricava dal confronto è che sia quindi la Scheu, fra le due, quella da raccomandare a chi sia onnivoro in quanto a gusti musicali e non voglia perdere troppo tempo a trovare gli accoppiamenti base/braccio/pre phono graditi dalla testina.

Glider e non più Glider

Mi sembra chiaro, da quanto detto, che non siamo più di fronte ad una Glider on steroids, quanto a una testina che rappresenta l’ingresso definitivo nella rarefatta categoria dei trasduttori top; il che è anche una mossa intelligente, visto il ritocco verso l’alto – temo inevitabile – subito dal prezzo. Un prodotto intelligente, insomma, che si fa ammirare prima di farsi amare; una compagna di lungo corso, gentile e rispettosa coi nostri dischi, non caratteriale e neutra pur mantenendo la dolcezza di fondo propria delle Benz da cui deriva. Il prezzo diventa, ancora una volta – ma Herr Scheu ha abituato chi lo conosce a questo – estremamente concorrenziale, visto che è comunque inferiore al listino italiano della Glider…

 

 

Dati

Costruttore: Thomas Scheu - Germania
Per l'acquisto contattare :
Thomas Scheu - Germania
www.scheu-analogue.com
sales@scheu-analogue.com
Prezzo: € 779,00 + Spese di spedizione

Descrizione:

Testina MC
Stilo Fritz Geyger S
Livello di uscita 0.3 mV
Carico ottimale 100/500 ohm