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Lowther

di Giovanni Aste

Su questi altoparlanti e' stato detto un po' tutto e da persone ben più qualificate di me . Sono ormai numerosi gli articoli su carta stampata e su Internet che trattano l'argomento.
Dall'apparizione dell'ultimo articolo però è passato un bel po' di tempo, penso quindi che una piccola rinfrescata generale non possa che far bene.

Un po' di storia
Per chi segue, come me, l'hifi dalla fine dei lontani anni '70 (gli anni del boom del settore) il nome Lowther è rimasto pressoché sconosciuto fino a quando non è tornata in auge l'accoppiata bassa potenza - alta efficienza.
La filosofia purista e minimalista che presuppone il monotriodo come amplificazione d'eccellenza trova ovviamente nel monovia il suo naturale complemento.
Se a questo uniamo che, spesso, per caratteristiche costruttive , gli altoparlanti monovia sono anche abbastanza efficienti, il gioco e' fatto. A partire dai primi anni '90 c'è quindi stato il "boom" di questi sistemi, con la voglia di informazioni, dati, progetti.
L'offerta commerciale di tali sistemi è pressoché zero; fortunatamente, grazie ai vari Lowther club sparsi per il mondo, all'entusiasmo dei fans e ad alcuni coraggiosi operatori del settore, il suono dei Lowther si e' comunque diffuso in molte case, spesso stravolgendo il modo d'ascoltare di molti colleghi audiofili.

Gli altoparlanti
Fino a poco tempo fa la produzione Lowther era incentrata su due sole serie di altoparlanti, la C e la A.
La serie C monta una membrana in carta molto leggera con nervature concentriche, i magneti sono tutti in ferrite, e' presente un'ogiva rifasatrice.
La serie A monta una membrana in carta piu' spessa rispetto a quella utilizzata nella serie C e le nervature sono radiali, e' presente un'ogiva rifasatrice. I magneti sono tutti in AlNiCo.
E' unanimemente riconosciuto che gli altoparlanti con il magnete in AlNiCo (serie A) suonino generalmente meglio di quelli con il magnete in ferrite (serie C). Ciò dipende dal tipo di magnete ma anche dalla differente membrana (piu' consistente nella serie A). Comunque sia, io ho ascoltato a lungo il PM6CS (il mio primo Lowther) e non mi dispiaceva.

Da poco tempo sono state immesse altre due serie la Dx e la Ex.
La Dx monta magneti in terre rare che sono, a parita' di potenza, molto piu' piccoli e leggeri degli equivalenti in ferrite o AlNiCo e quindi, a detta dei progettisti Lowther, portano alcuni vantaggi in quanto vengono eliminate le riflessioni sul magnete (tipiche dei modelli piu' potenti della serie C)e viene minimizzato lo stress meccanico del cestello. In questi altoparlanti e' ancora presente l'ogiva rifasatrice.
La serie Ex e' una ulteriore evoluzione rispetto alla Dx in quanto viene inserita, dietro ll'altoparlante, una camera acustica appositamente accordata e l'ogiva viene sostituita da un Phasing Equalizer". Le azioni combinate di questi due dispositivi eliminerebbero, a detta dei progettisti, le oscillazioni parassite del cono eliminando cosi' anche le colorazioni in gamma media spesso denunciate dai "non amanti" di questi altoparlanti.
Non ho notizie riguardanti le prestazioni soniche, ma mi sembra che il cuore dei Lowtheristi a oltranza rimanga legato alla "Serie A". Tutti gli altoparlanti hanno in comune: equipaggi mobili molto leggeri, traferro molto stretto (1 mm), bobina mobile avvolta su entrambi i lati del supporto, gruppi magnetici molto potenti; il tutto per avere una risposta nel tempo che va dall'ottimo dei modelli più piccoli (PM6, PM7, Dx2, etc) all'eccezionale dei modelli maggiori (PM2, PM5, PM4, Ex4, etc).

Tweaks
I Lowther sono forse gli altoparlanti più "tweakkati" al mondo; un po' per mitigare certe loro asprezze un po' per estenderne le prestazioni sono da sempre "rimaneggiati" dai possessori più maliziati.
Vi elenco alcuni dei tweak più noti:
Il primo, più semplice e meno invasivo, consiste nel sistemare tra cono principale e conetto una piccola quantità di assorbente acustico (fibre di lana) in modo da mitigare le risonanze che si generano tra i due coni.
Una variante di questo è quella che vede inserita, sempre tra i due coni, una striscia di foam in modo da formare una specie di "muretto" tra i due coni.
Sui soli altoparlanti della serie C poi, a volte si "maschera", con dell'assorbente acustico, il magnete in modo da eliminare le riflessioni su quest'ultimo.
Un altro tweak molto conosciuto consiste nell'irrigidire il cono applicandovi sopra sostanze laccanti tipo il Dammar o la più nota C37, ciò dovrebbe portare ad una maggiore estensione in alto e una minor distorsione.
Io non ho mai provato nessuna di queste modifiche, l'unico consiglio che mi sento di dare, visto soprattutto il costo degli altoparlanti, e' di fare, se proprio volete, modifiche dalle quali poi si possa tornare indietro.

I diffusori
Date le sue particolarità, far suonare bene un altoparlante Lowther non è una cosa proprio facile. Come dice Ciro Marzio su CHF "...i Lowther sono altoparlanti progettati per essere caricati a tromba..." quindi casse grandi e, solitamente, molto complesse. Si parte dai modelli più semplici Acousta, Medallion, Fidelio, Mauhorn, fino ad arrivare ai modelli più "tosti" quali Vivace, Side vivace, Opus One, Audiovector. Personalmente le ho ascoltate tutte tranne le ultime due e devo dire che, sebbene anche i modelli minori diano delle buone prestazioni, un basso che unisca potenza e profondita' si ha solo con i modelli maggiori. Importante e' anche il giusto accoppiamento tra altoparlante e diffusore. Ho potuto ascoltare la mia Vivace sia con il PM6A che con il PM2A e non ho dubbi che l'equilibrio generale sia migliore con quest'ultimo.

Ultimamente sono state sviluppate anche trombe anteriori per i Lowther. Io ne ho sentito un solo modello e, sebbene le prestazioni siano molto interessanti, bisogna dire che il sistema si complica notevolmente. La tromba anteriore infatti non copre l'intera banda (per ovvie ragioni di spazio) limitandosi, in basso, a circa 150-200 Hz; ciò significa che bisogna "completare" questa gamma con altre soluzioni, spesso ricorrendo alla multiamplificazione, insomma, e' una soluzione per veri "aficionados".


Due parole sul carattere...
Vivere con un Lowther non e' facile. Le sue eccellenti prestazioni nel dominio del tempo mettono a dura prova i setup a monte.
A partire dal SW.
Ci sono CD (o dischi) che sono letteralmente inascoltabili se passati sotto la radiografante precisione di un PM2. E cosi' tutto il resto del sistema. Qualsiasi cambiamento (a partire da un cavo) diventa macroscopicamente evidente.
Anche da giorno a giorno ci sono sostanziali differenze (quasi sicuramente dovute alla differente qualità dell'energia elettrica.
In realtà ciò accade anche con qualsiasi impianto degno di questo nome, ma con i Lowther e' come avere una potente "lente d'ingradimento".

Vorrei invece smitizzare la storia che vede questi altoparlanti utilizzabili SOLO con i monotriodi da 1 watt e rotti. Li ho ascoltati anche con amplificazioni a stato solido e, sebbene preferisca l'accoppiata con i tubi , non mi sembra affatto che disdegnino la cosa, è più una questione di gusto personale.

Bisogna comunque dire che il suono che scaturisce da questi oggetti e' particolare e non a tutti piace. Alcuni vedono il lato negativo e lo giudicano colorato, poco esteso, altri invece godono degli aspetti complementari e lo vedono estremamente dinamico, vivo, reale.
Secondo me molto dipende dai setup in cui questi vengono inseriti, spesso non ottimizzati per l'altoparlante e dal fatto che per ascoltare un Lowther bisogna prendersi un periodo di "acclimatamento" e non giudicare in fretta.

Comunque e' vero, sono oggetti che si amano o si odiano.

E io li amo.


Bibliografia:
Ciro Marzio, Costruire HiFi n.28
Haden Boardman, Sound Practices
Joe roberts, Sound Practices
Marc Wauters, Sound practices