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Gallo Nucleus Micro + MPS 150

di Francesco Pampanoni
Gallo Nucleus Micro + MPS 150

PREMESSA

Avevo un presentimento. Non che questo implichi che la mia opinione sia preconcetta, ma qualche volta (poche volte) ho delle intuizioni felici. Di Anthony Gallo e dei suoi diffusori avevo un buon ricordo e una grossa curiosità non per averle provate direttamente, ma per un articolo dell'ottimo Gian Piero Matarazzo sulla Suono diretta da Bebo Moroni.
Gli elementi di particolarità che distinguevano l'originaria serie Nucleus dalla produzione mondiale di diffusori erano l'assoluta mancanza di legno nella costruzione, gli inusuali supporti in tubo metallico curvato, l'uso di woofers e mid-woofers di chiara derivazione Dynaudio, che ai miei occhi ne alzavano direi quasi naturalmente le quotazioni, l'impiego di un tweeter cilindrico omnidirezionale e la forma sferica dell'enclosure degli altoparlanti (ottenuta come scoprirò più tardi mediante formatura di un disco metallico), il mid in volume chiuso ed il woofer vero e proprio in bass-reflex.
Nel prosieguo della mia vita di musicofilo quasi autocostruttore (come può definirsi se non così un amante della musica che pur avendo la velleità di rivolgersi al mercato dell'autocostruzione ha spesso finito per subappaltare ad altri la costruzione degli apparecchi?) la forma più o meno sferica l'ho rincontrata altre volte.
Senza grossi sforzi di memoria mi vengono in mente "Uovo Silente" ed "Otto Volante", due progetti apparsi sulle pagine di Audio Review, e un'interessante trattazione della forma sferica e dei suoi vantaggi in termini di ridotte diffrazioni esterne e controllo delle onde stazionarie, nel testo di riferimento del padre degli autocostruttori di diffusori acustici, il famoso "Loudspeaker Design Cookbook" di Vance Dickason.
Navigando poi nel sito del produttore ho avuto modo di apprezzare la maniera esagerata e buffa, ai nostri occhi di europei, di presentare i promotori di iniziative o in questo caso le teste pensanti delle companies. (Antony Gallo viene ritratto come individuo geniale, e non ho dubbi che lo sia, dotato di udito talmente fine da riuscire a distinguere le annate dei vini semplicemente sentendo il tintinnio delle bottiglie ;-)))).
Quando mi è stato annunciato che sarei entrato in possesso del sistema ultimo nato di Antony Gallo, il presentimento era che avrei sentito fortemente l'impatto all'arrivo nel mio impianto e che avrei sofferto il distacco.

IL SISTEMA SATELLITI GALLO MICRO E SUB MPS 150
La sera che le due scatole sono finalmente giunte a casa mia, grazie alla gentilezza dell'importatore italiano Art of Music di Bologna, e dopo non poca apprensione causata dal solito corriere, mi sembrava fosse Natale.
Aperto l'imballo la sorpresa.
Non avevo francamente idea di cosa mi aspettasse ma il mio sconcerto di fronte al contenuto è stato totale. Impressionante ed inconsueto.
Anthony Gallo produce il sistema oggetto della prova, costituito da una coppia di satelliti Nucleus Micro ed il Subwoofer amplificato MPS 150, ma anche un sistema costituito dallo stesso sub e cinque satelliti, per uso Home Theater o audio MCL. Nel sito è illustrato anche un sistema con sub passivo la cui produzione dovrebbe essere attualmente sospesa, senz'altro più bello esteticamente ma dubito altrettanto efficace.
Pur avendo navigato in lungo ed in largo il sito del costruttore (www.roundsound.com) che vale decisamente la pena di visitare (da notare in particolare lo studio grafico della home page, con una bella composizione di lucidi pianeti e satelliti metallici) non avevo idea che il sistema fosse quello che poi si è rivelato. Freneticamente ho completato il disimballaggio in men che non si dica e ho proceduto ad assemblare il contenuto. Mi aspettavo certamente la diversità dalla classica coppia di casse che popola le abitazioni della maggioranza degli appassionati, ma non avevo idea che, inizialmente a livello visivo e tattile, poi auditivo le sensazioni fossero così diverse.
I satelliti, due sfere di lamiera di acciaio formata al tornio della dimensione di un grosso pompelmo con una griglia frontale a celare i trasduttori, sono assolutamente inviolabili, nessuna vite esterna e nessuna apertura. La superficie è goffrata nera, ma può essere richiesto il metallo lucido o verniciature in diversi colori. Sul retro del diffusore solo due piccoli morsetti per i cavi di potenza ed un foro al quale avvitare con la chiave a brugola fornita in dotazione, un perno di acciaio rivestito in gomma dura per mezzo del quale i due satelliti sono fissati agli esili, ma robusti ed eleganti supporti di acciaio. Come scoprirò con sorpresa più tardi rimuovendo con cautela la griglia, l'altoparlante è uno solo, un banda estesa con membrana in materiale sintetico e sospensione esterna in gomma, che il costruttore dichiara coprire lo spettro audio da 200 hertz fino ai diciottomila, con buona pace dei propugnatori dei supertweeter e delle reti di crossover più o meno complicate, contraddistinte da pendenze ripide o blande, a ripartire tra trasduttori diversi la parte di spettro audio alla quale l'individuo è più sensibile. L'interno, sempre stando alle notizie fornite dal costruttore, è riempito di assorbente acustico.
I supporti a cui accennavo prima sono semplicissimi. Un tubo curvo al quale, come sopra descritto, viene fissato il satellite da un lato e la base metallica circolare di circa venti centimetri di diametro dall'altro. Alla base vengono applicati dei piedini semisferici in gomma trasparente.
All'interno del supporto tubolare passa il cavo di potenza che collega il sub ai satelliti. Quest'ultimo e' particolare come tutto il resto. Apparentemente banale cavetto rosso-nero, è in realtà un cavo solid core in rame purissimo dal diametro scelto appositamente per accoppiare nel migliore dei modi i satelliti al sub amplificato.
I due satelliti possono comunque essere appoggiati, per mezzo di un o-ring fornito in dotazione, su una qualsiasi superficie in piano, come ad esempio una mensola o una scrivania, e stante la schermatura totale dai campi magnetici possono diventare parte di un superlativo Hi-Fi PC.


Il sub dal punto di vista costruttivo è notevolmente diverso dalle altre unità di cui ho avuto esperienza. Innanzitutto tutta la parte elettronica è separata dal volume in cui lavora l'altoparlante. Ed è questa una ulteriore variante rispetto al sub amplificato in unico volume o al sub con alimentazione esterna, come i Sunfire.
Il tutto si presenta visivamente come un cilindro alto una trentina di centimetri e di ventisette di diametro. In realtà i cilindri sono due sovrapposti, costruiti in materiale metallico ed inviolabili come i satelliti. Il cilindro superiore alloggia l'amplificazione, i controlli (livello, fase e frequenza di crossover, in pratica esattamente quello che serve e niente di più), i connettori di ingresso (classici plug RCA dorati per mezzo dei quali effettuare il collegamento all'uscita di un preamplificatore o, in alternativa, quattro robustissimi connettori di potenza, dorati anch'essi, ai quali collegare i cavi di potenza di un amplificatore integrato), alimentazione (una classica spina CEE dotata di fusibile che lascia quindi libertà di scelta per eventuali futuri upgrade di cavi di alimentazione), e uscita (una uscita di linea e connettori di potenza per il collegamento dei satelliti, nonché l'uscita jack stereo di cui sopra).
Il cilindro inferiore, distanziato dal pavimento a mezzo di quattro piedini cilindrici alti circa quattro centimetri, è alloggiato il trasduttore, un magnifico altoparlante con membrana in cellulosa trattata e cupola parapolvere in materiale sintetico. La sospensione esterna è in gomma ed è larga circa venticinque millimetri. Il diametro del trasduttore, preso sulla mezzeria della sospensione e' di poco più di venti centimetri. L'escursione è notevolissima. Il collegamento di potenza tra il volume dell'altoparlante e l'amplificazione è effettuato in modo abbastanza sorprendente con un corto cavo dotato di jack dorati, simili a quelli per chitarra.
Il manuale a corredo è completo e comprensibile, purtroppo per ora non tradotto in italiano.