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DACT CT100

di Igor Zamberlan
DACT CT100

Prima di raccontarvi, nel dettaglio, cosa offre e come funziona questa piccola scheda fono, è necessaria una premessa con un po' di storia personale; credo infatti sia doveroso far capire come mai, a parlare di un prodotto "analogico" su www.videohifi.com, sia qualcuno che, per motivi anagrafici, è cresciuto col digitale.

La mia collezione musicale, in effetti, è ancora divisa tra formati con un rapporto di circa 5:1 a favore del digitale; d'altra parte, un anno e mezzo fa, prima dell'arrivo dell'oggetto di questa presentazione, il rapporto era di 30:1.

Ma procediamo con ordine. Pur essendo cresciuto col digitale, come dicevo sopra, e avendo posseduto un front-end digitale che, al momento della sua uscita di produzione, valeva più di 7000 euro, non ho mai dato aprioristicamente per scontata la superiorità del sistema CD; pensavo, semplicemente, che la spesa necessaria ad ascoltare con uno standard quale quello cui mi ero abituato per il digitale i pochi dischi analogici che avevo non fosse giustificata dal numero dei dischi posseduti. E pensavo anche, come molti non analogisti, che il vinile fosse introvabile o troppo costoso nuovo, e inaffidabile usato. La svolta analogica alla mia storia hi-fi fu determinata da un caso: la persona che rispose ad un mio annuncio di vendita di una coppia di finalini d'epoca mi propose la permuta con un front-end analogico di ottima qualità, pur se fuori produzione da tempo; lo scambio fu, in breve tempo, concluso. Questo front-end non includeva né fonorivelatore né pre phono; ed è evidente che io, da digitalista - sia pure, come visto, più per calcolo che per convinzione - possedevo solo un pre linea (il Sonic Frontiers SFL2 che continua, imperterrito, ad allietare i miei ascolti). Mi misi quindi alla ricerca dei due oggetti mancanti. Per il fonorivelatore mi rivolsi, infine, a una derivazione della Benz Glider (un piccolo classico), la Benz Micro Scheu, di cui magari vi racconterò un'altra volta. Il pre phono era, invece, un puzzle un po' più difficile da risolvere. Per poter sfruttare al meglio il resto del mio impianto serviva, infatti, un pre con uscita bilanciata – il Sonic Frontiers ha due ingressi direct che bypassano il tape monitor e il bilanciamento, uno single-ended, occupato dal CD, l’altro bilanciato. Serviva inoltre che fosse compatibile con le testine a bassa uscita, con le quali volevo fare esperimenti, nella convinzione che fossero, sulla carta, quelle che potevano garantire i massimi risultati d'ascolto; ma che fosse anche sufficientemente versatile da non dover essere buttato nel caso in cui una testina a bassa uscita si fosse rivelata inutilizzabile nella mia zona, particolarmente interessata da fenomeni di interferenze in radiofrequenza. E serviva, infine, che il suo prezzo non fosse fuori proporzione con quello del resto del front-end analogico che stavo costruendo. Insomma, una bestia pressoché introvabile.

Cercai sulla rete; apparve presto evidente che avevo tre alternative: comprare uno stadio phono commerciale di costo stratosferico e di difficile reperibilità; rinunciare all'uscita bilanciata; autocostruire qualcosa alla bisogna. La prima alternativa era scartata in partenza, mi dispiaceva accettare la seconda e scegliere la terza si scontrava con la mia inesperienza in fatto di autocostruzione e col fatto che mio fratello (il mio "autocostruttore" ufficiale) era impegnatissimo altrove, in quel periodo. Finché non scovai, quasi per caso, l'oggetto di questa descrizione.

Il DACT CT100 viene venduto (per l'Italia direttamente dal suo distributore mondiale, appunto la DACT) come"" scheda già completa, montata e collaudata. E' sufficiente chiuderlo, se necessario per motivi di schermatura (e da me, come detto, lo è), in un contenitore metallico, sul quale si possono montare i connettori di ingresso e uscita e il connettore di terra. Richiede una o due alimentazioni duali, comprese fra +/-9V e +/-35V, 22mA. L'approssimazione della tensione richiesta è dovuta al fatto che la scheda monta, a bordo, degli stabilizzatori. La scheda è completamente dual mono, per cui sarebbe un peccato compromettere la separazione fra i canali utilizzando un'alimentazione unica. Ma, mentre potevo fare o farmi fare rapidamente la saldatura di quattro connettori, non potevo certo mettere insieme un'alimentazione seria e dual mono in pochi minuti. Per fortuna, la DACT vendeva degli alimentatorini da muro che, a sua detta, pur non essendo ideali (infatti la DACT non li propone più, e sta approntando una alimentazione dedicata di qualità elevata che sarà disponiile fra un paio di mesi), sono sufficienti alla bisogna, e permettevano di ascoltare rapidamente questa scheda e la sorella di linea (CT101).

Dal punto di vista circuitale, la DACT è piuttosto parca di informazioni; lo stampato e alcuni componenti sono marcati NLE 17 – a quanto mi è dato capire, NLE, una piccola casa danese, è il vero produttore della scheda, disponibile in Scandinavia già da qualche anno. Ciò che si può notare è la presenza di parecchi componenti SMD sulla scheda doppia faccia, e il fatto che ci sono sia discreti che integrati, con le sigle accuratamente eliminate. Lo stadio di ingresso è a discreti perchè, secondo il costruttore, non sono reperibili integrati a rumore sufficientemente basso. Viene detto, inoltre, che non c’è condensatore d'uscita, che l'uscita presenta un trascurabile offset in continua (massimo 3 mV) e che esiste, comunque, un filtro antirumble, che permette di selezionare la RIAA IEC, che rende nullo l’offset. La casa dichiara un errore della RIAA inferiore ai 5 centesimi di dB; l'implementazione della RIAA è ibrida, parte in controreazione e parte passiva, per motivi di rumore - direi che è quasi un'ossessione - e di tolleranze. Sono selezionabili dall'utente sia il già descritto filtro antirumble, sia la costante di tempo cosiddetta "dimenticata", quella a 3.18 uS. Ma cos'altro è configurabile? Semplicemente, tutto quanto può essere utile ad adattare questo pre phono a qualsiasi testina in commercio. E' possibile regolare il guadagno, attraverso un banco di dip-switch, da 40 a 80 dB, per ottenere 1V in uscita da testine con uscite che vanno da 5 mV a 0.1 mV, in 34 passi; l'impedenza di carico da 10 ohm a 47Kohm in una ventina di passi; la capacita' a passi di 100 pF da 100 a 400 pF. E' ovviamente possibile saldare in ingresso le proprie resistenze e/o capacità. Una possibilità di regolazioni così ampia rende ottimizzabile l'interfacciamento con testine peculiari, tipo la Decca, e comunque rende possibile sperimentare tweaking vari anche con fonorivelatori che "dovrebbero" avere una regolazione certa e dichiarata dalla casa costruttrice. L'uscita può essere sia su XLR bilanciata che su RCA sbilanciata, basta saldare connettori diversi. L’impedenza d’uscita è inferiore all’ohm e la tensione massima, in bilanciato, di 28.2V; in pratica, ho collegato senza problemi un pre passivo con due metri di cavo in uscita dal phono e un metro e mezzo in uscita dal passivo senza alcun problema. Il rapporto segnale-rumore dichiarato, al livello minimo di guadagno, è di 98 dB, al livello massimo, di 71 dB: non ho mai collegato testine MM molto generose in uscita, ma il rumore non è mai stato un problema, neanche con la Ortofon SPU.



Ma come suona? Beh, visto quanto ho raccontato prima, dovreste aver capito che non sono la persona più indicata per dirvi come suona rispetto ad altri pre phono; sono tuttavia tentato di dire che suona da stato solido qual è, cioè in modo neutro ed estesissimo, ma che non sembra denunciare granulosità e spigolosità. E ci sono margini di miglioramento: presto scriverò delle differenze fra l'alimentazione "di serie" e una modesta creazione mia e di mio fratello, che ho già avuto modo di sperimentare prima che un problemino tecnico mi costringesse a sospenderne l'uso. In definitiva, penso che il nostro CT100 ritragga senza pietà il fonorivelatore montato, il sistema giradischi/braccio, la capacità di chi ha effettuato il set-up di ottimizzare il tutto e la bontà del disco sul piatto in quel momento. La risoluzione ai bassi livelli è elevatissima: ciò è un’arma a doppio taglio, dato che ogni scricchiolio del vinile viene evidenziato. Tuttavia, come in tutti i grandi apparecchi analogici, il rumore tende ad essere come scorporato dall’evento sonoro, è cioè presente, ma non interferisce più di tanto con la musica, un po’ come un vicino di poltrona a teatro che tossisce nel fortissimo: ne siamo coscienti, ma non guasta l’interpretazione musicale. Così, se volete cercare di ottimizzare il VTA, o se volete provare a vedere se quel certo disco è registrato in tecnica oligomicrofonica o multimicrofonica, il CT100 ve lo svelerà, gentilmente ma senza remore. Diventa tutto molto critico, ma una volta che tutto è a posto, non c’è digitale che tenga. Due impressioni sull’uso e sull’interfacciamento: mi pare che sia nato per restare sempre acceso – anche se questo va contro l’insistenza della casa sulle alimentazioni a batteria, che difficilmente possono lasciarlo costantemente sotto tensione – e mi pare che, paradossalmente, suoni meglio quanto più alto è il guadagno, anche se questo potrebbe dipendere dalle caratteristiche di guadagno del resto della mia catena; certo è che prove effettuate in questo senso mi hanno fatto percepire un netto vantaggio in termini di impatto dinamico ed estensione sulle basse frequenze di una regolazione di guadagno 6/10 dB più alta di quanto strettamente necessario (di più comincia a diventare poco pratico per la scarsa utilizzabilità della corsa del potenziometro del preamplificatore).

Il che ci riconduce a quanto vi raccontavo all'inizio: il front-end digitale dal prezzo astronomico ora allieta la casa di qualcun altro, e ora che so che i dischi usati non sono un'opzione da buttare via (anzi, a volte permettono di portare a casa musica o esecuzioni sconosciute a prezzi che, se fossero CD nuovi, sarebbero impossibili) e che le case discografiche continuano a stampare buona parte delle uscite pop importanti su vinile (non e' però facilissimo trovarle), la mia collezione di vinile cresce ad una velocità dieci o quindici volte superiore a quella di CD. Ma quanto spazio occupato…

Ma vale la pena passare dalle certezze del sistema digitale, che, una volta interfacciato e posizionato correttamente, è stabile nel tempo, alle incertezze e alla quantità di parametri da tenere sotto controllo e passibili di derive di messa a punto dell’analogico? Io credo proprio di sì: setup digitali anche di qualità altissima, a confronto con un sistema analogico di classe media, potranno avere dei vantaggi dal punto di vista dell’estensione alle basse frequenze e della costanza delle prestazioni (niente distorsione che aumenta o risposta in frequenza che cala sugli alti nei solchi interni), ma nulla potranno opporre alla naturalezza del suono del vinile, alla sua continuità, a quel senso di tridimensionalità, oltre che dell’ambiente di registrazione, anche delle entità, siano voci o strumenti, che si muovono al suo interno. Non ho ancora sentito, nel mio sistema, apparecchi basati sulle nuove tecnologie digitali ad alta risoluzione, ma ho l’impressione che, a questo punto, il problema sia ontologico, oltre che tecnologico. Il sistema analogico è semplicemente più vicino al modo in cui il nostro sistema uditivo funziona, non a caso tende a distorcere di più quando l’intensità sonora è maggiore…

 

Costruttore: DACT
Per l'acquisto contattare :Danish Audio ConnecT, Skannerupvej 14
DK-6980 Tim
Denmark,
www.dact.com
Prezzo: $ 538,00

Descrizione:
Scheda pre-phono MC/MM