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Amplificatore Manley Stingray

Amplificatore Manley Stingray

Mi piacerebbe molto che questa mia presentazione dell'integrato valvolare americano fosse letta principalmente dai giovani frequentatori di Internet, purtroppo sono cosciente che, leggendo il prezzo di vendita del Manley, questa parte di pubblico ha già girato pagina, molti non saranno neanche entrati già vedendo la foto di copertina.
Questo è un grosso peccato, perchè lo Stingray è un amplificatore pensato anche per loro : "con lo Stingray volevamo ottenere un armonioso bilanciamento che soddisfacesse il desiderio sonico dell'appassionato Audiofilo e del rocker"( con queste parole EveAnna Manley presenta la sua creatura nel bel sito della casa americana all'indirizzo www.manleylabs.com.)
Ebbene si, una ragazza a capo di una rinomata e premiata società specializzata soprattutto nella produzione di apparecchiature per la registrazione professionale, è lei la mente che sta dietro allo Stingray (in italiano Manta, il pesce) e lo firma pure; la sua idea è quella di ripercorrere le strade che hanno fatto grande l'alta fedeltà con nomi come McIntosh, Marantz, solo per citarne un paio: ritornare alle radici per ritrovare il calore, la ricchezza armonica , la dolcezza che il suono delle valvole può dare, con in più un impatto dinamico che le nuove generazioni amano.

Quando il direttore mi ha proposto questa prova ho titubato un po' prima di accettare, perché mai avrei pensato di acquistare un valvolare e quindi neanche mi interessava approfondirne la conoscenza, io che sono figlio delle moderne tecnologie, uno che crede nel digitale e che ci lavora pure, che ha sempre avuto amplficatori a transistor e possibilmente con il telecomando.
Poi ripensandoci mi sono detto: "perché no?" Poniamoci nella posizione della persona che desidera comprare un amplificatore oggi e venga messo nella condizione di scegliere tra valvole e transistors e cerchiamo di capire se questa scelta ha un senso.

La vita corre così velocemente che...
non riusciamo a concentrarci su nulla per più di un attimo,
abbiamo bisogno di novità costantemente, bruciamo tutto così rapidamente da desiderare sempre qualcosa di nuovo, di più moderno, di più tecnologico. Nel campo Audiovideo la rincorsa a nuovi formati DVD e SACD, il multicanale, multimediale ecc., ecc… sta portando il mondo Audiofilo verso lidi di cui non si delineano ancora i confini: sarà un mondo (musicale) più bello e democratico o sarà il caos e la morte dell'alta fedeltà e sua trasformazione in un'altra cosa?
In attesa di trovare una risposta a questi interrogativi, vediamo che c'è ancora chi pensa che il futuro venga dal passato e costruisce apparecchiature a valvole: vale la pena di puntare ancora su questa tecnologia e soprattutto ha senso investire in essa soldi in ricerca e sviluppo, in un settore apparentemente in crisi e con tutte le nuove tecnologie che premono per imporsi?

Con queste domande in testa ho tolto il mio Cyrus 3 con il suo bravo alimentatore PSX esterno dal tavolo porta elettroniche per far posto all'ospite americano. Nell'aprire lo scatolone la prima sorpresa: l'amplificatore arriva già con le valvole montate con un imballaggio studiato apposta per non danneggiare il fragile contenuto, il classico plug and play, quindi, bene; trovo anche il manuale, purtroppo solo in inglese, anche se ben fatto e completo, corredato di una parte di guida all'alta fedeltà, noto che manca il cavo di alimentazione, non so se per scelta o per dimenticanza.
Eccolo qui quindi il nostro pesante pesciolino, cercherò di non dilungarmi molto nella descrizione, lasciando alle foto il compito di farlo: originali e funzionali i quattro piedini di appoggio a punta, due rigidi sono esterni e sono posti ai lati, più precisamente a destra e sinistra, gli altri due sono in gomma e sono posti sotto, uno avanti e uno dietro.
La prima cosa che si nota guardando l'apparecchio è la completa divisione tra i due canali, impostazione questa dettata dalla volontà di diminuire il più possibile il percorso del segnale,ponendo gli ingressi vicini al circuito relativo, ognuno dei quali è fornito di quattro spinotti RCA placcati in oro di costruzione Manley e relativo selettore per la scelta della sorgente, tutti gli input sono ad alto livello, quindi chi ascolta il vinile deve fornirsi di un pre-phono esterno, manca anche il tape-loop per connetterci un registratore, ma può essere inserito come optional insieme all'uscita per il subwoofer.
La parte posteriore è destinata alla vaschetta dell'alimentazione con connessione IEC, all'interruttore di accensione e al fusibile di protezione.
Sulla parte frontale ci sono i due potenziometri di ottimo livello, a sinistra quello del balance e a destra quello del volume a 20 passi, in mezzo tra i due c'è una finestra con la scritta Manley Stingray che si retro-illumina all'accensione dell'apparecchio.

Veniamo alla parte superiore, dove oltre ai trasformatori di costruzione Manley e ai condensatori fanno bella mostra di sè le valvole: una coppia di 12AT7 sugli ingressi, due A 6414 sui circuiti driver e 2 coppie di EL84 per canale collegate in Push-pull in connessione Ultra-Lineare che permettono allo Stingray di raggiungere i 50 Watt per canale; otto punti di misura permettono la taratura del Bias di ciascuna valvola, il polo negativo per la misura con voltmetro è posto sulla coda del disegno raffigurante la Manta nella parte anteriore del piano dell'ampli, i trimmer per tale regolazione sono posti davanti al trasformatore di alimentazione e vi si accede tramite dei fori posti sul piano superiore dell'amplificatore, il manuale in inglese indica in modo chiaro come operare nella taratura, che in questo caso deve essere di 250 mV e viene consigliato il controllo ogni tre mesi circa.
Il necessario quindi per un ascolto da Audiofilo senza nessuna concessione alle "Utility" se non quella del balance, dal punto di vista estetico l'insieme dei colori è in stile americano con accostamenti tra nero, oro e acciaio cromato.


Cosa direi al giovane lettore su come suona il Manley.....
Per prima cosa gli direi: telefona al distributore, fatti dire dove trovarlo nella tua zona, prendi i tuoi dischi preferiti, vai dal negoziante e digli di fartelo ascoltare; questo è secondo me il modo migliore per sapere come suona,
in alternativa continua nella lettura di questo articolo nella speranza che io sia capace di trasmetterti le sensazioni provate.
Non ho lasciato scollegati per molto il mio CDP Marantz 63 KIS e le Monitor Audio studio 3, perché la curiosità del provare l'oggetto era molta; lo accendo e dopo alcuni secondi è pronto, il costruttore consiglia trenta minuti di riscaldamento per ottenere i migliori risultati, io direi che sessanta è meglio, l'effetto delle valvole accese nella penombra è stupendo, moglie e figlio concordano per una volta.
Mi ero preparato dei CD che già conoscevo per testare l'amplificatore, ma il suono che usciva dal valvolare americano era talmente coinvolgente e "nuovo" per me che piano piano mi sono riascoltato una grandissima quantità dei miei dischi preferiti con la smania di risentire come suonava ora quel dato pezzo.
Come suona -dicevo- sicuramente diversamente dal Cyrus, le prime impressioni sono quelle di un suono cristallino e dettagliato, grandi medie frequenze e un basso sorprendente che se la batte alla grande con il bel basso dell'ampli di casa Mission, il fronte sonoro è forse un po' compresso tra le due casse, ma quello che viene riprodotto in quello spazio è di una tridimensionalità eccezionale.
Quello che più mi ha entusiasmato è stata la riproduzione del pianoforte e delle chitarre acustiche, il primo viene riprodotto con una fisicità unica, basta con i pianoforti che vanno girando per la stanza, nel Manley è bello stabile e con le dimensioni realistiche, provate a mettere su Keith Jarret con il suo Standard in Norvay (ECM) e vi troverete un pianoforte a coda proprio nel mezzo della stanza.
Le chitarre acustiche sono riprodotte con una ricchezza armonica notevole, la tecnica chitarristica di Antonio Forcione viene esaltata e dal suo CD Ghetto Paradise (NAIM AUDIO) escono degli armonici stupendi, la chitarra si materializza nello spazio, permettendo di apprezzare la tecnica delle due mani sullo strumento; ho voluto fare la prova con un pezzo di chitarra datato, Horizons dei Genesis, dove Steve Hackett si esibisce in un arpeggio condito di armonici, dopo tanti anni il suono sembrava rigenerato.
L'impatto sonoro è veramente notevole per un valvolare, mai ho dovuto alzare la manopola del volume oltre la metà, questo con le mie casse che hanno un'efficienza di 90db; il costruttore dice che l'efficienza minima deve essere di 85 db ed ha ottimizzato l'amplificatore per carichi intorno ai 5 Ohm, un integrato quindi ottimo anche per il Rock con un bel basso profondo e presente; per verificare ciò ho voluto provarlo con le mie Suono "Riferimento" , due bookshelf da 88 db e devo dire che il risultato a livello di impatto sonoro è simile. In tale occasione ho potuto però verificare che lo Stingray si adatta meglio a tweeter non metallici (quelli delle Suono sono in seta trattata) e questo proprio per le sue doti di brillantezza.


La sensazione più comune che ho provato nelle lunghe sessioni di ascolto è stata quella della naturalezza del suono, con la musica classica, soprattutto con piccoli organici il suono proposto era paragonabile a quello di una esecuzione dal vivo, tanto neutra era la risposta del Manley, di questa naturalezza si giovano anche le voci, molto reali e presenti; ho voluto poi metterlo alla prova con le grandi orchestre, in questa situazione la risposta è sempre ottima, ma si notano dei limiti quando l'impatto musicale diventa molto forte, qui gli strumenti tendono un po' ad ammassarsi al centro della scena e alzando il volume ben oltre la metà il suono tende poi ad indurirsi un po', pur restando su livelli qualitativi alti, ma questa sensazione sarebbe da verificare con l'abbinamento ad altri diffusori.
Io non posso che consigliare di ascoltare questo amplificatore, poi ognuno valuterà se gli obiettivi che la ditta americana si é data siano stati raggiunti , secondo me si, resta lo scoglio del prezzo: con questa cifra lo spettro di scelta è molto alto e taglia fuori la fascia di mercato dei giovani; questo è un peccato perché si toglie alle nuove generazioni la possibilità di valutare le grandi qualità di questo tipo di amplificazione.
Mi resta la speranza di vederlo in uno dei nascenti laboratori musicali scolastici, così da dare la possibilità ai giovani di valutare tutte le possibilità che il mondo audio offre, prima che corrano in un supermercato a comprare l'ultimo compattone "Supermegabass".