Numero 4
Editoriale
Opera 1.5 AV
Arcam A 65 plus
Vinilica
Epos M 12
Attualità
Gamut D200
Audio Research PH3
Matteo Lupatelli
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Dati

Costruttore: GamuT Audio

.www.gamutaudio.com

Distributore: Rany HiFi Italia SRL; Via Zago N. 8 40128 Bologna tel.: 800 99 60 50 tel: 051 248890

www.ranyhifi.com

Prezzo 03/2003: 5.990

 

Descrizione:

Amplificatore Ifinale

 

 

 

GamuT D200
Di Igor Zamberlan
 

 

 

 

 

 
 
 

 

Questo amplificatore ha un grave difetto: dopo una trentina di ore di rodaggio suona talmente bene da far pensare all'ascoltatore che sia già al massimo delle sue possibilità; fra l'altro, il suo orrendamente lungo rodaggio è fatto di lunghi periodi in cui non c'è miglioramento apparente. Quantificherei il rodaggio necessario a farlo esprimere pienamente in almeno 150/200 ore, una specie di record, e ho l'impressione che il periodo continui anche successivamente; mi sembra che l'amplificatore sia ancora leggermente migliorato negli ultimi giorni, abbondantemente superata la barriera delle 200 ore.
Sì, perché questo amplificatore è ormai parte stabile del mio impianto: se vi interessa solo sapere se mi è piaciuto o no, potete anche smettere di leggere…

Ma magari vi interessa qualche notizia in più, anche perché questo amplificatore è talmente eccellente nella sua qualità sonora da rappresentare una piccola rivoluzione nel rapporto qualità/prezzo nel folle mondo della riproduzione sonora.

Un po' di tecnica

La GamuT è un'azienda danese, nota precedentemente e in un mercato che credo fosse ristretto al nord Europa col marchio SiriuS, che costruisce, da più di vent'anni, apparecchi hi-fi per il mercato professionale e per quello audiophile. Solo negli ultimi tre o quattro anni, tuttavia, il nome è assurto alla fama internazionale grazie ad una serie di recensioni entusiastiche dei suoi amplificatori.
Il cuore del D200 è il suo stadio finale, che impiega una sola coppia di MOSFET per canale, nonostante una potenza di 200W. Le voci che circolano dicono che i dispositivi utilizzati, uno per ramo (la topologia dell'amplificatore è a simmetria complementare) non siano nati per l'audio; il modo in cui vengono utilizzati e i punti di lavoro sono, a quanto pare, la vera innovazione progettuale di questo amplificatore e dei suoi fratelli di linea (la linea GamuT include, oltre al D200, altri quattro amplificatori della stessa serie, l'S100, il D100, l'M200 e l'M250, due finali cost-no-object, l'S300 e l'S600M, due preamplificatori, il C2R e il D2, e un lettore CD, il CD2R). Per il resto, si tratta di un finale, come detto, a simmetria complementare, con uno stadio di ingresso intrinsecamente bilanciato, che consente l'utilizzo di connessioni sia bilanciate che single ended, a patto di usare, in questo caso, i connettori cortocircuitanti forniti sugli ingressi XLR. Il numero di stadi dell'amplificatore è, secondo il progettista Ole Lund Christensen, 5 o 7, "dipende da come li volete contare". L'amplificatore è controreazionato sia in corrente sia in tensione; la posizione del progettista è che la controreazione è uno dei meccanismi fondamentali del funzionamento di qualsiasi cosa e che essa può essere dannosa solo quando applicata male. Funziona in classe AB, con una corrente di polarizzazione piuttosto alta.

Perché è importante la scelta di un solo dispositivo finale per ramo? Nella storia dell'alta fedeltà è capitato spesso che, in una famiglia di amplificatori, il più piccolo suonasse meglio dei fratelli maggiori; una delle spiegazioni sostenibili per questo fatto è la presenza, nello stadio finale di un amplificatore piccolo, di un minor numero di dispositivi di potenza, fatto che diminuisce o annulla la possibilità di problemi di accoppiamento fra essi in regime dinamico e quella di derive termiche diverse. Ole Lund Christensen offre anche un'altra spiegazione alla scelta, il fatto che si tratta di una serie di amplificatori progettati in origine per il mercato professionale; un solo dispositivo vuol dire che ce n'é uno solo che si può rompere - è più semplice individuare il motivo di eventuali malfunzionamenti o degradi delle prestazioni.
A scanso di equivoci, amplificatori GamuT/SiriuS sono in uso in studi di registrazione (un esempio clamoroso può essere visto su http://www.ampspeaker.com) dove alcuni sono accesi da anni senza problemi di affidabilità. Non consideriate, però, questo un invito a lasciare questi amplificatori sempre accesi: non si romperanno, se lo farete, ma avrete inutilmente dissipato energia elettrica in calore, dato che il D200 raggiunge le prestazioni soniche ottimali un'ora dopo l'accensione, secondo il costruttore (personalmente aggiungerei un'altra mezz'oretta, tanto per gradire). Nel mio periodo di prova l'amplificatore ha funzionato senza alcun problema, superando anche il caldo torrido e l'umidità da piscina di questi ultimi giorni.
L'apparecchio si accende attraverso un interruttore sul frontale; sul retro, oltre alla vaschetta IEC, sono presenti gli ingressi XLR e RCA e due coppie d'uscite (degli ottimi morsetti WBT che rispettano le regole europee di sicurezza), una marcata "normal" e una marcata "direct", la differenza essendo la mancanza di rete di Zobel sulla seconda, che quindi, secondo il costruttore, fornisce migliori risultati sulle frequenze acute a patto di non connettervi carichi fortemente capacitivi (per le misure e per diffusori elettrostatici è obbligatorio utilizzare l'uscita "normal", infatti).


L'amplificatore eroga 200W su 8 Ohm, raddoppiando la potenza su quattro ohm, e continuando ad aumentarla fino ai 1.5 Ohm, impedenza alla quale scattano le protezioni. Per spiegare questa scelta, Ole Lund Christensen, nel manuale d'uso, informativo e ben scritto, anche se solo in inglese nell'esemplare che mi è stato recapitato, sostiene che era necessario decidere il confine fra un carico ammissibile e il corto circuito e che il valore di 1.5 Ohm è stato scelto perché pochissimi diffusori attualmente reperibili scendono sotto questo limite; sono disponibili, su richiesta, esemplari in cui questo limite viene "rilassato". A ricordare i natali professionali di questo amplificatore, sono implementate varie protezioni (tutte non invasive) che lo rendono praticamente a prova di bomba (dal punto di vista elettrico, si intende); dopo l'accensione, un relé per canale scatta dopo che i parametri di funzionamento sono stati controllati e produce un piccolo transiente sui diffusori; lo stesso succede allo spegnimento.
L'estetica stessa, ingentilita solo dalla placca bronzea che reca il nome del costruttore e il modello dell'amplificatore, è di evidente origine professionale; l'amplificatore è disponibile in nero e in alluminio, con e senza manici anteriori. Tutta la serie D/M condivide lo stesso chassis, rendendo possibili upgrade a modelli superiori; inoltre, la costruzione modulare dell'amplificatore rende possibili riparazioni rapide e aggiornamenti nel caso in cui ne vengano rilasciati.
Il guadagno del finale è controllato da un banco di dip-switch per canale (la costruzione è dual mono dai trasformatori toroidali all'uscita) in quattro passi - è necessario l'intervento del rivenditore o dell'assistenza per variarlo. Il mio è regolato al guadagno minimo; non ci giurerei, ma secondo me, regolato così, suona un pelino meglio - se il livello d'uscita e la posizione normale del potenziometro del vostro preamplificatore e i vostri normali volumi di ascolto ve lo consentono (ricordate che i livelli ottimali dei potenziometri sono molto più vicini a ore 12 e oltre che a ore 9, dove sembrano preferirli la maggioranza degli audiofili), vi consiglio di farvelo regolare così.

Suono (o suoni)

Mi lamentavo sopra dell'infinito tempo di rodaggio; ho rischiato, come si può evincere dalle prime righe di questo pezzo, di rispedire l'amplificatore all'importatore, dopo il normale periodo di prova, pensando di aver avuto a che fare con un ottimo amplificatore, di altissimo livello per il suo prezzo di listino, con pregi eccezionali e qualche difettuccio evidente, robusto e ben suonante, ma non abbastanza buono da farne un riferimento assoluto - un campione di categoria, forse, o comunque uno dei candidati al titolo, non la rivelazione assoluta che ha fama di essere (il GamuT D200 arrivava, infatti, forte di incredibili recensioni e paragoni nella stampa specializzata mondiale). Riscontravo una velocità, una capacità di seguire il segnale musicale, una immediatezza proprie di amplificatori molto meno potenti e, in genere, di quel tipo che include bulbi di vetro come dispositivi attivi, sommata ad una neutralità e ad una capacità di controllo della gamma bassa che questi non hanno; ma al contempo, era come se una parte delle armoniche venissero smorzate, come se qualcosa impedisse loro di svilupparsi completamente. L'altro problema che riscontravo era una certa granulosità, una mancanza di fluidità e di definizione sull'acuto. La scena acustica rimaneva tuttavia, cosa che mi avrebbe dovuto mettere in allarme rispetto a questa idea che mi stavo formando, eccezionalmente estesa e precisa, con una capacità evidentissima di delimitare lo spazio del luogo di registrazione (no, non nei dischi dei Massive Attack…), segno di una risoluzione eccellente.
Telefonai all'importatore per mettermi d'accordo sulla restituzione dell'apparecchio; mi fu chiesto quale periodo di rodaggio avessi accordato all'amplificatore e, alla mia risposta, mi fu suggerito di tenerlo ancora per un ulteriore periodo: un cambiamento era imminente.

Lasciai, quindi, l'amplificatore connesso all'impianto e lo utilizzai quotidianamente per qualche tempo prima di procedere ad una seria valutazione ulteriore.
Al momento di questa, qualcosa era evidentemente cambiato.
L'amplificatore aveva, infatti, conservato tutte le sue virtù, straordinaria immediatezza e capacità di sparire dal percorso del segnale in primis. Questa caratteristica è difficile da spiegare a chi non l'abbia mai colta: è come se si fosse in grado di percepire l'eliminazione di una serie di componenti dal percorso del segnale, un po' come se il messaggio musicale fosse in grado di fluire con minore impedimento nella sua strada. E' una percezione immediata, non razionalizzabile, da qui la difficoltà a spiegarla meglio.
L'altra cosa che colpisce è la neutralità del suono di questo amplificatore, in particolare dall'uscita direct. L'uscita normale è, infatti, marginalmente più chiusa e opaca rispetto a quella direct; è possibile che in un impianto bilanciato più verso il brillante rispetto al mio ci siano dei vantaggi con l'uso dell'uscita normale, anche se mi pare che la direct abbia un margine sulla normal in termini di trasparenza nella riproposizione delle microinformazioni. Neutralità, dicevo, cioè mancanza di colorazioni. Il suono del D200 è quanto di più vicino al grado zero mi sia capitato di sentire: il riferimento, il Krell FPB200, oltre ad essere un po' scuro come impostazione sonora generale, è notoriamente opulento in gamma mediobassa. Ciò conferisce all'americano quell'autorevolezza e quel senso di solidità che, sulle prime, possono mancare ascoltando il GamuT e che possono indurre qualcuno a percepire la sua performance all'estremo basso come limitata, ma che rendono il Krell, a volte, un po' lento e ne riducono la capacità di "seguire" il segnale.
Torno ancora sulla capacità del D200 di tracciare il segnale, altro aspetto di quell'immediatezza di cui scrivevo sopra. Un prodotto diretto di questo è la fluidità ritmica di questo amplificatore, la sua attitudine a riprodurre il tempo dei brani musicali. Il GamuT sparisce (pare la sua specialità…) e lascia spazio al ritmo del brano musicale riprodotto, come se non ci fossero ritardi nel passaggio del segnale attraverso i suoi circuiti. So che in alcuni quartieri della città audiofila ci sono coloro che pensano che, quando si parla del ritmo di un amplificatore, si stia vendendo fumo, e che persino una radiolina a transistor ha la capacità di far battere il piede all'ascoltatore. Per quanto mi riguarda, forse è così, però molto spesso mi è capitato di sentire impianti o apparecchi di alto livello impartire una letargia, una narcolessi alla riproduzione musicale capace di travolgere di noia il più motivato degli ascoltatori; come dice una nota pubblicità di una marca di hi-fi (anch'essa danese, sarà un caso?) "life is too short for boring hi-fi". Concedo, tuttavia, ai detrattori del concetto di "ritmo" degli apparecchi hi-fi il fatto che, spesso, quel senso del ritmo di una particolare scuola anglo-scozzese di riproduzione sonora viene raggiunto riducendo la banda passante soggettiva riprodotta. Il GamuT è la dimostrazione che quella non è l'unica strada per raggiungere quel risultato: le sue alte frequenze sono estesissime, sembrano non avere limiti e del basso ho già detto sopra.
La ricostruzione della scatola sonora è sensazionale in focalizzazione, estensione e delimitazione. Sono abituato a dare per scontata la focalizzazione con apparecchi correttamente progettati e un dispiegamento appena corretto dell'impianto; l'estensione è, nella maggioranza delle installazioni, limitata da problemi di posizionamento dei diffusori, eppure sono pronto a pensare che il GamuT, a giudicare dai risultati che ho ottenuto anche sperimentando posizionamenti dei diffusori improbabili (saprete perché leggendo la rivista nei prossimi mesi), sia in grado di alleviare persino i problemi dovuti all'inadeguatezza degli ambienti di ascolto in questo senso. Lo dico chiaro: penso che una capacità di ricostruzione spaziale di questo tipo possa essere da record assoluto per un amplificatore, anche grazie al fatto che non è necessario utilizzarlo con diffusori che, nella maggioranza dei casi, introducono aberrazioni proprio nella ricostruzione della scatola sonora. Altro punto, la delimitazione della scena: quante volte è capitato di sentire sistemi che impongono a tutte le registrazioni la stessa, magari anche enorme, scatola sonora, ma sempre esattamente la stessa in dimensioni? Il GamuT, anche per questo parametro, si toglie di mezzo, almeno a giudicare dalla varietà di spazi sonori che mi sono trovato davanti in questi ultimi mesi.
La mancanza di fluidità sull'acuto se n'è andata col rodaggio; il leggero impedimento allo sviluppo delle armoniche, per confronto col precedente riferimento, è parzialmente rimasto fino ad un certo punto della vita dell'amplificatore, ma direi che anch'esso è, da qualche tempo, acqua passata.
Mi accorgo di non aver parlato della performance dinamica del GamuT, ma credo che chi mi ha seguito fin qui possa evincere qualcosa da quanto ho scritto sopra. E' proprio nella performance dinamica che il GamuT trae vantaggio da quell'immediatezza di cui ho tanto parlato; c'è un'incredibile sensazione di libertà di reazione al fluire e al variare del segnale, sia nel dominio dei grandi intervalli, sia in quello delle microvariazioni, che rende la performance dinamica non inutilmente esagerata, ma assolutamente credibile e realistica.
So che qualcuno sostiene che il D200, superato un certo volume, smette di dare ciò di cui è capace. Purtroppo non so dare una risposta a questo: i diffusori a mia disposizione rientrano nel gruppo di quelli facili da pilotare ma non dei più efficienti; ho provato ad aumentare il volume oltre la mia capacità di sopportazione senza alcun risultato negativo (a parte il rischio di chiamata alla Polizia Municipale da parte dei vicini); mi riprometto tuttavia di tornare sull'argomento quando avrò a disposizione diffusori modello buco nero o piazze d'armi come ambienti d'ascolto. Devo anche dire che le osservazioni su questo problema, così come su una supposta lievissima granulosità che, dopo un congruo periodo di rodaggio, io non percepisco, erano dirette alla versione precedente del D200, qui in anteprima nazionale nella sua versione MK3, aggiornata nella circuitazione d''ingresso sulla scorta dell'esperienza maturata nello sviluppo della costosa serie top.

Per concludere…

L'amplificatore perfetto, quindi? No, anche se è sicuramente il migliore che ho avuto modi di sentire per un periodo di tempo significativo. Forse è possibile fare di meglio nel campo del colore strumentale, dove viene battuto da alcuni valvolari single ended; è possibile che qualcuno, al contrario, non sappia rinunciare ad una performance più "autorevole"/"autoritaria".
Da parte mia, credo che fra gli amplificatori dal prezzo non impronunciabile che conosco questo sia il migliore compromesso - nel mio impianto ha sostituito, come riferimento, un finale più vecchio che tuttavia, al momento dell'uscita dal catalogo del costruttore, costava il doppio.
Chi stesse cercando un amplificatore, per un impianto anche top, e perdesse l'occasione di sentire questo (o i suoi fratelli monofonici M200 e M250) prima di una qualsiasi decisione perderebbe al contempo la possibilità di risparmiare (o di investire meglio) una somma considerevole.
A me resta la curiosità di sentire quanto fa di meglio l'S300, dal costo sestuplo…

 

 

 

 

 

 
 
 

 

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