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Questo
amplificatore ha un grave difetto: dopo una trentina di ore
di rodaggio suona talmente bene da far pensare all'ascoltatore
che sia già al massimo delle sue possibilità;
fra l'altro, il suo orrendamente lungo rodaggio è fatto
di lunghi periodi in cui non c'è miglioramento apparente.
Quantificherei il rodaggio necessario a farlo esprimere pienamente
in almeno 150/200 ore, una specie di record, e ho l'impressione
che il periodo continui anche successivamente; mi sembra che
l'amplificatore sia ancora leggermente migliorato negli ultimi
giorni, abbondantemente superata la barriera delle 200 ore.
Sì, perché questo amplificatore è ormai
parte stabile del mio impianto: se vi interessa solo sapere
se mi è piaciuto o no, potete anche smettere di leggere
Ma
magari vi interessa qualche notizia in più, anche perché
questo amplificatore è talmente eccellente nella sua
qualità sonora da rappresentare una piccola rivoluzione
nel rapporto qualità/prezzo nel folle mondo della riproduzione
sonora.
Un
po' di tecnica
La
GamuT è un'azienda danese, nota precedentemente e in
un mercato che credo fosse ristretto al nord Europa col marchio
SiriuS, che costruisce, da più di vent'anni, apparecchi
hi-fi per il mercato professionale e per quello audiophile.
Solo negli ultimi tre o quattro anni, tuttavia, il nome è
assurto alla fama internazionale grazie ad una serie di recensioni
entusiastiche dei suoi amplificatori.
Il cuore del D200 è il suo stadio finale, che impiega
una sola coppia di MOSFET per canale, nonostante una potenza
di 200W. Le voci che circolano dicono che i dispositivi utilizzati,
uno per ramo (la topologia dell'amplificatore è a simmetria
complementare) non siano nati per l'audio; il modo in cui
vengono utilizzati e i punti di lavoro sono, a quanto pare,
la vera innovazione progettuale di questo amplificatore e
dei suoi fratelli di linea (la linea GamuT include, oltre
al D200, altri quattro amplificatori della stessa serie, l'S100,
il D100, l'M200 e l'M250, due finali cost-no-object, l'S300
e l'S600M, due preamplificatori, il C2R e il D2, e un lettore
CD, il CD2R). Per il resto, si tratta di un finale, come detto,
a simmetria complementare, con uno stadio di ingresso intrinsecamente
bilanciato, che consente l'utilizzo di connessioni sia bilanciate
che single ended, a patto di usare, in questo caso, i connettori
cortocircuitanti forniti sugli ingressi XLR. Il numero di
stadi dell'amplificatore è, secondo il progettista
Ole Lund Christensen, 5 o 7, "dipende da come li volete
contare". L'amplificatore è controreazionato sia
in corrente sia in tensione; la posizione del progettista
è che la controreazione è uno dei meccanismi
fondamentali del funzionamento di qualsiasi cosa e che essa
può essere dannosa solo quando applicata male. Funziona
in classe AB, con una corrente di polarizzazione piuttosto
alta.

Perché
è importante la scelta di un solo dispositivo finale
per ramo? Nella storia dell'alta fedeltà è capitato
spesso che, in una famiglia di amplificatori, il più
piccolo suonasse meglio dei fratelli maggiori; una delle spiegazioni
sostenibili per questo fatto è la presenza, nello stadio
finale di un amplificatore piccolo, di un minor numero di
dispositivi di potenza, fatto che diminuisce o annulla la
possibilità di problemi di accoppiamento fra essi in
regime dinamico e quella di derive termiche diverse. Ole Lund
Christensen offre anche un'altra spiegazione alla scelta,
il fatto che si tratta di una serie di amplificatori progettati
in origine per il mercato professionale; un solo dispositivo
vuol dire che ce n'é uno solo che si può rompere
- è più semplice individuare il motivo di eventuali
malfunzionamenti o degradi delle prestazioni.
A scanso di equivoci, amplificatori GamuT/SiriuS sono in uso
in studi di registrazione (un esempio clamoroso può
essere visto su http://www.ampspeaker.com) dove alcuni sono
accesi da anni senza problemi di affidabilità. Non
consideriate, però, questo un invito a lasciare questi
amplificatori sempre accesi: non si romperanno, se lo farete,
ma avrete inutilmente dissipato energia elettrica in calore,
dato che il D200 raggiunge le prestazioni soniche ottimali
un'ora dopo l'accensione, secondo il costruttore (personalmente
aggiungerei un'altra mezz'oretta, tanto per gradire). Nel
mio periodo di prova l'amplificatore ha funzionato senza alcun
problema, superando anche il caldo torrido e l'umidità
da piscina di questi ultimi giorni.
L'apparecchio si accende attraverso un interruttore sul frontale;
sul retro, oltre alla vaschetta IEC, sono presenti gli ingressi
XLR e RCA e due coppie d'uscite (degli ottimi morsetti WBT
che rispettano le regole europee di sicurezza), una marcata
"normal" e una marcata "direct", la differenza
essendo la mancanza di rete di Zobel sulla seconda, che quindi,
secondo il costruttore, fornisce migliori risultati sulle
frequenze acute a patto di non connettervi carichi fortemente
capacitivi (per le misure e per diffusori elettrostatici è
obbligatorio utilizzare l'uscita "normal", infatti).

L'amplificatore eroga 200W su 8 Ohm, raddoppiando la potenza
su quattro ohm, e continuando ad aumentarla fino ai 1.5 Ohm,
impedenza alla quale scattano le protezioni. Per spiegare
questa scelta, Ole Lund Christensen, nel manuale d'uso, informativo
e ben scritto, anche se solo in inglese nell'esemplare che
mi è stato recapitato, sostiene che era necessario
decidere il confine fra un carico ammissibile e il corto circuito
e che il valore di 1.5 Ohm è stato scelto perché
pochissimi diffusori attualmente reperibili scendono sotto
questo limite; sono disponibili, su richiesta, esemplari in
cui questo limite viene "rilassato". A ricordare
i natali professionali di questo amplificatore, sono implementate
varie protezioni (tutte non invasive) che lo rendono praticamente
a prova di bomba (dal punto di vista elettrico, si intende);
dopo l'accensione, un relé per canale scatta dopo che
i parametri di funzionamento sono stati controllati e produce
un piccolo transiente sui diffusori; lo stesso succede allo
spegnimento.
L'estetica stessa, ingentilita solo dalla placca bronzea che
reca il nome del costruttore e il modello dell'amplificatore,
è di evidente origine professionale; l'amplificatore
è disponibile in nero e in alluminio, con e senza manici
anteriori. Tutta la serie D/M condivide lo stesso chassis,
rendendo possibili upgrade a modelli superiori; inoltre, la
costruzione modulare dell'amplificatore rende possibili riparazioni
rapide e aggiornamenti nel caso in cui ne vengano rilasciati.
Il guadagno del finale è controllato da un banco di
dip-switch per canale (la costruzione è dual mono dai
trasformatori toroidali all'uscita) in quattro passi - è
necessario l'intervento del rivenditore o dell'assistenza
per variarlo. Il mio è regolato al guadagno minimo;
non ci giurerei, ma secondo me, regolato così, suona
un pelino meglio - se il livello d'uscita e la posizione normale
del potenziometro del vostro preamplificatore e i vostri normali
volumi di ascolto ve lo consentono (ricordate che i livelli
ottimali dei potenziometri sono molto più vicini a
ore 12 e oltre che a ore 9, dove sembrano preferirli la maggioranza
degli audiofili), vi consiglio di farvelo regolare così.
Suono
(o suoni)
Mi
lamentavo sopra dell'infinito tempo di rodaggio; ho rischiato,
come si può evincere dalle prime righe di questo pezzo,
di rispedire l'amplificatore all'importatore, dopo il normale
periodo di prova, pensando di aver avuto a che fare con un
ottimo amplificatore, di altissimo livello per il suo prezzo
di listino, con pregi eccezionali e qualche difettuccio evidente,
robusto e ben suonante, ma non abbastanza buono da farne un
riferimento assoluto - un campione di categoria, forse, o
comunque uno dei candidati al titolo, non la rivelazione assoluta
che ha fama di essere (il GamuT D200 arrivava, infatti, forte
di incredibili recensioni e paragoni nella stampa specializzata
mondiale). Riscontravo una velocità, una capacità
di seguire il segnale musicale, una immediatezza proprie di
amplificatori molto meno potenti e, in genere, di quel tipo
che include bulbi di vetro come dispositivi attivi, sommata
ad una neutralità e ad una capacità di controllo
della gamma bassa che questi non hanno; ma al contempo, era
come se una parte delle armoniche venissero smorzate, come
se qualcosa impedisse loro di svilupparsi completamente. L'altro
problema che riscontravo era una certa granulosità,
una mancanza di fluidità e di definizione sull'acuto.
La scena acustica rimaneva tuttavia, cosa che mi avrebbe dovuto
mettere in allarme rispetto a questa idea che mi stavo formando,
eccezionalmente estesa e precisa, con una capacità
evidentissima di delimitare lo spazio del luogo di registrazione
(no, non nei dischi dei Massive Attack
), segno di una
risoluzione eccellente.
Telefonai all'importatore per mettermi d'accordo sulla restituzione
dell'apparecchio; mi fu chiesto quale periodo di rodaggio
avessi accordato all'amplificatore e, alla mia risposta, mi
fu suggerito di tenerlo ancora per un ulteriore periodo: un
cambiamento era imminente.

Lasciai,
quindi, l'amplificatore connesso all'impianto e lo utilizzai
quotidianamente per qualche tempo prima di procedere ad una
seria valutazione ulteriore.
Al momento di questa, qualcosa era evidentemente cambiato.
L'amplificatore aveva, infatti, conservato tutte le sue virtù,
straordinaria immediatezza e capacità di sparire dal
percorso del segnale in primis. Questa caratteristica è
difficile da spiegare a chi non l'abbia mai colta: è
come se si fosse in grado di percepire l'eliminazione di una
serie di componenti dal percorso del segnale, un po' come
se il messaggio musicale fosse in grado di fluire con minore
impedimento nella sua strada. E' una percezione immediata,
non razionalizzabile, da qui la difficoltà a spiegarla
meglio.
L'altra cosa che colpisce è la neutralità del
suono di questo amplificatore, in particolare dall'uscita
direct. L'uscita normale è, infatti, marginalmente
più chiusa e opaca rispetto a quella direct; è
possibile che in un impianto bilanciato più verso il
brillante rispetto al mio ci siano dei vantaggi con l'uso
dell'uscita normale, anche se mi pare che la direct abbia
un margine sulla normal in termini di trasparenza nella riproposizione
delle microinformazioni. Neutralità, dicevo, cioè
mancanza di colorazioni. Il suono del D200 è quanto
di più vicino al grado zero mi sia capitato di sentire:
il riferimento, il Krell FPB200, oltre ad essere un po' scuro
come impostazione sonora generale, è notoriamente opulento
in gamma mediobassa. Ciò conferisce all'americano quell'autorevolezza
e quel senso di solidità che, sulle prime, possono
mancare ascoltando il GamuT e che possono indurre qualcuno
a percepire la sua performance all'estremo basso come limitata,
ma che rendono il Krell, a volte, un po' lento e ne riducono
la capacità di "seguire" il segnale.
Torno ancora sulla capacità del D200 di tracciare il
segnale, altro aspetto di quell'immediatezza di cui scrivevo
sopra. Un prodotto diretto di questo è la fluidità
ritmica di questo amplificatore, la sua attitudine a riprodurre
il tempo dei brani musicali. Il GamuT sparisce (pare la sua
specialità
) e lascia spazio al ritmo del brano
musicale riprodotto, come se non ci fossero ritardi nel passaggio
del segnale attraverso i suoi circuiti. So che in alcuni quartieri
della città audiofila ci sono coloro che pensano che,
quando si parla del ritmo di un amplificatore, si stia vendendo
fumo, e che persino una radiolina a transistor ha la capacità
di far battere il piede all'ascoltatore. Per quanto mi riguarda,
forse è così, però molto spesso mi è
capitato di sentire impianti o apparecchi di alto livello
impartire una letargia, una narcolessi alla riproduzione musicale
capace di travolgere di noia il più motivato degli
ascoltatori; come dice una nota pubblicità di una marca
di hi-fi (anch'essa danese, sarà un caso?) "life
is too short for boring hi-fi". Concedo, tuttavia, ai
detrattori del concetto di "ritmo" degli apparecchi
hi-fi il fatto che, spesso, quel senso del ritmo di una particolare
scuola anglo-scozzese di riproduzione sonora viene raggiunto
riducendo la banda passante soggettiva riprodotta. Il GamuT
è la dimostrazione che quella non è l'unica
strada per raggiungere quel risultato: le sue alte frequenze
sono estesissime, sembrano non avere limiti e del basso ho
già detto sopra.
La ricostruzione della scatola sonora è sensazionale
in focalizzazione, estensione e delimitazione. Sono abituato
a dare per scontata la focalizzazione con apparecchi correttamente
progettati e un dispiegamento appena corretto dell'impianto;
l'estensione è, nella maggioranza delle installazioni,
limitata da problemi di posizionamento dei diffusori, eppure
sono pronto a pensare che il GamuT, a giudicare dai risultati
che ho ottenuto anche sperimentando posizionamenti dei diffusori
improbabili (saprete perché leggendo la rivista nei
prossimi mesi), sia in grado di alleviare persino i problemi
dovuti all'inadeguatezza degli ambienti di ascolto in questo
senso. Lo dico chiaro: penso che una capacità di ricostruzione
spaziale di questo tipo possa essere da record assoluto per
un amplificatore, anche grazie al fatto che non è necessario
utilizzarlo con diffusori che, nella maggioranza dei casi,
introducono aberrazioni proprio nella ricostruzione della
scatola sonora. Altro punto, la delimitazione della scena:
quante volte è capitato di sentire sistemi che impongono
a tutte le registrazioni la stessa, magari anche enorme, scatola
sonora, ma sempre esattamente la stessa in dimensioni? Il
GamuT, anche per questo parametro, si toglie di mezzo, almeno
a giudicare dalla varietà di spazi sonori che mi sono
trovato davanti in questi ultimi mesi.
La mancanza di fluidità sull'acuto se n'è andata
col rodaggio; il leggero impedimento allo sviluppo delle armoniche,
per confronto col precedente riferimento, è parzialmente
rimasto fino ad un certo punto della vita dell'amplificatore,
ma direi che anch'esso è, da qualche tempo, acqua passata.
Mi accorgo di non aver parlato della performance dinamica
del GamuT, ma credo che chi mi ha seguito fin qui possa evincere
qualcosa da quanto ho scritto sopra. E' proprio nella performance
dinamica che il GamuT trae vantaggio da quell'immediatezza
di cui ho tanto parlato; c'è un'incredibile sensazione
di libertà di reazione al fluire e al variare del segnale,
sia nel dominio dei grandi intervalli, sia in quello delle
microvariazioni, che rende la performance dinamica non inutilmente
esagerata, ma assolutamente credibile e realistica.
So che qualcuno sostiene che il D200, superato un certo volume,
smette di dare ciò di cui è capace. Purtroppo
non so dare una risposta a questo: i diffusori a mia disposizione
rientrano nel gruppo di quelli facili da pilotare ma non dei
più efficienti; ho provato ad aumentare il volume oltre
la mia capacità di sopportazione senza alcun risultato
negativo (a parte il rischio di chiamata alla Polizia Municipale
da parte dei vicini); mi riprometto tuttavia di tornare sull'argomento
quando avrò a disposizione diffusori modello buco nero
o piazze d'armi come ambienti d'ascolto. Devo anche dire che
le osservazioni su questo problema, così come su una
supposta lievissima granulosità che, dopo un congruo
periodo di rodaggio, io non percepisco, erano dirette alla
versione precedente del D200, qui in anteprima nazionale nella
sua versione MK3, aggiornata nella circuitazione d''ingresso
sulla scorta dell'esperienza maturata nello sviluppo della
costosa serie top.
Per
concludere
L'amplificatore
perfetto, quindi? No, anche se è sicuramente il migliore
che ho avuto modi di sentire per un periodo di tempo significativo.
Forse è possibile fare di meglio nel campo del colore
strumentale, dove viene battuto da alcuni valvolari single
ended; è possibile che qualcuno, al contrario, non
sappia rinunciare ad una performance più "autorevole"/"autoritaria".
Da parte mia, credo che fra gli amplificatori dal prezzo non
impronunciabile che conosco questo sia il migliore compromesso
- nel mio impianto ha sostituito, come riferimento, un finale
più vecchio che tuttavia, al momento dell'uscita dal
catalogo del costruttore, costava il doppio.
Chi stesse cercando un amplificatore, per un impianto anche
top, e perdesse l'occasione di sentire questo (o i suoi fratelli
monofonici M200 e M250) prima di una qualsiasi decisione perderebbe
al contempo la possibilità di risparmiare (o di investire
meglio) una somma considerevole.
A me resta la curiosità di sentire quanto fa di meglio
l'S300, dal costo sestuplo
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