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Prima di raccontarvi,
nel dettaglio, cosa offre e come funziona questa piccola scheda
fono, è necessaria una premessa con un po' di storia personale;
credo infatti sia doveroso far capire come mai, a parlare
di un prodotto "analogico" su www.videohifi.com, sia qualcuno
che, per motivi anagrafici, è cresciuto col digitale.
La
mia collezione musicale, in effetti, è ancora divisa tra formati
con un rapporto di circa 5:1 a favore del digitale; d'altra
parte, un anno e mezzo fa, prima dell'arrivo dell'oggetto
di questa presentazione, il rapporto era di 30:1.
Ma procediamo con ordine. Pur essendo cresciuto
col digitale, come dicevo sopra, e avendo posseduto un front-end
digitale che, al momento della sua uscita di produzione, valeva
più di 7000 euro, non ho mai dato aprioristicamente per scontata
la superiorità del sistema CD; pensavo, semplicemente, che
la spesa necessaria ad ascoltare con uno standard quale quello
cui mi ero abituato per il digitale i pochi dischi analogici
che avevo non fosse giustificata dal numero dei dischi posseduti.
E pensavo anche, come molti non analogisti, che il vinile
fosse introvabile o troppo costoso nuovo, e inaffidabile usato.
La svolta analogica alla mia storia hi-fi fu determinata da
un caso: la persona che rispose ad un mio annuncio di vendita
di una coppia di finalini d'epoca mi propose la permuta con
un front-end analogico di ottima qualità, pur se fuori produzione
da tempo; lo scambio fu, in breve tempo, concluso. Questo
front-end non includeva né fonorivelatore né pre phono; ed
è evidente che io, da digitalista - sia pure, come visto,
più per calcolo che per convinzione - possedevo solo un pre
linea (il Sonic Frontiers SFL2 che continua, imperterrito,
ad allietare i miei ascolti). Mi misi quindi alla ricerca
dei due oggetti mancanti. Per il fonorivelatore mi rivolsi,
infine, a una derivazione della Benz Glider (un piccolo classico),
la Benz Micro Scheu, di cui magari vi racconterò un'altra
volta. Il pre phono era, invece, un puzzle un po' più difficile
da risolvere. Per poter sfruttare al meglio il resto del mio
impianto serviva, infatti, un pre con uscita bilanciata –
il Sonic Frontiers ha due ingressi direct che bypassano il
tape monitor e il bilanciamento, uno single-ended, occupato
dal CD, l’altro bilanciato. Serviva inoltre che fosse compatibile
con le testine a bassa uscita, con le quali volevo fare esperimenti,
nella convinzione che fossero, sulla carta, quelle che potevano
garantire i massimi risultati d'ascolto; ma che fosse anche
sufficientemente versatile da non dover essere buttato nel
caso in cui una testina a bassa uscita si fosse rivelata inutilizzabile
nella mia zona, particolarmente interessata da fenomeni di
interferenze in radiofrequenza. E serviva, infine, che il
suo prezzo non fosse fuori proporzione con quello del resto
del front-end analogico che stavo costruendo. Insomma, una
bestia pressoché introvabile.
Cercai sulla rete; apparve presto evidente che
avevo tre alternative: comprare uno stadio phono commerciale
di costo stratosferico e di difficile reperibilità; rinunciare
all'uscita bilanciata; autocostruire qualcosa alla bisogna.
La prima alternativa era scartata in partenza, mi dispiaceva
accettare la seconda e scegliere la terza si scontrava con
la mia inesperienza in fatto di autocostruzione e col fatto
che mio fratello (il mio "autocostruttore" ufficiale) era
impegnatissimo altrove, in quel periodo. Finché non scovai,
quasi per caso, l'oggetto di questa descrizione.
Il DACT CT100 viene venduto (per l'Italia direttamente
dal suo distributore mondiale, appunto la DACT) come scheda già completa, montata
e collaudata. E' sufficiente chiuderlo, se necessario per
motivi di schermatura (e da me, come detto, lo è), in un contenitore
metallico, sul quale si possono montare i connettori di ingresso
e uscita e il connettore di terra. Richiede una o due alimentazioni
duali, comprese fra +/-9V e +/-35V, 22mA. L'approssimazione
della tensione richiesta è dovuta al fatto che la scheda monta,
a bordo, degli stabilizzatori. La scheda è completamente dual
mono, per cui sarebbe un peccato compromettere la separazione
fra i canali utilizzando un'alimentazione unica. Ma, mentre
potevo fare o farmi fare rapidamente la saldatura di quattro
connettori, non potevo certo mettere insieme un'alimentazione
seria e dual mono in pochi minuti. Per fortuna, la DACT vendeva
degli alimentatorini da muro che, a sua detta, pur non essendo
ideali (infatti la DACT non li propone più, e sta approntando
una alimentazione dedicata di qualità elevata che sarà
disponiile fra un paio di mesi), sono sufficienti alla bisogna,
e permettevano di ascoltare rapidamente questa scheda e la
sorella di linea (CT101).
Dal punto di vista circuitale, la DACT è
piuttosto parca di informazioni; lo stampato e alcuni componenti
sono marcati NLE 17 – a quanto mi è dato capire, NLE, una
piccola casa danese, è il vero produttore della scheda, disponibile
in Scandinavia già da qualche anno. Ciò che si può notare
è la presenza di parecchi componenti SMD sulla scheda doppia
faccia, e il fatto che ci sono sia discreti che integrati,
con le sigle accuratamente eliminate. Lo stadio di ingresso
è a discreti perchè, secondo il costruttore,
non sono reperibili integrati a rumore sufficientemente basso.
Viene detto, inoltre, che non c’è condensatore d'uscita, che
l'uscita presenta un trascurabile offset in continua (massimo
3 mV) e che esiste, comunque, un filtro antirumble, che permette
di selezionare la RIAA IEC, che rende nullo l’offset. La casa
dichiara un errore della RIAA inferiore ai 5 centesimi di
dB; l'implementazione della RIAA è ibrida, parte in
controreazione e parte passiva, per motivi di rumore - direi
che è quasi un'ossessione - e di tolleranze. Sono selezionabili
dall'utente sia il già descritto filtro antirumble, sia la
costante di tempo cosiddetta "dimenticata", quella a 3.18
uS. Ma cos'altro è configurabile? Semplicemente, tutto quanto
può essere utile ad adattare questo pre phono a qualsiasi
testina in commercio. E' possibile regolare il guadagno, attraverso
un banco di dip-switch, da 40 a 80 dB, per ottenere 1V in
uscita da testine con uscite che vanno da 5 mV a 0.1 mV, in
34 passi; l'impedenza di carico da 10 ohm a 47Kohm in una
ventina di passi; la capacita' a passi di 100 pF da 100 a
400 pF. E' ovviamente possibile saldare in ingresso le proprie
resistenze e/o capacità. Una possibilità di regolazioni così
ampia rende ottimizzabile l'interfacciamento con testine peculiari,
tipo la Decca, e comunque rende possibile sperimentare tweaking
vari anche con fonorivelatori che "dovrebbero" avere una regolazione
certa e dichiarata dalla casa costruttrice. L'uscita può essere
sia su XLR bilanciata che su RCA sbilanciata, basta saldare
connettori diversi. L’impedenza d’uscita è inferiore all’ohm
e la tensione massima, in bilanciato, di 28.2V; in pratica,
ho collegato senza problemi un pre passivo con due metri di
cavo in uscita dal phono e un metro e mezzo in uscita dal
passivo senza alcun problema. Il rapporto segnale-rumore dichiarato,
al livello minimo di guadagno, è di 98 dB, al livello massimo,
di 71 dB: non ho mai collegato testine MM molto generose in
uscita, ma il rumore non è mai stato un problema, neanche
con la Ortofon SPU.

Ma come suona? Beh, visto quanto ho raccontato
prima, dovreste aver capito che non sono la persona più indicata
per dirvi come suona rispetto ad altri pre phono; sono tuttavia
tentato di dire che suona da stato solido qual è, cioè in
modo neutro ed estesissimo, ma che non sembra denunciare granulosità
e spigolosità. E ci sono margini di miglioramento: presto
scriverò delle differenze fra l'alimentazione "di serie" e
una modesta creazione mia e di mio fratello, che ho già avuto
modo di sperimentare prima che un problemino tecnico mi costringesse
a sospenderne l'uso. In definitiva, penso che il nostro CT100
ritragga senza pietà il fonorivelatore montato, il sistema
giradischi/braccio, la capacità di chi ha effettuato il set-up
di ottimizzare il tutto e la bontà del disco sul piatto in
quel momento. La risoluzione ai bassi livelli è elevatissima:
ciò è un’arma a doppio taglio, dato che ogni scricchiolio
del vinile viene evidenziato. Tuttavia, come in tutti i grandi
apparecchi analogici, il rumore tende ad essere come scorporato
dall’evento sonoro, è cioè presente, ma non interferisce più
di tanto con la musica, un po’ come un vicino di poltrona
a teatro che tossisce nel fortissimo: ne siamo coscienti,
ma non guasta l’interpretazione musicale. Così, se volete
cercare di ottimizzare il VTA, o se volete provare a vedere
se quel certo disco è registrato in tecnica oligomicrofonica
o multimicrofonica, il CT100 ve lo svelerà, gentilmente ma
senza remore. Diventa tutto molto critico, ma una volta che
tutto è a posto, non c’è digitale che tenga. Due impressioni
sull’uso e sull’interfacciamento: mi pare che sia nato per
restare sempre acceso – anche se questo va contro l’insistenza
della casa sulle alimentazioni a batteria, che difficilmente
possono lasciarlo costantemente sotto tensione – e mi pare
che, paradossalmente, suoni meglio quanto più alto è il guadagno,
anche se questo potrebbe dipendere dalle caratteristiche di
guadagno del resto della mia catena; certo è che prove effettuate
in questo senso mi hanno fatto percepire un netto vantaggio
in termini di impatto dinamico ed estensione sulle basse frequenze
di una regolazione di guadagno 6/10 dB più alta di quanto
strettamente necessario (di più comincia a diventare poco
pratico per la scarsa utilizzabilità della corsa del potenziometro
del preamplificatore).
Il che ci riconduce a quanto vi raccontavo all'inizio:
il front-end digitale dal prezzo astronomico ora allieta la
casa di qualcun altro, e ora che so che i dischi usati non
sono un'opzione da buttare via (anzi, a volte permettono di
portare a casa musica o esecuzioni sconosciute a prezzi che,
se fossero CD nuovi, sarebbero impossibili) e che le case
discografiche continuano a stampare buona parte delle uscite
pop importanti su vinile (non e' però facilissimo trovarle),
la mia collezione di vinile cresce ad una velocità dieci o
quindici volte superiore a quella di CD. Ma quanto spazio
occupato…
Ma vale la pena passare dalle certezze del sistema
digitale, che, una volta interfacciato e posizionato correttamente,
è stabile nel tempo, alle incertezze e alla quantità di parametri
da tenere sotto controllo e passibili di derive di messa a
punto dell’analogico? Io credo proprio di sì: setup digitali
anche di qualità altissima, a confronto con un sistema analogico
di classe media, potranno avere dei vantaggi dal punto di
vista dell’estensione alle basse frequenze e della costanza
delle prestazioni (niente distorsione che aumenta o risposta
in frequenza che cala sugli alti nei solchi interni), ma nulla
potranno opporre alla naturalezza del suono del vinile, alla
sua continuità, a quel senso di tridimensionalità, oltre che
dell’ambiente di registrazione, anche delle entità, siano
voci o strumenti, che si muovono al suo interno. Non ho ancora
sentito, nel mio sistema, apparecchi basati sulle nuove tecnologie
digitali ad alta risoluzione, ma ho l’impressione che, a questo
punto, il problema sia ontologico, oltre che tecnologico.
Il sistema analogico è semplicemente più vicino al modo in
cui il nostro sistema uditivo funziona, non a caso tende a
distorcere di più quando l’intensità sonora è maggiore…
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