Chi ha avuto modo di vedere il bellissimo Bowling
a Colombine di Michael Moore (chi non ha avuto modo
faccia in modo di avere modo), Oscar 2003 (incredibile!)
per il miglior documentario (ma è ben più
che un semplice documentario) ricorderà sicuramente
che parte rilevante della trattazione del regista statunitense
è basata sul confronto tra Stati Uniti e Canada,
cioè tra i due paesi che occupano lintero continente
nord americano. Vicini, uniti da molta parte di storia,
da importanti trattati commerciali, dalla lingua (almeno
per una parte rilevante del Canada), da uno style of life
che appare allocchio del profano quantomeno simile,
persino da comuni campionati per gli sport più importanti,
eppure così distanti nella concezione della vita
e, soprattutto, della convivenza. In Canada, ci racconta
Moore, girano pochissime armi, ottenere il permesso di detenerne
una è molto difficile, e - guarda un po che
strano - ci sono pochissimi reati connessi alluso
delle armi da fuoco. I newyorkesi o gli abitanti di Chicago,
di Los Angeles, di Philadelphia come di Indianapolis come
di Tampa o di Houston o di Phoenix (per non parlare di Miami)
vivono sostanzialmente barricati in casa. Quelli di Toronto
o di Montreal, come quelli di Vancouver o di Ottawa, vivono
con la porta di casa aperta. Non ci intratterremo in questa
sede sul complesso di ragioni etico-politico-sociali che
fanno sì che queste due realtà, che allocchio
profano di noi non americani appaiono così simili,
siano così diverse. Prendiamo semplicemente atto
di questa diversità, notando solo come (perché
ci interessa per il discorso che stiamo andando a fare)
il Canada abbia voluto mantenere forte il suo radicamento
nella realtà, nella storia, nella cultura europea
che hanno generato questa immensa nazione, sicuramente molto
più di quanto non sia avvenuto negli Stati Uniti.
E una forma mentis che si riflette su tutte le attività
umane praticate in questo Paese e tanto più nellapproccio
allalta fedeltà, che da sempre, e per tutti
i marchi storici canadesi, da Dayton Wright sino a Classé
(almeno alla Classé delle origini) a Mirage, si concretizza
nella ricerca delle massime prestazioni sonore possibili,
accompagnate però sempre e comunque - da un
rapporto prezzo qualità elevato, e da un'attenzione
quasi maniacale alla qualità della componentistica
e allaffidabilità nel tempo. Se il discorso
è valido, come detto, in generale, lo è a
maggior ragione per Bryston, lunico marchio al mondo
(almeno che a me risulti) che garantisce ufficialmente e
per iscritto i suoi prodotti per venti, dico venti, anni.
Bryston è, daltra parte, un caso particolare
nel panorama audio mondiale, essendo al tempo stesso un
costruttore hi-end e pro, facendo quasi sempre
coincidere i due termini, alla faccia di chi oggi si sveglia
tutto sudato nel letto e scopre i trucchi dei costruttori
di audio professionale. Molto spesso, anzi, le due linee
non hanno soluzione di continuità, e i prodotti hi-end
dedicati al mercato consumer sono i medesimi proposti per
il mercato professionale.
Bryston SP 1.7 the Best of Both Worlds

LSP
1.7 è il più recente dei preamplificatori
proposti dal nutrito catalogo Bryston, e rappresenta limplementazione
con possibilità di configurare installazioni a 7.1
canali, del già noto (ma non sufficientemente, a
mio avviso, apprezzato nella sua eccezionalità) SP
1, a 5.1 canali. La particolarità più importante
dellSP 7.1 sta nel fatto che si tratta, a tutti gli
effetti, di un doppio preamplificatore, che partendo da
una base eccellente come quella del preampli stereo BP 25,
osannato (ma sempre andando a cercare qualche pelino nelluovo,
per dire che in fondo va un po meglio il Krell, o
il Mark Levinson o lARC, perché fa blasé,
eppoi si rischia di fare cattiva figura col pubblico, come,
il professionale Bryston meglio dei marchi nobili dellesoterismo?)
dalla stampa di tutto il mondo, unisce a questo splendido
apparecchio una sezione di processamento e decodifica digitale
allo stato dellarte, e mantenendo le due sezioni assolutamente
separate, benché inserite nello stesso telaio. Insomma,
è la gioia di chi, come il sottoscritto, vuole allo
stesso tempo poter ascoltare al meglio il suo materiale
a due canali; godere delle possibilità dell'audio
multicanale, se ne ha voglia guardarsi un buon film e compiacersi
della sua colonna sonora, il tutto senza essere costretto
a due impianti separati o ad improbabili operazioni di connessione
e disconnessione.
Osservando lo schema a blocchi dellSP 1.7 è
facile, anche per i meno preparati tecnicamente, osservare
come, utilizzando il tasto di bypass, si escluda completamente
la sezione di processamento e decodifica dal percorso del
segnale audio.
LSP 1.7 è peraltro il mio preamplificatore
di riferimento, dunque è persino inutile che ne magnifichi
le doti, cosa che potrà esser più facilmente
evinta dal confronto con la versione solo stereo
BP 25, tranne dire subito che lhome-cinema quando
passato attraverso un decoder surround del livello
di quello impiegato nellSP 1.7 e con i segnali preamplificati
da una sezione analogica comè quella originata
dal BP 25 è tuttaltra vita, tuttaltra
poesia sonora.
Naturalmente lSP 1.7, benché decisamente orientato
ad un mercato audiophile, e dunque abbastanza spartano nellimpostazione,
è dotato di tutte le decodifiche oggettivamente desiderabili,
Dolby Digital, DTS, DTS Neo:6, Dolby Digital EX, Dolby Pro
Logic II ed è conforme alle nuove norme del sistema
di correlazione THX EX. Non manca una sezione di elaborazione
del segnale (che devo dire non ho mai sentito il bisogno
di impiegare, anche perché ove desiderassi elaborare
un segnale stereo o mono , impiegherei senzaltro le
decodifiche Pro Logic II o DTS Neo:6, assolutamente più
attendibili di qualsiasi sezione di elaborazione DSP). Buone
anche le
possibilità
in termini di apparecchi collegabili e di ingressi/uscite
assegnabili. E presente un set di ingressi analogici
5.1 (irrinunciabile se si ipotizza di impiegare i SACD multicanale)
e le uscite 5.1 sono disponibili sia bilanciate con connettore
AES/EBU XLR, che sbilanciate con connettori pin (mentre
per le uscite 7.1 ci si deve accontentare di
un set sbilanciato, o di impiegare 5.1 canali bilanciati
i due aggiuntivi sbilanciati). Completa ed efficace la sezione
di bass-management, semplici da effettuare le operazioni
di messa a punto, eccellenti per praticità ed intuitività
i menù.
Ciò che manca completamente è la sezione di
video-switching (Bryston ne propone una, molto completa
e flessibile, da affiancare al suo pre), ed è assolutamente
logico in un pre/decoder interamente basato sullesaltazione
delle prestazioni audio: le circuitazioni dei video switchers
operano a frequenze RF altissime, interferendo in termini
di rumore con le circuitazioni audio.
Il tutto è completato da un bellissimo telecomando
in acciaio satinato, elegante, pesante (il che per un telecomando
è un gran vantaggio ergonomico) e, fondamentale,
retroilluminato.
Bryston
BP 25

Il
preamplificatore da cui trae origine il pre/decoder SP 1.7
è, come detto, il BP 25, modello di punta nel catalogo
del marchio canadese, ottenibile in varie configurazioni:
solo linea, con stadio phono MM, con stadio phono MM ed
MC, ed è a sua volta la versione telecomandabile
del modello BP 20 (da prendere in seria considerazione,
ove il telecomando non sia una priorità, ma i soldi
da spendere si). Si tratta di un amplificazione di concezione,
si usava dire un tempo, minimalista. Io direi che alla filosofia
del BP 25 meglio si adatta il termine anglosassone no
frills, cè, cioè, tutto quel che
serve, non ci sono gadget, e tutto lo sforzo progettuale
e costruttivo viene dedicato allaccuratezza della
circuitazione, alla bontà della componentistica,
alla topologia di progetto. Quasi tutta la circuiteria (eccetto
i moduli phono ed una piccola scheda che porta il segnale
ai connettori sbilanciati, è ospitata su una grande
scheda madre che occupa per intero lo spazio alla base del
preamplificatore. Il BP 25 fa impiego unicamente di moduli
di amplificazione a discreti sul percorso del segnale (tre
per canale, a bassissimo rumore), ed è polarizzato
in Classe A (e scalda, insolitamente - ma non allarmatevi,
entro limiti abbondantemente accettabili- per un preampli
a stato solido). Tutte le saldature sono effettuate e controllate
rigorosamente a mano. Il potenziometro del volume è
un ALPS di altissima qualità.
Come dicevo cè tutto quel che serve: cinque
ingressi sbilanciati (compreso n
el
caso del modello in esame un Phono MM, la versione con Phono
MC dispone di due strepitosi trasformatori incapsulati in
Mu-Metal, praticamente una follia!) due bilanciati, uscite
sia sbilanciate che bilanciate, un pratico controllo di
fase, azionabile anche da telecomando, e persino, fatto
sempre più raro (irritantemente raro) una comodissima
uscita cuffia sul pannello frontale. Il telecomando è
altrettanto ben fatto di quello dellSP1.7. Lalimentazione
trova spazio in un telaio separato, collegato mediante connettore
multipolare ed un cordone di adeguata lunghezza, onde poter
mantenere le due sezioni ben distanziate.
SP
1.7 vs BP 25
Se
chiedete a Brian Russel (vedi intervista sotto ) vi dirà
che il suono dellSP 1.7 bypassato e quello del BP
25 sono assolutamente identici. Ed in effetti è difficile
dargli torto, nonostante lSP 1.7 potrebbe, dico potrebbe,
esser penalizzato dalladiacenza della sezione digitale
e dal fatto di incorporare la sezione di alimentazione.
Ho preso dunque come riferimento il BP 25 e sul suo suono
ho esaminato nuovamente quello dellSP 1.7. Intanto
ho voluto provare la sezione phono del BP 25, collegando
ad essa il mio Thorens TD 124 con il suo braccio Pritchard
e la sua testina Grado Reference Wood. Si tratta di una
RIAA phono seria, molto seria, che a questo
punto (vista la differenza di prezzo con il modello solo
linea) si paga piuttosto poco, certamente meno di una Riia
separata di altrettanta qualità. Estremamente neutra
nella sonorità, assolutamente silenziosa (chiedete
al negoziante dove eventualmente vorrete provare questo
preampli, o allamico che lo possiede, o allespositore
in fiera, di alzare, a vuoto, il volume al massimo. Sono
convinto che il mio stupore sarà il vostro) appare
particolarmente estesa e scolpita nellimmagine, una
musicalità molto concreta, molto solida, molto tridimensionale.
Caratteristiche che ritroviamo appieno nella sonorità
generale del BP 25, un pre, lasciatemelo dire, che affascina
sin dal primo ascolto e conquista inesorabilmente man mano
che si scalda, sino ad apparire quasi irrinunciabile. Merito
della straordinaria risoluzione del microcontrasto, merito
di unariosità che appare spesso inusitata,
anche avendo come riferimento preamplificatori di blasone
eccezionale (e di prezzo altrettanto). Un preamplificatore
con un grado di neutralità così prossimo allo
0 assoluto non lo ascoltavo dai tempi del Mark
Levinson N°26, in compenso la sua vivacità lo
rende assai più moderno e accattivante del suo illustre
paragone. Delicatissimo e insieme muscoloso, raffinato e
grintoso, il BP 25, a mio modestissimo parere, in grazia
delle sue prestazioni musicali e del suo prezzo, non ha
sostanzialmente contendenti, se non leventuale snobismo
(più che mai inutile) di un certo pubblico e di una
certa stampa hi-end (per autodefinizione).
Il confronto con lSP 1.7 da' sostanzialmente ragione
allaffermazione di Russel. Posso assicurarvi (e potete
assicurarvene voi stessi chiedendo un raffronto ad un rivenditore
o
vedi sopra) che notare differenze tra i due apparecchi
è veramente molto difficile (molto difficile) e in
genere non le considereremmo più notevoli di quelle
riscontrabili mettendo a confronto due esemplari della stessa
linea di produzione. Un pizzico in più di dinamica
totale e di risoluzione del microdettaglio a favore del
BP 25, qualcosina in meno in termini di rumore, ma sono
valori sostanzialmente risibili.
Rimane, alla fine di tutte queste parole, un fatto, anzi
no due: due preamplificatori magnifici, quanto di meglio
si possa ottenere oggi nel campo del multicanale e della
stereofonia pura. Tanto che alla fine, per assurdo, più
che con una certezza ci lasciano con un dubbio: ma è
davvero lecito pensare, a fronte di quanto offerto da Bryston,
che possa essere necessario spendere di più, ovvero
che spendendo di più si possa avere di meglio? Ho
limpressione che questo dubbio mi accompagnerà
a lungo.
Quattro
chiacchiere con Brian Russel
Brian
Russel oltre ad essere uno dei due soci storici della Bryston,
può essere tranquillamente definito come il Deus
ex-Machina del marchio canadese. Nel corso di una
sua recente visita in Italia, abbiamo avuto modo di fare
quattro chiacchiere, sulle prospettive del mercato e su
quelle dellazienda che dirige.
BM:
Mr Russel, molti di noi, io in prima persona, siamo rimasti
stupiti nel lavorare con il preamplificatore multicanali
SP 1.7 (e in precedenza con lSP 1). In genere siamo
stati abituati a percepire il mercato dellhome-cinema
come una sorta di stanza dei giocattoli in cui
si stipavano prodotti pieni di ingressi e di gadget ma raramente
di stostanza. LSP 1.7 è un progetto decisamente
avanzato e flessibile, ma anche molto pulito, e ciò
risulta particolarmente chiaro dalla sua prestazione in
stereofonia. Voi credete, dunque, che vi sia un effettivo
punto di contatto o di continuità tra il mondo del
multicanali e quello dellaudio a due canali?
BR: Sono tanti anni che operiamo nel
campo della riproduzione del suono, e sempre con ununica
idea in testa: il segnale, indipendentemente da come viene
trattato, deve arrivare ai diffusori intatto. Dunque che
si tratti di un preamplificatore stereo, di un sistema di
decodifica surround, di un amplificatore o di un semplice
switch-box, a noi interessa solamente che il segnale che
lo attraversa, giunga poi allanello finale della catena
con la massima linearità e purezza umanamente possibile.
Sono trentanni che facciamo prodotti audio di altissima
qualità, e dunque il fatto che ora ci troviamo a
produrre anche apparecchiature per lhome-theater o
il multicanale, non cambia di una virgola la nostra filosofia:
il prodotto o è perfetto, o non cinteressa
nemmeno venderlo.
BM:
OK, ma come percepite il mercato al momento, quanto è
importante per voi il mercato del multicanale. Insomma ritenete
che rappresenterà la parte preponderante del mercato,
rimanendo un segmento separato, che si fonderà naturalmente
con il mercato dellaudio puro, che sia un fenomeno
destinato a scemare
BR:
Noi prevediamo una sempre più forte presenza dellHome
Theater nel settore della musica riprodotta. Naturalmente
ci sarà sempre posto per laudio puro in questo
mercato, ma ragionevolmente la stereofonia diventerà
una nicchia, forte, ma una nicchia, nella quale ci saranno
comunque appassionati che vorranno migliorare i propri impianti.
Ma, per rispondere alla tua domanda, sì, il multicanali
tenderà ad occupare lo spazio storicamente ad appannaggio
della stereofonia.
BM:
Dunque vedete la possibilità di unintegrazione
tra i due segmenti di mercato
BR:
Assolutamente si, assolutamente. Noi vediamo come ci sia
un numero sempre più alto di appassionati che acquistano
diffusori principali di alta qualità, ed amplificatori
stereofonici hi-end, ai quali magari accoppiano poi dei
diffusori più piccoli, ed amplificatori a due, tre
o più canali per il surround. Quando vogliono ascoltare
in stereo o riprodurre una colonna sonora surround, non
devono far altro che agire su un commutatore. Crediamo sia
una tendenza ormai assodata, ed è per questo che
abbiamo inserito un BP 25 completo nel nostro processore
surround, perché ci rendiamo conto dellimportanza
e della qualità del patrimonio di registrazioni stereofoniche
che abbiamo a disposizione, e del fatto che il medesimo
pubblico pretende una qualità assoluta sul piano
musicale, anche quando sceglie di installare una catena
multicanale. Dovresti provare a fare un confronto diretto
tra lSP 1.7 e il BP 25
BM:
E proprio quello che mi appresto a fare
BR:
Bene, leggeremo questa prova con molta attenzione. Ma cè
unaltra cosa che voglio puntualizzare: noi garantiamo
tutti i nostri prodotti per ventanni. Il che vuol
dire che devono poter funzionare senza problemi per almeno
quaranta. Questo è un punto per noi fondamentale:
purezza, neutralità, linearità del segnale
ed affidabilità totale. Fare dei semplici esercizi
qualitativi è semplice per chiunque, basta un progetto
ardito. Ma poi, quel progetto, fallo funzionare per mezzo
secolo!