Tu sei qui:HomeOpen JournalFederico PappalardoStorie di bottega

Open Journal di Federico Pappalardo

Storie di bottega

Post di tunedguy57 editato dalla redazione
Storie di bottega

C'è stato un tempo ormai remoto in cui le mattine erano lunghe e i pomeriggi corti. Avete indovinato? No? Ok: era il tempo in cui lavoravo in un negozio di hi-fi. Correvano (eccome se correvano) gli anni ‘80 ed il negozio era l'unico presidio disponibile agli  appassionati per poter parlare-annusare-vedere-ascoltare gli oggetti tipici di una passione al tempo molto diffusa, che si consumava tra le mura domestiche ancora vergini dalla presenza infestante del piccì.

Full Metal Jacket
Entrava ogni sorta di esemplari del campionario umano. Giovani, meno giovani, trentenni, quarantenni (tanti quarantenni) e poi via via verso i più anziani. Veniva rispettata una regola non scritta di fasce orarie. Il mattino arrivavano soggetti di ogni età, con una rara presenza di giovani (evidentemente marinavano la scuola per venire a vedere hi-fi), una marcata presenza di statali e postini, che approfittavano di occasionali fughe dal lavoro, i primi, e di leggere deviazioni dal giro, i secondi. Arrivavano gli anziani, specie in estate, perché al mattino fa più fresco. Di altre categorie nemmeno l'ombra.
Le mattine erano lunghe... a volte lunghissime... la gente era poca.... e il titolare si preoccupava molto di rompere le palle per pulire, fare ordine, spostare, ascoltare, provare, collegare, scollegare, riparare....tutte cose quasi perfettamente inutili... ma il titolare, come l'amabile sergente di Full Metal Jacket, si trastullava nel vedere le truppe darsi da fare, e la moglie solerte lo consigliava regolarmente per il peggio.
Lei esigeva un dipendente tutto per sé... voleva il suo Ambrogio personale....( ! )
Io per fortuna gliele davo corte, sia a lui che a lei, e in particolare posso dire che quella megera travestita da mia coetanea mai e poi mai ebbe simpatia per me. Andavo fiero di questo. Del resto io ero il tecnico e solo in parte venditore, e solo del settore high end. Io in un pomeriggio, col cliente giusto, potevo far entrare l'intero incasso di una settimana in un paio d'ore. Lei mi odiava anche per questo: non ero attaccabile. Il marito per parte sua era una banderuola segnavento modificata geneticamente per sembrare uomo. Va da sé che in tutto questo frangente noi dipendenti ce la spassavamo parecchio.
Ricordo come fosse oggi una memorabile partita di calcio (alla Fantozzi) che venne giocata nella saletta d'ascolto n° 2, due contro due più l'arbitro (i titolari erano in ferie d'agosto) usando per pallone un sintonizzatore da rack... forse un Pioneer, forse no...

Pearl Harbor
Erano i pomeriggi la vera pianura del Peloponneso dove si svolgevano le battagliePearl Harborcampali degli acquisti, dei ritiri, delle valutazioni, lamentele, richieste di sconto, diatribe tra appassionati e din-din della cassa.... I pomeriggi erano terreno di conquista dei quarantenni e cinquantenni, specialmente dopo le 17 e tra le 18 e le 19 la curva di ingresso dei soldini subiva la sua più ampia impennata.
Non mancava, almeno una volta al giorno la visita dell'appassionato rompicoglioni, che poteva tristemente essere anche sempre lo stesso per giorni. Solitamente esigeva di ascoltare CD player, ma c'era pure uno specializzato in DAC che distrusse senza pietà le palle per farsi arrivare il Digilog della Musical Fidelity e se lo tenne per solo una settimana... una settimana che per noi sembrò un sogno...
Poi però arrivarono i DAC della Deltec... e putroppo qualche bastardo che non sapeva farsi i cazzi suoi andò a spifferarlo nelle sue orecchie malate.
Arrivò come uno Zero sul porto di Pearl Harbor, nel primo pomeriggio (si era preso metà giornata di ferie) e pretese di paragonare il suo Digilog (16 lineare con TDA1541) al nuovo Deltec (che per inciso era bitstream) per tutto il tempo rimanente... fino alla chiusura.
La saletta fu tenuta in ostaggio e a nulla valsero le trattative con le autorità. Verso le 19.30 se ne uscì col Deltec sottobraccio. Vabbè, il resto lo riporto sinteticamente: il giorno dopo ritornò col Deltec e col Digilog rispettivamente sotto i suoi bei braccini (che gli avrei spezzato volentieri) e tenne in ostaggio la saletta anche il giorno dopo... Quando qualcuno entrava, lo accalappiava con frasi del tipo: "Senti cò entra el flauto, par che el sia più indrìo con questo” (indicando uno dei due DAC)... oppure "Ma no te par che el pieno (orchestrale) con questo qua el respiri meio?"

Il Gladiatore
Per fortuna la fauna pomeridiana riservava anche qualche soddisfazione. Personalmente adoravo gli anziani. Ricordo in particolare Oscar, un bellissimo anziano sugli ottanta in completo blu, molto competente di musica, che dopo essere stato respinto dai colleghi, intimoriti dal poter avere a che fare con un vecchio rincoglionito (i colleghi avevano naso ma non per le fasce estreme dei giovanissimi e degli anziani) lo avevano rifilato al titolare.Il Gladiatore
Costui era partito con il suo usuale campionario di sorrisi falsi e chiacchiere inutili finchè chiamato dal suono della sua sirena dell'Egeo (la cassa) era venuto in laboratorio da me a chiedermi se potevo occuparmene io.
Ebbene, il vecchio esordì "Ma la scusi, ma quel xe el paron?" E io, si, è il signor YYY E lui "Ma cossa el credi che mi sia mona?". Fu per me amore a prima vista!  Coccolai per almeno un ora quell’arzillo vecchietto, più alto di me, e sicuramente anche più bello.
Lui era disperato perché non trovava più i vinili di cui leggeva avidamente le recensioni sulle riviste specializzate, e si era arreso al fatto di dover procurarsi un CD player. Gli feci ascoltare diversi CD, di prezzo medio basso e medio, come se fosse un trentenne dal buon orecchio, finché il buon uomo mi fermò e mi disse: "La senta, a mi me par de aver sentì qualche differenza tra ste diverse macchine, ma no me par ssai roba, fazemo cussì: me fido de lei, perchè la me par un giovine onesto e competente".
Avevo scelto la persona giusta per innamorarmi: le mie aspettative non andarono deluse. Vendetti al sig.Oscar la macchina proibita, quella su cui il margine era infimo, e il cui rapporto qualità prezzo era schiacciante: un CD player PHILIPS.
Quando la voce si sparse tra i colleghi, un pissipissi generale si udì correre tra i filari di apparecchi e andò a depositarsi sulle branchie della moglie del titolare, che si alzò indignata e andò a fare il suo dovere di spia al marito-banderuola-titolare.
Stavo cercando l'imballo che mi intercettò mentre ero in piena virata in cima alle scalette. Con voce strozzata mi apostrofò: "Ma cossa, te ga vendù un CD player Philips, xe verò?".
E io, con aria da mentecatto testè improvvisata " Sì, el vecio xe tropo cocolo: el merita!".
E lui "Ma te sa pur che mi DEVO tegnir Philips solo per onor de bandiera, tegno quatro tochi giusto per dir che tegno anche Philips, ma che no voio che i vegni vendudi!...Adesso me toca ricomprarlo!"
Scesi dalla scaletta e lo guardai con lo sguardo di Russel Crow nel "Gladiatore" quando affrontava il guerriero Tracio e passai oltre senza rispondere.

La Grande Guerra
La Grande GuerraRicordo come si può ricordare un lungo ricovero ospedaliero un certo sig. XXX. Costui si era fatto convincere da qualche serpente che l'unico giradischi meritevole fosse il Linn Sondek col braccio Ittok. lo ordinò, non prima di aver eseguito un opportuno e lungo bombardamento preventivo del tipo che si faceva nella Prima Guerra Mondiale nelle ore antecedenti l'attacco di fanteria.
Ne uscimmo straziati... e alla fine la "Creatura di Ivor Tiefenbrum" arrivò un mattino, ben imballata. L'invasore tenne in ostaggio la saletta n° 3 per tutto il pomeriggio, e poi, (sembrò un miracolo) se ne andò "felice".
Si dice spesso che la felicità sia passeggera, ma in quel caso fu veramente solo un bagliore. Sì, perché soltanto poche ore dopo, verso le undici di mattina, XXX venne a comunicarci che gli era stato detto (c'era sempre il maledetto serpente dietro le quinte che tramava) che il Linn "No pol funzionar se prima no se lo tara col suo tavolin apposito!" Era in parte vero… purtroppo...
Passammo qualche ora a giocare al tavolo (che era nero e non verde) e poi reimballammo il Sondek.
Lui se lo portò via baldanzoso. Ma prima della chiusura serale ritornò minaccioso, come il cielo d'Olanda dopo poche ore di sole. Affermava che durante il trasporto si era starato. Poteva anche aver ragione, purtroppo (che gran palle coi Sondek). Ci si accordò per una tregua d'armi e venne mandata una squadra di guastatori a domicilio del XXX.
Da quella volta, almeno una volta la settimana, il sig. XXX tornò a chiedere in prestito il tavolino di taratura Linn, perché a suo dire "era diventato ormai un esperto". Dopo qualche tempo, XXX arrivò in negozio con l'espressione che poteva avere un portaordini nelle ore della disfatta di Caporetto.
Buttato alla rinfusa in uno scatolone di Last al Limone c'era il povero LP12. Quando la salma venne estratta da mani pietose e delicatamente adagiata sul bancone, apparve in tutta la sua gravità l'opera perpetrata dall'"esperto". Non c'era vite del braccio che non fosse spanata e rovinata. Il piatto ruotando emetteva sinistri gracidii. Lo shell portava evidenti i segni di lotta con l'"esperto", nell' evidenza più triste che la tenzone era stata irrimediabilmente perduta dal contendente inglese, contro l'aitante esperto italiano.
Comprò un Dual CS505, dopo che venne eseguita in piazza grande davanti lo sguardo di tutti la sentenza: la cifra del ritiro... circa un sesto del prezzo pagato da nuovo. Ma il XXX non era tipo da perdersi in certe cose, e come se nulla fosse riuscì ad inventarsi uno sfolgorante novello entusiasmo per il suo nuovo acquisto, compiuto contestualmente al giuramento davanti alla bandiera che il Dual non sarebbe mai stato oggetto di "tarature".
All'atto dell'acquisto si rifiutò di tenere la testina Dual a corredo, comprandone un altra.
Ma tempo dopo, ritornò in negozio pretendendo la "sua testina", perché aveva ascoltato un altro Dual a casa di qualche amico serpente, e asseriva di "non aver mai sentito così il sax" come con quella testina Dual a casa del serpente. Ovviamente la testina era stata nel frattempo maciullata con gran godimento di qualcuno... le testine Dual non se le filava nessuno. Toccò ordinarne una nuova, con grande stupore dell'importatore.
Prima di consegnargliela commettemmo un errore: la montammo su un Thorens TD320 che girava in saletta, scettici ma anche curiosi, per l'entusiasmo del XXX per quel cesso di testina da ventimila lire. Dopo dieci minuti di ascolto ci rendemmo conto del motivo dell'entusiasmo del cliente scrotoclasta. Il suono era aspro e friggente, metteva in evidenza i medio acuti e il basso era duro e gommoso (oops… non pensate male), come in pratica fanno da che mondo è mondo tutte le sacrosante testine economiche... Evidentemente quel suono trovava sinistre complementarità con i suoi diffusori LS3/5A.
L'idillio per la testa Dual durò poco e subito dopo le nozze arrivò la separazione. Entrò con quella espressione ben nota che faceva presagire delle spese faraoniche: ordinò una Benz.
Ora voi direte: ma che cazzo ci andava a fare una Benz su uno stronzissimo CS505? Eppure, il tritacazzi se la tenne per un bel po’, felice e contento, cornuto e mazziato. I casi della vita...

Boys Don't Cry
Boys don't cryLe donne erano una presenza assai sporadica. Si vedevano sotto le feste, quando accompagnavano i loro ometti in funzione calmieratrice delle spese. Oppure delle giovani, nella commovente partecipazione alle passioni del loro ragazzo... passioni che di lì a qualche anno sarebbero (se le loro storie fossero durate) state casus belli per emozionanti confronti famigliari bellicosi. Di clienti donne ne ricordo solo un paio. Una, sicuramente lesbica, che entrò per comprare un midi "da regalare alla sua donna"... come ammise solarmente la bella androgina un po’ Jodie Foster...
E un altra, una rispettabile professionista radiologa nota in città, che comperò un bell'impiantino tutto Linn. Un fulmine le bruciò l'ampli Linn Intek dopo soli tre giorni che (chiaramente non protetto da garanzia) riuscii a riparare con un lavoro titanico, dopo averla vista veramente triste: le lacrime delle donne sono più potenti delle bombe all'idrogeno.

Partecipa anche tu alla discussione sul Forum di VideoHifi:
http://forum.videohifi.com/discussion/291399/storie-di-bottega/p1