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Open Journal di Federico Pappalardo

Il mercatino la domenica mattina

Per la Rubrica Da Non dimenticare, il racconto di una mattinata al mercatino, tra venditori accattoni, finto vintage, mobili dozzinali... O forse il bello dipende dagli occhi?
Il mercatino la domenica mattina

Ore nove, trovo un parcheggio con una certa fatica, ma lo trovo. Mi addentro nella selva di corpi ad andamento incerto che è la ressa dei mercatini. Dopo due minuti sono già nervoso. Dovrei forse andare a prendere un cappuccino al bar e guardare dall’esterno il fiume di gente, prima di gettarmi dentro. Ma poi, se c’è qualcosa di buono che va via prima del mio arrivo? Meglio andare subito. Andare e andare svelto, senza fermarsi, stando al centro della corrente, usando la vista di Nembo-kid per vedere se c’è qualcosa di interessante.

Pacco, doppio pacco e...
Conosco quasi tutti questi mercatinari…per questo guardo solo le bancarelle. Li riconosco guardando gli oggetti esposti….e la posizione della bancarella. Sono abitudinari: si mettono sempre negli stessi posti. Farei anch’io la stessa cosa, credo.
C’è subito un imbroglione che si rallegra al vedermi: si ricorda che comprai qualcosa da lui. Con un sorriso da mal di denti lo saluto e guardo per terra cos’ha rimediato stavolta dal rottamaio. 
Poca roba, come al solito. Autoradio fetenti, qualche cartuccia stereo 8, oggetti non identificati. L’immancabile K7 Philips…. Che noia!
Passo oltre sentendo nella schiena le frecce che mi sta lanciando per non essermi fermato.

Vintage di dubbio gusto
Mobili orrendi, ma lucidati tantissimo. Brutti. Mobili che già la nonna aveva preso pensando di cambiarli prima possibile. Poi se l’è tenuti aspettando di morire per consegnare il problema alla prole. La prole li ha regalati a qualcuno e questo qualcuno li ha tenuti per dieci anni e poi qualche “svuotatore di soffitte” è passato come un pirata della Malesia.
E ora, dopo la lucidatura eseguita da mano prezzolata (ma poco) eccoli qua: adagiati sulla ghiaia dei vialetti del mercatino. Il prossimo mercatinaro vende tegami in rame. Sono volgari copie fatte mezz’ora fa chissà dove. Sono quanto di più orrendo possa esistere. Copie di oggetti inutili. Meravigliosa questa umanità che vende e compra copie di oggetti inutili….

Vabbè…stamattina c’ho il ph basso: ho dormito male. Cerchiamo di essere indulgenti.

L'inarrestabile falange macedone over 70
Ma che fa questa piccola mandria di vecchiette sui settanta? Sorta di falange macedone, avanza, avanza….probabilmente scaricata da qualche pulmino di qualche casa di riposo. Sono loro le vere fruitrici di questi luoghi. Lo sguardo estasiato nel vedere quel mucchio di oggetti fetenti e inutili adagiati su ridicoli drappi di stoffa nera su banchetti traballanti e improvvisati. Lo sanno e per questo sono prepotenti: i mercatini sono roba loro. E infatti mi travolgono senza tanti complimenti….vengo sospinto dalla corrente contro un banchetto di una donna sui buh-anta. Truccata, e da lontano forse anche attraente, mi lancia un occhiata come a dire “non è che mi ribalti tutta la mia roba, no?”.  A fatica riprendo a pagaiare al centro del fiume di carne. Banchetto dopo banchetto…commenti idioti e le solite battute… “Devo anch’io un giorno di questi svuotare la soffitta e mi faccio un sacco di soldi”….questa la più gettonata.

Ma che soldi? Qua nessuno c’ha il becco di un quattrino. Si vedono qua e là oggetti anche di pregio che nessuno si fila….Nessuno ha più una lira.

E gli innamorati stanchi...
Le coppie di trenta-quarantenni sono la presenza più ambita. Solitamente coppie già un po’stanche, la cui moglie vuole rinnovare qualcosa nella casa. E lui, dopo le indigestioni di tecnologia cinese,  si è accorto (ma solo perché un collega lo ha messo al corrente) che è più stimolante andare sull’elettronica d’epoca.
Magari da giovane era un audiofilo, ha un impianto hi-end in salotto, e però qualcosa lo stimola a cercare qualcosa di vintage. Considera il vintage con sufficienza, dall’alto della sicumera che gli consente sapere di aver speso settemila euro per il suo impianto hi-end. Vorrebbe “qualcosa de mettere nello studio”. Naturalmente di elettronica non capisce proprio nulla e pretenderebbe di trovare apparecchi perfettamente funzionanti per dieci lire. 
Lei intanto gli manda un sms “Non ce la facevo più, mi facevano male i piedi e sono in bar a prendere un caffè, se vuoi mi raggiungi”. Lui non ci pensa minimamente: sta adocchiando un sintoampli Pioneer. Alla fine se lo porterà via per trenta euro. Un modello scrauso, di quelli da 10 watt per canale che si e no hanno l’FM Stereo. A casa poi scoprirà “un suono caldo, come da tempo ormai non sentivo”.
E magari si iscriverà ad un forum per dire in giro la sua originalità.

Cammino mestamente tra i banchetti (il mercatino è enorme, molto più grande di un tempo) e tra elmetti Rumeni e berretti russi occhieggia qua e là qualche ferro da stiro d’epoca. Oggetti da non perdere!  Radio a valvole fetenti, grandi, piccole…medie…..roba fine anni quaranta, primi cinquanta.  Brutte. Tristi…Cammino e cammino….la schiena fa male e saluto sta gente che vorrebbe mi fermassi a guardare un microfono, un registratore…”tu che sai, quanto vale, quanto posso chiedere?”. Dietro la finzione della richiesta di un parere c’è la malcelata intenzione di sbolognarmela sta roba.

Sorpresa, la Chevrolet taxi gialla
Ad un tratto mi fermo. Mi si bloccano le gambe. Guardo fisso sul banchetto e vedo una Chevrolet Impala della Corgy Toys. La versione taxi, gialla, con cui ho giocato per anni da bambino. La prendo in mano e la rimiro. E’ “giocata”….ovvero è ammaccata e la vernice scrostata in più punti. Ma mi piace... la prenderei. Alzo gli occhi e vedo un uomo allo specchio. Avrà qualcosa più di me…non molto di più. Sarà sui sessanta scarsi. Mi saluta e lo saluto.
Gli dico il mio deja-vu e lui se ne rallegra. Mi dice che il modellino non è ben messo e per quello chiede poco. Un “poco” che poi non è tanto poco….Confesso subito il mio mal di schiena e lui mi fa posto sulla sediolina di fianco la sua, che porta sempre ai mercatini perché gli ricorda quando la portava per sua moglie, che è morta due anni fa.
“Continui a portare la sediolina anche se lei non c’è più?” Mi rivolgo a lui come se ci conoscessimo da anni, non so perché.
“Sì, lo faccio e lo farò sempre!”
Chiacchierando sulla nostre tristezze e le nostre passioni, ben presto vien fuori che a casa io ho un modellino perfetto in scatola della Dinky che a lui manca e che onestamente mi dice valere parecchio. E segue a ruota la sua confessione che lui a casa ha un sintoampli molto anziano e perfetto, che a me piacerebbe assai avere.
Ci si guarda. Ci si strizza d’occhio. Affare fatto.

In settimana ci si telefonerà per lo scambio. Come lo scambio di spie sul ponte di ferro a Berlino nel 1960 in un film con Michael Caine. Abbiamo anche gli stessi gusti in fatto di cinema.
Al ritorno verso l’auto parcheggiata, le facce della gente mi sembrano migliorate. Sono più ridenti, meno tristi. Eh…conosco il fenomeno… Basta trovare qualcosa che ti piace e subito la vita acquista interesse. Per così poco. Mi accontento di così poco? Evidentemente quando la tristezza è tanta può bastare poco. Mentre giro la chiavetta penso: “Ma allora più che dei mercatini questi luoghi sono delle para-farmacie!”
A ritorno ho guidato molto più tranquillo e la macchina era anche più silenziosa.
Che poca cosa che io sono.

 

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