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Open Journal di Leone Zanchi

Un sistema decisamente ottimo

Audio Research- Wilson Sasha
Un sistema decisamente ottimo

Una mia (brutta) immagine del sistema ascoltato

Il Natali Point

Con una mail avevo chiesto ad Audio Natali se in Lombardia c’era qualche negozio che disponesse di una coppia di Wilson Alexia da ascoltare. Mi ha risposto che la prima coppia sarebbe arrivata a fine gennaio, ma che nel frattempo presso SO-COOL di Milano (via Caracciolo 88) era disponibile una coppia di Sasha. Vado ad ascoltare il Wilson “”Sound””  in mano ad un venditore professionale. Questo bel negozio si trova in centro di Milano ed oltre a disporre di posti macchina nel cortile del fabbricato, nella  pubblica via è abbastanza facile trovare posto. Il titolare vanta una lunga esperienza lavorativa presso Buscemi. Il negozio esposizione é posto al piano interrato e il salone principale è davvero enorme, con una parete del tutto occupata da una elegante scaffalatura dove sono posti gli apparecchi. Immediatamente ci si rende conto che sostanzialmente è un “Natali Point” a Milano dal momento che dentro ci sono tutti (e solo…) i marchi di questo importatore toscano.

Oggi pomeriggio ho fatto una lunga seduta di ascolto col solito malloppo di cd. La catena è composta da due finali mono AR siglati 280, un player convertitore preamplificatore sempre AR (il Reference DAC) che fanno suonare una coppia di Sasha dalla livrea grigia metallizzata. Il cdp viene usato come meccanica. Le due casse sono addossate al muro e dirette verso il punto di ascolto, penso che i loro assi distino quasi 4 mt e la seduta sta almeno a 6 metri di distanza. Non chiedetemi nulla dei cavi perché mi verrebbe un’allergia. Mi hanno detto che la catena poteva considerarsi  rodata.

L'ascolto

Il primo aspetto che balza all’orecchio è la velocità con cui suona la catena: sbroglia ogni messaggio  anche i più ostici senza troppo scomporsi. Assai atletica ma senza creare fatica nel seguire lo svolgimento dell’evento sonoro.

Il secondo aspetto è che la catena scende fino agli inferi delle frequenze conservando una buonissima intelleggibilità.

Il terzo aspetto è un colore un filo scuro dell’intero spettro, quasi  fosse  la musica da sala cinematografica. Le voci ne risentono un poco di questo scurimento. Gradirei una voce  di soprano più femminile ed una voce di tenore un filo meno nasale ed entrambe più umane, calde, suadenti.

Il quarto aspetto è una loro certa leggerezza, specie nelle voci tenorili, su interventi prolungati.

Il quinto aspetto è nella presentazione massiccia dei complessi di strumenti dentro l’orchestra: forza, determinazione, sicurezza ne sono i caratteri evidenti e positivi.

Il sesto aspetto è che queste casse ciucciano i watt come fossero bambini con le caramelle e non si sbaglia nel pensare che  gradirebbero anche dei 500 watt mono. Ascoltandoli ci si rende conto che sarebbero capaci di tutto con le grandi orchestre ben registrate.

Riflessioni

Adesso  entrano di mezzo alcuni punti che fanno riflettere perché sono valori che attengono non tanto o soltanto  al sistema di riproduzione ma soprattutto all’ambiente. Purtroppo la vicinanza della pubblica via e dell’impianto di trattamento aria hanno giocato un ruolo antipatico negli ascolti.

Nulla da dire sulle dimensioni del palcoscenico. Epperò avrei gradito che si individuassero meglio i vari blocchi di strumenti che suonano nell’orchestra. Avrei gradito un piano forte (di Lincetto…) più aderente al vero perché qui m’è parso leggermente nasale. Di un pianoforte l’ascolto corre dietro alle note e  materializza visivamente la tastiera.

Avrei gradito vedere più nettamente la distinzione dei piani sonori delle piccole orchestre jazz.

Quel maledetto nero infrastrumentale che mette in ordine  note strumenti esecutori non è di un’evidenza palpabile. Oggi siamo abituati ad ottime registrazioni dove il  grande  dettaglio si accompagna ad una elevata musicalità e  piacevolezza d’ascolto. Con questa catena  siamo di fronte ad un evento sonoro nella sua complessità che ti avvolge e coinvolge, ti tira a fondo con la sua  forza e potenza e quando cerchi di fissare lo strumento ti rendi conto che c’è ma non si individua.

L'odore delle praterie

Il quadro finale non è però –con una semplicistica interpretazione letterale-  un bianco nero ma una grande ricchezza coloristica  virata verso una discreta intonazione di grigi, l’austerità, l’autorevolezza che a una grande orchestra si può riconoscere ma non si può riconoscere sempre a tutti gli eventi musicali riprodotti.

Non leggetela nemmeno come una catena “da musica classica” anche se questo genere mi è parso suonato con maggiore corrispondenza al vero. C’è una grandezza che appare abbastanza spesso un poco  eccessiva.

Alla fine si potrebbe dire che non è una catena del tutto neutra ma comunque di altissima fedeltà: la vedo bene in casa di maturo melomane oppure di un audiofilo per il quale il jazz s’è fermato al 1950.

Va  detto però – e lo ribadisco di nuovo – che una catena del genere non si può “sbattere” dentro  un salone qualsiasi e che dio la mandi buona. E’ una catena che per il suo valore economico e le sue certezze musicali va fatta suonare in un ambiente  che sia degno della medesima; non una catena da esposizione nei forum audiofili ma una catena da ascoltare intimamente così come intimamente si legge un libro; una  catena dove all’ascolto si accompagna un mandare a memoria la storia di quell’uomo e di quel suono, un tornare al momento in cui è stato creato e suonato. Una catena tosta e matura che ha bisogno di essere trattata col massimo rispetto.

Ascoltando questa catena creata dalla più antica tradizione audio musicale americana si incontra l’America delle praterie dove non c’è l’alito del vento ma la forza della tempesta, non quella dei cow boy che suona l’armonica ma quella delle grandi mandrie, quella burbera e dura, senti l’odore del sudore, quasi verrebbe da dire perfino piuttosto grezza, l’America bianca che ha conquistato un continente.

Non è l’America ricca nei dettagli,  articolata di sfumature e precisa fino allo spasimo che ha creato l’apple o è andata sulla luna. Non è l’America delle mille razze, mille lingue, mille culture. Non è l’America gentile, sottile, introspettiva, minuziosa, attenta che puoi trovare in un Meitner o un Playback Design o in una Magico.

Però ascoltando  questa catena ti accorgi che la in fondo c’è un orizzonte talmente ampio e che tu dominerai comunque il mondo; un orizzonte dove non vedi le montagne, una distanza finita e quindi misurabile con cui confrontarti.

(P.S.: un ringraziamento al sig. Massimo Carino di SO-COOL  per l’accoglienza e la collaborazione )

 

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