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Open Journal di Paolo Lippe

Joy Division

Riflessioni pomeridiane a 33 anni dalla morte di Ian Curtis
Joy Division

Non vi sono forse altri esempi di energia pura, scaturita dalla disperazione, che così come in altri pochissimi casi (Van Gogh?) sia capace di generare nello spettatore, il più delle volte ignaro del substrato, uno stupore, una gioia sì pura, un'energia di segno opposto tali da costituire un dilemma, un paradosso dell'anima.

 

Provate ad ascoltare "Transmission" o "The Eternal".
L'estasi è pari all'iniziale sgomento. Non vi sono mai stati cantanti così profondi e gutturali come Ian Curtis.

La voce di un vecchio. Un vecchio saggio però.

Ma poi, guardando i suoi video, quella faccia pulita di ragazzino mai cresciuto, sposatosi a 19 anni con un'altrettanto giovanissima moglie, si rimane ancor più attoniti.

Padre e madre di una bambina, poco dopo.

Ma che razza di band sono stati i Joy Division? Totalmente al di fuori dei cliché tipici del rock conosciuto: drogati non erano... e nemmeno rudi e sporchi. Nessuno di loro aveva i capelli lunghi nè l'aspetto tipico del cosiddetto "rocker", ma nemmeno quello dissacratorio delle band punk, post-punk o new-wave che grazie SOLO a loro proliferarono negli anni successivi.

I New Order, naturale epilogo musicale privo dell'inarrivabile poeta,  continuarono sulla medesima, strada, con una serietà ed una sobrietà musicale e comportamentale che ancora oggi stupisce.

Mai un eccesso. Solo Energia. Allo stato puro!

Musica neutra, così come le loro vite.
E neutra è la prima canzone dove si riconosce il tipico sound Joy Division: "Leaders of Man".

Ma le parole, si sa, per quanto ne siano state scritte tante, troppe su Ian Curtis e i Joy Division, sono totalmente inadeguate a descrivere questo fenomeno musicale. Questa meteora culturale.

Siamo TUTTI debitori di Ian, Bernard, Peter e  Stephen.

L'unico consiglio che posso darvi è di ascoltare a lungo il loro album più bello, quello postumo. Quel Closer che diede ai Joy Division, oramai sciolti, la notorietà mondiale che il povero Ian non avrebbe mai conosciuto.
E che forse, non avrebbe mai voluto conoscere, per quanto sobrio sia comunque rimasto il loro "essere", per volere dei superstiti e della moglie di Ian, Debbie.

Ma subito dopo l'ascolto di Closer, guardatevi il film "Control". Un'opera cinematografica immane. Una ricostruzione di una fedeltà disarmante della vita, dei luoghi e delle gesta di quattro ragazzotti che a loro insaputa e in pochi mesi, con due soli dischi, hanno cambiato per sempre lo stile rock conosciuto.

I più influenti, a mio modesto avviso, assieme a Beatles e Pink Floyd.


Un saluto affettuoso a Ian. L'unico eroe rock che con la sua disperazione sia riuscito ad infondere gioia, energia inesauribile e perchè no... speranza, in tutti noi comuni e inadeguati ascoltatori.

Paolo Lippe

 

 

I veri Joy Division (notare le affinità impressionanti):

 

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