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Open Journal di Paolo Lippe

Ascolto di Klipsch Cornwall, Sonus Faber Venere 2.5, Tannoy Kensington

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Ascolto di Klipsch Cornwall, Sonus Faber Venere 2.5, Tannoy Kensington

Introduzione

È sabato mattina di uno dei primi giorni soleggiati di questo lungo e (politicamente) impossibile inverno. Sono già d’accordo con un caro amico rivenditore HIFI per un interessante ascolto delle Sonus Faber Venere 2.5 (cioè uno dei due modelli tower), possibilmente pilotate dall’amplificatore Pioneer A50 oppure A70. Perché questa scelta è presto detto: amo il suono Pioneer da sempre (ah... il vecchio caro SA 8500 II....sniff...), sono macchine economiche e versatili, inoltre mi sembra che possano affiancarsi bene anche come prezzo alle Venere (che si assestano sui 2000 Euro circa) in un ipotetico impianto di classe media, senza far lievitare troppo il prezzo e da ultimo, più di un forumer di VHF mi ha esplicitamente chiesto un ascolto dei nuovi pionieri in classe D.

L'impianto imprevisto

Arrivato a destinazione, come sempre, in realtà mi aspettano ben altre sorprese: L'amico esperto mi decanta le lodi di un “impiantino” che da parecchi mesi staziona fisso (cosa rarissima) in una delle sale più piccole del seminterrato dove si trovano le mega-sale d’ascolto con gli impianti più prestigiosi. Si tratta delle casse KLIPSCH CORNWALL che ho già ascoltato pilotate dal Cantata c50 Amplifier nella sala più grande come risulta da questo breve report:

http://forum.videohifi.com/discussion/32874/le-cizek-sempre-da-di-prinzio-vere-chicche-hifi/p1

Qui sono invece oggi pilotate dal piccolo amplificatore single ended UNISON RESEARCH Simply Two Anniversary, un valvolare di 12 W per canale dal costo di 999 Euro (!!!).

È vero che la performance avviene in un ambiente piccolo (4 x 4 x 3 metri), ma cari miei, l’ascolto di brani da The Wall, Dafos, Mina-De Andrè e da Ink di Livingston Taylor, nonché di alcune sequenze della Sagra della Primavera ammutoliscono tutti i presenti per dinamica, pressione sonora, basso devastante, articolazione del basso e dettaglio del medio alto e dell’acuto che (udite, udite) è anche inaspettatamente brillante. Nessuno dei difetti talora imputabili alle vecchie trombe (medi nasali e scatolati, direzionalità, scarso dettaglio) è presente in questo impianto. Ah….dimenticavo, il lettore CD è un Audio Note CD 1.1 x/II il cui prezzo dovrebbe aggirarsi sui 1700 Euro.

 

Dalle Klipsch alle Sonus Faber

L’ascolto di questo impianto minimale che tra l’altro, rappresenta il prototipo di uno dei miei sogni proibiti (casse efficientissime pilotate da pochi WATT valvolari di qualità) è talmente sorprendente e piacevole che si protrae più del previsto, ma alla fine riesco a privarmene (vorrei portarmi via il tutto così com’è, ma non ho lo spazio per…..) e a salire di sopra dove, nella “mia solita sala” sono in rodaggio le SONUS FABER VENERE 2.5 pilotate possibilmente, da ben quattro differenti opzioni di amplificazione:

  • UNISON RESEARCH Unico 50 SILVER
  • PIONEER A 70
  • ONIX A55MKI
  • AUDIO ANALOGUE Crescendo

    Mentre i lettori CD utilizzati sono:

    • AUDIO NOTE CD 1.1 X
    • PIONEER PD 50

    Prime impressioni soniche

    Al mio arrivo in sala le Venere stanno già suonando (da ieri pomeriggio) pilotate dall’Unico 50. La prima impressione è di un piacevole effetto loudness molto discreto. La gamma media e alta è piuttosto chiara e ben a fuoco, ed il medio basso appare rotondo e caldo. Insomma il mio primo pensiero è: sono proprio casse costruite per vendere e vendere molto. Esteticamente sono magnifiche. Non nascondo che quando le ho viste per la prima volta ho subito pensato che nella versione bianca laccata siano più belle delle mia Opera Quinta (che già sono stupende). E nemmeno mi vergogno di aver considerato, proprio in virtù della sola estetica, una possibile sostituzione.

    Ma andiamo oltre, che è meglio (almeno per me)....

    Ascoltandole più attentamente e con differente software, emergono alcune peculiarità che ricordano la tradizione della casa in merito alla riproduzione della cosiddetta “parte nobile” dello spettro sonoro.

    I primi ascolti, che ritrovate nel video, sono condotti con l'Unison Unico 50 (e il CDP Audio Note 1.1 X), i restanti con il Pioneer A70 (e il CDP PD 50). Non è stato purtroppo possibile, per limiti di tempo, ascoltare gli altri amplificatori e CDP disponibili.

    Le Venere 2.5 riproducono i due brani di The Wall (The Show Must Go On e Hey You), pur non avvicinandosi ai picchi dinamici e all'autorevolezza delle Klipsch, in maniera piacevole e soprattutto con la necessaria enfasi degli acuti che compensa il carattere tendenzialmente “scuro” dell'equalizzazione di quest'album (che, infatti è stato schiarito nelle rimasterizzazioni più recenti di James Guthrie). Anche quì l'impressione di un loudness, anche a volume basso, è presente. E si tratta poco più di una semplice impressione: il medio-basso è piuttosto in evidenza, conferendo all'ascolto un calore di fondo che rende il tutto molto, ruffianamente eufonico. Tuttavia io, abituato alle Opera Quinta e alle Cizek One, avrei gradito una maggiore secchezza e discrezione proprio di quel medio-basso che invece piace agli altri presenti all'ascolto.

    IL caso "Loveless"

    Le Venere si trovano decisamente a proprio agio con i difficili brani dei My Bloody Valentine dagli album "Loveless" ed "m b v", conferendo la appropriata aggressività del medio-alto e mostrando una spiccata predisposizione a riprodurre con efficacia i suoni elettronici e i campionamenti dilatati dell'impossibile rock-band irlandese. Non è facile riuscire ad ascoltare questi dischi (soprattutto Loveless) per intero, senza accusare affaticamento. Ci vuole un silenzio assoluto e il volume deve essere abbastanza elevato altrimenti si rischia di perdere impatto. Le Sonus Faber riescono bene in quest' impresa e il desiderio di proseguire gli ascolti è piuttosto spiccato, pur non riuscendo a comprendere perfettamente quale sia il vero motivo per cui, con alcuni impianti questa band diviene spesso quasi inascoltabile e con altri ammalia (non ne sono sicuro, ma ho l'impressione che l'effetto loudness, con una relativa attenuazione delle frequenze medie, possa aiutare).


    Impostazione timbrica e perfomance con vari generi musicali

    Dicevo prima della “parte nobile” dello spettro sonoro. Le nuove Sonus Faber a mio modesto avviso non deludono in quella che viene raccontata dai più esperti come il vero punto di forza del marchio italico e cioè la riproduzione delle frequenze medie, in particolare della voce. E quindi la particolarissima vocalizzazione di Lena Willemark nell'album In Winds, In Light di Anders Jormin risulta molto ben rifinita, limpida e sostanzialmente corretta. Medesimo discorso per quanto riguarda gli stupendi archi delle Quattro Stagioni di Vivaldi, dal CD-Test Mcintosh. Certo, non si può pretendere di essere allo stesso livello dei classici Sonus Faber come le Guarneri Homage, tuttavia il risultato globale è decisamente convincente, anzi, se devo essere franco, la gamma media e alta di questi diffusori mi ha convinto decisamente più della loro gamma bassa. Non che quest'ultima sia spiacevolmente invadente o presenti code intollerabili, anzi....il fatto è che la naturale carenza di frequenze inferiori (diciamo sotto i 50 Hz) viene controbilanciata da una lieve enfasi delle frequenze attorno ai 60-100 Hz il che conferisce un buon punch alle Venere, utile in alcuni brani funky, reggae o blues-soul (Steely Dan, Bob Marley, Jamiroquai), ma è decisamente un po' troppo presente in Confortably Numb e Hey You dei Floyds e fuori misura con Angel dei Massive Attack (sarei proprio curioso di vederne la risposta in frequenza).

    La resa con il Jazz acustico degli E.S.T. e precisamente col loro primo splendido brano When Everything Has Gone, dall' album omonimo, è molto convincente, non vi sono le particolari caratterizzazioni evidenziate con The Wall (ovviamente, trattasi di registrazioni completamente differenti) e c'è anche una parvenza di immanenza nella grancassa e nel contrabbasso. Molto bello e corretto il pianoforte del compianto Esbjörn. Nonostante la registrazione di Kind of Blue sia lontana anni luce rispetto ai suoni cristallini degli E.S.T., le Venere rendono bene anche questa pietra miliare del cool jazz.

    La musica sinfonica, qui testata con il quarto movimento della Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak e con la Gun Battle di Billy The Kid sembra essere un altro genere abbastanza congeniale alle Sonus Faber e la performance è globalmente piacevole anche se la tenuta in potenza appare talvolta un filino in affanno con conseguenti ripercussioni dinamiche che tuttavia sono chiaramente avvertibili solo a livelli “extracondominiali” di volume sonoro.

     

    Amplificazione ed interfacciamento

    Premesso che l'Unison è un fuoriclasse (soprattutto per quel poco che che costa), mi è piaciuto molto il carattere dell'A70, che tuttavia è risultato timbricamente un po' più limitato dell'Unico 50 in particolare nella capacità di restituire le frequenze più basse. Il Pioneer è risultato globalmente leggermente più povero in armonici e anche un po' più freddo dell'Unico, ove quest'ultimo ha mostrato anche una maggiore profondità della scena. Tuttavia, questa caratteristica del Pioneer, unitamente ad una apparente più precisa analisi dei dettagli specie alle alte frequenze, meglio si è sposato col carattere esuberante del medio-basso dei diffusori Venere. Come al solito è questione di interfacciamento (e di gusti, intendiamoci) e quella che potrebbe essere considerata una carenza dell'ampli Pioneer si trasforma quasi in un pregio se il componente viene combinato con un particolare diffusore come in questo caso, poiché rende l'esuberanza del medio-basso delle Venere meno pronunciata, con un risultato globale tutto sommato più equilibrato.

    Conclusioni

    In definitiva, mi sembra che queste Sonus Faber "economiche" non tradiscano la loro accattivante estetica. Sono diffusori bensuonanti che esprimono il meglio nella gamma media e medio-alta, con un basso ruffiano sì, ma tutto sommato abbastanza piacevole e mai strabordante. Sono  un prodotto valido per chi si affaccia all'HIFI senza dover spendere cifre folli  e soprattutto non hanno alcun timore di essere sgamati nella loro consapevole attitudine eufonica. Mi sembra ragionevole poter considerare un loro felice accoppiamento ad amplificazioni in classe D o comunque dal carattere piuttosto asciutto e controllato nel medio-basso.

    Ero indeciso, ma alla fine NON ho resistito: Votazioni

    KLIPSCH CORNWALL
    Dinamica e tenuta in potenza = 9, Controllo e profondità in basso = 9, Dettaglio in alto = 8.5, medi = 8,5 alti = 8,5 neutralità e correttezza timbrica = 9

    SONUS FABER VENERE 2.5
    Dinamica e tenuta in potenza = 7-, Controllo e profondità in basso = 7, Dettaglio in alto = 8.5, medi = 8.5, alti = 9, neutralità e correttezza timbrica = 7++

    Da ultimo, un cenno al mio terzo ascolto delle meravigliose TANNOY PRESTIGE KENSINGTON SE, avvenuto una settimana prima di quello delle Cornwall e Venere e che per questo motivo troverete all'inizio del video.

    Mi sono goduto davvero tutto il CD Spiritchaser dei Dead Can Dance che, come sapete, è un must sia dal punto di vista artistico sia della registrazione. E con questo disco debbo proprio dire di non aver ritrovato nessuno dei pur piccoli difettucci che avevo segnalato nel medio e forse nel medio-basso con la musica classica in occasione del primo ascolto.

    Certo, l'amplificazione Mc Intosh a monte delle Kensington è stata come al solito ineccepibile (e inconfrontabile) rispetto ai tre “amplificatorini” che pure mi hanno deliziato pilotando magistralmente Klipsch e Sonus Faber, ma anche l'ambiente delle Kensington è completamente diverso e decisamente più impegnativo, essendo la seconda sala per dimensioni dell'intero Museo HI-FI dove ho la fortuna e l'onore di poter svolgere i miei ascolti e al quale, come sempre vanno i miei più sinceri ringraziamenti.

    Paolo Lippe


    Il video

     

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