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Open Journal di Alessandro Oliva

Dov'è la mia musica?

Un percorso musicale, una passione, una traversata nel rock, un sogno del passato a confronto con il presente.
Dov'è la mia musica?

Un mio collage

Devo confessare che ai tempi delle medie, pur avendo una generosa libreria musicale che non aspettava altro che le sottraessi uno dei suoi numerosi cd, non mi interessavo molto di musica e, se proprio dovevo ascoltarla, facevo quello che facevano tutti a quell'età: seguivo la moda, guardavo saltuariamente MTV, facevo coesistere nell'mp3 da 30 canzoni le cose più disparate, bastava che godessero di una certa popolarità.

Andò avanti così finché un giorno, durante un corso di studi estivo in Inghilterra, non mi recai al Dominion Theatre di Londra a vedere, o meglio a sentire, un'opera che era destinata a cambiarmi profondamente: We Will Rock You, il musical dei Queen. A 15 anni appena compiuti  la saetta del rock aveva colpito: diventai un fan accanito e infine, con grande  gioia di mio padre e della libreria da lui riempita nel tempo, cominciai ad ascoltare.
Gli scaffali erano preda di razzie sempre più frequenti e lo stereo del soggiorno subiva schiavitù inevitabilmente più prolungate. Supertramp e Dire Straits erano le prede preferite. I compagni di liceo mi fornirono  altre basi su cui coltivare la nascente passione rock: Led Zeppelin, Deep Purple, AC/DC e molti altri grandi,indimenticabili e immancabili classici. Contemporaneamente mi indirizzai anche verso gli anni '80, la disco, il funky, Kool & The Gang,Earth Wind & Fire.

Furono anni di scoperte e di piacevoli sorprese, lo stereo pompava, cominciai anche a suonare la batteria; ma la mia strada non terminò lì. Nel 2009, a dicembre, un concerto dei Deep Purple a Jesolo diede una svolta decisiva: quella era la mia musica. I Queen, pur rimanendo sempre tra i miei preferiti, furono scalzati dal podio e  mi immersi negli anni 70' arrivando ad ascoltare tutto ciò che potevo, approfondendo ciò che già conoscevo e scovando grandi rivelazioni. In sostanza scandagliai ogni angolo e anfratto del rock, ogni suo genere, sviluppando una speciale passione per il prog, riscoprendo gli anni '60, accettando le "contaminazioni" Jazz, Blues e Soul proposte a più riprese dal caro Papà e mantenendo una certa distanza dal metal.

Gli artisti ormai sono diventati troppi per poterli enumerare o elencare; il fatto, in sostanza, è che amo il rock, questa è la mia musica, intrisa di passione,sentimento, innovazione sperimentazione, dedizione, volontà di condivisione, in una sola parola, energia! Oggi, nell'anno corrente 2012, posso formulare una spiacevole domanda: "Dov'è la mia musica?". Il mio rock sembra infatti essere scomparso, non tanto negli scaffali dei negozi (forse fanno prima a svanire questi , vista la crisi), ma nei cuori dei ragazzi, di coloro a cui questa musica era destinata, tanto ai tempi in cui nacque quanto all'epoca recente, dal mio punto di vista.
I fascinosi karma "peace and love" e "livin' easy, lovin' free" non attecchiscono più sui giovani d'oggi che si sono radicati in correnti musicali completamente estranee a quelle del secolo scorso. Una parte, pari circa al 20% credo, si è rifugiata nel metal, l'altra, il rimanente 80%, invece ha scelto di assuefarsi a House, Dubstep, Tekno. I principali fautori del rock dei nostri giorni rimangono gli stessi che calavano le scene cinquant’anni fa. Nulla è destinato ad essere immutabile, i tempi cambiano, e con essi tutto quanto, anche la musica, forse specialmente la musica. Culture, abitudini, concezioni e stili di vita sono in continua evoluzione e non esiste una tipologia di musica giusta o sbagliata, buona o cattiva. Per dirla con un celebre aforisma, “Panta Rei”, sì, tutto scorre, ma la storia è la storia, rimane impressa. Quindi sì, il mio rock sembra essere scomparso, ma in realtà non è così e le ragioni sono precise: perché fa parte di quello che intere generazioni hanno vissuto e che hanno tramandato a generazioni successive al cui interno molti ripeteranno lo stesso meccanismo; perché rappresenta uno stato della natura umana, da cui non si riesce a prescindere; perché è un’emozione che riscontriamo nella vita; perché c’è sempre qualche ragazzino che ascolterà per la prima volta gli AC/DC e proverà a suonarli; perché nel mondo, lì fuori, c’è sempre qualcuno che suona il rock per te.

Perché io non abbandono il rock.

Cosa dire alle nuove generazioni?
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