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Open Journal di Maria Teresa Corneri

Il Natale particolarmente dolce del 1495

Per tutti i nonni, genitori, zii e chiunque abbia vicino dei bambini, ecco a voi una favola natalizia da raccontare a tavola o davanti al camino...
Il Natale particolarmente dolce del 1495

C'era una volta, tanto tempo fa, un bel ragazzo, era giovane,allegro e intelligente con un viso simpatico e un'indole molto socievole. Apparteneva ad una famiglia importante della nobiltà milanese, quella degli Atellani, abituali frequentatori della Corte degli Sforza, la famiglia che, a quei tempi, regnava sul Ducato. Proprio per questa sua condizione di ricco nobile, esercitava una professione esclusiva e non permessa al popolo: il falconiere. La falconeria era un'attività molto antica e consisteva nel riuscire ad addomesticare i falchi, grandi uccelli rapaci, insegnando loro ad andare a caccia di altri uccelli più piccoli, agguantarli in volo con gli artigli, e portarli al padrone che poi se li faceva preparare e cucinare dai domestici. Più che una professione era considerata un'arte che comprendeva astuzia, abilità, coraggio e una notevole prestanza fisica ma, soprattutto, la capacità di rapportarsi con il falco rapace e riuscire a comandarlo: doti che a lui non mancavano davvero!

Il segreto di Ughetto

Il nome di questo giovane era Ughetto, e da tempo si era perdutamente innamorato di Algisa, figlia di un modesto fornaio che aveva la bottega proprio vicino alla sua abitazione. Algisa però, non immaginava neanche lontanamente di essere così amata e desiderata da Ughetto: la sua bassa classe sociale le aveva sempre insegnato a sognare di innamorarsi soltanto di qualche ragazzo del suo ceto, a non avere grilli per la testa ma restare con i piedi ben piantati a terra, diffidando della pigrizia e della mollezza di costumi dei nobili che, si diceva, non sapevano cosa volesse dire dover lavorare duramente per poter campare.
Più passavano i giorni e più Ughetto era pazzamente innamorato di Algisa, dei suoi occhioni blu, dei suoi lunghi capelli biondi e del suo corpo molto attraente: non faceva che pensare a lei, al modo di conquistarla e a come poter superare la barriera sociale e mentale che li divideva per la differente classe di appartenenza.

Da nobile a garzone per amore

Pensa e ripensa, finalmente un giorno, ebbe un'idea! " Per riuscire ad avvicinarla e a far breccia nel suo cuore, mi vestirò da garzone, cambierò il mio nome, e mi presenterò al padre di Algisa: dirò che mi chiamo Toni e mi farò assumere nella sua bottega come semplice aiutante apprendista.” Iniziò perciò a frequentare le cucine del suo palazzo e imparò rapidamente alcuni segreti dei cuochi che, tutti i giorni, si affacendavano a preparare squisiti dolci per lui e la sua famiglia. Quando si sentì pronto, si fece dare, ricompensandolo, gli abiti usati e malconci di uno sguattero che lavorava nelle sue cucine e di cui era diventato amico.

In una fredda mattina di novembre si presentò, così abbigliato, a Giovanni, padre di Algisa, lo pregò di poterlo aiutare nei lavori anche i più umili, gli spiegò di voler apprendere il lavoro di panettiere e di non pretendere altra ricompensa che una michetta di pane al giorno, infine domandò anche di poter dormire, per terra, vicino al forno, per stare al caldo, poiché fuori sarebbe morto di freddo. Giovanni, che era un brav'uomo si impietosì e lo accolse nella sua bottega.

Toni si mostrò subito molto volenteroso, sgobbava tutto il giorno, spostava i sacchi di farina, puliva per terra, curava il fuoco del forno, portava pesanti ceppi di legna ma, nonostante i lavori faticosi, era sempre sorridente e disponibile. Con il suo comportamento entrò ben presto nelle simpatie di Giovanni e di sua figlia così il panettiere iniziò ad affidargli incombenze sempre più importanti. Toni mostrava di avere molta fantasia nella preparazione del pane quotidiano e, a poco a poco, quando Giovanni glielo permetteva, incominciò anche ad aggiungere alle michette, nuovi e semplici ingredienti, piccoli segreti imparati dai cuochi del suo palazzo. Tutte queste novità venivano accolte con gran piacere dai clienti. Giovanni era molto soddisfatto di Toni, i suoi incassi aumentavano e vedeva con benevolenza anche la reciproca simpatia che stava nascendo tra lui e sua figlia: già da tempo, infatti, accusava qualche acciacco, era stanco delle notti sempre trascorse a lavorare e, in certi momenti, si immaginava di poter cedere la sua attività alla coppia: la cosa gli avrebbe permesso così di ritirarsi a trascorrere, dopo tanti anni di fatica, un po' di meritato riposo... avrebbe continuato a lavorare nella bottega ancora per un po' ma lasciando la parte più pesante a questo futuro genero...

In altri momenti però si dispiaceva di questa sua idea, Toni era sì un suo valido aiutante ma, tutto sommato, non era altro che un poveraccio e Giovanni aveva sempre sognato, per la adorata e bellissima figlia, un marito che fosse in grado di offrirle una posizione economica e sociale migliore della sua...

Il Pane di Toni

Si avvicinava il Natale e, un giorno che Toni si trovava da solo al forno, preparò una sua creazione con ingredienti semplici ma che, se mescolati tra loro avrebbero creato un nuovo dolce.. Impastò con l'acqua, la farina, aggiunse dello lievito, qualche uovo, un po' di burro e qualche cucchiaio di zucchero e poi mise nell'impasto un po' di uvetta sultanina che si era, a suo tempo, portato da casa. Il nuovo dolce piacque immediatamente a tutti... tanto che si sparse la voce in città e anche fuori Milano...
Tutti accorrevano perchè volevano assaggiare questo nuovo “pane di Toni”. La bottega era sempre piena di clienti che facevano la coda per essere serviti, i milanesi volevano gustare questa specialità e offrirla, come nuova ghiottoneria, al termine del pranzo di Natale. Giovanni non stava più nella pelle dalla gioia, abbracciava Toni e piangeva di gioia. Non aveva mai trascorso un Natale così ricco e la sua panetteria si era ormai trasformata in una vera e propria pasticceria in cui anche tutta la nobiltà milanese andava a servirsi in esclusiva...

e il giorno di Natale...

Il giorno di Natale, Toni fu invitato, con tutti gli onori, alla tavola imbandita di Giovanni e, giunti al momento del brindisi e del taglio del “panettone”, il giovane domandò finalmente al padrone di casa la mano di Algisa che, innamoratissima, non desiderava altro. Tutti accettarono con entusiasmo, si abbracciarono felici e alzarono i bicchieri esclamando:”Viva gli sposi!”... Soltanto a questo punto Toni , tra lo sbalordimento generale, si presentò a tutti e dichiarò il suo vero nome... Messere Ughetto degli Atellani, e, da allora, al suo titolo nobiliare, aggiunse anche “Creatore del...Panettone”!!!

 

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